Posted on Leave a comment

Buon Anniversario, Dante Alighieri!

Mamma Mia. With what courage can I start talking about the man who is considered the father of the Italian language? I’ve thought about it a lot: should I do it or not? Will I be able to? In the end, I decided to do it because there is no better year or day than this: Dantedì, the day dedicated to Dante Alighieri, is March 25th and this year we celebrate the 700th anniversary of his death. So … let’s get started! Let’s start talking about Dante.

Also listen on SoundCloudSpreakerGoogle Podcast or YouTube.

Abstract in Italian

Mamma mia. Con che coraggio mi metto a parlarti dell’uomo che è considerato il padre della lingua italiana? Ci ho pensato su tanto: lo faccio o non lo faccio? Ne sarò in grado? (Ne sarò capace?). Alla fine, ho deciso di farlo perché non esiste né anno né giorno migliore di questo: il Dantedì, il giorno dedicato a Dante Alighieri, cade il 25 marzo e quest’anno nel 700esimo anniversario dalla sua morte. E allora… cominciamo! Cominciamo a parlare di Dante.


Il Dantedì e l’Accademia della Crusca

Da gennaio 2020 l’Italia ha una nuova giornata nazionale: il governo italiano ha infatti istituito il Dantedì (lo sai che “dì” significa = giorno), cioè la giornata dedicata a Dante Alighieri, il Sommo Poeta che ha scritto la “Divina Commedia”.

Il Dantedì si celebra il 25 di marzo e quest’anno è un anno molto speciale perché sono passati 700 anni dalla morte di Dante Alighieri.

Il 25 marzo è una data importante anche per un altro motivo, perché il 25 marzo del 1583 nasceva l’Accademia della Crusca.

C’è un legame tra il Dantedì e l’Accademia della Crusca e ora te lo spiego.

La Crusca è la più antica accademia linguistica del mondo, nata a Firenze e volta a monitorare l’evoluzione della lingua italiana (perché lo sai, la lingua è fluida e cambia costantemente, semplicemente usandola).

Beh, Dante e la lingua italiana hanno un legame fortissimo, infatti il Sommo Poeta è considerato addirittura il “padre della lingua italiana”.

Il padre della lingua italiana

Ma perché Dante è il padre dell’italiano? Beh, perché lui ha avuto il coraggio di… inventare.

Sì, al suo tempo i libri che erano considerati degni di essere scritti e divulgati, erano tutti in latino. Il latino era la lingua dei letterati, di coloro che avevano studiato e potevano permettersi di fare ragionamenti profondi.

Il popolo invece, parlava in “volgare” , una lingua pratica che serviva per vivere la vita di tutti i giorni.

E invece Dante ha scelto di usare proprio il volgare per scrivere la sua famosa “Divina Commedia” in cui parlava di temi alti come l’amore, ma anche di temi bassi come i peccati, la morte e le cose che accadono al corpo.

Dante, quindi, ha legittimato l’uso dell’italiano volgare, quello che era usato dalla maggior parte delle persone del suo tempo (stiamo parlando di oltre 700 anni fa; Dante è infatti vissuto tra il 1265 e il 1321).

Ma Dante ha fatto di più. Lui ha deliberatamente inventato delle parole e delle frasi. Per esempio, nessuno prima di lui aveva mai scritto “Non mi tange” (ovvero “Non mi tocca”, nel senso che “Non mi interessa”). Oggi tante persone citano questa frase nel linguaggio parlato.

Dante raccontava storie e chi ama le storie sa giocare con le parole. Inoltre, lui pensava anche ai suoni delle parole: la Divina Commedia è, di fatto, una lunghissima poesia. Infatti, è tutta scritta in versi, con una struttura divisa in tre parti (l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso), ciascuna composta da 33 canti (l’Inferno ne ha uno in più, che è l’introduzione) che sono scritti in terzine incatenate di endecasillabi.

Questo significa che ogni verso (ogni riga) finisce con una parola che ha sempre lo stesso accento. Inoltre, la regola della terzina incatenata (che oggi si chiama “terzina dantesca”) è questa: ABA BCB CDC ecc.

Facciamo un esempio. Prendiamo un estratto dal Canto III dell’Inferno.

«Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa.»

Virgilio, che è la guida di Dante sia nell’Inferno sia nel Purgatorio, gli dice: non fermarti con queste persone, non meritano attenzione. Queste persone sono i cosiddetti “ignavi” cioè quelli che nella loro vita non hanno mai preso una posizione (per esempio politica), ma semplicemente hanno vissuto senza farsi tante domande e quindi evitando i problemi (forse per viltà, secondo Dante, che è ovviamente anche l’autore e non solo il protagonista).

Oggi l’espressione “guarda e passa” si usa in tante occasioni. Per esempio, quando la mamma è al supermercato con suo figlio piccolo e lui vorrebbe toccare tutto, prendere le cose più colorate e metterle nel carrello della spesa. La mamma allora potrebbe dirgli: “Michele, lascia stare! Guarda e passa…”

Un uomo innamorato

Devo ammettere che non sono una grande esperta di Dante, anzi, proprio per niente. Per il poco che lo conosco, mi sono però fatta una certa idea di lui. Dante, secondo me, era un uomo innamorato. Ma non innamorato solo di Beatrice, come tutti sanno, bensì della vita stessa.

