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Le cose che (forse) non sai sui COGNOMI italiani

Ciao! Sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e scrivo storie per aiutarti a imparare l’italiano in modo autentico. Oggi voglio parlarti dei cognomi, che raccontano la storia della società italiana a partire dall’epoca dei romani. La prima parte della storia è più semplice, la seconda parte è adatta a studenti un più esperti. Sotto ogni parte c’è un piccolo vocabolario italiano-inglese.

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Prima parte: l’origine dei cognomi in Italia

Come sai, la lingua italiana deriva dal latino, la lingua parlata dagli antichi romani. Ugualmente, una serie di abitudini rappresentano oggi un retaggio della società romana. Una di queste eredità è il cosiddetto “cognome”, cioè il nome della famiglia a cui apparteniamo.

Nell’era romana (nello specifico a partire dalla fine del VII secolo *a.C.) per nominare una persona si utilizzava il sistema del tria nomina, ovvero dei tre nomi. Questi tre nomi in latino si chiamavano praenomen, nomen e cognomen.

Facciamo un esempio: Marco Tullio Cicerone fu un avvocato, politico e filosofo romano vissuto durante il primo secolo *a.C. (*avanti Cristo, cioè prima della nascita di Cristo).

  • Marco è il praenomen, quello che oggi chiamiamo “nome” di una persona,
  • Tullio è il nomen, quello che oggi in italiano si chiama “cognome”, cioè il nome della famiglia di appartenenza. La famiglia romana si chiamava gens.
  • Cicerone è il cognomen, quello più identificativo: infatti era legato a una certa caratteristica della persona all’interno della famiglia. Il cognomen Cicero era il soprannome (una specie di nickname) di un suo antenato che aveva un segno sul naso che ricordava un cecio (cicer in latino). Come puoi intuire, con il tempo questo soprannome veniva adottato da un certo ramo della famiglia ed ereditato così dai discendenti: durante la Repubblica e l’Impero, il cognomen si trasmetteva dal padre al figlio. Quindi all’interno della gens si formava un nuovo gruppo familiare.

Dopo un po’ di tempo, però, questo sistema di tre (o più!) nomi era diventato complicato da gestire. Così, le cose si semplificarono fino ad arrivare ai nostri attuali nome e cognome.

Il cognome, che come abbiamo detto all’inizio si riferisce alla famiglia di appartenenza di una persona, ha mantenuto la caratteristica descrittiva del cognomen romano.

Infatti, i cognomi italiani sono descrittivi, cioè descrivono alcune caratteristiche della famiglia di origine legate a:

  • la provenienza (per esempio: Dal Colle, Monti, Piacentini, …);
  • il mestiere (per esempio: Fabbri, Cacciatori, Barbieri, …);
  • l’aspetto fisico (per esempio: Biondi, Gobbi, Bassi, Mancini, …);
  • il nome del capostipite (per esempio: Di Francesco, Di Matteo, …).

Certo, in Italia ci sono moltissimi omonimi, cioè persone che hanno lo stesso nome e cognome.

Qual è il nome (e cognome) più diffuso in Italia? Tutti lo sanno: Mario Rossi! In realtà, si tratta semplicemente di una credenza condivisa da tutti, tanto che negli esempi contenuti in discorsi o libri, il Signor Mario Rossi non manca mai!

Invece l’Istat, che è l’Istituto Nazionale di Statistica, rivela che dal 1999 al 2019 i nomi maschili più frequenti in Italia sono Francesco, Alessandro, Andrea*, Lorenzo e Matteo.

*Una curiosità: Andrea in italiano è un nome principalmente maschile, molto raramente è femminile!

Quelli femminili? Sono Giulia, Sofia, Martina, Sara e Chiara. Sì, come Chiara Ferragni, la famosa influencer nota ormai in tutto il mondo. Ma anche come Chiara Francini, una bravissima attrice e scrittrice contemporanea, o come Chiara Tagliaferri, che insieme a Michela Murgia realizza un podcast stupendo che si chiama Morgana. Se siete donne, dovete proprio ascoltarlo. E se siete uomini… pure!

Vocabolario (prima parte)

rappresentano = they are/they consist of

un retaggio = a legacy

l’eredità = an heritage

cosiddetto = so colled

a cui apparteniamo = appartenere a = to belong to

la nascita = the birth

l’antenato = the ancestor

un cecio = a chickpea

un ramo = a branch (fig.)

(veniva) ereditato = was inherited

i discendenti = descendants

attuali = current

il mestiere = il lavoro = the job

il capostipite = the forefather

omonimi = homonymous (of the same name)

una credenza = a belief

i discorsi = talk

Seconda parte: come funziona la discendenza in Italia?

Quando una coppia sposata ha un bambino (o una bambina), il nuovo nato prenderà il cognome del padre.

Cominciamo subito con un esempio. Il nostro caro amico Mario Rossi è sposato con Giulia Bianchi. I due hanno un figlio, che decidono di chiamare Lorenzo. Il bambino, quindi, avrà come nome Lorenzo e come cognome Rossi, che è quello del padre.

Attualmente il codice civile prevede che in caso di matrimonio, la moglie mantenga il proprio cognome di nascita. Ecco perché la moglie di Mario, cioè il signor Rossi, continua a chiamarsi Giulia Bianchi anche se è diventata la signora Rossi.

In realtà, esiste una legge che prevede che «la moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito». Tuttavia questa norma, pur essendo prevista dalla legge, spesso non viene applicata ai documenti di identità (carta d’identità, patente, passaporto), ma è sempre possibile chiederne l’applicazione su richiesta. In altre parole, Giulia Bianchi quando si sposa con Mario Rossi diventa la Signora Rossi, ma continua a firmare i documenti come Giulia Bianchi.

Ma torniamo al caso dei figli. Cosa succede nel caso in cui i genitori non siano sposati? Se i genitori non sono coniugati, bisogna capire quale dei due detiene l’autorità parentale. Se l’autorità parentale è congiunta, i genitori decidono quale cognome riceveranno i loro figli nel momento della nascita del primogenito.

Quindi, se Mario e Giulia non fossero sposati e avessero entrambi l’autorità parentale, potrebbero scegliere di chiamare il loro primo figlio Lorenzo Rossi oppure Lorenzo Bianchi.

Recentemente la Corte di Cassazione ha riconosciuto la possibilità di dare al figlio anche il cognome della madre in aggiunta a quello del padre. Questa possibilità esiste sia per coppie sposate, sia per coppie non sposate. Attenzione! Il cognome della madre verrà riportato dopo quello del padre e mai prima. Quindi, per capirci: Mario e Giulia potrebbero decidere di chiamare loro figlio Lorenzo Rossi Bianchi.

Questo non è molto complicato: non è necessario alcun documento per dimostrare tale accordo tra i genitori, basta una dichiarazione orale, cioè basta dirlo all’ufficio competente (in caso di coppia sposata, è sufficiente la dichiarazione verbale di un solo genitore).

E se, per motivi personali, il figlio rinnegasse il cognome del padre? Una direttiva della Comunità Europea prevede la possibilità di assegnare a un figlio il cognome della madre anziché quello del padre. La procedura burocratica è lunga: bisogna fare la richiesta del cambiamento con istanza al prefetto della provincia di residenza e spiegare le motivazioni. L’istanza, cioè questa richiesta ufficiale, può essere accolta o rifiutata.

Ma non solo! Attraverso la stessa procedura, si può anche scegliere un terzo cognome. Forse però a questo punto, c’è un po’ di confusione nella tua testa ed è meglio fermarci qua.

Penso che sarai d’accordo con me: noi ci auguriamo solo che Lorenzo sia un bambino felice, indipendentemente che di cognome faccia Rossi, Rossi Bianchi o Bianchi.

E tu? Come funziona la discendenza nel tuo Paese? E quali sono i nomi e i cognomi più frequenti? Se ti va, scrivi un commento oppure prenota una lezione di prova gratuita per raccontarlo a uno dei nostri insegnanti 🙂

Vocabolario (seconda parte)

Attualmente = Currently

il codice civile = l’insieme delle leggi civili italiane in vigore dal 1942 = the set of Italian civil laws in force since 1942

prevede = it provides for, it includes

aggiunge = it adds

pur essendo prevista = although foreseen

su richiesta = on demand, upon request

firmare = to sign

coniugati = sposati = married

detiene = hold, owns

l’autorità parentale = parental authority

congiunta = shared

il primogenito = the firstborn

la Corte di Cassazione = Nell’ordinamento giudiziario vigente nella Repubblica Italiana, è il giudice di legittimità di ultima istanza delle sentenze emesse dalla magistratura ordinaria = In the judicial system in force in the Italian Republic, it is the judge of legitimacy of last resort of the sentences issued by the ordinary judiciary

per capirci = to be clear

basta = it’s enough

(lo) ufficio competente = the relevant, competent office

rinnegasse (congiuntivo imperfetto) = would renege on

una direttiva = a directive

anziché = instead of

una istanza = a motion

il prefetto = è il rappresentante del governo territoriale di province e città metropolitane = is the representative of the territorial government of provinces and metropolitan cities

la provincia = l’Italia è divisa in regioni, che sono divise in province, che sono divise in comuni = Italy is divided into regions, which are divided into provinces, which are divided into municipalities

di cognome faccia” = “fare di congnome” è un’espressione usata per chiedere il cognome di una persona. Es. “Come fai di cognome” – “Di cognome faccio Bassi”

la discendenza = the seed, the offspring


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Un alieno in Italia 👽

Ciao! Sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e scrivo storie per aiutarti a imparare l’italiano in modo autentico. Oggi voglio raccontarti la storia di Nessuno, un turista un po’ speciale che decide di fare una gita in Italia con la sua… navicella spaziale!

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Prologo

Fin dai tempi antichi, l’uomo e la donna si sono interrogati su questioni importanti, le più importanti di tutte: Perché si nasce? Perché si muore? Perché queste cose succedono proprio a me?

Alcune persone hanno trovato delle risposte, altre le stanno ancora cercando.

I cristiani, per esempio, vedono nella figura di Gesù Cristo il significato più profondo di tutto ciò che è accaduto e che accadrà, tanto che hanno deciso di vivere la loro vita in funzione di un momento che ha stravolto per sempre la storia dell’Occidente: la sua resurrezione.

Dopo quell’avvenimento, tutto è cambiato: è cambiato il modo in cui si conteggia il tempo (tutto ciò che è successo prima è diventato A.C. – Avanti Cristo – e tutto ciò che è successo dopo è diventato D.C. – Dopo Cristo) e le persone hanno inventato nuovi riti e simboli legati al loro nuovo credere.

Nei secoli, la vita quotidiana delle persone si è intrecciata sempre più con queste allusioni al senso della vita e della morte, che compaiono in ogni angolo delle città.

Roma

È domenica mattina e Nessuno, un alieno verde con tre grandi occhi blu, decide di fare una gita in Italia. Non ci è mai stato e si perde.

La sua navicella spaziale atterra sull’eliporto di Città del Vaticano, in mezzo ai ridenti Giardini Vaticani. La prima cosa che vede quando scende è l’immenso “Cuppolone” della Basilica di San Pietro che si staglia su un cielo azzurro con soffici nuvole bianche.

“Ben arrivato!”

Una voce gentile richiama la sua attenzione. Nessuno si ritrova di fronte a un uomo anziano con una lunga tunica bianca, che lo invita a fare due passi.

I due camminano lentamente lungo un viale alberato. L’uomo vestito di bianco gli mostra gli ulivi da una parte e i lecci dall’altra.

“Vedi, qui tutto ha un significato, come nella Primavera di Botticelli. In effetti i giardinieri di questo luogo sono proprio degli artisti. L’ulivo è il simbolo della vita, perché è un rametto di ulivo che la colomba ha portato a Noè dopo il Diluvio Universale. lnvece il leccio è la pianta da cui è stata realizzata la croce di Cristo e quindi rappresenta la morte. La vita e la morte convivono in armonia.”

A un certo punto, un potente suono li interrompe. “Devi scusarmi caro amico, ma le campane mi indicano che l’ora è arrivata. Devo andare ad affacciarmi alla finestra, c’è un po’ di gente che mi aspetta in piazza. Ti auguro un piacevole soggiorno nella città eterna!”

Di Roma, Nessuno ammira ogni cosa a bocca aperta: enormi fontane, grandiose statue, preziosi dipinti, antiche rovine e alte colonne. Si domanda chi siano tutti quegli uomini in pietra che svettano dal colonnato della Chiesa dove il suo amico aveva appuntamento. Qualcuno li ha chiamati “Santi”.

Napoli

Dopo Roma, Nessuno prosegue il suo viaggio fino a Napoli. Quando la sua navicella è atterrata, si rende conto di trovarsi nel bel mezzo di un luogo chiamato “Rione Sanità”.

Mentre passeggia, si sofferma sull’enorme immagine di due uomini con il cappello nero dipinta sulle pareti di un palazzo, finché una voce femminile lo raggiunge da dietro le spalle.

“Anche sul suo pianeta trasmettono i film di Totó e Peppino?” gli chiede una donna con un foulard in testa e un mazzo di fiori in mano.

Nessuno non sa di cosa parla, ma si ricorda delle statue e degli affreschi di Roma:

“Totò e Peppino sono dei santi?” le chiede.

“Suppongo di sì.” risponde lei. “Sono morti, proprio come i santi, e hanno reso il mondo un posto migliore… o perlomeno ci hanno fatto ridere un po’ “.

Poi, mette nelle mani verdi di Nessuno i fiori, lo prende sottobraccio e gli dice: “Venga con me”.

Nessuno segue la donna fino a una cripta grande e buia. Per abituarsi all’oscurità è costretto a stropicciare tutti e tre gli occhi. È allora che li vede: migliaia di teschi e di ossa accatastati lungo le pareti di una grandissima catacomba.

“Ti presento l’anima pezzentella che ho adottato molti anni fa per proteggere il mio bambino da una brutta influenza.” gli dice la signora, mentre appoggia i fiori accanto a un cranio che lei chiama capuzzella, “Ora mio figlio è adulto e deve trovare un lavoro!”.

Poi la donna tira fuori da sotto il vestito una lunga collana fatta di piccole perle che chiama “rosario” e, tenendolo il mano, si mette a pregare nel Cimitero delle Fontanelle.

Quando ritorna alla sua navicella, Nessuno è stanco ma non riesce a dormire. Ha la testa piena di stupore e di domande. Gli italiani sembrano davvero un popolo interessante e vuole rimanere a conoscerli meglio.

Mentre scrive le cartoline alla sua famiglia, il pilota automatico lo sta già facendo volare alla velocità della luce. Prossima tappa? Nessuno non ha dubbi: deve assolutamente vedere la Primavera di Botticelli a Firenze!

Epilogo

Con questa storia, ho voluto riflettere sul senso delle cose che facciamo tutti i giorni, mentre viviamo circondati da simboli e immersi in un mondo di riti.

I simboli e i riti fanno parte della vita quotidiana delle persone da migliaia di anni, da quando gli ominidi hanno assunto una posizione eretta e iniziato a usare le mani per creare utensili, ovvero cultura.

La cultura, in senso antropologico, è infatti tutto quello che l’uomo acquisisce come membro di una società e si manifesta in varie forme: sia nell’ambiente che ci circonda, sia tramite i riti e i simboli che caratterizzano la nostra vita di tutti i giorni.

E se un alieno come Nessuno arrivasse improvvisamente nella tua vita, quale cultura lo sorprenderebbe?

E se tu venissi in Italia come Nessuno, ti piacerebbe conoscere il significato dei simboli e dei riti che fanno parte della cultura italiana?

Se la risposta è sì, vorrei invitarti a conoscere Laura, che è un’antropologa sociale e ama esplorare i luoghi e le loro popolazioni con lo stupore di un alieno che non dà nulla per scontato.

I corsi online di Italiano con metodologia CLIL

In settembre Laura terrà il corso Italian folklore“, che è pensato per studenti di italiano interessati alla cultura italiana. Il corso è online e si rivolge a studenti con livello di italiano a partire da B2.

Se il tuo livello è più basso, ci sono altri corsi per te.

Il 31 agosto inizierà il corso “Travel“, che si rivolge a studenti di livello A1 che vogliono prepararsi a un viaggio in Italia. Sara è l’insegnante di questo corso.

Il 16 settembre inizierà il corso “Art & Co.“, che si rivolge a studenti di livello A2-B1 che vogliono immergersi nel mondo di Leonardo da Vinci. Silvia è l’insegnante di questo corso.

Infine, per tutti gli appassionati di fumetto, c’è il corso “Comics“: un’immersione nella storia del fumetto italiano, in particolare le avventure di Corto Maltese ideate da Hugo Pratt. Laura è l’insegnante di questo corso.

Saranno corsi interessanti, ricchi di testimonianze autentiche e pieni di momenti in cui potrai parlare italiano con l’insegnante e con gli altri partecipanti. Se ti interessa, è meglio se ti prenoti subito, perché i posti disponibili sono solo 5.

Vocabolario


succedono > succedere = to happen

è accaduto / accadrà > accadere = to happen

tanto che = so much that

in funzione di = depending on

ha stravolto > stravolgere = to overturn, to upset

si conteggia (forma impersonale) > conteggiare = to count

legati a = related to

il loro nuovo credere = their new belief

si è intrecciata (forma riflessiva) > intrecciarsi = to intertwine

(le) allusioni = a reference

compaiono > comparire = to show up

una gita = a trip

(la) navicella spaziale = spaceship

atterra > atterrare = to land

l’eliporto = heliport

si staglia (forma riflessiva)> stagliarsi = standing out

(la) tunica = tunic, robe

fare due passi = to have a walk

gli ulivi = olive trees

i lecci = holm oak trees

un rametto (diminutivo di ramo) = a small branch

è stata realizzata (forma passiva) > realizzare = to achieve

convivono > convivere = to live with

(le) rovine = the ruins

svettano > svettare = to soar, to rise

(il) colonnato = the colonnade (the structure made of columns)

bel > rafforzativo. Es: “nel bel mezzo”, “un bel salto!”, “Una bella botta!” = in the very middle – a great jump – a real bad dump!

si sofferma > soffermarsi = to linger, to dwell

(il) teschio, (i) teschi = skull(s)

riflettere = to consider, to deep think

gli ominidi = hominims

(gli) utensili = tools

ovvero = or (but it is often used with the meaning of “cioè” = I mean)

lo stupore = the wonder


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Un concetto intraducibile (e una novità!)

Ciao! Sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e scrivo storie per aiutarti a imparare l’italiano in modo autentico. Oggi voglio parlarti della metodologia CLIL e di un progetto che sto sviluppando. Prima, però, mi aiuti a tradurre una parola in italiano?

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A lezione di italiano (online)

Tengo lezioni di italiano da tre anni ormai. Gli studenti vengono dalle più svariate parti del mondo, dentro e fuori l’Europa.

Durante le lezioni, tendo a parlare solo in italiano, ma qualche volta mi è necessario ricorrere a una lingua veicolare.

Non mi reputo una “purista” dell’italiano.

Nella pur breve esperienza che ho alle spalle, ho capito che è molto più importante riuscire a comunicare, piuttosto che essere corretti (giusti).

Capita però che gli studenti mi chiedano di tradurre per loro dei concetti che esistono nella loro lingua e che loro vorrebbero esprimere in italiano.

Uno di questi è una sensazione molto particolare.

– Barbara, come si dice “excited“?

– Barbara, quale parola si usa per “exciting“?

Le prime volte, mi arrovellavo il cervello senza trovare una soluzione. Ogni volta, nella mia testa si creava un dibattito tra me e me:

“Forse eccitato ed eccitante?” – “Mmm… no, ha una connotazione troppo sessuale”.

“Forse, esaltato ed esaltante?!” – “Eh… dove siamo, allo stadio?”

“Ce l’ho! Entusiasta ed entusiasmante!” – “No, però c’è la parola enthusiastic per quello!”

Insomma, non ne venivo a capo.

Finché un giorno, non ho provato esattamente quella sensazione…

La metodologia CLIL

Prima di proseguire, voglio farti una domanda: tu sai cos’è la CLIL?

Secondo me sì e l’hai anche provata tante volte, magari inconsapevolmente.

La metodologia CLIL si riferisce a Content and Language Integrated Learning, un modo speciale di concepire l’insegnamento delle lingue straniere.

In poche parole, significa che la lingua non è il fine, ma è il mezzo. Per imparare, ad esempio, l’italiano, non si studia la lingua in sé ma si impara a fare qualcosa in italiano.

Se ci pensi è una cosa che già succede in molti campi. Nel campo della lirica i musicisti e i cantanti studiano in italiano. Le ballerine di danza classica (del ballet) imparano i passi in francese. I medici e gli informatici studiano e scrivono in inglese.

Anche tu puoi adottare la metodologia CLIL a casa tua. Per esempio puoi decidere di leggere i libri solo in italiano. Per ottenere notizie sul mondo, puoi decidere che leggerai solo i giornali in italiano e ascolterai solo la radio in italiano. E se vorrai cucinare, potrai seguire solo ricette scritte in italiano.

Fare questa cosa da soli, però, può essere difficile e spesso c’è bisogno di una guida.

Nelle scuole italiane, dal 2010 è in vigore una normativa che prevede l’obbligo di insegnare, nel quinto anno della scuola superiore di II grado, una disciplina non linguistica (DNL) in lingua straniera secondo la metodologia CLIL (per i licei linguistici questo accade già dal terzo anno).

Io per esempio, ho un piacevole ricordo di una materia scolastica insegnata “in CLIL”: arte in inglese.

Le mie professoresse, quella di arte e quella di inglese, avevano fatto leggere alla classe il bellissimo libro di Tracy Chevalier chiamato “Girl with a Pearl Earring”. Attraverso il libro, avevamo imparato moltissime parole legate ai colori, alla frutta e alla verdura, alla vita domestica ai tempi del pittore Vermeer. Il romanzo ci aveva resi curiosi sulla vita del pittore fiammingo e sulle sue opere d’arte.

Tutto quello che so su Vermeer oggi lo devo a quel corso, attraverso il quale avevo migliorato il mio livello di inglese senza rendermene conto.

Ed è proprio questa la magia della CLIL: permettere agli studenti di imparare una lingua senza accorgersene. Ma soprattutto, di farlo senza la fatica di studiare la grammatica, ma con il piacere della curiosità.

Una novità, anzi quattro!

Ora veniamo a noi. Perché ti ho parlato di due cose così diverse? Da una parte una sensazione di “eccitamento” e dall’altra una metodologia di apprendimento linguistico.

Ebbene, perché grazie alla CLIL mi sento molto molto “excited“.

Infatti, sono molto emozionata, molto eccitata, molto esaltata (e persino un po’ spaventata) ad annunciarti che sto organizzando quattro corsi di italiano con la metodologia CLIL, insieme ai fantastici collaboratori di Online Italian Classes.

Questi corsi sono tutti online e sono pensati per chi vuole imparare o migliorare l’italiano attraverso un tema interessante.

Per esempio attraverso l’arte oppure attraverso il fumetto o attraverso l’antropologia o attraverso il viaggio.

Ogni corso è guidato da uno dei nostri insegnanti (Sara, Silvia e Laura) ed è indirizzato a studenti di italiano che si collocano allo stesso livello. I livelli vanno dall’A1 al C2 del quadro linguistico europeo (CEFR).

Se vuoi saperne di più, ti invito a compilare il questionario che abbiamo creato per capire meglio i tuoi interessi e le tue disponibilità.

Ah, dimenticavo! Si tratta di corsi di gruppo, ma i gruppi sono molto piccoli: solo 5 persone e l’insegnante. In questo modo tutti potranno partecipare attivamente. Gli incontri saranno quattro, ciascuno dei quali costerà solo 15 euro per un totale di 60 euro.

Silvia, Laura e Sara si stanno impegnando molto per preparare delle lezioni curiose, divertenti e stimolanti. Insomma, exciting.

Vocabolario


Tengo (tenere) = normally it means “to hold”, but in this context it means “to lead”

Ormai = (Oramai) = at this point, by now

lingua veicolare = the language shared between two speakers

mi reputo (reputarsi) = to consider my self

pur = seppure = despite

Capita che = It happens that

non ne venivo a capo = I wasn’t able to figure it out

finché – non (often together) = until

inconsapevolmente = unknowingly

la lingua non è il fine, ma è il mezzo =language as a means, not as an end

danza classica = ballet

i passi (di danza classica) = dance steps

è in vigore la normativa che prevede… = it is in force a legislation that provides…

materia scolastica = subject

lo devo a = I owe it to

senza rendermene conto = senza accorgersene = without realizing it

veniamo a noi = back to us

compilare il questionario = to fill the survey

si stanno impegnando molto = they are working very hard


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La vita segreta in un condominio italiano

Ciao! Sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e da novembre 2020 ti racconto l’Italia dal mio punto di vista. Oggi il nostro viaggio in Emilia Romagna si ferma in una casa. La mia! Voglio raccontarti come si vive nel mio condominio speciale, nella periferia di Piacenza…

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Un appartamento di periferia

Sono nata in un appartamento. No beh, a dire il vero sono nata in un ospedale e poi i miei genitori mi hanno portata nel loro appartamento.

Il palazzo era nuovo, appena costruito nella periferia di una piccola città dell’Emilia Romagna. Erano gli anni Novanta e Piacenza era un po’ più piccola di oggi: attorno al palazzo dove i miei genitori si erano trasferiti c’era un gran trambusto di gru e muratori impegnati a costruire edifici dove famiglie come la nostra avrebbero potuto vivere. Tutt’intorno, la campagna era ancora piuttosto estesa.

Mia madre non ha mai amato molto la periferia della nostra città: troppo grigia, troppo grande… Qualcuno dice che è persino pericolosa perché “ci vive brutta gente“. Però, nonostante tutto, è rimasta a vivere in quell’appartamento di periferia per molti anni, insieme a mio padre, a me e poi anche a mio fratello.

Cosa l’ha trattenuta? Io non ho dubbi: i vicini di casa.

Il condominio

Gli inquilini e i residenti del condominio dove sono cresciuta sono davvero speciali. In principio, si trattava di un gruppo di amici che avevano deciso di acquistare un terreno per farci costruire sopra una casa dove vivere tutti insieme.

Prova a pensare ai tuoi più grandi amici… li hai riuniti tutti nella tua testa? Ecco, ora immagina di distribuirli negli appartamenti di uno stesso palazzo e di diventare improvvisamente non solo amici, ma anche… Vicini di casa!

Il gruppo di amici si era distribuito nei 12 appartamenti che compongono il condominio: tre case per piano. Primo piano, secondo piano, terzo piano… Oltre a quello che in italiano si chiama “piano terra“, ovvero il numero 0.

Il palazzo ha anche un piccolo ascensore dove il tasto del piano terra è indicato con una grande T, un giardino d’ingresso e un ampio cortile sul retro, dove ci sono anche i garage per le automobili degli inquilini e dei residenti: a ogni appartamento corrisponde un box auto. Inoltre, c’è una cantina comune e anche le cantine private, dove – per via della temperatura fresca – i condomini conservano frutta, vino e scorte d’acqua.

Inquilini (e residenti) speciali

Ma torniamo a parlare delle persone, perché sono come i personaggi di un romanzo.

Per esempio, c’è il signor A., il burbero del palazzo. Lui è quello che si lamenta sempre di tutto: dei bambini che giocano in cortile e disturbano il suo pisolino, della porta della cantina comune che qualcuno si scorda sempre di chiudere e – quando sembra non esserci più niente di cui lamentarsi – comincia a prendersela con le campane della chiesa:

Ma è mai possibile che debbano suonare proprio a ogni ora?

La signora C., invece, è la più gentile di tutti. Quando incontra un vicino sulle scale comuni, si ferma sempre a chiacchierare e a fare mille complimenti:

“Come sei bella oggi!”

“Che bel vestito che hai!”

“Fai bene a uscire, tu che sei giovane!”

È molto facile incontrarla per le scale, perché sono la sua palestra personale: le preferisce sempre all’ascensore, anche quando deve portare a mano le pesanti borse della spesa.

La signora C. ha un unico difetto: è un po’ imbranata con la tecnologia. Spesso, la sera, suona il campanello dei suoi giovani vicini di pianerottolo per chiedere loro di aiutarla a mandare un audio al suo nipotino su WhatsApp.

Per ringraziarli dell’aiuto, si fa in quattro per loro: quando i ragazzi vanno in vacanza, si prende cura delle loro piante e le annaffia tutti i giorni. Inoltre, si occupa della loro corrispondenza e oramai il corriere sa che, quando deve consegnare un pacco ai ragazzi ma loro non sono in casa, la signora C. è pronta per ritirarlo al loro posto.

Infine, ci sono proprio questi due ragazzi. Quando M. e B. si sono trasferiti nell’appartamento, avevano intenzione di rimanerci al massimo per un anno perché volevano vedere il mondo. Poi però, le priorità hanno preso il sopravvento e, in un batter d’occhio, sono passati ben quattro anni!

Nel frattempo la loro casa si è trasformata: si è arricchita di dischi, di piante, di quadri appesi a muri che sono passati da essere grigi a… gialli e blu!

Il frigo, invece, è sempre vuoto. Sulla sua porta, ci sono moltissime calamite che testimoniano tutti i viaggi che i due ragazzi hanno fatto insieme in passato.

Presto le staccheranno per portarle in una nuova casa in cui invitare nuovi amici e raccontare loro quanto erano speciali i loro vecchi vicini di casa!

E tu? Come sono i tuoi vicini di casa? Se ti va, raccontamelo in un commento qui sotto!

And you? How are your neighbors like? If you feel like telling me something about them, feel free to leave a comment below.


Hai risolto l’enigma?

PS. L’ultima volta ti ho parlato di Bologna e alla fine ti ho chiesto perché secondo te la città è chiamata “la dotta, la grassa e la rossa”.

Come promesso, ecco la risposta:

“Dotta” significa colta, intelligente… proprio come (si spera) i laureati che escono dall’Università di Bologna, la più antica del mondo.

“Grassa” perché Bologna (e in generale tutta l’Emilia Romagna) è nota per la sua buona cucina: lasagne, salumi, tortellini, torta di riso e zuppa inglese… piatti buonissimi ma non certo leggeri!

“Rossa” perché il rosso è un colore politico con cui si identificano i simpatizzanti dei partiti di sinistra. Ma rossi sono anche i palazzi del centro storico di Bologna, proprio come quello della famosa finestrella sul canale di Via Piella che ti ho mostrato la scorsa volta.

Vocabolario


NB. Condòmini ≠ Condomìni

Condòmini = persone che vivono in un condominio

Condomìni = plurale di condominio (molti palazzi, molti condomìni)

il palazzo = the building (please, note the translation is not only “palace” like an elegant building, but includes any kind of building with apartments)

la periferia = the suburb

si erano trasferiti (verbo riflessivo) > trasferirsi = they moved > to move

il trambusto = the bustle

la gru, le gru = the crane

i muratori = the builders

Cosa l’ha trattenuta = What stopped her?

>trattenere qualcuno = to hold someone, to stop someone (something trattiene someone)

i vicini di casa = the neighbors

gli inquilini = tenants

farci costruire = to make someone (the building company) building something (the house) there (ci)

li hai riuniti > riunire = did you bring them together?

il piano, i piani = the floor(s)

piano terra = ground floor

l’ascensore = the elevator

il tasto = the button

un giardino d’ingresso = a front garden

un ampio cortile = a large yard

il retro = the back

box auto = garage

la cantina, le cantine = the basement

per via di = because of, due to

le scorte = stocks, supplies

burbero = gruff

si lamenta (verbo riflessivo) > lamentarsi = complains, to complain

il pisolino = the nap

si scorda (verbo riflessivo) > scordarsi = dimenticarsi, to forget

prendersela (verbo pronominale) = go after, picking on, complain

si ferma > fermarsi (verbo riflessivo) = she stops

la palestra = the gym

imbranata = clumsy

il campanello = the door bell (it can also be the bicycle bell)

il pianerottolo = the landing

un audio = a voice message

“si fa in quattro” (espressione) = she does everything

annaffiare = to water plants

la corrispondenza = general term for letters, postcards, postal packageg…

il corriere = the deliverer

ritirarlo > ritirare = to collect it (the package)

proprio = indeed

hanno preso il sopravvento = took over

“in un batter d’occhio” (espressione) = in the blink of an eye

ben (bene > è un rafforzativo) > it’s an intensifier

i dischi = disks

il frigo (frigorifero) = the fridge

le calamite = magnets

le staccheranno = they will remove them


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Bologna è una favola!

Ciao! Sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e da novembre 2020 ti racconto l’Italia dal mio punto di vista. Oggi continuiamo il nostro viaggio in Emilia Romagna e andiamo a Bologna, la mia città preferita. Ah, ti avviso: potrei mettermi a cantare una canzone di Lucio Dalla da un momento all’altro! Prima però, come la scorsa volta, Massimo ci aiuterà a capire qualche espressione complessa con la traduzione in inglese…

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Bologna accoglie la diversità

La prima cosa di Bologna che si vede quando si scende dal treno è la vita. Il piazzale di fronte all’uscita della stazione centrale pullula di persone che vanno e vengono: studenti, lavoratori, turisti, innamorati, donne con bambini per mano, ragazzi con le cuffie nelle orecchie, vagabondi.

Sì, a Bologna ci sono proprio tutti e specialmente i vagabondi. Da dove vengo io, spesso li chiamiamo “barboni” per via della lunga barba che, di solito, questi uomini hanno. È un termine dispregiativo e forse sarebbe meglio chiamarli “senzatetto”, ma anche questa parola non sarebbe accurata, perché loro un tetto ce l’hanno ed è il cielo di Bologna.

Io ti avviso (ancora), il mio amore per Bologna è sconfinato come la capacità di accoglienza di questa meravigliosa città: Bologna accoglie tutti, italiani e stranieri, con o senza tetto. E Bologna ha accolto anche me, più o meno una ventina di volte (non lo so più, ormai ho perso il conto!).

Lucio Dalla e Piazza Grande

Ogni volta che metto piede a Bologna comincia a ronzarmi in testa una canzone di Lucio Dalla. E non importa se Lucio non c’è più: è come se lo sentissi ancora cantare dalla finestra di casa sua in via D’Azeglio, dove oggi si può ammirare la sua immagine dipinta sulla parete dell’edificio, per ricordare che Bologna era la casa di un indimenticabile cantautore e jazzista italiano.

Poco distante dalla casa di Lucio Dalla, c’è Piazza Maggiore, che i bolognesi chiamano “Piazza Grande“. E di fatto questo luogo nel cuore della città ospita la Basilica di San Petronio che, secondo il progetto elaborato nel 1388, avrebbe dovuto essere la chiesa più grande della cristianità, superando addirittura la Basilica di San Pietro a Roma. Poco male, perché dentro alla basilica si può trovare un vero primato: la meridiana più lunga del mondo, che misura 67 metri e attraversa la chiesa dal 1657.

Le “perle” di Bologna

Il centro di Bologna nasconde delle “perle” preziose per diversi motivi. Tra queste, non posso che citarti le Due Torri. Si chiamano La Garisenda e La Torre degli Asinelli e rappresentano oggi uno dei simboli della città di Bologna, perché sono le più alte rimaste ancora in piedi. Infatti, Bologna in passato aveva un centinaio di torri che rappresentavano il potere delle varie famiglie nobiliari della città. Ora ne sono sopravvissute 24 (pensa che almeno una di queste torri è abitata da un peculiare signore che, ogni tanto, la apre al pubblico e permette a chi vuole di visitare la sua casa… senza ascensore!)

Un’altra “perla” di Bologna, secondo me, è la Basilica di Santo Stefano: in assoluto il mio posto preferito in città. Se hai visto il film “L’isola delle rose” e ti ricordi la scena in cui il vigile ferma la strana automobile con a bordo i due ragazzi, sappi che quella scena è stata girata proprio lì, davanti a Santo Stefano.

La Basilica di Santo Stefano mi piace perché non è quello che sembra: quando entri appare piccola e semplice, ma se non ti fermi alle apparenze e prosegui un po’ più avanti… scopri che in realtà nasconde ben 7 chiese al suo interno.

L’ultima volta che mi sono ritrovata in Piazza Santo Stefano, di fronte alla chiesa, una mia amica mi ha detto: “Che bello… avrei voluto fare l’università qui!”

Era un sabato pomeriggio di maggio, c’era il sole e stavamo passeggiando tra le bancarelle di un mercato all’aperto, coloratissimo e pieno di libri antichi, tazze e piatti di porcellana, dischi in vinile e gioielli artigianali.

“Sì, anch’io!” le ho risposto, pensando alla famosa Università di Bologna… lo sapevi che è la più antica del mondo?

L’università più antica del mondo

L’Università di Bologna (Alma Mater Studiorum) è stata fondata nel 1088!

Certo, all’inizio non esisteva una struttura fisica che ospitasse gli studenti. Infatti, l’università come istituzione fu creata grazie alle donazioni degli studenti che si erano organizzati in collegi. Se oggi vai a visitare il palazzo dell’Archiginnasio nel centro di Bologna, puoi vedere ancora la rappresentazione degli stemmi di questi collegi studenteschi. Il palazzo dell’Archiginnasio diventò sede fisica dell’Università dal 1563. Lì, puoi anche visitare il famoso “Teatro Anatomico”: un’elegante aula dove gli studenti si sedevano su grandi gradini (quindi dei “gradoni”) di legno per imparare l’anatomia osservando il lavoro dei medici su… dei corpi!

L’ingresso del palazzo si trova in Piazza Galvani n.1, sotto i portici.

Per quanto riguarda la piazza, mi è piaciuta così tanto che ho deciso di dipingerla. Per quanto riguarda i portici, adesso ti spiego qualcosa di molto interessante…

Bologna è la città dei portici

Leggo su Wikipedia che non esiste al mondo un’altra città che abbia tanti portici quanto Bologna: tutti insieme i porticati sono lunghi più di 38 chilometri nel centro storico e fino a 53 chilometri se si contano quelli fuori dal perimetro delle antiche mura.

I portici di Bologna sono così speciali da essere stati candidati a far parte della lista dei beni UNESCO: scopriremo a luglio se entreranno nella World Heritage List.

Una cosa è certa: grazie ai suoi portici, Bologna è la città perfetta da visitare anche con la pioggia. Si può passeggiare a lungo per le vie della città senza mai aprire l’ombrello!

Quando a Bologna c’è il sole, però, a me piace prendere la bicicletta. Uso quelle pubbliche, che sblocco con un’app che ho installato sul mio smartphone e poi comincio a pedalare. È così che un giorno mi sono ritrovata in via Piella e ho notato una cosa strana: c’era una piccola finestra ricavata in una parete rossa.

Così, mi sono avvicinata e l’ho aperta. Non potevo credere ai miei occhi: davanti a me c’era un canale d’acqua che bagnava i muri delle case proprio come a Venezia!

Più tardi, ho scoperto che la “finestrella di Via Piella” è la testimonianza più evidente di un pezzo di storia bolognese. Nel Medioevo, infatti, i bolognesi trovarono un modo per risolvere un grave problema: la mancanza di acqua in città. Infatti, Bologna non è bagnata dal mare e non è attraversata da un fiume.

Così, deviarono l’acqua del vicino fiume Reno con una diga e la fecero arrivare in città per utilizzarla a scopo commerciale e produttivo (è grazie ai mulini ad acqua che i bolognesi diventarono abili produttori di seta).

Oggi, esiste una “Bologna sotterranea” dove scorre l’acqua che rifornisce ancora buona parte delle case cittadine e, specialmente, la bellissima fontana del Nettuno che si trova vicino a Piazza Maggiore.

Potrei stare ancora ore a raccontarti Bologna. Ti parlerei della musica, delle lotte partigiane, degli episodi di terrorismo, delle ricette dei tortellini e della torta di riso. Ma il tempo, per oggi, è finito.

Facciamo così, ti dico un’ultima curiosità e – se non la capisci – te la spiego la prossima volta.

Bologna è chiamata “la dotta, la grassa e la rossa”… Secondo te, perché?

Vocabolario

si scende (dal treno)= one gets off (the train)

pullula (pullulare) = swarms

le cuffie = headphones

dispregiativo = derogatory

ti avviso = I warn you

sconfinato = boundless

(la) accoglienza = the welcome

più o meno una ventina di volte = more or less twenty times

ormai = now

metto piede a (mettere piede a) = set foot in

ronzarmi in testa (es. mi ronza in testa una canzone) = playing on my mind, playing it over in my head

superando = breaking the record

addirittura = even

Poco male (espressione) = Never mind

la meridiana = the sundial

non posso che = I can only

in piedi = standing (the meaning is the two old towers are still there)

ascensore = the lift

la scena = the scene

il vigile = the police man

a bordo (espressione) = on (the car)

sappi (imperativo di “sapere”) = be aware that

è stata girata = it was filmed

stemmi = crests

(la) sede = the seat, the “home”, the headquarters

aula = hall (in this context)

sblocco (da “sbloccare”) = unlock

pedalare = to cycle, to ride

ricavata da/in = obtained from

la mancanza = the lack

deviarono = went astrey, diverted

diga = dam

mulini = mills

seta = silk

te la spiego = I’ll explain that



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Una giornata a Modena… vieni con me?

Ciao! Sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e da novembre 2020 ti racconto l’Italia dal mio punto di vista. Iniziamo oggi un viaggio nella bellissima Emilia Romagna, la regione in cui vivo. Cominciamo da Modena, la città di Pavarotti, della Ferrari, delle tigelle e del ristorante più famoso al mondo… ma prima impariamo qualche parola nuova insieme a Massimo, che ci aiuterà con la traduzione in inglese.
PS. Puoi leggere anche le storie passate e il mio profilo.

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L’Emilia Romagna e la via Emilia

L’Emilia Romagna è la mia regione italiana preferita. Le ragioni sono tante: non solo perché ci sono nata e perché mi ha sempre dato pochi motivi per cui lamentarmi (e, per un italiano, ti assicuro che è una grande conquista!), ma anche perché è un po’ verde e un po’ rossa.

Per quanto riguarda il primo colore, mi riferisco agli alberi, ai colli, alla campagna ridente: l’Emilia Romagna è una regione in cui l’uomo ha un rapporto forte con la natura. Per esempio, nelle strade di una città come Modena, gli alberi non mancano mai. Ci sono lunghi viali alberati che rinfrescano i passanti con la loro ombra, ci sono parchi per far giocare i bambini e far sorridere gli innamorati e, tra le mura del centro storico, c’è sempre qualche giardino nascosto.

L’Emilia Romagna è attraversata da un’antica strada romana, costruita più di 2000 anni fa. Questa strada si chiama “Via Emilia” e, da nord a sud, incrocia 8 città d’arte speciali (*Ho sbagliato…Sono 9!): Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Forlì, *Faenza, Cesena, Rimini… ed eccoci al mare. Altre due città, altrettanto belle, rimangono fuori dal percorso della “Via Emilia”: Ferrara e Ravenna, però, si raggiungono facilmente, una volta in viaggio.

Perché ho detto che l’Emilia Romagna è rossa? Beh, si tratta di un colore politico (ti avevo già parlato del valore sociale dei colori, ti ricordi?) che è legato a una storia di lotte partigiane e di personaggi che hanno fatto la storia.

E poi nella storia di Modena incontreremo un altro rosso, un rosso fiammante… quello della Ferrari!

La Fondazione Marco Biagi

La prima cosa che ho visto a Modena è stata la Fondazione Universitaria Marco Biagi. Mentre mi incamminavo verso il centro della città lungo la Via Emilia (che lo attraversa in pieno) ho visto tale elegante edificio… così bianco che mi è sembrato “fresco di pittura“. A dire il vero, la storia che questo luogo ricorda è ancora fresca nella memoria di molte persone.

Era il 19 marzo 2002 e il professore universitario Marco Biagi stava rincasando. Era stato a Modena, dove insegnava diritto del lavoro all’Università. Era sceso dal treno ed era salito in sella alla sua bicicletta, che come sempre lasciava alla stazione di Bologna, la città dove abitava. A pochi passi da casa, degli uomini con il volto coperto da caschi integrali gli hanno sparato 6 colpi di pistola. Marco Biagi è morto quella sera.

L’omicidio fu rivendicato dal gruppo terroristico di estrema sinistra “Nuove Brigate Rosse”, che comunicò ai giornali di essere contro la riforma del lavoro a cui il governo stava lavorando con il contributo accademico di Marco Biagi.

Il progetto di legge fu approvato all’inizio del 2003 e divenne noto a tutti come “Legge Biagi”.

La Fondazione Marco Biagi fu costituita dalla famiglia del professore, dai colleghi e dai suoi allievi per onorare la sua memoria e per creare un legame tra università, mondo del lavoro e territorio. Proprio il territorio che ti sto raccontando e che voglio raccontarti sempre di più.

Luciano Pavarotti

Passeggiare per il centro di Modena è bellissimo. In primavera i bar mettono fuori i tavolini, dove si può prendere un caffè o un aperitivo, mentre il sole illumina le chiese antiche e le volte che circondano le piazze.

Sotto una di queste volte, cioè le piccole gallerie che stanno sotto i palazzi più antichi della città, ho incontrato una statua di un grande uomo con le braccia aperte e il viso sorridente. È Luciano Pavarotti.

Tutti conoscono Pavarotti, anche se non sono mai andati a vedere l’opera. Ma se forse tu ancora non lo conosci, ti basterà guardare uno dei numerosi video che lo hanno immortalato per sempre e che sono disponibili sul web.

Sì, perché Luciano Pavarotti non è stato solo un grande tenore italiano, ma è stato colui che ha reso la musica lirica accessibile a tutti. Tra il 1992 e il 2003 “Pavarotti & Friends” è stato l’evento annuale che ha portato la voce di Pavarotti a unirsi al quella di artisti italiani come Jovanotti e internazionali come Elton John o… le Spice Girls!

Su Wikipedia è riportata una citazione molto bella riguardo a questa unione tra musica classica e musica leggera. Pare infatti che Pavarotti abbia detto:

«Alcuni dicono che la parola “pop” è sinonimo di “non importante”: io non accetto questo. Se la parola “classica” è la parola per dire “noioso”, io non lo accetto. Esiste musica buona e cattiva».

“Pavarotti & Friends” si è svolto sempre a Modena ed è stato trasmesso in diretta televisiva dalla Rai, la tv pubblica italiana. Durante l’evento sono state raccolte donazioni per cause umanitarie, destinate specialmente ai bambini vittime delle guerre.

L’evento ebbe un’eco enorme e, come tutti i grandi eventi fu acclamato e criticato. All’epoca io ero una bambina e solo ora mi rendo conto che Big Luciano è stato in grado di coinvolgere con la musica migliaia di persone diverse! Lo ha fatto col concerto del 1980 al Central Park di New York o con l’esibizione all’aperto del 1991 all’Hyde Park di Londra, davanti a un pubblico di 330 000 persone, tra cui Lady D.

Il ruolo di Pavarotti lo ha fatto viaggiare molto, ma la “sua” Modena gli è rimasta sempre nel cuore. E proprio a Modena ha trascorso gli ultimi anni della sua vita, consapevole della malattia, ma non per questo incapace di attirare a sé le persone. Ha infatti continuato a insegnare canto nella sua casa fino al 2007, quando per l’ultima volta ha riunito insieme 50 000 persone nel Duomo di Modena in occasione del suo funerale.

Piazza Duomo a Modena e i partigiani

Il Duomo di Modena è una chiesa di una bellezza sorprendente e dal 1997 è nella lista dei siti italiani patrimonio dell’umanità dell’UNESCO insieme alla sua torre campanaria, che è chiamata “Ghirlandina”. Nelle giornate di sole, il marmo rosa di cui è fatto il Duomo risplende nel centro della grande piazza sui cui si affaccia, che appunto si chiama “Piazza Grande” ed è circondata da palazzi antichi come l’edificio seicentesco che ospita il Comune della città.

“Piazzetta Torre”, invece, è più piccola e si trova dietro il Duomo. Questo spazio raccolto e un po’ intimo è oggi un monumento per ricordare molte persone coraggiose: gli uomini e le donne che hanno combattuto per resistere all’occupazione nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. Subito dopo la Liberazione (si tratta della Liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo, che si celebra ogni 25 aprile), i modenesi cominciarono a portare lì le fotografie dei loro familiari che non erano più tornati a casa, sperando di ottenere informazioni su di loro nel caso qualcuno li avesse riconosciuti. Noi italiani li chiamiamo “i partigiani”.

Ancora oggi le foto in bianco e nero dei partigiani di Modena sono esposte sul muro della “Ghirlandina” così che in ogni momento chiunque possa fermarsi per un sorriso o per un “grazie”.

L’Osteria Francescana

Se girando per Modena ti venisse un po’ di fame, non potresti andare all’Osteria Francescana… a meno che tu non abbia prenotato con mesi di anticipo. Questo ristorante è tanto prestigioso quanto caro, ma chi ci è stato afferma che ne vale la pena. Perché un pranzo o una cena all’Osteria Francescana dello chef Massimo Bottura vale tutte le centinaia di euro che ti costerà.

Vorrei leggerti le poche parole che lo chef usa per descrivere un’esperienza nel suo ristorante con 3 stelle Michelin, che ha ottenuto il riconoscimento di “miglior ristorante al mondo”.

Mi chiamo Massimo Bottura. Sono uno chef italiano nato a Modena.
Sono cresciuto sotto al tavolo dove mia nonna Ancella tirava la sfoglia. Il mio sogno è cominciato lì. L’ispirazione viene dal mondo che mi circonda – dall’arte alla musica, dal cibo buono alle macchine veloci.
Dovete cogliere il lampo che illumina l’oscurità. Preparatevi a sorprendervi.

Enzo Ferrari

Come ti ho accennato all’inizio, Modena è una città molto verde, infatti è piena di parchi. Il più grande ha al centro un laghetto e spesso ospita concerti ed eventi… Si chiama “Parco Enzo Ferrari”.

Enzo Ferrari era un uomo che definiva se stesso “un costruttore” più che un imprenditore. E di fatto, questo ambizioso modenese (che visse ben due guerre mondiali!) per tutta la sua vita seppe costruire automobili, ma anche moltissime relazioni. Alcune non andarono subito a buon fine, altre si incrinarono nel tempo ma poi ritornarono, si riallacciarono proprio come si fa quando si crede davvero in qualcosa o in qualcuno.

Per esempio la relazione con la Fiat, la famosa casa automobilistica torinese, iniziò con un rifiuto: il giovane Enzo si propose per lavorare in Fiat nell’inverno del 1918-19 ma senza successo. Cinquant’anni dopo, il 18 giugno del 1969, Enzo Ferrari era già famosissimo in tutto il mondo e con vari appellativi. Uno di questi quel giorno era comparso su molti giornali che annunciavano il “matrimonio finanziario” tra Il Drake e la FIAT.

L’azienda di Enzo Ferrari era nata ufficialmente nel 1947, nella sede di Maranello, un piccolo paese fuori Modena. Dalle porte di Maranello entrarono e uscirono piloti del calibro di Niki Lauda, che fu due volte campione del mondo alla guida di una Ferrari: nel 1975 e nel 1977. In una delle rare interviste che rilasciò alla stampa, Enzo Ferrari disse una cosa a proposito dei piloti che mi ha colpito molto: disse che i piloti hanno un talento che non si può imparare e che loro sanno andare da chi li farà vincere.

Lo stesso Ferrari aveva iniziato la sua carriera come pilota, ma diventò poi – oltre che costruttore – anche un sapiente comunicatore, con un’attenzione all’immagine che si rivelò all’avanguardia per il tempo, quando il marketing era ancora una prassi poco usata nel settore delle corse. Uomo ambizioso e instancabile lavoratore, quando gli chiesero quale fosse stata la migliore auto che avesse mai costruito lui rispose: “la migliore auto è quella che devo ancora costruire.”

Suo figlio Piero, in un’intervista, disse: “Mio padre aveva una marcia in più“.

E con queste parole, lasciamo Modena. Ce la immaginiamo al tramonto, in una serata primaverile in cui soffia una brezza leggera che muove le foglie nei vasi fuori dall’Osteria Francescana, sfiora la statua di Pavarotti, rallenta davanti ai volti dei partigiani di Piazzetta Torre e bussa alle porte della Fondazione Biagi. Ora è chiusa, ma domani riaprirà per un’altra giornata di lavoro a Modena.

Vocabolario


la regione = the region

la ragione = the reason

i motivi = the reasons

lamentarmi (lamentarsi)= to complain

ti assicuro (assicurarsi)= I assure you

mi riferisco a (riferirsi a) = I mean

i colli = hills

ridente = florishing (in this context – literally it means “laughing”)

non mancano = there are always

i passanti = the passersby

l’ombra = the shadow

far sorridere = make (the lovers) smile

gli innamorati = the lovers

incrocia (incrociare) = intersects

altrettanto = likewise

il percorso = the path, the route

le lotte partigiane = partisan fights

fiammante = shiny

mi incamminavo (incamminarsi) = to start down, to set of

tale = such

“fresco di pittura” = freshly painted

stava rincasando (rincasare) = was returning home

diritto del lavoro = labour law

in sella = in the saddle

lasciava = he used to leave

il volto coperto = face covered

i caschi integrali = full face helmets

hanno sparato = they shot

colpi di pistola = gunshots

fu rivendicato = was claimed

il gruppo terroristico = terrorist group

contro = against

gli allievi = the students

il legame = the bond

illumina (illuminare) = lights up

le volte = the arches

il viso sorridente = the smiling face

ti basterà = simply

lo hanno immortalato = they captured him

colui = the one (who…)

ha reso = he made

unirsi = to join

riguardo a = concerning, regarding

sono state raccolte = have been collected

destinate a = addressed to

è stato in grado di coinvolgere = he was able to involve

un pubblico = an audience

lo ha fatto viaggiare = allowed him to travel

una bellezza = (such) a beauty

appunto = indeed

subito dopo = right after

a meno che (non) = unless

ne vale la pena = it is worth it

ti ho accennato (accennare) = I mentioned

non andarono a buon fine (andare a buon fine) = went wrong

subito = at first (in this context)

un rifiuto = a rejection

appellativi = names, titles, appellations

del calibro di = the likes of, of the caliber of

a proposito di = speaking of

si rivelò = proved to be

una prassi = a custom

corse = races

instancabile = tireless

aveva una marcia in più (avere una marcia in più) = to have an edge over

brezza = breeze

sfiora = touches

rallenta = slows down

bussa = knocks



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Un giro tra alcune librerie italiane

Oggi facciamo un piccolo viaggio tra alcune librerie d’Italia.
 Fai attenzione ai “falsi amici”… una libreria non è una library!📚

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Piacenza

Sebbene ci fosse il sole, ieri a Piacenza faceva un freddo pazzesco. In città, tirava un vento gelido e così io e Massimo ci siamo rifugiati nell’unico luogo aperto, in questa “zona rossa”* primaverile: una libreria.

Nella mia città ci sono moltissime librerie, soprattutto indipendenti. Questo significa che non si tratta solo di “catene di negozi” legati a un famoso editore come Feltrinelli, Giunti, Mondadori… ma di negozi gestiti in autonomia da una libraia o da un libraio.

Per esempio, a Piacenza c’è la piccola libreria di Raffaella: si chiama Pagine ed è specializzata in letteratura americana, del Nord e del Sud America.

Tutti i libri sono tradotti in italiano e Raffaella ogni giorno legge nuovi titoli seduta sulla sua poltrona di velluto marrone. Poi prende quelli che le sono piaciuti di più e li mette sugli scaffali. Ah, li posiziona con la copertina in evidenza e così la libreria risulta molto colorata.

Poi, a Piacenza c’è anche la libreria di una coppia un po’ stramba e molto simpatica. Si chiama Book Bank ed è una vera e propria “banca dei libri”… usati. Sì, tutti i libri della libreria sono di seconda mano e la libraia, che si interfaccia con i clienti, li conosce tutti (sia i libri, sia i clienti!).

In certe occasioni, come per Natale, la libraia propone dei regali molto speciali. Il cliente o la cliente devono solo entrare e raccontare qualcosa sulla persona a cui vorrebbero fare il regalo, per esempio “ama le avventure, preferisce storie di famiglia, le piacciono i gialli*” e… taac. Ecco che la libraia potrebbe consigliare un titolo come “Il gioco di Ripper” di Isabel Allende.

Insieme al testo, metterà in una scatola anche piccole sorprese come una tazza a tema letterario, una tisana o una bottiglia di birra artigianale. Tutto dipende dai gusti del destinatario o della destinataria.

Venezia

L’Italia è piena di librerie speciali. Per esempio, a Venezia ho visitato la famosa Libreria Acqua Alta, un luogo magico dove i libri sono accatastati l’uno sopra l’altro in un magnifico disordine e dove, al centro di una stanza del piccolo negozio, c’è una gondola! Naturalmente, la gondola veneziana è sommersa dai libri.

In fondo alla Libreria Acqua Alta di Venezia c’è una porticina che conduce in un piccolo cortile sul retro. Lì c’è una scala… fatta di libri! Sono salita fino in cima e ho potuto così affacciarmi su un canale pieno d’acqua. I libri ci permettono davvero di fare cose incredibili.

Ah, quasi dimenticavo! In tempi normali, la libreria è affollata di turisti, ma i turisti non sono gli unici ospiti di questo luogo speciale. I veri protagonisti, infatti, sono i gatti. Questi felini veneziani sono di casa in questa libreria e non è improbabile trovarli accovacciati proprio sul volume che ti interessa! Mi domando se l’unico evento in grado di interrompere il loro pisolino sia davvero l’arrivo dell’acqua alta!

Genova

La libreria più antica d’Italia si trova a Genova, una città portuale cosmopolita e ricca di storia.

Nel 1810, due fratelli francesi (Antonio e Carlo Beuf) fondarono una libreria chiamata, appunto, Libreria Beuf. Scelsero la Strada Novissima (che attualmente si chiama via Cairoli) al numero civico 784.

Nel tempo, la libreria divenne famosissima: per un periodo fornì i libri per la Marina del Regno di Sardegna e in seguito si trasformò in un angolo di vita culturale della città. 

Con l’avvento del fascismo, la libreria fu venduta a Mario Bozzi, che le cambiò il nome in Libreria Bozzi perché il cognome dei fondatori era ebreo. Era il 1930.

Sotto i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, la libreria venne parzialmente incendiata e distrutta, ma fu poi ricostruita.

Pensa che la Libreria Bozzi è stata visitata da personaggi famossissimi, che avevano viaggiato a Genova ed erano entrati proprio in quel luogo: Alessandro Manzoni ci entrò nel 1827, Stendhal nel 1837, ma la libreria fu frequentata anche da Charles Dickens, Herman Melville e Henry James.

Pare che, tra i visitatori italiani più famosi, ci siano il drammaturgo Luigi Pirandello, l’ex-Presidente della Repubblica Italiana Sandro Pertini e lo scrittore Eugenio Montale.

Milano

Facciamo ora un ultimo salto nel tempo e nello spazio: ci spostiamo a Milano, nel 2018. Nel bellissimo Corso Garibaldi, che è la mia strada preferita, nasce una libreria speciale. Si chiama RED, un acronimo che sta per “Read, Eat, Dream” e fa parte del Gruppo Feltrinelli.

In questa libreria (ne esistono tante, in realtà) è possibile bere un caffè e lavorare o studiare con il proprio computer portatile, comodamente seduti ai tavolini del bar. Il WiFi è gratuito, così come la meravigliosa cornice di libri che circonda gli avventori e li fa sognare a occhi aperti.

Vocabolario

Sebbene = Despite

gelido = frosty, icy

ci siamo rifugiati (rifugiarsi – reflexive verb) = we took refuge

*zona rossa > During the pandemic, Italy has been divided into “colored” zones (bianca, gialla, arancione, rossa) according to the infection rate.

un editore = a publisher

gestiti = managed

tradotti = translated

seduta = sitting

velluto = velvet

scaffali (gli) = shelves

li posiziona = she place them

la copertina = the book cover

una coppia = a couple (two married people)

stramba = weird

usati = used, second hand books

si interfaccia (interfacciarsi – reflexive verb) = she faces

i regali = presents

sulla = su+la = on, about

*gialli = thrillers

una tazza = a cup or a mug (no difference in Italian)

una tisana = herbal tea

i gusti = the tastes

accatastati l’uno sopra l’altro = stacked on top of each other

disordine = mess

una gondola = typical Venice boat

una porticina = a small door

il cortile sul retro = the backyard

una scala = stairs

in cima = on the top

affacciarmi (affacciarsi – reflexive verb) = to look out, to lean out

affollata = crowded

ospiti = guests (false friend)

i felini = cats

“sono di casa” = “are at home”

un volume = a volume (a book)

un pisolino = a nap

*acqua alta = a tide peaks that occurs periodically in the Venetian Lagoon, where they cause partial flooding of Venice.

portuale (adjective) = harbour

numero civico = house number

fornì (passato remoto) = the library provided, supplied

La Marina = the Navy

in seguito = later

l’avvento = the advent

incendiata e distrutta = burned down and destroyed

ricostruita = rebuilt

Pare che = It seems that

un salto = a jump

ci spostiamo a = we move to, we go to

comodamente = comfortably

la cornice = the frame

circonda = surrounds

gli avventori = patrons



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Writing Assignment

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Vieni in un supermercato italiano con me?

It’s 7 pm and I’m in front of my favourite Italian supermarket. For me it’s time to do the shopping… Do you want to come?

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Intro in Italian

Oggi ti porto al supermercato con me, in un supermercato italiano in un giorno come tanti…


Al supermercato italiano

Sono le 19 e mi trovo all’ingresso del mio supermercato preferito, un discount italiano con un’offerta di prodotti scarsa ma di qualità. Mi piace proprio perché non mi dà tanta scelta e quindi non mi confonde le idee.

Nei supermercati grandi perdo sempre un sacco di tempo a confrontare i prezzi e a domandarmi se sia meglio una o l’altra marca.

Questa sera mi serve il carrello perché ho bisogno di comprare un po’ di cose pesanti. Di solito mi basta il cestino, ma chissà perché, nei discount italiani i cestini non sono mai disponibili. In questi casi, mi arrangio con le borse che mi sono portata da casa.

Quando ero piccola, le borse di plastica erano incluse nella spesa: te le dava la cassiera al momento del pagamento e non era necessario pagarle. Molti anni dopo, quando i giornali hanno iniziato a parlare del tema ambientale più assiduamente, i clienti che avevano bisogno di una borsa di plastica erano costretti a pagarla alcuni centesimi di Euro. Oggi, quelle buste sono rigorosamente biodegradabili e la gente ha piano piano imparato a ri-utilizzare le proprie borse della spesa, di tela o di plastica resistente.

In Italia, il carrello si può estrarre dalla fila grazie a una monetina da uno o due euro (dipende dai supermercati) a meno che tu non abbia conservato una monetina da 500 LIRE. Mia madre ne possiede quattro esemplari e ne ha dato uno a ciascun membro della famiglia: “Per il carrello” ci aveva detto in modo solenne nel momento in cui ci consegnò quel piccolo cimelio. Il suo valore in Euro corrisponde oggi a meno di 30 centesimi, ma possederla ti fa sentire parte di un gruppo esclusivo di fortunati.

All’ingresso del supermercato ci sono sempre dei mendicanti: persone che chiedono aiuto agli avventori che entrano ed escono dalle porte scorrevoli automatiche. Sono stranieri, uomini e donne con tratti etnici diversi da quelli degli autoctoni. Le loro richieste non sono quasi mai insistenti e, a differenza di molte altre persone, loro salutano sempre gli sconosciuti che incontrano.

Nei supermercati italiani si comincia sempre con il reparto di frutta e verdura, che spesso è un percorso obbligato. C’è un aspetto curioso, che mi ha fatto notare una ragazza tedesca che vive in Italia, legato a questo reparto: “Perché voi italiani usate sacchetti biodegradabili e poi obbligate la gente a usare guanti in plastica per scegliere frutta e verdura?” mi ha chiesto. “Bella domanda.” le ho risposto.

Dopo aver fatto scorta di frutta e verdura, mi avvicino al reparto gastronomia, un vero e proprio “paese dei balocchi” dove poter comprare salumi, formaggi e piatti sfiziosi cucinati seguendo ricette tradizionali. Questo reparto non è self-service: bisogna prendere “il numerino” da una macchinetta erogatrice e aspettare il proprio turno. Quando tocca a te, puoi iniziare una conversazione con l’addetto ai salumi che suonerà simile a questa:

  • “58?”
  • “Sì, sono io!”
  • “Mi dica…”
  • “Vorrei un etto di cotto per favore”
  • “Cotto… quale?”
  • “Mi dia quello in offerta, per favore”

Quindi, lui prenderà il prosciutto cotto (sì, l’intera coscia), lo posizionerà sull’affettatrice e inizierà ad affettarlo, riponendolo su una carta speciale. Poi, prenderà la carta e la metterà sulla bilancia per controllare il peso. Quasi sicuramente sarà corretto: un ettogrammo preciso, cento grammi di prosciutto cotto tagliato a fette sottili.

La mia spesa prosegue in modo piuttosto noioso e non so quanto possa interessarti che mi piace comprare lo yogurt al caffè o che io e Massimo abbiamo sviluppato una forte dipendenza per le olive taggiasche e le acciughe sottolio. Le compriamo praticamente ogni volta che andiamo al supermercato.

Però, volevo soffermarmi su un corridoio molto speciale: quello dei biscotti. I biscotti italiani sono diversi da tutti gli altri perché la loro funzione non è quella di semplici snack. No, i biscotti in Italia sono “i biscotti per la colazione”. Interi scaffali del supermercato contengono sacchetti di carta pieni di biscotti di ogni tipo: ci sono quelli a forma di goccia con dentro piccoli pezzi di cioccolato, quelli rotondi al cacao e ricoperti di granella di zucchero, quelli a forma di ciambella e così via… Gli italiani al mattino li inzuppano nel latte o nel caffè e non potrebbero vivere senza.

Ho quasi finito la spesa ma, prima di andare, scatto una fotografia per te. In questo periodo dell’anno gli scaffali di tutti i supermercati sono eccezionalmente colorati: si tratta degli involucri colorati che avvolgono le uova di Pasqua, grandi uova di cioccolato che attendono di essere aperte (anzi, diciamo pure “rotte”) la mattina di Pasqua. Dentro c’è sempre una sorpresa e io non vedo l’ora di scoprire cosa ci sarà dentro al mio uovo…

Vocabolario

scarsa = poor, low

di qualità = quality (adj.)

non mi dà = literally “It doesn’t give me”, meaning “It doesn’t offer me”

mi confonde le idee = It confuses me

perdo tempo = I waste time

un sacco = a lot (literally “a bag”)

la marca = the brand

mi serve = I need (the subject is what I need)

il carrello = the shopping cart

ho bisogno di = I need (the subject is I)

mi basta (qualcosa) = (something) is enough to me

chissà = who knows

i cestini = the shopping baskets

mi arrangio = I can manage with

la cassiera = the cashier (la cassa is the counter)

assiduamente = assiduously

le buste = the shopping bags

piano piano = step by step, little by little, gradually

la tela = cloth

la fila = the line

a meno che = unless

gli esemplari = samples (noun)

un cimelio = a relic

ti fa sentire = makes you feel

i mendicanti = beggars

gli avventori = patrons

le porte scorrevoli automatiche = automatic sliding doors

gli autoctoni = the local people

gli sconosciuti = the strangers

legato a = linked to, related to

fare scorta = stock up

“il paese dei balocchi” = the “Land of Toys” (quote from “Pinocchio” novel)

sfiziosi = delicious, tasty

la macchinetta erogatrice = the (small) ticket machine

Quando tocca a te = When it’s your turn

l’addetto ai salumi = the person in charge to serve salami

il prosciutto cotto = ham

la coscia = thigh

l’affettatrice = the slicing machine

affettare = to slice

riponendolo (riporre) = to put, to place it

la bilancia = the balance

le fette sottili = thin slices

prosegue (proseguire) = it goes on (to go on)

abbiamo sviluppato una forte dipendenza = we delevoped a strong addiction

soffermarmi = to stop (me) on

gli scaffali = shelves

li inzuppano (inzuppare) = to dunk them

gli involucri = the wraps

avvolgono (avvolgere) = to wrap



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Buon Anniversario, Dante Alighieri!

Mamma Mia. With what courage can I start talking about the man who is considered the father of the Italian language? I’ve thought about it a lot: should I do it or not? Will I be able to? In the end, I decided to do it because there is no better year or day than this: Dantedì, the day dedicated to Dante Alighieri, is March 25th and this year we celebrate the 700th anniversary of his death. So … let’s get started! Let’s start talking about Dante.

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Abstract in Italian

Mamma mia. Con che coraggio mi metto a parlarti dell’uomo che è considerato il padre della lingua italiana? Ci ho pensato su tanto: lo faccio o non lo faccio? Ne sarò in grado? (Ne sarò capace?). Alla fine, ho deciso di farlo perché non esiste né anno né giorno migliore di questo: il Dantedì, il giorno dedicato a Dante Alighieri, cade il 25 marzo e quest’anno nel 700esimo anniversario dalla sua morte. E allora… cominciamo! Cominciamo a parlare di Dante.


Il Dantedì e l’Accademia della Crusca

Da gennaio 2020 l’Italia ha una nuova giornata nazionale: il governo italiano ha infatti istituito il Dantedì (lo sai che “dì” significa = giorno), cioè la giornata dedicata a Dante Alighieri, il Sommo Poeta che ha scritto la “Divina Commedia”.

Il Dantedì si celebra il 25 di marzo e quest’anno è un anno molto speciale perché sono passati 700 anni dalla morte di Dante Alighieri.

Il 25 marzo è una data importante anche per un altro motivo, perché il 25 marzo del 1583 nasceva l’Accademia della Crusca.

C’è un legame tra il Dantedì e l’Accademia della Crusca e ora te lo spiego.

La Crusca è la più antica accademia linguistica del mondo, nata a Firenze e volta a monitorare l’evoluzione della lingua italiana (perché lo sai, la lingua è fluida e cambia costantemente, semplicemente usandola).

Beh, Dante e la lingua italiana hanno un legame fortissimo, infatti il Sommo Poeta è considerato addirittura il “padre della lingua italiana”.

Il padre della lingua italiana

Ma perché Dante è il padre dell’italiano? Beh, perché lui ha avuto il coraggio di… inventare.

Sì, al suo tempo i libri che erano considerati degni di essere scritti e divulgati, erano tutti in latino. Il latino era la lingua dei letterati, di coloro che avevano studiato e potevano permettersi di fare ragionamenti profondi.

Il popolo invece, parlava in “volgare” , una lingua pratica che serviva per vivere la vita di tutti i giorni.

E invece Dante ha scelto di usare proprio il volgare per scrivere la sua famosa “Divina Commedia” in cui parlava di temi alti come l’amore, ma anche di temi bassi come i peccati, la morte e le cose che accadono al corpo.

Dante, quindi, ha legittimato l’uso dell’italiano volgare, quello che era usato dalla maggior parte delle persone del suo tempo (stiamo parlando di oltre 700 anni fa; Dante è infatti vissuto tra il 1265 e il 1321).

Ma Dante ha fatto di più. Lui ha deliberatamente inventato delle parole e delle frasi. Per esempio, nessuno prima di lui aveva mai scritto “Non mi tange” (ovvero “Non mi tocca”, nel senso che “Non mi interessa”). Oggi tante persone citano questa frase nel linguaggio parlato.

Dante raccontava storie e chi ama le storie sa giocare con le parole. Inoltre, lui pensava anche ai suoni delle parole: la Divina Commedia è, di fatto, una lunghissima poesia. Infatti, è tutta scritta in versi, con una struttura divisa in tre parti (l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso), ciascuna composta da 33 canti (l’Inferno ne ha uno in più, che è l’introduzione) che sono scritti in terzine incatenate di endecasillabi.

Questo significa che ogni verso (ogni riga) finisce con una parola che ha sempre lo stesso accento. Inoltre, la regola della terzina incatenata (che oggi si chiama “terzina dantesca”) è questa: ABA BCB CDC ecc.

Facciamo un esempio. Prendiamo un estratto dal Canto III dell’Inferno.

«Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa.»

Virgilio, che è la guida di Dante sia nell’Inferno sia nel Purgatorio, gli dice: non fermarti con queste persone, non meritano attenzione. Queste persone sono i cosiddetti “ignavi” cioè quelli che nella loro vita non hanno mai preso una posizione (per esempio politica), ma semplicemente hanno vissuto senza farsi tante domande e quindi evitando i problemi (forse per viltà, secondo Dante, che è ovviamente anche l’autore e non solo il protagonista).

Oggi l’espressione “guarda e passa” si usa in tante occasioni. Per esempio, quando la mamma è al supermercato con suo figlio piccolo e lui vorrebbe toccare tutto, prendere le cose più colorate e metterle nel carrello della spesa. La mamma allora potrebbe dirgli: “Michele, lascia stare! Guarda e passa…”

Un uomo innamorato

Devo ammettere che non sono una grande esperta di Dante, anzi, proprio per niente. Per il poco che lo conosco, mi sono però fatta una certa idea di lui. Dante, secondo me, era un uomo innamorato. Ma non innamorato solo di Beatrice, come tutti sanno, bensì della vita stessa.

Lui era una persona che aveva fatto tante esperienze di vita. Non era solo “un uomo di studi” anche se passava tantissimo tempo sui libri ed era appassionato della letteratura che adesso noi chiamiamo classica. Aveva studiato il latino profondamente e la Divina Commedia ci mostra la sua profonda sensibilità verso i temi più importanti della vita (come la morte!).

Ma Dante, sapeva anche uscire fuori casa per occuparsi di questioni più pratiche. Forse non lo sai ma Dante era stato un soldato, aveva combattuto nella battaglia di Campaldino in cui la sua fazione, quella dei Guelfi fiorentini, aveva battuto i Ghibellini di Arezzo. Dante infatti, era anche un politico e aveva avuto l’occasione di viaggiare (dopo te ne parlo meglio).

Però, il suo cuore, non ha mai viaggiato verso altri amori: il suo grande amore di bambino, Beatrice, è rimasto vivo anche dopo la prematura morte di quella ragazza che è stata l’unica in grado di immobilizzarlo. Le parole che nella sua intera vita ha potuto scambiare con Beatrice sono pochissime, forse si contano sulle dita di una mano! Sappiamo che l’ha conosciuta durante un gioco da bambini e se n’è subito innamorato. Poi, una volta, l’ha incontrata per strada. Lei lo ha salutato e… lui non ha saputo neanche rispondere. Ti è mai capitato di comportarti così con qualcuno?

I luoghi di Dante

Come ti dicevo, Dante ha viaggiato molto. In realtà è stato anche costretto, infatti, quando lui era impegnato in politica e fu nominato “priore” di Firenze (il priore era un rappresentante), fu mandato a Roma. 

Ma nel frattempo, quindi mentre lui era a Roma, il governo della sua città cambia. Il suo partito perde potere e lui viene condannato! Non può più tornare a Firenze, altrimenti lo arresterebbero e lo ucciderebbero!

Da quel momento (è il 1301 e Dante ha circa 35 anni) inizia a vagare per tutta Italia. Trova ospitalità ad Arezzo, che è la città toscana dove – molti anni dopo – è stato girato il film “La Vita è bella”, e poi a Forlì che è una bella città che si trova in Emilia Romagna. Dopo aver partecipato a riunioni politiche nelle campagne di queste due regioni, si sposta più a nord e arriva a Verona. Nell’estate del 1304 si stabilisce forse a Bologna e scrive moltissimo. Lavora al Convivio, un trattato filosofico, e al De vulgari eloquentia, in cui parla dell’importanza della lingua volgare ma scrivendo in latino, perché si rivolge ai “dotti” del suo tempo.

Dante poi torna verso la Toscana, in una zona che oggi è a metà con la Liguria che si chiama Lunigiana. Proprio qui, inizia a scrivere la sua “Commedia”, che poi verrà chiamata “Divina”. Vivrà a Lucca, soggiornerà in Francia, tornerà a Forlì, visiterà Milano, Genova, Pisa. Tenterà in tutti i modi di tornare a Firenze. Scriverà anche una lettera ai cittadini ma nessuno gli risponderà, anzi! Nel 1315, dopo che Dante si rifiuta di accettare le condizioni di umiliazione necessarie per poter rientrare a Firenze, il governo della città condanna lui e i suoi figli a morte per decapitazione.

Gli ultimi anni della sua vita, li trascorre un po’ a Verona, un po’ a Ravenna e infine a Venezia. Ma in questo ultimo viaggio si ammala e muore, a Ravenna, quando ha 56 anni. Intanto, ha finito di scrivere la Divina Commedia e ha lasciato parti di sé in tutta Italia e, oggi possiamo dire, anche in tutto il mondo.

La tomba di Dante si trova nella meravigliosa città di Ravenna che, quando questa pandemia finalmente finirà, ti invito a visitare.

Vocabolario

un motivo = a reason

te lo spiego = I’ll tell you / explain to you

volta a = has the purpose to

un legame = a bond

degni di = worthy of

permettersi di = afford to

ragionamenti = reasonings

citano = they quote

una riga = a line

non meritano = they don’t deserve

la viltà = cowardice

carrello della spesa = shopping cart

“lascia stare!” = leave it!

proprio per niente = not at all

Per il poco che… = “for the little that”…

mi sono fatta un’idea (farsi un’idea di/su) = I got an idea of him

stessa = itself

la fazione = the political party (a faction)

aveva battuto = had beaten

in grado di = able to

immobilizzarlo = immobilize, freeze

“si contano sulle dita di una mano” = we can count them on one hand (they are few)

impegnato in = committed to

nel frattempo = in the meantime, meanwhile

altrimenti = otherwise

vagare = wander, roam

è stato girato (girare un film) = the movie was filmed

si rivolge a (rivolgersi a) = addresses to

i “dotti” = the wise

Tenterà (tentare) = he’ll try

decapitazione = beheading, decapitation

trascorre (trascorrere) = spend



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La festa della donna in Italia

This week the world celebrates Women’s day, March 8th. But I’m not going to tell you about great Italian women, even if there are so many, because what I can better do is telling you three simple personal stories: something about childhood, something about youth and something about being a woman in Italy these days. You’ll also find out what a “mimosa” is and why you’d see many yellow flowers if you were in Italy this week.

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Una storia da bambina

Da bambina leggevo sempre un giornalino (un fumetto) che si chiamava “Minnie” e che era la versione femminile di Topolino (Mickey Mouse): un libretto che usciva in edicola ogni mese e che raccoglieva le famose storie della Disney, ma pensate per e indirizzate a… le bambine.

Una di queste storie, la ricordo ancora oggi. Minnie e la sua amica si lamentavano di vivere in un mondo maschilista e desideravano che potesse esistere un mondo senza uomini. Un mondo fatto di sole donne!

Detto, fatto! Quando si risvegliarono, il giorno dopo, scoprirono che tutti gli uomini erano spariti dalle case, dalle strade, dai negozi… in giro c’erano solo donne che vivevano in un nuovo equilibrio.

A un certo punto, però, la macchina di Minnie si rompe e così lei è costretta ad andare dal meccanico. Quando arriva, trova una bellissima “meccanica” che sta seduta su uno pneumatico. Minnie le spiega il problema ma la meccanica le risponde che non la può aiutare, altrimenti si rovinerebbe lo smalto rosso che ha appena messo sulle unghie.

Minnie è costretta a tornare a casa a piedi, ma prima di rincasare, si ferma al supermercato. Quando arriva alla cassa, un gruppetto di donne inizia a litigare e impedisce a Minnie di poter pagare la sua spesa.

Sconsolata, Minnie arriva a casa. È molto stanca e affamata, ma deve contare solo su quello che troverà nel frigorifero perché non ha potuto concludere la spesa. Sfortunatamente, scopre che la corrente elettrica è mancata per tutto il giorno nella sua casa e non sa come fare per risolvere il problema. In casa non c’è nessun uomo ad aiutarla.

Minnie va a letto, al buio e senza cena. La mattina seguente si sveglia e scopre che è stato solo un brutto sogno… un incubo! Vede Topolino accanto a lei e, senza svegliarlo, scende in cucina per preparargli la colazione. Quanto si sente fortunata ad avere un uomo a cui dedicarsi!

Una storia da ragazza

Quando si è adolescenti, è facile sentirsi persi. Ci sono tante esperienze da fare e il passaggio da bambini a ragazzi non è sempre facile. Nemmeno quello da bambine a ragazze, a dire il vero.

Io per esempio, intorno ai vent’anni ho iniziato il mio primo lavoro che comportava una certa responsabilità. Voglio dire, non facevo solo ripetizioni di inglese alle ragazzine del mio quartiere, ma avevo trovato lavoro come cameriera in un pub fuori città.

Fare la cameriera è un lavoro complicatissimo: non si tratta solo di portare piatti e bicchieri dalla cucina ai tavoli, ma di gestire un milione di imprevisti. Magari mentre stai tornando verso il bancone del bar, qualcuno ti grida una nuova ordinazione e tu non fai in tempo a prendere il bloc-notes per appuntartela che già ne arriva un’altra. Magari mentre stai per prendere le ordinazioni a un tavolo, arrivano dei nuovi clienti e tu devi scegliere chi fare aspettare: qualcuno in ogni caso sarà scontento dell’attesa.

Quando tornavo a casa dopo una serata impegnativa al pub, mi sentivo molto sconsolata: mi rendevo conto di essere troppo lenta, poco intuitiva e con la memoria troppo corta. Certe volte, piangevo disperata, convinta di essere completamente incapace.

In quel periodo uscivo con un ragazzo più grande di me. Lui non aveva fatto l’università e quindi lavorava già da anni. Mi faceva sedere sul sedile della sua auto e passavamo le serate così, in macchina. Il più delle volte, io ero triste e con le lacrime agli occhi. Avevo bisogno di qualcuno che mi desse un consiglio su come comportarmi in quel nuovo mondo, il mondo del lavoro.

Ricordo ancora il suo sguardo duro e la sua voce arrabbiata che mi diceva queste parole:

Tu non sei fatta per il mondo del lavoro.

Una storia da donna

Oggi che il mondo del lavoro l’ho esplorato sotto alcune sfaccettature, ho capito che mi piace molto… farmelo da me. Mi sono creata il mio, di mondo del lavoro.

Da qualche mese, ho preso in affitto una scrivania in un coworking space che è stato ricavato in una antica chiesa della mia città. Sto molto bene lì: posso lavorare in tranquillità, fare le lezioni con i miei studenti e, quando mi voglio riposare, fare pausa insieme a uno dei coworkers.

L’altra mattina, uno di loro mi ha chiesto di prendere un caffè insieme e io ho accettato volentieri. Quando eravamo l’uno di fronte all’altra, accanto alla macchinetta del caffè, lui mi ha fatto i complimenti… per le mie gambe.

Ha detto che lui ama la bellezza, per lui è molto importante. Ha aggiunto che si vede che faccio sport e che anche lui è uno sportivo. E abbiamo iniziato una bella discussione sull’importanza di fare attività fisica, specialmente in questo periodo.

Quando sono tornata a casa, la sera, ho raccontato quella scena al mio ragazzo. Mentre stavamo cenando, gli ho chiesto quale fosse la prima cosa che un nuovo collega gli avesse mai detto sul luogo di lavoro. Le risposte che mi ha dato erano tutte piuttosto noiose, ma nessuna di quelle riguardava l’aspetto fisico.

In Italia per la festa della donna si regala la mimosa

Qualcuno dice che puzza, qualche donna si rifiuta di riceverla.

Sta di fatto che nel nostro Paese la mimosa è il simbolo della festa della donna dal 1946, quando Teresa Mattei – partigiana e dirigente nazionale dell’Unione Donne Italiane – insieme a Teresa Noce e a Rita Montagnana inventa l’uso di questo fiore che oggi viene regalato alle donne ogni 8 di marzo.

Tutti gli anni, in questo giorno, i fioristi delle città italiane si colorano di giallo.

La mimosa, infatti, è un fiore rotondo e piccolo che cresce a rametti in grandi quantità su una pianta che appartiene alla famiglia delle acacie.

Questa pianta è speciale nella sua semplicità. In Italia la mimosa cresce spontaneamente e per questo è considerata un fiore economico: è alla portata di tutti, cioè tutti possono permettersi di regalarla.

La mimosa riesce a crescere su terreni difficili e per questo rappresenta un valore magnifico: la resistenza.

La resistenza è delle donne che l’hanno usata per la prima volta, ma è anche la resistenza di tutte le donne, capaci di rialzarsi dopo ogni difficoltà.

Vocabolario

un giornalino = a magazine for teenagers

un fumetto = a comic

l’edicola = newsstand (in Italy It’s a kiosk)

indirizzate a = addressed to

si lamentavano (di) = they complained (about)

maschilista = male-dominated

si risvegliarono (passato remoto) = they woke up

scoprirono (passato remoto) = they found out

erano spariti = they disappeared

in giro = around

la macchina = the car

si rompe = it breaks down

è costretta (a) = is forced to

il meccanico = the mechanic

uno pneumatico = a car wheel, a tire

lo smalto rosso = the red nail polish

rincasare = to go home

la cassa = the crate

litigare = to argue

impedisce = it stops

sconsolata = desolate

contare su = to count on

la corrente elettrica è mancata = there was outage of electricity

un incubo = a nightmare

le ripetizioni = tutoring

il quartiere = the neightborhood

gestire = to manage

gli imprevisti = unexpected events

ti grida = (someone) shout an order at you

una ordinazione = an ordination

appuntare = to take notes

fare aspettare = to make/keep someone wait

scontento = disgruntled

il sedile dell’auto = the car seat

un consiglio = a suggestion

le sfaccettature = facets, aspecrs

ho preso in affitto = I rented

è stato ricavato = is housed, is hosted, has been converted into

fare pausa = take a break

faccio sport = to play sports

una bella discussione = an interesting debate

una scena = a scene (figurative)

un collega = a colleague

puzza = it smells

partigiana = partisan, anti-fascist

viene regalato = è regalato = is given as a present

appartiene a = it belongs to

economico = cheap

è alla portata di tutti = is accessible to all

permettersi di = afford to

rialzarsi = to rise again



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