Lui era una persona che aveva fatto tante esperienze di vita. Non era solo “un uomo di studi” anche se passava tantissimo tempo sui libri ed era appassionato della letteratura che adesso noi chiamiamo classica. Aveva studiato il latino profondamente e la Divina Commedia ci mostra la sua profonda sensibilità verso i temi più importanti della vita (come la morte!).

Ma Dante, sapeva anche uscire fuori casa per occuparsi di questioni più pratiche. Forse non lo sai ma Dante era stato un soldato, aveva combattuto nella battaglia di Campaldino in cui la sua fazione, quella dei Guelfi fiorentini, aveva battuto i Ghibellini di Arezzo. Dante infatti, era anche un politico e aveva avuto l’occasione di viaggiare (dopo te ne parlo meglio).

Però, il suo cuore, non ha mai viaggiato verso altri amori: il suo grande amore di bambino, Beatrice, è rimasto vivo anche dopo la prematura morte di quella ragazza che è stata l’unica in grado di immobilizzarlo. Le parole che nella sua intera vita ha potuto scambiare con Beatrice sono pochissime, forse si contano sulle dita di una mano! Sappiamo che l’ha conosciuta durante un gioco da bambini e se n’è subito innamorato. Poi, una volta, l’ha incontrata per strada. Lei lo ha salutato e… lui non ha saputo neanche rispondere. Ti è mai capitato di comportarti così con qualcuno?

I luoghi di Dante

Come ti dicevo, Dante ha viaggiato molto. In realtà è stato anche costretto, infatti, quando lui era impegnato in politica e fu nominato “priore” di Firenze (il priore era un rappresentante), fu mandato a Roma. 

Ma nel frattempo, quindi mentre lui era a Roma, il governo della sua città cambia. Il suo partito perde potere e lui viene condannato! Non può più tornare a Firenze, altrimenti lo arresterebbero e lo ucciderebbero!

Da quel momento (è il 1301 e Dante ha circa 35 anni) inizia a vagare per tutta Italia. Trova ospitalità ad Arezzo, che è la città toscana dove – molti anni dopo – è stato girato il film “La Vita è bella”, e poi a Forlì che è una bella città che si trova in Emilia Romagna. Dopo aver partecipato a riunioni politiche nelle campagne di queste due regioni, si sposta più a nord e arriva a Verona. Nell’estate del 1304 si stabilisce forse a Bologna e scrive moltissimo. Lavora al Convivio, un trattato filosofico, e al De vulgari eloquentia, in cui parla dell’importanza della lingua volgare ma scrivendo in latino, perché si rivolge ai “dotti” del suo tempo.

Dante poi torna verso la Toscana, in una zona che oggi è a metà con la Liguria che si chiama Lunigiana. Proprio qui, inizia a scrivere la sua “Commedia”, che poi verrà chiamata “Divina”. Vivrà a Lucca, soggiornerà in Francia, tornerà a Forlì, visiterà Milano, Genova, Pisa. Tenterà in tutti i modi di tornare a Firenze. Scriverà anche una lettera ai cittadini ma nessuno gli risponderà, anzi! Nel 1315, dopo che Dante si rifiuta di accettare le condizioni di umiliazione necessarie per poter rientrare a Firenze, il governo della città condanna lui e i suoi figli a morte per decapitazione.

Gli ultimi anni della sua vita, li trascorre un po’ a Verona, un po’ a Ravenna e infine a Venezia. Ma in questo ultimo viaggio si ammala e muore, a Ravenna, quando ha 56 anni. Intanto, ha finito di scrivere la Divina Commedia e ha lasciato parti di sé in tutta Italia e, oggi possiamo dire, anche in tutto il mondo.

La tomba di Dante si trova nella meravigliosa città di Ravenna che, quando questa pandemia finalmente finirà, ti invito a visitare.

Vocabolario

un motivo = a reason

te lo spiego = I’ll tell you / explain to you

volta a = has the purpose to

un legame = a bond

degni di = worthy of

permettersi di = afford to

ragionamenti = reasonings

citano = they quote

una riga = a line

non meritano = they don’t deserve

la viltà = cowardice

carrello della spesa = shopping cart

“lascia stare!” = leave it!

proprio per niente = not at all

Per il poco che… = “for the little that”…

mi sono fatta un’idea (farsi un’idea di/su) = I got an idea of him

stessa = itself

la fazione = the political party (a faction)

aveva battuto = had beaten

in grado di = able to

immobilizzarlo = immobilize, freeze

“si contano sulle dita di una mano” = we can count them on one hand (they are few)

impegnato in = committed to

nel frattempo = in the meantime, meanwhile

altrimenti = otherwise

vagare = wander, roam

è stato girato (girare un film) = the movie was filmed

si rivolge a (rivolgersi a) = addresses to

i “dotti” = the wise

Tenterà (tentare) = he’ll try

decapitazione = beheading, decapitation

trascorre (trascorrere) = spend



Subscribe to the newsletter

Processing…
Success! You're on the list.

Writing Assignment

Would you like to write something in Italian about this topic? Let a native Italian teacher check your work!

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *