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Pensi mai agli ascensori?

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INDICE:
La paura degli ascensori
L’ascensore nei prodotti culturali
L’invenzione dell’ascensore
L’Italia e gli ascensori
Sondaggio (Poll)

La paura degli ascensori

Quando ero piccola, avevo il terrore degli ascensori. Davvero, anche solo l’idea di entrare dentro una di quelle strette scatole rumorose che servono per salire negli appartamenti in cui solitamente vivono gli italiani mi faceva venire le lacrime agli occhi.

Una volta entrata, stringevo stretti i pugni e socchiudevo gli occhi, fissi sulla fessura tra le due porte automatiche che – in un tempo che a me sembrava infinito – mostrava uno spiraglio di luce ad ogni piano raggiunto. Non era mai il nostro.

“E se ci blocchiamo adesso?”
“E se l’allarme non funziona?”
“E se nessuno lo sentirà?”
“E se… Mi scappa la pipì?”

Queste erano le domande che mi passavano per la testa durante quel lento supplizio di risalita di un qualche edificio della mia città.

Sicuramente deve esserci stata una causa da qualche parte nella mia infanzia per questa particolare forma di claustrofobia.

Ricordo che una volta, nel palazzo in cui viveva una mia compagna di classe, le porte dell’ascensore erano impazzite. Si aprivano e chiudevano ininterrottamente e irregolarmente, però tutto il resto funzionava. Il papà della mia amica si era messo in mezzo, facendo forza con le spalle, per permetterci di entrare e quindi premere il pulsante 4. Il punto era chiaro: meglio una spalla lussata che il fiato corto dopo quattro rampe di scale a piedi, no?

Un’altra volta, ero nell’edificio dove viveva la mia tata. Avevamo dovuto prendere le scale perché l’ascensore era rotto. A un certo punto della nostra ascesa, ecco che ci appare la cabina bloccata a metà tra un piano e l’altro. Mi aveva fatto venire i brividi. C’è qualcosa di inspiegabilmente fastidioso nell’osservare lo spazio che occupa la tecnologia che non funziona.

Forse è a causa di queste esperienze che nella mia vita da adulta cerco di evitare l’uso degli ascensori il più possibile. Ogni volta che posso, prendo le scale al posto dell’ascensore. Mi sembra un ottimo esercizio fisico, che mi fa pure risparmiare i soldi della palestra.

Questo almeno è quello che pensavo prima di diventare mamma, quando il passeggino è diventato un accessorio indispensabile per le mie uscite quotidiane. Inutile spiegare che la presenza dell’ascensore in un qualsiasi luogo pubblico o privato è diventata improvvisamente di grande importanza per me.

Quando sono a Londra, per esempio, tengo sempre a portata di mano la mappa che indica gli accessi “step free” della metropolitana anche se qualche volta mi è capitato di dover chiedere aiuto ai passanti per sollevare il passeggino (e il suo contenuto, cioè un bambino che pesa ormai 10 chili) lungo le scale.


Vocabolario 1

strette = tight

servono per = are meant for

stringevo = I squeezed

socchiudevo = I squinted

fissi su = focused on

la fessura = the hairline crack

lo spiraglio = a small opening

il piano = the floor

Mi scappa la pipì = I need to pee

il supplizio = the torment

l’infanzia = childhood

la compagna di classe = the classmate

erano impazzite = they got crazy

si era messo in mezzo = he put his body (himself) in the middle

lussata = dislocate

il fiato corto = breathless

le rampe (di scale) = flights of stairs

la tata = the nanny

mi aveva fatto venire i brividi = It made me shiver (it scared me)

al posto di = instead of

il passeggino = the buggy, the pram

a portata di mano = at your fingertips, at hand


L’ascensore nei prodotti culturali

In quelle occasioni, non posso fare a meno di pensare a quanto gli ascensori abbiano un valore ben più che rilevante per chi convive con una disabilità legata alla mobilità fisica. Gli ascensori funzionanti, per queste persone diventano imprescindibili.

Lo mostra in modo efficace l’episodio n.7 della quarta stagione della serie britannica Sex Education, in cui uno studente della scuola secondaria non riesce a partecipare agli esami che hanno luogo al secondo piano dell’edificio a causa di un guasto dell’ascensore. Le scale non sono un’opzione per lui, che si può spostare solo in carrozzina.

La presenza degli ascensori nei prodotti culturali non è un affare recente. L’ascensore come luogo sociale compare, infatti, tanto in film quanto in serie tv da un sacco di tempo. Ti cito alcuni titoli come esempio:

  • Only murders in the building, una serie americana del genere comedy-mystery (prima stagione uscita nel 2021) che è principalmente ambientata in un lussuoso palazzo di Manhattan dove l’ascensore è il pretesto per molti sviluppi della storia.
  • Grand Budapest Hotel, il colorato e fortunato film di Wes Anderson del 2014, ambientato proprio in un hotel il cui ascensore con seduta viene più volte usato dal concierge.
  • L’avvocato del diavolo, il film del 1994 con Al Pacino e Keanu Reeves, in cui la porta dell’ascensore si chiude proprio dopo che è stata fatta una proposta diabolica.
  • La fabbrica di cioccolato, il celebre libro per ragazzi dell’autore Roald Dahl pubblicato per la prima volta nel 1964 e divenuto poi un film nel 2005. Sono certa di non fare spoiler nel dire che lo stravagante ascensore di cristallo della fabbrica si trasforma nel mezzo di trasporto che ospita tutta la famiglia del protagonista (incluso il nonno allettato). Non a caso, il sequel del libro si chiama proprio Il grande ascensore di cristallo.

Vocabolario 2

non posso fare a meno di = I can’t help

legata a = linked to, related to

imprescindibili = essential

un guasto = an error (the lift was out of order)

si può spostare = can move

in carrozzina = on the wheelchair

un affare = an issue

Ti cito = I quote

il pretesto = the excuse

con seduta = with seat

allettato = unable to move from the bed


L’invenzione dell’ascensore

Ma quando è stato inventato l’ascensore?

Come principio, l’ascensore è molto antico. Compare infatti negli scritti degli antichi scienziati Archimede e Vitruvio. Addirittura lo si usava per scopi scenici durante i combattimenti al Colosseo: serviva, infatti, per far apparire gli animali direttamente nell’arena, sollevandoli in realtà dal piano sotterraneo fino al piano superiore grazie a un modello primordiale di ascensore.

Esempi di ascensori per passeggeri compaiono in chiese e palazzi dal 17° al 19° secolo D.C. Dobbiamo però concentrarci sul 1854 per trovare il primo esempio di ascensore come lo conosciamo oggi: un mezzo di trasporto prodotto a livello industriale. Siamo nella città di New York e il meccanico Elisha Graves Otis partecipa alla Exhibition of the Industry of All Nations con una dimostrazione al pubblico di come il suo ascensore non solo funzioni, ma possa anche essere utilizzato in modo sicuro dalle persone. (1)

Otis lo brevetta nel 1861 e nel 2022 l’azienda che porta ancora il suo nome si posiziona al primo posto come produttore di ascensori e scale mobili al mondo. Insomma, l’ascensore è invecchiato bene perché, fino a prova contraria, non siamo ancora passati a preferire il teletrasporto di Star Trek o la passaporta di Harry Potter.


Vocabolario 3

gli scritti = the handwritten texts

scenici = scenic

sotterraneo = underground

primordiale = primordial

lo brevetta = patented it

le scale mobili = the escalators

il teletrasporto = teleportation

la passaporta = the portkey


L’Italia e gli ascensori

Ma come mi è venuto in mente di parlarti di ascensori in questo episodio? Tutta colpa di un articolo de Il Sole24Ore, il più importante quotidiano economico italiano, grazie al quale ho scoperto che anche l’Italia detiene un primato riguardo agli ascensori.

“Uno strano record per l’Italia: sono ben 850 mila gli ascensori attivi, cifra che ha permesso alla nazione di guadagnarsi il titolo di Paese con più ascensori di qualsiasi altro al mondo.” (2)

Mi sono chiesta il perché e mi sono risposta che forse dipende dal tipo di architettura che caratterizza le abitazioni delle città italiane. L’Istat, l’Istituto di statistica italiano, mi ha confermato che:

“Le famiglie residenti in Italia vivono prevalentemente in appartamento (57,3%), mentre il 42,1% abita in ville, villini o casali unifamiliari o plurifamiliari (con accessi indipendenti).” (3) Questi dati sono relativi al 2021.

Passeggiando per i centri storici di città italiane come Napoli, Palermo, Torino e Milano è facile imbattersi in palazzi in stile liberty che nascondono al loro interno ascensori in legno e ferro battuto dal fascino senza tempo. Milano, in particolare, è considerata “la città degli ascensori”, infatti uno su cinque degli ascensori installati in Italia si trova in Lombardia. (4)

Tra gli ascensori più famosi d’Italia, non posso non menzionarti quello completamente trasparente che permette di risalire all’interno della cupola della Mole Antonelliana di Torino, da dove poter ammirare tutta la città.

L’esperienza di risalita vale decisamente la pena, ma se anche tu come me non ami particolarmente salire in ascensore puoi sempre rimanere al piano terra a passeggiare tra le esposizioni del meraviglioso Museo del Cinema della città.

E ora dimmi, tu ci pensi mai agli ascensori? Se ti va, raccontamelo rispondendo a questa email o lasciando un commento sotto l’articolo del blog così che altri possano partecipare alla discussione.


Vocabolario 4

Tutta colpa di = (the article) has to be blamed, is responsabile

detiene un primato = has the primacy, is on top for

la cifra = the number, the digit

le abitazioni = places of residence

i villini = little villas

i casali = hamlets

imbattersi = to bump into

vale la pena = it is worth it

il piano terra = the ground floor


Fonti:

  1. Andreas Bernard, Lifted: A Cultural History of the Elevator, New York University Press 2014, p.1-2 (Introduction)
  2. Enrico Netti, Ascensori, Italia leader globale ma è allarme sostenibilità, IlSole24Ore.com, 3 novembre 2023, https://www.ilsole24ore.com/art/italia-paese-ascensori-dove-sono-quelli-piu-vecchi-e-soprattutto-quanto-sono-sicuri-AEwBxlJD
  3. Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 6 settembre 2022, Gruppo di lavoro sulle politiche per la casa e l’emergenza abitativa, Istat, https://www.istat.it/it/files/2022/09/Istat-Audizione-Politiche-per-la-Casa_06_09_22.pdf
  4. Davide Illarietti, Alla scoperta degli ascensori, da Citylife al più antico (Duse), Milano.Corriere.it, 22 marzo 2017, https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/16_settembre_28/alla-scoperta-ascensori-milanesi-piu-alto-citylife-piu-antico-duse-6dcb334e-0ee9-11e7-b19a-5283fae0a63e.shtml

La nostra scuola OnlineItalianClasses.com vorrebbe organizzare una chat di gruppo dove i partecipanti possano scrivere in italiano con l’aiuto delle nostre insegnanti. Ti interessa? Compila il sondaggio in inglese.


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    Intelligenza Artificiale: perché ci interessa

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    Esattamente un anno fa, noi insegnanti di OnlineItalianClasses.com lanciavamo il primo contest di scrittura online promosso dalla nostra scuola. Il contest si rivolgeva ai nostri studenti, ma coinvolgeva anche tutti quelli che ci seguono, a cui abbiamo chiesto di votare la loro storia preferita. E così è stato!

    Ciascuno studente (ovviamente solo chi ha deciso di partecipare) ha scritto una storia a partire da un incipit comune. Ne sono risultate nove storie diverse, bellissime nella loro originalità.

    Ricordo che la parte più difficile per noi insegnanti è stata l’ideazione dell’incipit. Volevamo trovare un inizio che fosse allo stesso tempo accattivante e non troppo dettagliato per lasciare la libertà di esprimersi.

    Alla fine, avevamo optato per questa scelta:

    L. e L. non si conoscevano finché, in una notte di metà settembre, si ritrovarono l’uno nella vita dell’altro.


    Vocabolario 1

    si rivolgeva = it was addressed to

    Ne sono risultate = (nine different stories) were the result

    accattivante = captivating, engaging


    Ora che lo analizzo meglio, questo incipit aveva un difetto linguistico non banale: l’uso del maschile a discapito del femminile o di una formula più inclusiva. (“uno” e “altro” invece di “una” e “altra” oppure di “un” e “altr” o di “unə” e “altrə”). Su questo tema vorrei tornare in un altro episodio, per ora soffermiamoci sul contest.

    I partecipanti del contest hanno lavorato con la loro insegnante e personalizzato il testo a loro piacimento. C’è chi ha dato vita a un personaggio femminile e a uno maschile, chi ha scelto due protagonisti animali, chi ha evitato di nominare i protagonisti perché non era importante ai fini della propria storia. Le storie sono state ambientate in diversi luoghi, addirittura su mezzi pubblici o in luoghi pubblici. Insomma è stato un successo.

    A distanza di un anno, molte cose sono cambiate. Il contest di scrittura per me è stato l’ultimo lavoro di cui mi sono occupata prima di entrare in maternità. Nei mesi successivi mi sono dedicata al mio bambino e non ho avuto modo di aggiornarmi su quello che stava succedendo nel mondo del lavoro, in particolare nel mio settore lavorativo. Ora che sono tornata, mi sono improvvisamente ritrovata immersa in discussioni per me totalmente nuove.

    Tra queste, c’è quella sull’Intelligenza Artificiale, in particolare nell’ambito dell’insegnamento dell’italiano a stranieri. Ho scoperto che gli insegnanti di italiano sono molto preoccupati, perché la competizione sul mercato si è fatta più spietata. I.A. è un’insegnante (o un insegnante?) instancabile, sempre disponibile, con una pronuncia perfetta e un’efficienza ineguagliabile. Esatto, sto parlando dell’Intelligenza Artificiale usata per imparare l’italiano.

    Si può chattare in italiano con ChatGPT, per esempio. E su YouTube spopolano video che mostrano come sia possibile anche avere una conversazione in italiano con l’Intelligenza Artificiale.


    Vocabolario 2

    a discapito (di) = to the detriment of

    a loro piacimento = as they wished

    ai fini (di) = for the purpuse of

    sono state ambientate (in) = took place in

    addirittura = even

    di cui mi sono occupata = I was in charged of

    non ho avuto modo di = I didn’t have the chance to

    aggiornarmi = keep myself up to date

    nell’ambito = in the field of

    spietata = cruel, unscrupulous, ruthless

    spopolano = are very popular


    Mi chiedo se devo preoccuparmi. Il mio lavoro da insegnante è giunto al tramonto?

    Per fortuna, penso, ho sempre il piano B: posso tornare a fare la copywriter.

    Per rassicurarmi, provo a chiedere a ChatGPT di scrivere un testo. Scelgo proprio l’incipit di cui ti parlavo prima, quello per il contest di scrittura.

    E così chiedo a ChatGPT:

    Per un contest di scrittura rivolto a un gruppo di studenti di italiano per stranieri scrivi l’incipit di una storia che i partecipanti devono proseguire a loro piacimento

    Ecco cosa mi risponde:

    Certamente, ecco l’incipit per il tuo contest di scrittura:

    “Nella tranquilla città di Firenze, tra le ombre allungate dalle antiche mura di pietra e i profumi avvolgenti dei gelati artigianali, un gruppo eterogeneo di stranieri si riunì sotto il caldo sole toscano. La scuola di italiano per stranieri, situata in un pittoresco edificio affacciato su Piazza della Signoria, aveva programmato una lezione speciale quel pomeriggio. I volti curiosi e le voci animate provenivano da ogni angolo del mondo, ciascuno portando con sé una storia unica e il desiderio di imparare la lingua del Bel Paese. Era l’inizio di un’avventura che li avrebbe condotti in luoghi inimmaginabili, e tutto cominciò con un’inattesa sorpresa.”

    Ok. Sono fregata. E lo pensi anche tu, vero?

    L’Intelligenza Artificiale ha generato in una manciata di secondi un incipit che io e le insegnanti abbiamo deciso dopo almeno due settimane di riflessioni. E pare pure più bello del nostro!

    Sì, però, a dire il vero, c’è qualcosa che non mi convince. ChatGPT menziona una lezione speciale nel pomeriggio, quindi immette questo primo elemento di sorpresa. Ma poi ne aggiunge un altro, perché sottolinea che ogni partecipante porta con sé una storia unica. E poi chiude con una frase che è carica di aspettative: un’avventura, luoghi inimmaginabili, un’inattesa sorpresa. Ok, mi sembra un po’ troppo.

    Forse è colpa mia, non sono stata chiara nella consegna. Riproviamo.

    Ok, ma potresti generalizzare di più? Senza riferimenti a luoghi specifici, per esempio. Potresti anche abbreviare il testo e lasciare più libertà creativa?

    Certamente, ecco un incipit più breve e aperto:

    “In una città sconosciuta, un gruppo di stranieri si ritrovò in un luogo inaspettato. La scuola di italiano aveva organizzato un incontro speciale quel pomeriggio. Ognuno portava con sé una storia unica, e tutto cominciò con una sorpresa inaspettata.”

    Lo trovo ancora un po’ ridondante , digito.

    E lei (o lui) risponde: Capisco, cerchiamo di semplificarlo ulteriormente:

    “In una città sconosciuta, un gruppo di stranieri si ritrovò in un luogo inaspettato. Ognuno con una storia unica, tutto iniziò con una sorpresa.”


    Vocabolario 3

    è giunto al tramonto = has come to an end?

    Sono fregata = I am swindled

    in una manciata di secondi =

    immette = inserts, inputs

    sottolinea = underline

    la consegna = the instructions

    abbreviare = shorten


    Ok. Ci siamo. Linguisticamente funziona, non pensi? Sì, funziona, a parte il fatto che… Non ha senso.

    Non ha senso questa versione, ma nemmeno le precedenti, se devo dire la verità. Suona bene, certo. Ma logicamente non ha nè capo nè coda. La semplificazione è avvenuta nella sintassi, ma non a livello concettuale. Quella ridondanza che ostacola la mente invece di liberarla è rimasta. Città sconosciuta, stranieri, luogo inaspettato, storia unica e sorpresa. Tutti questi elementi misteriosi sono concentrati in due righe.

    Ora, io non ce l’ho con ChatGPT o con l’Intelligenza Artificiale…. Anzi!

    Quando sento che gli studenti stanno utilizzando tutti gli strumenti a loro disposizione per imparare o praticare l’italiano (quindi non solo ChatGPT o simili, ma anche Duolingo, per dire) sono contenta. Perché mettersi contro il cambiamento, quando può tornare utile a tutti? Viviamo in un mondo che evolve e non possiamo evitarlo. Però possiamo cavalcare l’onda.


    Vocabolario 4

    funziona = it works

    Non ha senso = it doesn’t make sense

    Suona bene = it sounds good

    Non ha né capo né coda = have no beginning or end, be all over the place

    la sintassi = the syntax (sentence structure, word order)

    concentrati = condensed

    io non ce l’ho con (avercela con ) = have it in for

    mettersi contro = be against

    può tornare utile = come in handy, turn out to be useful, prove to be useful

    cavalcare l’onda = to ride


    Cose che l’Intelligenza Artificiale può aiutare gli insegnanti a fare:

    • Creare giochi educativi per l’apprendimento linguistico
    • Creare immagini a scopo didattico per stimolare la conversazione (ad esempio con Midjourney Bot)
    • Imbastire un esercizio di comprensione linguistica
    • Tradurre un messaggio o convertire la propria voce in diverse lingue per raggiungere più studenti (ad esempio con Rask.ai)

    L’Intelligenza Artificiale è molto brava (bravo? brav*?) a imitare e inventare. Perché quello che inventa dipende da quello che ha imparato masticando e digerendo i Big Data.

    L’Intelligenza Artificiale sarà quindi bravissima ad aiutarci nel nostro lavoro, qualunque esso sia. È un supporto, un modo per risparmiare tempo, per toglierci un po’ di fatica. Ma non potrà mai essere originale, autentica e reale. Noi dovremo sempre verificare che quello che ha generato abbia senso. E non è un difetto, è una sua caratteristica strutturale.

    Così come l’Intelligenza Artificiale non potrà mai creare una relazione umana tra studente e insegnante. Non potrà mai creare percorsi di apprendimento personalizzati come ogni giorno le nostre insegnanti si impegnano a fare con i loro studenti. Non potrà capire al volo, tramite empatia, quando la persona che ha di fronte è stanca, arrabbiata, delusa o annoiata. E non potrà mai offrirti socialità e sostituirsi a uno dei partecipanti di un corso di gruppo online. Infine, non potrà raccontarti com’è andata la sua giornata in Italia, perché in Italia non ci ha mai davvero vissuto.

    Voglio lasciarti con un ultimo esempio, una dimostrazione video di un “role play” che simula la situazione di ordinare un caffè in una caffetteria.

    Il risultato è sorprendente ma… ti svelo un segreto. Nel menù di un bar italiano (così chiamiamo una caffetteria) non troverai mai “latte” o “mocha” e raramente troverai “americano” o“espresso”…. Semplicemente, “caffè”.


    Vocabolario 5

    a scopo didattico = with an educational goal

    Imbastire = the real meaning is ‘to tack’ but in this context it is figurative and it means ‘to sketch out’

    Tradurre = to translate

    masticando e digerendo = chewing and digesting

    capire al volo = to understand quickly

    annoiata = bored


    Italian Conversation Sessions

    Se vuoi provare l’esperienza di parlare in italiano con persone reali ma senza spostarti da casa tua, perché non partecipi a una delle sessioni di conversazione online in italiano su un tema che ti interessa?

    Conoscerai così una delle nostre insegnanti e potresti anche fare nuove amicizie con persone provenienti da tutto il mondo. Vai su OnlineItalianClasses.com e seleziona “Italian Conversation Sessions” nel menù.

    Ehm… Ho chiesto a ChatGPT di tradurre questo per me. Dimmi cosa ne pensi:

    If you want to experience speaking Italian with real people without leaving your home, why not participate in one of the online Italian conversation sessions on a topic that interests you? This way, you’ll get to know one of our teachers and might even make new friends with people from all over the world. Go to OnlineItalianClasses.com and select “Italian Conversation Sessions” from the menu.


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    15 agosto: Un Ferragosto Italiano

    Ferragosto è la giornata che rappresenta il culmine dell’estate italiana. Una festa pagana di origine romana, che è poi stata adottata e modificata dalla tradizione cristiana. Ti racconto qui come si festeggia oggi il 15 agosto in Italia e perché è importante che tu lo sappia…

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    Domenica sono uscita con un’amica italiana che vive a Londra come me. Chiacchieravamo di questa estate molto inglese, fresca e piovosa come ci si aspetterebbe qui (e, che – tra parentesi – inizia a piacermi assai, dopo aver passato due mesi nella torrida Italia. Ma se iniziamo a parlare di cambiamenti climatici, dovremmo aprire un capitolo a parte quindi ritorniamo sui binari).

    La mia amica non ne può più. “Questa non è estate!” mi ha detto, sconsolata. “Ho voglia di mare, di sole, di caldo…insomma, ho voglia della classica estate italiana”.

    Ma che cosa si intende esattamente per questa tanto idealizzata estate italiana?

    Devi sapere che le vacanze estive, quelle in cui la scuola è chiusa per intenderci, in Italia durano quasi tre mesi. Sì, sono lunghissime rispetto a quello che succede negli altri Paesi europei, ad eccezione solo di Lettonia e Lituania (persino in Spagna, che agli occhi degli italiani è il Paese dove è estate tutto l’anno, durano una settimana di meno). Per esempio, quelle attualmente in corso in Italia sono cominciate tra la prima e la seconda settimana di giugno (a seconda della regione) e termineranno tra la seconda e la terza settimana di settembre.

    Vocabolario 1

    Chiacchieravamo = we chatted
    assai = a lot
    torrida = baking hot

    a parte = one more, another
    non ne può più = she can’t stand it anymore
    sconsolata = sorrowful

    insomma = therefore
    persino = even
    a seconda = according to


    Il motivo è principalmente climatico: con il caldo che avanza e la mancanza di aria condizionata nelle scuole – la maggior parte delle quali hanno sede in edifici che risalgono all’epoca del fascismo – diventerebbe impossibile svolgere le lezioni in condizioni di sicurezza.

    Questo comporta che l’intera società si sia adattata a concentrare le ferie (in gergo, si tratta dei giorni in cui i lavoratori si prendono una pausa dal lavoro) in questo lungo lasso di tempo.

    Giugno e settembre sono tendenzialmente considerati “bassa stagione”, cioè quando l’affluenza di turisti non è così alta e quindi i prezzi delle strutture di ricezione turistica sono più bassi. Il picco, cioè quella che è considerata “alta stagione”, si ha in agosto e in particolare nella “settimana di ferragosto”, che è quella che include la giornata di ferragosto, che cade sempre il 15 agosto.

    Vocabolario 2

    hanno sede = take place
    risalgono = belong
    svolgere = carry out

    le ferie = holidays, days off
    in gergo = in the slang

    (il) lasso = laps
    l’affluenza = the flow (of tourists)


    La settimana di ferragosto sono in realtà le settimane di ferragosto, cioè le due settimane più vicine a tale data. Per intenderci, quest’anno ferragosto cade di martedì e quindi il periodo probabilmente più gettonato dagli italiani che andranno in vacanza va dal venerdì 11 fino alla domenica 20 agosto.

    Se ti trovassi in Italia in questi giorni e ti capitasse di accendere la radio o la televisione, è altamente probabile che tu ti possa imbattere nell’espressione “bollino rosso”. Si tratta di un’indicazione del livello del traffico sulle autostrade italiane, frequentatissime dai numerosi vacanzieri che – per spostarsi da una zona all’altra d’Italia – scelgono di viaggiare in automobile. Normalmente, i flussi di automobilisti con il bagagliaio pieno e l’aria condizionata “a balla” si spostano in massa dalle città alle località balneari oppure alla montagna. Tendenzialmente questi flussi vanno quindi da nord a sud e viceversa. Raramente gli italiani attraversano l’Italia in orizzontale, anche se l’entroterra italiano sarebbe tanto sorprendente quanto è snobbato (come ha fatto notare la scrittrice e regista Alice Rohrwacher in un’intervista che ho ascoltato di recente).

    Vocabolario 3

    gettonato = popular
    (il) bollino = the mark
    il bagagliaio = the trunk

    “a balla” = at a high power
    in massa = all together at the same time

    le località balneari = seaside resort
    di recente = recently


    Che cosa si intende per Ferragosto?

    Si tratta di una festa pagana di origine romana, che è poi stata adottata e modificata dalla tradizione cristiana, come spesso accade (e lo sanno bene gli studenti di Laura che hanno seguito il suo corso di gruppo Italian Folklore!).

    Il nome ferragosto deriva dal latino feriae Augusti, che significa “riposo di Augusto”. Augusto è stato il primo imperatore romano, Ottaviano Augusto, che ha dato il nome anche al mese di agosto. Siamo nel 18 a.C. e Augusto istituì un periodo di riposo e di festeggiamenti per celebrare la fine dei lavori agricoli che durava, in realtà, tutto il mese di agosto.

    La giornata del 15 agosto fu stabilita dalla Chiesa, assimilando tali festeggiamenti romani alla celebrazione dell’assunzione della Vergine Maria. Il dogma dell’Assunzione stabilisce che Maria, nel momento della sua morte, sia stata assunta (cioè accolta) in cielo sia con l’anima sia con il corpo. Per questo motivo molti italiani si riferiscono alla festa di ferragosto anche con l’espressione “la Madonna d’agosto”.

    Come si festeggia oggi il Ferragosto in Italia?

    Come detto, molti italiani scelgono di passare le vacanze di ferragosto al mare o in montagna, anche se consapevoli che andranno incontro a grandi code ovunque: per trovare un tavolo in un ristorante, per prendere un gelato in gelateria, per entrare in una discoteca, per prenotare un campo da beach volley, per trovare un posto a sedere e assistere a un evento all’aperto e così via. Ci sono quelli che proprio non possono fare altrimenti, perché l’azienda in cui lavorano chiude per una o due settimane e sono quindi costretti a fare queste “ferie forzate” proprio nel periodo di ferragosto.

    Con un contratto a tempo pieno di 40 ore, ogni mese un lavoratore italiano dipendente matura 2.33 giorni di ferie, che sono circa 28 giorni all’anno, quindi circa quattro settimane. E durante l’anno ci sono poche altre occasioni per andare in vacanza (mettiamo il caso che due settimane “vanno via” in agosto, una per Natale e magari qualche altro giorno per Pasqua) e in quest’occasione molti si rassegnano a viaggiare, anche se è alta stagione.

    Vocabolario 4

    pagana = pagan, not christian
    istituì (passato remoto)= established
    Il dogma = dogma, gospel

    stabilisce = establishes
    (le) code = the queues
    e così via = and so on

    a tempo pieno = full time
    dipendente = employee


    E poi ci sono quelli che restano. Restano nelle città svuotate, nelle campagne ripopolate ma sempre meno affollate delle località di mare e di montagna.

    E cosa fanno? Organizzano pranzi per mangiare insieme, che domande!

    In particolare, la grigliata di ferragosto è imprescindibile, un vero “must”.

    Normalmente ci si ritrova con la famiglia o con gli amici, ognuno porta qualcosa da accompagnare alla carne (torte salate, torte dolci, vino e birra fresca) e… si griglia! Il dress code della giornata è solitamente maglietta e pantaloncini con sotto, pronto da sfoggiare, il costume da bagno. E i più fortunati possono effettivamente trovare un po’ di refrigerio nella piscina di un amico o in uno dei tanti fiumi e laghi lungo i quali le grigliate all’aperto sono permesse (spesso infatti c’è il divieto, per via del rischio di incendi).

    Il più sfortunato? Il grigliatore, che tendenzialmente è il padrone di casa e che si ritrova a passare tutto il giorno a preparare salamelle e hamburger per gli amici, avvolto in una nuvola di fumo e sotto il sole cocente. Però poi i complimenti per la buona riuscita della giornata (in cui, come sai, la qualità del cibo per gli italiani ha un peso notevole) cancella in un attimo tutta la fatica… immagino.

    Lo so, forse non ti aspettavi questo racconto della famosa “estate italiana”. Forse ti immaginavi un po’ meno afa, un po’ meno confusione. Una spiaggia tutta per tè o quasi, un aperitivo al tramonto, un giro in bicicletta (quella col cestino, mentre tu indossi un abito a fiori e un cappello di paglia). Ok, ok forse sto esagerando con gli stereotipi. Però non esagero col dirti che andare in Italia a ferragosto può essere un delirio. Sono però anche convinta che a molta gente piaccia la confusione. Trovarsi lì, esattamente lì dove sono tutti, fa sentire al centro di dove “le cose succedono”, dando l’idea che anche quest’anno quella famosa estate italiana si sia svolta nel modo giusto, così come dev’essere. Perché alla fine, ci innamoriamo delle idee così come ci innamoriamo delle persone. Con la differenza che le idee… possiamo comprarle 😉

    Vocabolario 5

    imprescindibile = essential
    (le) torte salate = quiches
    sfoggiare = show off
    il costume da bagno = swim suit

    il divieto = the ban
    il più sfortunato = the unluckiest
    cocente = burning
    notevole = remarkable

    immagino = I guess
    l’afa = the heat
    (il) cestino = the basket
    un delirio = a mess
    si sia svolta (congiuntivo) = happened


    New Referral Program: Parla di noi e ti regaliamo una lezione di italiano!

    Photo by Ben White on Unsplash

    Siamo molto orgogliosi dei nostri studenti. Vengono da ogni parte del mondo e arricchiscono la nostra scuola con le loro storie di vita così diverse, così interessanti. Alcuni hanno coinvolto amici e familiari, che ora sono diventati studenti della nostra scuola. E così la nostra “famiglia internazionale” si allaga 🙂

    Per ringraziarli, abbiamo deciso di regalare loro una lezione di 30 minuti, in aggiunta a quelle già acquistate.

    Se sei uno studente di OnlineItalianClasses.com puoi partecipare al nostro Referral Program: parla di noi ad amici e parenti e ti regaleremo una lezione per ogni persona che diventerà nostro studente.

    Come? Parlane con la tua insegnante o scrivimi una email con il nome della persona che vorrebbe provare una lezione di italiano!

    Inoltre, ti ricordo che stiamo per lanciare una nuova serie di incontri di conversazione in piccoli gruppi rivolti a studenti di livello pre-intermedio e intermedio, da A2 a B2. Se vuoi sapere quando comincerà, non dimenticarti di iscriverti alla newsletter!


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    2 giugno: La festa della Repubblica Italiana

    La festa della Repubblica è una delle ricorrenze italiane più importanti e una delle mie feste preferite. Forse perché è una giornata super partes, in cui la politica si fa da parte (o almeno dovrebbe), per ricordare le basi su cui la nostra società si fonda e cioè la democrazia.

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    Sabato 6 maggio 2023 mi trovavo in un pub di Londra insieme a una coppia di amici – una ragazza francese e un ragazzo tedesco – per un evento eccezionale: assistere alla cerimonia d’incoronazione di Re Carlo III d’Inghilterra. Tra una pinta di birra (per noi mamme, un succo di frutta) e un piatto di patatine fritte, abbiamo girato un simpatico video in cui facevamo giocare i nostri bimbi con le bandierine della Union Jack e li facevamo ballare sulle ginocchia sulle note dell’inno nazionale “God save… the King!”. Sembravamo molto patriottici, ma la verità è che ci stavamo solo divertendo. Abbiamo pensato che fosse bello celebrare in compagnia un evento storico così rilevante… Insomma, non capita tutti i giorni – specialmente al giorno d’oggi – di assistere all’incoronazione di un re!

    Tutt’attorno a noi, altri avventori seguivano le scene dagli schermi installati nel pub, seduti ai tavoli. L’atmosfera era goliardica. Un po’ come quando ci si ritrova a vedere una partita di calcio o di rugby, con la differenza che in questo caso non c’era una squadra da tifare. Non mi sembrava, infatti, di percepire un qualche spirito monarchico e ho avuto l’impressione che gli altri clienti fossero tutti stranieri come noi. Il quartiere dove viviamo, infatti, è piuttosto internazionale e probabilmente gli inglesi più “royalist” sono rimasti a casa o si sono recati nelle zone di Londra più centrali.

    Quando poi ho chiesto agli amici inglesi se avessero assistito alla cerimonia e ho raccontato loro della nostra mattinata al pub, la risposta comune è stata per lo più: “che cosa anacronistica!”. Il commento non era riferito a noi, ma all’evento in sé. Tutto quello sfarzo e quella solennità provocava in loro un certo imbarazzo.

    Per noi che vediamo la cosa “da fuori”, invece, è tutto piuttosto affascinante. Addirittura abbiamo dovuto acquistare un giornale cartaceo e altri souvenir da portare in Italia come ricordo dell’evento, su richiesta di due diverse persone (italiane).

    Vocabolario 1

    girato = past participle for “girare”. We say “girare un video” for “shooting a video”

    bimbi = colloquial form for “bambini”

    bandierine = little flags

    rilevante = relevant, important

    assistere = two meanings: to take care of/to attend (in this context, the last one).

    avventori = patrons

    goliardica = lighthearted

    calcio = soccer

    squadra = team

    tifare = support, cheer

    in sé = itself

    sfarzo = pomp

    imbarazzo = embarassement

    Addirittura = even


    Anche l’Italia era una monarchia

    Su 195 Paesi del mondo, sono rimaste attualmente solo 29 monarchie. L’Italia, come sai, non fa parte di queste e forse è proprio per questo motivo che l’incoronazione di un nuovo re nel 2023 ha attirato la nostra attenzione, così come tutto quello che è diverso da ciò a cui siamo abituati.

    Infatti, nè io, nè i miei genitori eravamo nati quando l’ultimo Re d’Italia Umberto II era in carica. Tuttavia, non si tratta di un tempo così remoto come si possa pensare. La mia nonna, per esempio, aveva 20 anni quando – il 2 giugno del 1946 – in Italia si è votato il referendum* per decidere se mantenere la monarchia o diventare una repubblica. Ora che ci penso, mia nonna non aveva potuto votare, perché non aveva ancora compiuto i 21 anni (li avrebbe fatti a settembre dello stesso anno). Oggi gli italiani possono votare a partire dai 18 anni, ma a quel tempo no e per un soffio mia nonna non ha potuto prendere parte al primo voto a suffragio universale d’Italia!

    Ti ricordi cosa significa questa parola: “suffragio universale”? Significa che il diritto di voto è esteso a tutti, non solo agli uomini, ma anche alle donne! Sì, in Italia questo è successo piuttosto tardi (in Inghilterra, per esempio, il movimento delle “suffragette” è nato alla fine del 1800 e le prime donne hanno potuto votare – pur con delle limitazioni – già nel 1918).

    Fatto sta che, il 2 giugno 1946, appena dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, gli italiani decisero che l’epoca della monarchia era giunta al tramonto, per far sorgere quella della repubblica. Sicuramente, la caduta del nazi-fascismo, sconfitto grazie ai movimenti di resistenza dei partigiani e alla controffensiva delle forze alleate, ha influito fortemente su questa decisione, anche se lo spoglio del risultato mostrò chiaramente che l’Italia era divisa in due metà. Nel nord Italia la repubblica vinse in quasi tutti i centri urbani principali, mentre al sud il voto fu quasi ovunque prevalente per la monarchia. La differenza dei voti fu comunque consistente – circa 2 milioni – a favore della repubblica, nonostante il mancato voto di molte persone: i sopravvissuti all’internamento in Germania, che ancora si trovavano lì, gli abitanti delle città di Pola, Fiume e Zara (che dopo la guerra erano passate alla Jugoslavia – e oggi sono parte della Croazia), gli abitanti di Trieste, città al tempo contesa che tornò italiana solo successivamente. Ma non votarono nemmeno i militari prigionieri di guerra da parte degli alleati e gli abitanti di Bolzano, che dopo la creazione della Repubblica di Salò* era stata annessa alla Germania.

    *La Repubblica di Salò è stata un breve regime (dal settembre 1943 all’aprile 1945) con a capo Mussolini in collaborazione con Hitler, che aveva sede sul Lago di Garda, nato in seguito alla firma dell’Armistizio – cioè della resa dell’Italia agli alleati.

    Vocabolario 2

    ciò = what

    era in carica = was in charge

    remoto = remote, far in time

    a partire da = from

    per un soffio = by a whisker, by a thread

    prendere parte a = take part in

    è esteso a = is widespread

    pur (seppure) = although, though, even though, even if

    Fatto sta che = point is, fact is

    era giunta a = came to

    sconfitto = defeated

    lo spoglio = tally the votes (in Italian we use a noun)

    consistente = false friend! It doesn’t mean “consistent”, but “considerable, substantial, significant, sizeable”

    mancato = missing

    annessa = annexed, conjunct, combined, joined together

    la firma = another false friend. It’s not a firm, it’s a signature.


    Come è fatta la Repubblica Italiana?

    In latino res publica significa “cosa pubblica” cioè di tutti, infatti le decisioni si prendono in forma di democrazia. L’Italia è un esempio di repubblica parlamentare. Le funzioni fondamentali sono distribuite tra cinque organi costituzionali: parlamento, presidente della repubblica, governo, magistratura, corte costituzionale.

    Il parlamento esercita la funzione legislativa (approva le leggi) e di controllo sul governo. I membri del parlamento italiano sono 606 e si tratta di rappresentanti delle scelte del popolo. Il parlamento italiano è composto da due camere: la Camera dei deputati (400 membri) e il Senato (200 membri + 6 senatori a vita).

    Il governo esercita la funzione esecutiva (mettere in pratica le leggi) e coincide con il consiglio dei ministri a cui fa capo il presidente del consiglio. Nel momento in cui scrivo la presidente del consiglio dei ministri è Giorgia Meloni, la prima presidente donna della storia d’Italia.

    La magistratura esercita la funzione giurisdizionale, ovvero applicare e far rispettare le leggi. Sono magistrati sia i giudici, sia i pubblici ministeri (Pm). I giudici decidono sulle controversie, i Pm dirigono le indagini.

    La corte costituzionale è composta da 15 giudici che controllano la costituzionalità delle leggi e le annullano se sono incostituzionali. La costituzione è la legge fondamentale dello Stato, che indica i principi fondamentali che tutte le altre leggi devono rispettare e inoltre definisce i valori su cui lo Stato si fonda e stabilisce la sua organizzazione.

    La costituzione italiana fu firmata dopo la Seconda Guerra Mondiale da Enrico De Nicola come primo presidente della repubblica italiana. Quello attuale, invece, è il dodicesimo, Sergio Mattarella. Normalmente il presidente della repubblica rimane in carica 7 anni, ma eccezionalmente Sergio Mattarella si trova già al suo secondo mandato consecutivo, a causa della situazione di crisi politica e sanitaria in cui l’Italia si è ritrovata nel 2022. Il presidente della repubblica ha un potere «neutro», cioè al di fuori della tripartizione dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario). Svolge una funzione di sorveglianza e coordinamento, secondo le norme stabilite dalla costituzione italiana, di cui è garante.

    Vocabolario 3

    esercita = carries out, performs

    la funzione = the function

    ovvero = formally means “or”, but in the spoken language it means “that is”

    far rispettare = make sbd respect

    le controversie = controversy, dispute, disagreement

    le indagini = investigations, inquiries

    incostituzionali = unconstitutional

    il mandato = the mandate

    consecutivo = in a row

    al di fuori = outside, beyond

    Svolge = conducts, carries out

    garante = guarantor, warrantor


    Come si festeggia la Festa della Repubblica in Italia?

    Innanzi tutto, si è sempre festeggiata da quel 2 giugno 1946, con poche eccezioni. Per alcuni anni fu resa una “festa mobile”, cioè non c’era una data fissa in cui celebrarla, lo si faceva la prima domenica di giugno. Inoltre, nel 1976 fu annullata a causa dell’oggi famoso terremoto nella regione dell’Italia settentrionale (del nord Italia) chiamata Friuli Venezia Giulia, nel 1977 fu annullata per non perdere un giorno di lavoro a causa della crisi economica. Nel 2000 fu ristabilita la data del 2 giugno, che rimane ancora oggi ed è particolarmente amata da chi vuole approfittarne per fare una gita fuori porta primaverile.

    Come puoi immaginare, la capitale d’Italia Roma è al centro dell’attenzione per il cerimoniale ufficiale della Festa della Repubblica. Tutto il resto d’Italia – ovvero quelli che non hanno deciso di viaggiare – assiste all’evento attraverso la diretta televisiva. Oltre alla parata militare lungo i Fori Imperiali, il gesto più importante della giornata lo compie il presidente della repubblica, che depone una corona d’alloro sulla tomba del Milite Ignoto. Il Milite Ignoto (o Soldato Ignoto) è un militare italiano caduto al fronte durante la Prima Guerra Mondiale e sepolto a Roma sotto la statua della dea Roma all’Altare della Patria al Vittoriano. Ignoto significa “sconosciuto”, cioè non si conosce la sua identità. Il valore di questo monumento è simbolico e la sua storia è affascinante. Ti invito a guardare il video qui sotto per scoprirla:

    Il Milite Ignoto – Francesco Oggiano

    Ps. La tomba del Milite Ignoto è omaggiata in diverse occasioni, oltre che ogni 2 giugno e ogni 4 novembre, data della sepoltura (4 novembre 1921).

    La Resta della Repubblica è una delle ricorrenze italiane più importanti e una delle mie feste preferite. Forse perché è una giornata super partes, in cui la politica si fa da parte (o almeno dovrebbe), per ricordare le basi su cui la nostra società si fonda e cioè la democrazia. Tuttavia, non posso fare a meno di osservare gli strati di storia che continuano a convivere nelle città italiane, anno dopo anno. Prima fra tutte Roma, che è tempestata di monumenti che raccontano la sua antica identità imperialistica, ma – a dire il vero – in qualsiasi città italiana a un certo punto ti potresti ritrovare a passeggiare per un certo “Corso Vittorio Emanuele” o una certa strada – senz’altro centrale – dedicata a un membro della dinastia dei Savoia, che ha regnato sull’Italia dall’anno dell’unificazione – il 1861 – fino al 2 giugno 1946.

    Vocabolario 4

    approfittarne = take advantage of

    una gita fuori porta = outing, day trip, excursion

    ovvero = formally means “or”, but in the spoken language it means “that is”

    la diretta televisiva = tv live recording, tv live coverage

    depone = puts down

    la corona d’alloro = laurel wreath

    la tomba = the grave

    caduto = literally “fallen”, here means “dead”

    al fronte = on the field (during a war)

    sepolto = buried

    è omaggiata = is honoured

    non posso fare a meno di = I can’t help

    gli strati = the layers

    convivere = coexist


    Il corso “Italian Folklore” – Second Term

    Il primo modulo (first term) del corso online “Italian Folklore” sta andando molto bene. Le due partecipanti sono attente, curiose e si sforzano di parlare italiano tra di loro e con l’insegnante…. Bravissime! L’insegnante Laura – che è antropologa sociale – ogni volta racconta loro intriganti storie che parlano di come alcune tradizioni italiane si mescolino tra sacro e profano. Il secondo modulo (second term) del corso prosegue. L’inizio è previsto per martedì 6 giugno, con due incontri settimanali, il martedì e il giovedì. Perché non ti unisci al gruppo anche tu? Non preoccuparti, puoi iscriverti liberamente, non è necessario aver frequentato il primo modulo. Trovi tutte le informazioni qua sotto:

    Inoltre, ti ricordo che stiamo per lanciare una nuova serie di incontri di conversazione in piccoli gruppi rivolti a studenti di livello pre-intermedio e intermedio, da A2 a B2. Se vuoi sapere quando comincerà, non dimenticarti di iscriverti alla newsletter!


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    Storie di caffè

    Noi italiani abbiamo tanti pregi. Sappiamo essere molto affettuosi, sappiamo (tendenzialmente – me esclusa) cucinare bene e produrre ingredienti di qualità, che siamo felici di diffondere con orgoglio oltre i confini nazionali. Tra gli innumerevoli nostri difetti, proprio l’orgoglio è quello che più ci rappresenta… specialmente quando si parla di cibo e dintorni.

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    (Per esempio), non c’è assolutamente nessuno al mondo che sappia fare il caffè meglio di noi. Questo è quello che pensiamo, noi italiani, con davvero poche eccezioni. Infatti, quando si tratta di cibo e bevande (vino o caffè, appunto), diventiamo tutti conservatori. Nella fattispecie il caffè ci rende addirittura un po’ più immuni al campanilismo che di solito ci caratterizza… E allora possiamo anche concedere ai napoletani il primato del caffè più buono d’Italia.

    Sono stata a Napoli tre volte nella mia vita e devo dire che lì il caffè è davvero un’istituzione. E non è necessario recarsi all’elegantissimo (e altrettanto famoso) Caffè Gambrinus, al lato di Piazza del Plebiscito, per assaporarne la fragranza. Ricordo ancora, sulla strada verso il Vomero, il sapore intenso di quella tazzina di caffè preparata in un piccolo baretto sconosciuto e costatomi solo 80 centesimi di Euro.

    Napoli è la città dove il caffè “pure in carcere lo sanno fare”, per citare De André. E infatti ho scelto proprio Napoli per acquistare la tradizionale caffettiera napoletana (appunto) chiamata anche “cuccuma” o “cuccumella”. A differenza della moka, non fa uso della pressione generata dal vapore per spingere l’acqua attraverso il caffè, bensì esclusivamente della forza di gravità. Insomma, per far scendere il caffè bisogna girarla sottosopra e attendere qualche minuto. Questo dà tempo per stupire gli ospiti e intrattenerli con la storia per cui il caffè in questo modo è più buono perché non brucia. E il messaggio sottinteso, naturalmente è: Io sì che so fare un buon caffè, il migliore!

    Don Raffaè, Fabrizio De André

    Saper fare un buon caffè è, di fatto, una competenza sociale molto importante per gli italiani. Una buona tazza di caffè può creare un ambiente rilassato, far iniziare conversazioni interessanti e – soprattutto – mettere al riparo dai giudizi.

    E così puoi garantirti complimenti come: “Questo sì che è un buon caffè, mica come quello che ho bevuto in…. Spagna, Germania, Inghilterra”…Scegli tu un qualsiasi luogo che non sia Italia!

    Ecco, questa è una frase molto comune tra noi italiani. E tutti hanno una storia legata al caffè da raccontare in occasioni sociali, facci caso.

    Vocabolario 1

    appunto = indeed, as I said

    Nella fattispecie = In the present case

    campanilismo = localism, the tendency to consider everything related to your home town/region better than the rest.

    concedere = to grant

    il primato = the primacy

    davvero = really

    recarsi = to go (like ‘andare’ but more elegant)

    per assaporarne la fragranza = to savor the scent

    sconosciuto = unpopular

    la moka = traditional Italian coffee machine

    scendere = to go down

    sottosopra = upside down

    non brucia = doesn’t burn

    sottinteso = implied

    mica = not translatable in English. It’s a reinforcement.

    legata al = connected to, related to


    Ma perché noi italiani pensiamo che il caffè faccia così (ehm…) schifo all’estero? Dopo oltre un anno a Londra, ci ho ragionato su e ho elaborato una teoria.

    Penso – e correggimi se sbaglio – che il punto sia che quando viaggiamo, cerchiamo troppo spesso di ritrovare altrove quello a cui siamo abituati. E quindi, arrivato il momento del caffè, pretendiamo di ritrovare lo stesso espresso di sempre per poi renderci conto con grande stupore che… non è uguale al nostro.

    Quello che dimentichiamo di fare è – nella maggior parte dei casi – guardarci intorno per almeno sforzarci di capire… Cosa si beve di tradizionale in questo cultura? Forse non il caffè espresso a cui siamo abituati? Se si parte da questo presupposto, l’esperienza migliora notevolmente. E allora anche il caffè turco con il fondo nella tazzina (quel “residuo” che fa inorridire gli italiani) o il caffè americano (quello che gli italiani considerano “brodaglia”) potranno sorprenderci positivamente.

    E, badate bene, non dico che questo atteggiamento sia una prerogativa italiana. Chiunque di noi è portato a confrontare una nuova esperienza con quelle passate, specialmente se si tratta di abitudini.

    Ricordo che durante una lezione di italiano una mia studentessa mi disse che il caffè italiano è orribile. “Ha un gusto così forte e finisce subito!” era il suo punto, abituata a portare con sé il suo bicchierone di caffè americano da cui attingere per l’intera mattina.

    Noi italiani siamo però forse i più bravi a ragionare per stereotipi, come quello – e qui devo chiedere scusa a tutte le persone tedesche in ascolto – secondo il quale i tedeschi amano tanto bere il cappuccino dopo cena. Ecco, devi sapere che in Italia il cappuccino è ammissibile solo per colazione, mai mai mai dopo i pasti.

    Ma la sai un’altra cosa? Da quando vivo a Londra, mi sono ritrovata anch’io a bere un cappuccino dopo pranzo, diverse volte a dire il vero…E incredibilmente sono ancora viva.

    Ok, non era proprio un cappuccino, ma un cosiddetto “flat white”, che di fatto è un cappuccino senza schiuma, anche se in certi posti lo preparano con la schiuma e quindi in pratica è un cappuccino. Il motivo per cui mi sono messa a bere il flat white dopo pranzo al posto dell’espresso è perché a Londra non mi piace molto come viene fatto l’espresso, però mi piace il flat white. In alcuni posti, ho scoperto di adorare anche il caffè americano, che non avrei mai pensato potesse piacermi. Insomma, mi sono adattata. Farei la stessa cosa in Italia? Mai. Non ordinerei mai un cappuccino dopo pranzo in Italia. Perché? Semplice, perché il caffè – alla fine – è una bevanda sociale e, in quanto tale, segue le regole implicite del luogo in cui la si consuma.

    Vocabolario 2

    (fare) schifo = to suck

    quello a cui siamo abituati = what we are used to

    pretendiamo = we claim, we demand

    stupore = the wonder

    sforzarci di capire = to strive for understanding

    presupposto = assumption

    il fondo = in this context (speaking of coffee) it means residue

    il residuo = residue

    la brodaglia = the slop

    badate bene = listen to me carefully

    una prerogativa = prerogative

    un gusto = a taste

    da cui attingere = to drawn from

    secondo il quale = according to which

    è ammissibile = admissible, allowed

    mi sono ritrovata = I ended up with

    la schiuma = the foam

    in pratica = basically

    in quanto tale = as such


    Il ruolo sociale del caffè

    La storia viene in nostro aiuto per capire il significato sociale del caffè in Italia e nel mondo.

    Prima di tutto, dobbiamo ricordarci che il caffè non è nato in Europa, ma la pianta di caffè è originaria dell’Etiopia. La verità è che sono state scoperte diverse piante di caffè, piante che oggi sono coltivate quasi esclusivamente in Sud America, Africa e Asia, nonostante il caffè si venda e consumi soprattutto nei Paesi occidentali.

    Secondo Wikipedia, furono i Turchi dell’Impero Ottomano a portare il caffè come bevanda in Europa, in particolare fu introdotto attraverso la schiavitù: gli schiavi musulmani turchi, che erano stati imprigionati dai Cavalieri di San Giovanni nel 1565 durante il Grande Assedio di Malta, lo usavano per preparare la loro bevanda tradizionale.

    Si diffuse poi ai Balcani e al resto del continente grazie allo scambio mercantile. Fu così che arrivò nella città di Venezia, allora uno dei principali porti europei, diventando la bevanda dell’aristocrazia.

    L’Italia, con la sua identità così sfaccettata, ha tante storie di caffè da raccontare.

    Cominciamo con Trieste, forse la città italiana con l’identità più cosmopolita, il cui porto e ferrovia in connessione con Vienna hanno contribuito a farne, a partire dall’Ottocento, un luogo di consumo di caffè per gruppi sociali diversissimi tra loro. Le caffetterie erano davvero per tutti, infatti cambiavano spesso clientela dal giorno alla notte: di giorno rappresentavano il ritrovo di mercanti e commercianti, ma anche attori, cantanti ed esponenti della scena letteraria dell’epoca; la notte diventavano la casa di loschi personaggi, gli stessi dipinti da Saba nella sua poesia “Caffè Tergeste”.

    Caffè Tergeste, ai tuoi tavoli bianchi,

    ripete l’ubbriaco il suo delirio,

    ed io ci scrivo i miei più allegri canti!

    Caffè di ladri, di baldracche covo,

    io soffersi ai tuoi tavoli il martirio;

    lo soffersi a formarmi un cuore nuovo.

    Pensavo: – Quando infine avrò goduto

    la morte, il nulla che in lei mi predico,

    che mi compenserà d’esser vissuto?

    Di pensarmi magnanimo non oso,

    ma – se il nascere è un fallo – io al mio nemico.

    sarei, per maggior colpa, più pietoso!

    Caffè di plebe, dove un dì celavo

    la mia faccia, con gioia in te m’attardo;

    e tu concili l’italo e lo slavo,

    ad alta notte, lungo il tuo bigliardo.

    Umberto Saba, Caffè Tergeste

    Vocabolario 3

    la schiavitù = slavery

    bevanda = drink

    il porto = the harbour

    la ferrovia = the railway

    esponenti della scena letteraria dell’epoca = members of the literary scene of that time


    A proposito di giorno e notte… Tu lo sai che cos’è il bar? Questa parola potrebbe confondere gli studenti anglofoni, per cui “bar” evoca il bancone sul quale vengono spillate birre e preparati cocktails. Il bar, in Italia, è invece sia un luogo dove fare colazione con caffè o cappuccino e cornetto, sia un luogo dove mangiare un panino per pranzo, sia il luogo dove fare un aperitivo o bere un drink con gli amici dopo cena. Alcuni bar fanno tutto questo, altri aprono solo di giorno o solo di sera, ma la parola è la stessa.

    Tornando alle città italiane, ce n’è un’altra il cui porto ha permesso la rapida diffusione del caffè nei bar e nelle case. Questa è Napoli, che riesce a cancellare tutte le sue contraddizioni e disuguaglianze sociali con una semplice tazzina di caffè. È infatti originaria di Napoli la tradizione del cosiddetto “caffè sospeso” che consiste nel pagare al barista un caffè in più, oltre a quello consumato, per chi non può permetterselo ma vorrebbe comunque concedersi questo piccolo piacere. Il caffè “sospeso” è quindi una donazione che si fa verso uno sconosciuto.

    Di solito, il caffè “sospeso” è quello più bevuto nei bar italiani e cioè l’espresso (o il macchiato, perché l’aggiunta di latte in Italia non ha alcun sovrapprezzo). Ma tu lo sai da dove ha origine la parola espresso? Per rispondere, dobbiamo spostarci di nuovo nel nord Italia, prima a Torino e poi a Milano.

    Siamo alla fine del 1800, i bar sono pieni di avventori e i baristi faticano a star dietro alla richiesta di tanti caffè da dietro il bancone del bar. Sulla scia della Seconda Rivoluzione Industriale, un ingegnere torinese chiamato Angelo Moriondo progetta uno strumento capace di erogare velocemente il caffè, in modo “espresso”, per l’appunto. Nel Novecento il brevetto di Moriondo viene acquistato prima dal tecnico milanese Luigi Bezzera, che ne migliora il funzionamento, poi dall’imprenditore milanese Desiderio Pavoni, che produrrà le prime macchine in serie per il caffè espresso, la cui estetica verrà migliorata da Pier Teresio Arduino. Siamo vicini alla rivoluzionaria macchina a pistoni che spingono l’acqua ad alta temperatura nella polvere di caffè e che ha reso il nome di (Giovanni Achille) Gaggia uno dei marchi più famosi del settore. Ma questa è un’altra storia…

    Insomma, il caffè in Italia può presentarsi con alcune varianti ma la caratteristica che non manca mai in nessuna tazzina è la socialità. Il caffè italiano non è una bevanda da degustare, ma una scusa per fare una pausa con i colleghi di lavoro o per fare due chiacchiere col barista che chiamiamo per nome. Ed è forse per questo che la famosa catena americana Starbucks ha trovato e continua a trovare ostilità nel Bel Paese (è riuscita a penetrare il mercato italiano solo nel 2018 – a Milano – e nel momento in cui scrivo è presente, solamente e con pochi negozi, anche a Firenze e Torino e si appresta a instaurarsi a Bologna, con le dovute precauzioni dell’amministrazione comunale.). Perché per noi italiani il caffè è un’altra cosa. È una bevanda economica che è solitamente soddisfacente (rispetto al gusto degli italiani), anche nel più angusto baretto di periferia. Per questo la gente si aspetta che rimanga economica e anche l’aumento di qualche centesimo la fa allarmare. Perché il caffè è ed è sempre stata quella cosa che, anche solo per il tempo che basta a sorseggiarlo, accomuna uomini e donne, malavitosi e intellettuali. Siamo tutti uguali di fronte a una tazzina di caffè.

    Vocabolario 4

    A proposito = About, speaking of…

    vengono spillate = (‘vengono’ is like ‘sono’) have been tapped

    la rapida diffusione = rapid spread

    non può permetterselo = can’t afford it

    concedersi = treat oneself with

    gli avventori = patrons

    erogare = to dispense, to provide, to deliver

    una tazzina = a small cup

    degustare = to taste

    amministrazione comunale = local council administration

    sorseggiarlo = to sip


    Il corso “Italian Folklore”

    Maggio è alle porte e con lui l’ultimo corso primaverile di Online Italian Classes. Se vuoi partecipare, l’insegnante Laura – che è antropologa sociale – ti aspetta con intriganti storie che raccontano come alcune tradizioni italiane si mescolino tra sacro e profano. Il corso si chiama Italian Folklore e dura due settimane per un totale di quattro incontri, ciascuno dei quali costa solo 15 sterline. Trovi tutti i dettagli e il link per iscriverti qui sotto:

    Inoltre, stiamo per lanciare una nuova serie di incontri di conversazione in piccoli gruppi rivolti a studenti di livello pre-intermedio e intermedio, da A2 a B2. Se vuoi sapere quando comincerà, non dimenticarti di iscriverti alla newsletter!


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    In Via dei Matti numero 0

    Ciao, sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e oggi voglio parlarti di salute mentale in Italia attraverso una famosa canzone italiana. Alla fine dell’episodio, condivido con te una lista di “cattive abitudini di pensiero”… Ti riconosci in qualcuna di queste?

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    Ultimamente ho dovuto rispolverare nella memoria alcune canzoni dell’infanzia che credevo di aver dimenticato.

    Una di queste è di un cantante che è stato protagonista della scena musicale italiana negli anni 60-70 (tra l’altro, ha vinto il Festival di Sanremo nel 1968 e gli anni successivi è arrivato secondo e terzo in classifica).

    Lui si chiamava Sergio Endrigo ed era più propriamente un cantautore, cioè talvolta scriveva i testi delle sue canzoni di suo pugno o ne arrangiava la musica.

    Quella che forse è la canzone più famosa di Sergio Endrigo è “Io che amo solo te”, una poesia dolcissima che parla di un amore fedele, unico e indissolubile.

    Io che amo solo te, Sergio Endrigo

    Ad ogni modo, oggi non voglio parlarti di questa canzone “per adulti” ma di un’altra canzone di Sergio Endrigo “per bambini”. La canzone si chiama “La casa” e, oltre a fornire un ampio vocabolario tematico appunto sulla casa, tratta, in modo molto originale, l’argomento di cui vorrei parlarti oggi: la pazzia.

    Quando me la cantavano i miei genitori, trovavo questa canzone geniale e allo stesso tempo un po’ angosciante. Senti che cosa dice:

    Era una casa molto carina

    Senza soffitto, senza cucina

    Non si poteva entrarci dentro

    Perché non c’era il pavimento

    Non si poteva andare a letto

    In quella casa non c’era il tetto

    Non si poteva fare pipì

    Perché non c’era il vasino lì

    Ma era bella, bella davvero

    In via dei matti numero zero*

    La casa, Sergio Endrigo

    Vocabolario 1

    rispolverare = recall (literally ‘dusting’)

    l(a)’infanzia = childhood

    la scena = the scene

    successivi (plurale) = following

    in classifica = in the chart

    di suo pugno = in his own hand

    arrangiava = he arranged (for music)

    fedele = faithful, loyal

    indissolubile = lasting, permanent

    Ad ogni modo = Anyway

    appunto = indeed

    tratta = is about

    la pazzia = insanity

    il vasino = the small toilet used for training kids to use the bathroom

    In via… * = In Italy addresses are written using the following order: first the street (‘via’) or piazza etc, second the name of the street, then the number (called ‘numero civico’)


    Ma tu lo sai cosa vuol dire “matto”?

    Secondo il vocabolario Treccani “matto” è un aggettivo che definisce una persona che non possiede l’uso della ragione, cioè un pazzo.

    La cosa che probabilmente da bambina non mi quadrava è che questa parola fosse in questa canzone considerata diversamente dal solito. Era in qualche modo normalizzata. Come se fosse normale una casa senza soffitto, senza cucina, in via dei matti numero zero.

    Le altre volte in cui l’avevo sentita, la parola “matto” aveva sempre avuto un’accezione negativa.

    Per esempio in italiano esiste un proverbio che dice “Chi è al coperto quando piove, è ben matto se si muove” come a indicare che non è accettabile fare qualcosa che nessuno fa e farsi guidare da motivazioni passionali invece che razionali (cioè uscire sotto la pioggia per piacere).

    Nella mia città si usa dire una frase dialettale che ho sentito un milione di volte: “Ma rob da matt!” cioè “robe (cose) da matti!”.

    Anche questa frase, la si dice di fronte a comportamenti ritenuti strani, non comuni, come per esempio stare svegli di notte e dormire di giorno, oppure… Mettere l’ananas sulla pizza!

    Vocabolario 2

    non mi quadrava = It didn’t sound right to me

    una accezione = meaning, sense

    l(a)’ananas = pineapple


    Nel tempo in cui sono cresciuta e il mio panorama musicale si è ampliato, ho scoperto che la pazzia è spesso trattata nelle canzoni. Pensiamo a “Shine on your crazy diamond” dei Pink Floyd, il brano dedicato a Syd Barrett, che aveva lasciato il gruppo a causa della sua condizione mentale. Oppure pensiamo al testo di “The Fool on the Hill” dei Beatles, che racconta la storia di un uomo emarginato dalla gente perché ritenuto folle, ma che alla fine “never listens to them, he knows that they’re the fools”.

    In Italia, tra i maggiori interpreti musicali della pazzia ci sono sicuramente Fabrizio De André con i suoi personaggi ai bordi della società (basta ascoltare il meraviglioso testo della canzone “Un matto” per farsi un’idea di ciò che intendo dire) e, più recentemente, i MÃ¥neskin che hanno fieramente urlato in tutto il mondo “sono fuori di testa ma diverso da loro!”.

    Un matto, Fabrizio De André
    ZITTI E BUONI, MÃ¥neskin
    Jenny è pazza, Vasco Rossi

    Un’altra famosa canzone italiana che parla di pazzia e nello specifico di depressione è “Jenny è pazza” di Vasco Rossi, ma lascio parlare il bravissimo giornalista Francesco Oggiano a riguardo:

    Vocabolario 3

    si è ampliato = increased, expanded

    è trattata = it is the object of (songs)

    il brano = the lyrics

    ritenuto = regarded as


    In Italia la salute mentale sta diventando di interesse pubblico solo ultimamente e siamo ancora lontani dall’immaginare, come succede per esempio a Londra, cartelli in metropolitana che invitano a ricordare che non tutte le disabilità sono visibili agli occhi.

    Be considerate to others – Foto scattata da me nella metropolitana di Londra, marzo 2023

    L’ultimo rapporto sulla salute mentale prodotto dal SISM (Sistema Informativo per la Salute Mentale) promosso dal Ministero della Salute italiano mostra che nel 2021 i pazienti che sono entrati in contatto per la prima volta durante l’anno con i Dipartimenti di Salute Mentale ammontano a 289.871 unità di cui il 94,8% ha avuto un contatto con i servizi per la prima volta nella vita. Se ti sembrano dati sorprendenti, pensa che sicuramente la pandemia ha influito molto su questa scelta, ma anche che l’Italia inizia a muovere i primi passi in questa direzione solo adesso.

    Considera anche il fatto che i cosiddetti “manicomi”, luoghi in cui venivano internate le persone “pazze” per curarle con tecniche quali l’elettroshock, in Italia sono stati aboliti solo nel 1978 dalla “Legge Basaglia” (ti ricordi? In Italia la legge prende il nome del suo promotore, o meglio il cognome) ma i cosiddetti “ospedali psichiatrici” ci hanno messo altri vent’anni per essere definitivamente chiusi. Inutile dire che le cure psicologiche non siano state ancora del tutto normalizzate nel Bel Paese.

    Vocabolario 4

    il rapporto = the report

    sono entrati in contatto = came into contact

    ammontano a = amount to

    ha influito = influenced, affected

    venivano internate = they were interned, sectioned

    ci hanno messo = it took (20 more years) to them for (being closed)

    Il Bel Paese = Italy (literally ‘The Nice Country”)


    Io stessa faccio parte di questi “pazzi contemporanei che vanno dallo psicologo” e, per concludere questo episodio, vorrei condividere con te alcuni insegnamenti molto utili che ho portato a casa da questa mia esperienza.

    Premetto che non è nulla di privato, infatti si tratta di una risorsa scaricabile gratuitamente dal sito www.getselfhelp.co.uk/unhelpful.htm

    Si tratta di “Unhelpful Thinking Habits” che potremmo tradurre come “modi di pensare controproducenti“.

    Negli anni, infatti, tendiamo a cadere in abitudini di pensiero che non sono solo inutili ma spesso addirittura controproducenti e dannose per noi e per gli altri. Ecco una lista delle più comuni. Potresti riconoscerti solo in alcune di esse (e pensare “cavolo, questo sono proprio io!”). Se riconosci di avere uno di questi atteggiamenti nel momento stesso in cui lo stai adottando, dovresti cercare di fermarti e dirti: ehi, forse sto adottando un modo di pensare controproducente? Prendere distanza da questi pensieri è il primo passo verso una migliore salute mentale.

    Vocabolario 5

    ho portato a casa = I learnt, I acknowledged, I gained (literally “I took home”)

    scaricabile = downloadable

    controproducenti = counter-productive

    dannose = harmful, damaging

    cavolo = (expression) damn it! (literally “cabbage”)

    sto adottando = Am I adopting…


    1. Filtro mentale. È come indossare un paio di occhiali colorati per guardare la realtà, che ci appare quindi distorta. Se i nostri occhiali sono neri, vediamo tutto negativo. Se i nostri occhiali sono rosa, potremmo essere così infatuati di una persona da non vederne i difetti.
    2. Predizione. Immaginare il futuro e pensare che andrà esattamente così come se fossimo in grado di leggere una sfera di cristallo.
    3. Lettura della mente. Assumere di sapere quello che gli altri stanno pensando.
    4. Paragonare e disperarsi. Vedere negli altri solo gli aspetti positivi e, paragonandoci con loro, vedere in noi stessi solo quelli negativi (un esempio perfetto qui sono i social media)
    5. Autocriticarsi. Attribuire tutta la colpa a noi stessi per eventi che non dipendono totalmente da noi.
    6. Devo e dovrei. Pretendere troppo da noi stessi e non essere mai contenti dei risultati ottenuti.
    7. Giudizi. Giudicare noi e gli altri prima di descrivere semplicemente un fatto.
    8. Ragionamenti emotivi. Esagerare una situazione sulla base delle emozioni. Per esempio: sentirsi in ansia e quindi pensare di essere in pericolo, come se la realtà oggettiva dipendesse da come ci sentiamo.
    9. Fare di tutta l’erba un fascio (in inglese “making a mountain out of a molehill”). Per esempio, se abbiamo perso l’autobus di prima mattina, dichiarare che è una brutta giornata e condizionare così tutto il resto della giornata.
    10. Drammatizzare. Immaginare sempre la peggiore delle ipotesi. Per esempio: se adesso esco di casa, pioverà. Se prendo la bicicletta, cadrò e mi farò male.
    11. Bianco e nero. Pensare che qualcosa o qualcuno possa essere solo buono o cattivo, come se non esistessero sfumature o come se le cose non potessero mai evolvere.
    12. Ricordi. Riportare alla memoria situazioni spiacevoli del passato e pensare che il pericolo sia nel presente.

    E con questo ti saluto, sperando che tu abbia trovato questo episodio interessante e magari utile. Se ti va, fammelo sapere in una mail! Scrivi a info@onlineitalianclasses.com

    Ci vediamo alla prossima!

    Vocabolario 6

    infatuati = besotted

    Predizione = prediction

    la sfera di cristallo = the crystal ball

    Paragonare = to compare

    Devo e dovrei = Must and should

    la realtà = the reality

    di prima mattina = early in the morning

    sfumature = undertones

    alla prossima = See you next time!


    Vuoi viaggiare in Italia a settembre?

    La mia amica Jenifer di Live&Learn Italian mi ha fatto sapere che ci sono ancora alcuni posti liberi per partecipare a uno dei suoi viaggi in Italia! Le date sono 10-24 settembre e il livello di italiano richiesto è A2. Scrivimi se sei interessato o interessata a saperne di più.


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    Parliamo di cinema

    Ciao, sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e oggi voglio parlarti di cinema, non solo italiano. Condivido con te anche la lista dei miei film preferiti e ti chiedo… Quali sono i tuoi?

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    Quando frequentavo il liceo, a un certo punto ho partecipato a un corso di cinema. Era la novità, quell’anno, e nessuno di noi studenti sapeva bene cosa aspettarsi. La prima lezione cominciò con una domanda semplice, da parte dell’insegnante che ci chiese: “Che cos’è il cinema?”. Subito, una serie di mani alzate prospettavano una altrettanto semplice risposta. Ma no, nessuno dei tentativi andò a buon fine…

    Intanto che pensi a cosa avresti risposto tu alla domanda “Che cos’è il cinema?”, ti racconto qualcos’altro riguardo al cinema…

    Con questa parola, cinema, in italiano si intende sia il luogo fisico (la sala o le sale dove sono proiettati i film) sia la categoria, cioè tutto quello che riguarda i film, dalla produzione alla visione. Esatto, il cinema è anche un mondo, un immaginario.

    In Italia, il più famoso festival del cinema è quello di Venezia che si tiene ogni anno a settembre e di cui probabilmente hai sentito parlare. Durante l’anno, ne vengono organizzati molti altri, come il Rome Film Festival, il Torino Film Festival o il Giffoni Film Festival, quest’ultimo incentrato sui giovani registi e sulla loro spinta innovativa.

    Vocabolario 1

    il liceo = high school/ secondary school

    altrettanto = likewise

    tentativi (i) = attempts

    riguarda = concerns

    si tiene = takes place

    registi (i) = directors

    spinta (la) = boost


    Se parliamo invece del cinema fisico, dall’Italia purtroppo arrivano cattive notizie. Uno studio recente ha rivelato infatti che il numero di persone che si è recato fisicamente nelle sale cinematografiche non è tornato ai livelli pre-pandemici come è accaduto in altri Paesi. Non ci si spiega il motivo, anche se si sono fatte molte ipotesi: per esempio la predilezione per le piattaforme di streaming da vedere comodamente da casa (specialmente chi ha comprato l’abbonamento proprio durante il lockdown), oppure il prezzo troppo alto dei biglietti (non so quanto costi andare al cinema da te, ma da noi in Italia siamo intorno ai 10 euro a proiezione) e così via.

    In effetti, ora che vivo a Londra devo dire che qui ci sono molte più possibilità di trovare, nel cinema, un’attrattiva per tutti. Per esempio, da quando sono diventata mamma mi ero convinta che questo tipo di svago, andare a vedere un film al cinema, mi sarebbe stato impossibile e invece ho scoperto che esistono proiezioni – per di più economiche – dedicate a genitori con neonati, dove la luce soffusa e il volume basso con il supporto dei sottotitoli permettono un’esperienza accogliente dove poter allattare e non aver paura di disturbare gli altri con il pianto dei piccoli.

    Vocabolario 2

    Uno studio = a research

    sale cinematografiche (le) = movie theaters

    è accaduto = it happened

    il motivo = the reason

    biglietti (i) = tickets

    da te = where you live

    da noi = where we live

    e così via = and so on

    Londra = London

    svago (lo) = leisure

    proiezioni (le) = screenings

    soffusa = dim

    accogliente = welcoming, cozy

    allattare = breastfeeding

    il pianto = the cry


    Mentre giornalisti e critici si scervellano sul mistero del calo di spettatori in Italia, ci sono una serie di cinema speciali che resistono alla crisi, perché sopravvivono grazie a fondi europei. Questi sono i miei preferiti e sono felice di parlartene qui perché penso che non si sappia mai abbastanza quanto siano eccezionali.

    Si tratta del gruppo di cinema denominato “Europa Cinemas”, un’associazione creata nel 1991 a Parigi con l’obiettivo di incoraggiare la promozione, la distribuzione e la proiezione di prodotti audiovisivi provenienti da tutti i Paesi europei e dei loro partners. Attualmente la rete conta oltre 1100 cinema distribuiti in 33 Paesi e in 708 città, come si può vedere dalla mappa online. Quando viaggio in un luogo per più di una settimana, tendo sempre a cercare di vivere la vita quotidiana del posto, piuttosto che quella da turista. Parte di questa esperienza include andare al cinema e, per poter essere in grado di seguire il film, ne cerco sempre uno appartenente alla rete di “Europa Cinemas”, perché le proiezioni sono sempre accompagnate dai sottotitoli. Ho fatto così in Spagna, dove nel 2015 ho visto il film giapponese “Le ricette della signora Toku” e in Polonia, dove ho visto sia “Bohemian Rhapsody”, sia “A star is born”, la famosa versione con Lady Gaga del 2018.

    Vocabolario 3

    si scervellano = they are puzzling

    calo (il) = the drop

    spettatori (gli) = the audience

    provenienti = coming from

    conta = counts

    tendo a = I tend to

    piuttosto che = rather than

    appartenente = belonging to


    Nella mia città natale, Piacenza, amavo molto passare le serate invernali al Cinema Jolly, che organizza anche proiezioni dedicate ai bambini il sabato pomeriggio, incontri con autori e registi, e il fenomenale corso di cinema che ha dato la svolta alle mie domeniche mattina poco prima che la pandemia iniziasse.

    È stato in questo corso che ho imparato dal mitico Roy Menarini (un brillante professore di Bologna che cura un blog sul cinema che ti consiglio caldamente di seguire) che le categorie del film (giallo, noir, commedia, cult movie ecc.) sono un’invenzione di chi, i film, vuole venderli. Perché spesso non è possibile etichettare tutto e, specialmente, non è possibile mettere sullo stesso piano opere d’arte come La Grande Bellezza e cinepanettoni come Natale a Cortina. I film sono un’invenzione e una finzione, ed eccola qua la risposta che la mia professoressa del liceo stava aspettando: il cinema è finzione.

    Creare finzione presuppone un atto creativo che si distacca dalla realtà e allo stesso tempo ne rimane legato. La forza che lega cinema e realtà è duplice: la realtà ispira il cinema e il cinema plasma la realtà. I film, in altre parole, sono sia prodotti culturali sia produttori di cultura.

    Vocabolario 4

    natale (aggettivo) = home (eg. home town)

    ha dato la svolta = marked the turning

    invenzione (la) = the invention

    etichettare = to label

    cinepanettoni = A film genre used to identify a Christmas comedy, that is normally irreverent, flag-waver of everything that today represents the Italian middle class.


    Prova a pensare ai tuoi film preferiti. Perché ti piacciono? Sono certa che ti abbiano influenzato in qualche modo, altrimenti non li riterresti tali. I miei film preferiti mi hanno portata ad azioni concrete, che sia una semplice ricerca di approfondimento di un tema di cui parlano, fino a dei veri e propri viaggi. Sono andata a Parigi per la prima volta dopo aver visto “Il favoloso mondo di Amélie” e ho iniziato a capire di volere una famiglia dopo aver guardato “Captain Fantastic“. Pensa che una mia amica ha preso svariati aerei solo per riuscire a visitare la piccola città italiana di Crema, perché “Chiamami col tuo nome” è in assoluto il suo film preferito e non le bastava più riguardarlo all’infinito, voleva andare là dove è stato girato.

    Sono convinta che ognuno di noi abbia la sua lista di film che racconta qualcosa di sé. Questa è la mia, che ti invito a utilizzare per fare un esercizio di italiano creativo. Ti va? Ecco la mia proposta: leggi una trama a settimana sul sito MyMovies.it per esercitare il tuo italiano, prima o dopo aver visto il film (dipende se ti piace l’effetto sorpresa). Non capirai tutto, ma cerca di non fermarti. Nei giorni successivi, cerca le parole che non conosci sul vocabolario e poi rileggi ancora la trama. Come sai, la ripetizione aiuta a memorizzare e conoscere già la storia aiuta a comprendere più facilmente. Se ti va di provare, fammi sapere com’è andata!

    Infine, se sei uno studente di Online Italian Classes, perché non scrivi anche tu la tua lista di film preferiti e la mandi alla tua insegnante? Potrete poi parlarne insieme a lezione… In italiano!

    Vocabolario 5

    altrimenti = otherwise

    non li riterresti tali = you would not consider them like that

    svariati = several

    non le bastava più = she wanted more / It was not enough

    è stato girato = the film was shot / the movie was filmed

    una trama = one plot


    Ecco la lista dei miei 5 film italiani preferiti:

    1. L’isola delle rose
    2. La vita è bella
    3. L’uomo perfetto
    4. Lo chiamavano Jeeg Robot
    5. Diabolik

    E la lista dei miei 5 film internazionali preferiti:

    1. Captain Fantastic
    2. Lost in translation
    3. Walk the line
    4. ¡Atame! (in italiano “Legami”)
    5. Begin Again (in italiano “Tutto può cambiare”)

    Ah, un’altra curiosità. Se per caso ti trovassi in Italia e avessi voglia di andare al cinema, preparati, perché tutti i film – non solo quelli italiani ma anche quelli internazionali – vengono proiettati nelle sale in italiano perché sono tutti doppiati. In pratica, se un film non viene doppiato, allora non viene nemmeno proposto al pubblico italiano, che non è particolarmente noto per la sua conoscenza delle lingue straniere. Magari questo ti delude, ma potresti anche vederla così: come un ottimo esercizio di comprensione che è parte dell’esperienza immersiva nella lingua. (E, fidati, il silenzio del cinema aiuta molto!).

    Un’ultima cosa riguardo alla traduzione dei film in italiano. Lo stesso vale per i titoli: specialmente in passato, tutti i titoli dei film stranieri venivano proposti in italiano con una versione tradotta, spesso molto diversa dal significato originale. È questo il caso di “The Sound of Music”, che in Italia è stato diffuso con il titolo “Tutti insieme appassionatamente”. Oppure “The Holiday”, che in italiano è diventato “L’amore non va in vacanza”. O ancora “The eternal sunshine of the spotless mind”, un film dal significato profondo che nella sua traduzione italiana sembra una banale commedia romantica perché il suo titolo è diventato “Se mi lasci ti cancello”.

    Che dire, pare che abbia proprio ragione Roy Menarini, è spesso tutta una questione di marketing!

    Vocabolario 6

    doppiati = dubbed / voiced

    noto = famous / well-known

    potresti anche vederla così = consider it this way / see it this way

    fidati = trust me

    vale per = it applies to

    è stato diffuso = was released

    una questione = a matter


    Friends & Partners + Courses

    Oggi abbiamo parlato di film e non posso non menzionarti una nuova collaborazione con CinemaItaliaUK, il cinema italiano di Londra. Se vivi a Londra o nei dintorni, scrivimi una email. Potrò così segnalarti i prossimi spettacoli organizzati da CinemaItaliaUK e darti uno sconto speciale.

    Abbiamo anche parlato di esperienza immersiva nella lingua italiana e, parliamoci chiaro, non c’è modo migliore di imparare la lingua se non viaggiando là dove la lingua è parlata quotidianamente… in Italia. Se sei alla ricerca di un viaggio in Italia diverso dalla solita vacanza per turisti, la mia amica Jenifer ha un progetto che fa per te. Si chiama Live&Learn Italian e puoi scoprirlo visitando la sezione Friends&Partners del mio sito web OnlineItalianClasse.com

    Se però non potrai fisicamente andare in Italia per tanti motivi, per esempio di lavoro, di salute o di soldi… ti invito a dare un’occhiata alla pagina Courses del sito onlineitalianclasses.com dove potrai iscriverti ai nostri corsi in piccoli gruppi che ti permettono di immergerti nella cultura italiana direttamente da casa tua, in modo comodo ed economico.


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    Chiamami col mio nome

    Ciao, sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e oggi inizio questo episodio parafrasando il titolo del film di Luca Guadagnino, “Call me by your name”. Se non l’hai già visto, ti consiglio di metterlo in lista: anche se le vacanze di Natale sono finite, il tempo per un buon film si trova sempre….

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    Scegliere il nome per nostro figlio è stata una delle decisioni più difficili da prendere come genitori. Abbiamo scritto liste, su carta e sulle note del telefono, ne abbiamo parlato ogni sera a cena ma… Niente. Non riuscivamo proprio a deciderci.

    Per fortuna, è venuta in nostro soccorso una coppia più o meno della nostra età, il cui termine della gravidanza era più o meno come il nostro. Unica differenza, loro aspettavano una femmina, noi un maschio. (E, sì, ci siamo accorti che i nomi femminili sono molti di più che quelli maschili!). Ad ogni modo, questa coppia ci ha raccontato la loro strategia: assegnare un nome “alla pancia”, uno diverso per ogni settimana di gravidanza. Insomma, provare. Provare concretamente a chiamare la pancia con un certo nome.

    E così abbiamo fatto, coinvolgendo le persone con cui abbiamo passato il tempo in quella settimana. (Anche a costo di confondere un povero bambino che si è ritrovato in vacanza con noi per due settimane consecutive: “Saluta Leo!” gli dicevamo un giorno e il giorno dopo lo incalzavamo già con “Dov’è Diego?”. Ci avrà presi per matti).

    Vocabolario 1

    è venuta in nostro soccorso = (the couple) helped us / rescued us

    termine della gravidanza = pregnancy due date

    lo incalzavamo = we followed him closely

    Ci avrà presi per matti = He probably thought we were crazy


    Questa esperienza mi ha fatto capire che assegnare un nome comporta una responsabilità enorme, prima di tutto perché quel nome rimarrà per sempre, e poi perché il nome porta sempre con sé una certa identità.

    E lo so che c’è chi pensa che debba solo essere un fatto estetico (“perché suona bene e mi piace, punto.”), ma io penso che ci siano motivazioni più profonde, anche magari inconsapevoli.

    Perché ci piace il nome Leonardo, ad esempio? Per farcelo piacere, dobbiamo averlo sentito già da qualche parte. Magari ci ricorda una persona a cui siamo affezionati, o anche semplicemente una persona bella e affascinante. Magari ci piace l’idea che Leonardo Da Vinci è stato un genio e proiettiamo quella caratteristica sul nome. Insomma, sfido chiunque a chiamare la propria figlia (o anche solo una bambola o una cagnolina) con il nome della insegnante di matematica che ha terrorizzato la sua adolescenza e non l’ha fatto/a dormire la notte.

    Giocare con nomi e personaggi è una pratica artistica antica, di cui autrici come J.K. Rowling hanno abbracciato l’eredità (ma anche i creatori dei Pokémon, se vogliamo citare un esempio di cultura pop).

    E in qualche modo, questo legame tra nome e identità è entrato a far parte del nostro immaginario collettivo, tanto che in Italia si è arrivati al punto di vietare l’attribuzione di nomi ridicoli o vergognosi. Per esempio, nel caso in cui i genitori registrassero all’anagrafe il proprio figlio con il nome “Venerdì”, l’ufficiale dello stato civile potrebbe avviare la segnalazione al procuratore della Repubblica che – proprio come pare essere successo nel 2008 a Genova – chiederà ai genitori la rettifica del nome (in quel caso, modificato poi in “Gregorio”).

    Sarei molto curiosa di sapere cosa dice la legge del tuo Paese a riguardo, perché diverse culture hanno in comune vissuti diversi e ciò che ha un significato per l’una, potrebbe non averlo per l’altra.

    Vocabolario 2

    comporta = involves, entails

    porta (sempre) con sé = comes with

    suona bene = sounds good

    per farcelo piacere = in order to like it

    a cui siamo affezionati = we are fond of

    sfido chiunque a = I defy anyone to

    hanno abbracciato = they embraced

    vietare = to forbid

    l’anagrafe = the registry office

    la rettifica = the rectification

    vissuti = lives


    Il nome porta sempre con sé uno o più significati, tra cui anche un’identità di genere da non sottovalutare.

    Pensiamo alle persone che non si riconoscono con il proprio sesso biologico: la prima cosa che vorranno cambiare è proprio il loro nome. In Italia la legge dice che “il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso”, mentre per gli adulti è possibile fare richiesta di cambiare il proprio nome o cognome presso il proprio Comune di residenza (quindi localmente) e la richiesta verrà approvata se le motivazioni saranno ritenute valide.

    Il nostro sentirci maschi o femmine oppure tutti e due insieme o nessuno dei due, cambia il nostro rapporto con gli altri. Il fatto che gli altri ci riconoscano come noi vogliamo essere riconosciuti influisce sicuramente sulla nostra salute mentale ma anche sullo stato di salute della nostra società, più o meno progressista. In questo i social network aiutano: sul nostro profilo di Instagram esiste la sezione “pronomi” dove possiamo dichiarare come vogliamo che gli altri ci chiamino “he” oppure “she”oppure “they”.

    Notiamo che nella lingua italiana quest’ultimo caso non esiste, ma ci sono altri modi per rendere il linguaggio più inclusivo come l’utilizzo della schwa (ə) o dell’asterisco (*) alla fine di nomi o aggettivi (carə ragazzə o car* ragazz*) oppure l’uso della forma impersonale con il “si” che permette di evitare di specificare chi è il soggetto (“si ragiona di lingua”). Molte persone considerano queste delle inutili distorsioni della lingua, altri le considerano una forma di rispetto nei confronti degli altri.

    Vocabolario 3

    il Comune di residenza = the local council

    saranno ritenute = they will be considered

    influisce = has an impact on /affects

    dichiarare = to declare

    asterisco = star (*)

    evitare = to avoid


    E il punto è proprio questo: sono gli altri a definirci. Quando ci chiamano con il nostro nome o con un soprannome o con il nostro cognome, stanno evidenziando una specifica caratteristica della nostra vita.

    Usare “amore” per chiamare nostro figlio o il nostro partner li fa sentire amati. Al contempo, sentirmi chiamare “Signorina Bassi”, mi ricorda che non sono sposata e in qualche modo mi fa sentire piccola (in Italiano “Signora” è riservato alle donne sposate, “Signorina” si usa per le ragazze giovani e non sposate; inoltre Bassi è il cognome di mio padre).

    Sono esempi banali ma ci fanno riflettere su quanto sia importante rispettare la volontà degli altri quando si tratta del loro nome.

    Tuttavia, quando Giorgia Meloni all’inizio del suo mandato ha diffuso un comunicato in cui dichiarava la sua volontà di farsi chiamare “Il Presidente” e non “La Presidente”, sono rimasta inizialmente stupita. Ma come? La prima presidentessa (un’altra declinazione femminile di questo titolo) italiana della storia non vuole evidenziare tale primato? E poi ho capito, ho capito che la sua richiesta aveva senso se si considera il contesto in cui è inserita: un governo di destra, conservatore e tradizionalista non può che ammettere una sola versione dei ruoli dirigenziali… Quella maschile. (Immagino che nessuno tra loro si preoccuperebbe troppo di cambiare “donna delle pulizie” in “uomo delle pulizie”, per esempio).

    Vocabolario 4

    è riservato = it is reserved for

    un comunicato = a statement

    la sua volontà = her will

    sono rimasta stupita = I was surprised

    evidenziare = to highlight

    tale primato = this primacy


    La nostra identità, comunque, è inevitabilmente instabile. Siamo esseri che si trasformano nel tempo e questa trasformazione passa anche e soprattutto dalle parole.

    Nella vita nasciamo neonati, diventiamo bambini e “figli di”, magari anche “fratelli di”. E poi studenti, residenti, inquilini, candidati, professori, dottori, mariti e mogli.

    Sono sempre gli altri a darci questi titoli, più o meno ufficialmente. È un atto del Consolato italiano a decidere che, da un certo momento in poi, Oliver può essere considerato cittadino italiano. È un atto del sindaco che definisce che, una coppia di fidanzati, a un certo punto diventano marito e moglie. E questo è uno dei poteri delle parole.

    Recentemente il mondo del calcio ha ricordato il grande Pelé. Io non lo sapevo, ma Pelé non era il suo vero nome. Lui si chiamava Edson Arantes do Nascimento, ma tutti lo chiamavano Pelé poiché da piccolo era diventato il suo idolo un portiere di una squadra di calcio locale che si chiamava Bilé. I suoi compagni di scuola trasformarono tale fissazione infantile in una storpiatura del nome che era anche una presa in giro. Inutile dire che a lui il nome Pelé non piaceva, ma oggi tutto il mondo lo ricorda così. E pensare che i suoi genitori gli avevano attribuito il nome in onore di Edison, l’inventore della lampadina!

    Insomma, per quanto ci impegniamo a definire noi stessi e ciò o chi pensiamo ci appartenga, spesso non possiamo indovinare l’evoluzione dei nomi.
    Quello che possiamo fare è provare. Provare a farci chiamare col nostro nome, quello che scegliamo noi perché più ci rappresenta.

    E tu, come vorresti farti chiamare nel 2023?

    Vocabolario 5

    un atto = an act

    il Consolato = the Consolate

    il sindaco = the mayor

    un portiere = goalkeeper

    tale fissazione infantile = such an childish fixation

    una storpiatura = a distortion, a mispronunciation

    una presa in giro = a joke, a tease

    in onore di = after

    ci impegniamo = we commit ourselves to

    ci appartenga = belongs to us

    indovinare = to guess


    I corsi di gruppo 2023

    Finalmente ci sono le date dei prossimi corsi di gruppo, da febbraio a maggio 2023. Attenzione! I posti sono limitati e ti consigliamo di prenotare prima che sia troppo tardi:

    A 4-stop journey with teacher Federica into the life of the great Italian film director Federico Fellini.
    Italian Course about Leonardo Da Vinci
    Discover the personality of the Italian genius Leonardo Da Vinci throughout some of his masterpieces and discuss them in Italian with teacher Silvia.
    This 6-stop virtual journey in Italy with teacher Sara is the course you definitely need before traveling to Italy for the first time.
    Discover the personality of the Italian incredible painter Caravaggio throughout some of his masterpieces and discuss them in Italian with teacher Silvia.
    feste italiane
    Teacher Laura will guide you into an anthropological exploration of 8 (4+4) Italian places that have very ancient and peculiar traditions.

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    Le elezioni politiche in Italia

    Ciao, sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e mentre scrivo mi trovo in Italia, in piena campagna elettorale. Vorrei quindi raccontarti qualcosa di più sulle elezioni politiche italiane, qualcosa che forse non sai e che magari, nel tuo Paese, funziona diversamente…

    Also listen to this podcast on Spreaker, Google Podcasts, Apple Podcasts, Amazon Music, YouTube or SoundCloud (only old episodes)

    Da quando sono nata, l’Italia ha cambiato nove (9) legislature – tra poco saranno dieci (10) – e ventun (21) Presidenti del Consiglio dei Ministri – tra poco saranno ventidue (22). Per fare un confronto con altri Paesi, basti pensare che – nello stesso lasso di tempo – in Germania si sono alternati solo quattro (4) cancellieri, in Spagna ci sono stati cinque (5) primi ministri e nel Regno Unito sei (6), sette (7) da poco.

    Sono venuta al mondo in un periodo storico molto particolare per l’Italia, quello che ha portato alla fine della cosiddetta “Prima Repubblica”- dopo lo scandalo di “Tangentopoli” e l‘inchiesta giudiziaria “Mani Pulite” – e all’inizio dell’ “Era Berlusconiana”. Silvio Berlusconi, infatti, è stato l’imprenditore che negli anni Novanta (90) del secolo scorso per primo si è fatto strada nel mondo della politica grazie a una propaganda allora inedita, veicolata attraverso una potente comunicazione mediatica su televisioni e radio di sua stessa proprietà.

    Il suo governo è stato, ad oggi, il più longevo dalla Proclamazione della Repubblica Italiana: ci sono stati ben quattro (4) governi-Berlusconi per una durata complessiva di 3339 giorni, cioè nove (9) anni.

    Vocabolario 1

    basti pensare che = just think that

    lasso di tempo = period of time

    inchiesta giudiziaria = judicial inquiry

    imprenditore = entrepreneur

    si è fatto strada (“farsi strada”) = he made his way

    inedita = unprecedented

    veicolata = conveyed

    longevo = long-lived, durable


    Infatti, l’Italia non è particolarmente famosa per la stabilità dei suoi governi. Nel momento in cui scrivo, ci troviamo in piena campagna elettorale: tutti i cittadini italiani di età uguale o superiore a diciotto (18) anni sono “chiamati alle urne“, cioè possono andare a votare. Sì, il 25 settembre 2022 in Italia ci sono le ennesime elezioni politiche.

    Vorrei quindi raccontarti qualcosa di più sulle elezioni politiche italiane, qualcosa che forse non sai e che magari nel tuo Paese funziona diversamente.

    Per esempio, lo sai da quando esiste il suffragio universale in Italia? Se hai seguito gli scorsi episodi di questo blog-podcast, forse sì. Se non ti ricordi, sappi che le donne italiane hanno ottenuto il diritto al voto solo con la fine della Seconda Guerra Mondiale e il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica.

    Quest’anno c’è un’altra novità: per la prima volta nella storia, i ragazzi maggiorenni di età inferiore ai venticinque (25) anni possono votare non solo per la Camera dei Deputati, ma anche per il Senato.

    Vocabolario 2

    campagna elettorale = election campaign

    le urne (sing. l’urna) = literally “urns”, but in this context = polls

    suffragio universale = universal suffrage (everybody being able to vote)

    sappi (congiuntivo di sapere) = be aware

    il diritto al voto = the right to vote

    maggiorenni = of age (at least 18 years old)

    inferiore = less than


    Ok, facciamo un passo indietro. Come funziona il sistema elettorale italiano? Prendiamo il caso più imminente, quello delle elezioni politiche (ci sono anche quelle europee, quelle regionali e quelle amministrative… Ma oggi cerchiamo di complicarci la vita il meno possibile, ok?).

    Dal 1946 – anno della nascita della Repubblica Italiana – fino al 1993, quindi per quasi cinquant’anni (50) si è adottata la legge proporzionale classica. Nel 1993 fu approvata la legge Mattarella (devi sapere che in Italia le leggi prendono il nome dei loro promotori), diventata famosa anche come “Mattarellum”, che introdusse per la prima volta un sistema elettorale misto, cioè in parte proporzionale e in parte maggioritario.

    Seguirono la legge Calderoli (detta “Porcellum”) del 2005 e il “Rosatellum” del 2017 (dal nome del suo relatore Ettore Rosato) che è in uso ancora oggi. Si tratta sempre di un sistema misto, un po’ maggioritario (che funziona con collegi uninominali) e un po’ proporzionale (che funziona con collegi plurinominali).

    È troppo complicato? Non preoccuparti, anche gli italiani fanno fatica a capire come funziona! Basta che ti immagini i collegi come delle divisioni territoriali che entrano in gioco in occasione delle elezioni: nei collegi plurinominali i seggi (cioè le “sedie” in Parlamento) sono assegnati in base alle percentuali di voto ottenute dai partiti, nei collegi uninominali ottiene il seggio il candidato più votato.

    Quindi, gli elettori possono scegliere sia il nome di un candidato, sia l’intero partito. Attenzione: non è possibile fare il cosiddetto “voto disgiunto“, cioè scegliere una persona che appartiene a un partito diverso da quello votato. Sulla scheda elettorale i partiti possono presentarsi da soli, oppure in coalizioni. Le coalizioni, cioè dei raggruppamenti di partiti alleati, sono a mio parere il motivo per cui i governi italiani rischiano sempre di crollare (e spesso lo fanno!). Perché dico così? Semplice: i partiti si alleano per ottenere più voti, ma poi non vanno d’accordo su questioni importanti quando devono governare il Paese e questo… è un problema.

    Vocabolario 3

    imminente = upcoming

    misto = mixed, joint

    fanno fatica (“fare fatica”) = they struggle

    entrano in gioco (“entrare in gioco”) = come into play

    partito (politico) = political party

    “voto disgiunto” = literally, vote splitting

    appartiene = it belongs

    presentarsi da soli = going solo

    alleati = allies

    crollare = to fall

    si alleano (verbo “allearsi”) = they ally, they team up

    le questioni = matters


    Ah, alcune cose che forse ho dato per scontate:

    • I cittadini italiani votano per scegliere le persone che entreranno in Parlamento, ma è il Presidente della Repubblica (Sergio Mattarella, oggi) che dà l’incarico al Presidente del Consiglio di formare il Governo, cioè scegliere i ministri. Questo momento è chiamato delle “consultazioni”.
    • Il Parlamento italiano è formato da due camere: la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica. La Camera ha oggi 400 seggi (cioè “sedie”) e il Senato ne ha 200.
    • Un fatto curioso che accade in Italia in occasione delle elezioni è il cosiddetto “silenzio elettorale”. Si tratta delle 24 ore che precedono le votazioni, in cui la legge vieta alle radio e alle televisioni di parlare di politica per non influenzare gli elettori e lasciarli tranquilli a riflettere prima di andare a votare. Quindi, niente più interviste ai politici, niente più sondaggi e proiezioni di voto. Questa legge, però, risulta oggi un po’ anacronistica, un po’ “vecchia”… insomma non è più al passo coi tempi. Infatti, i social media ne sono esenti e, lo sappiamo, oggi gli elettori sono molto influenzati e influenzabili da quello che leggono e vedono su Facebook, Instagram e TikTok (ma anche dai podcast, per esempio!).

    Vocabolario 4

    dà l’incarico (“dare l’incarico”) = he entrusts

    precedono = they precede, they come before

    vieta (dal verbo vietare) = it forbids

    anacronistica = anachronistic, not up-to-date

    ne sono esenti = they are exempt from this law

    gli elettori = voters

    non è (più) al passo coi tempi (non essere “al passo coi tempi”= not being in line with the time


    Ma torniamo alle elezioni… Che cosa succede in quei giorni? Per raccontartelo, prendo in prestito le parole del “grande” Giorgio Gaber, che ci ha fatto su una canzone.

    Giorgio Gaber – Le elezioni (1991)

    Generalmente mi ricordo
    Una domenica di sole
    Una mattina molto bella
    Un’aria già primaverile
    In cui ti senti più pulito
    Anche la strada è più pulita
    Senza schiamazzi e senza suoni
    Chissà perché non piove mai
    Quando ci sono le elezioni
    Una curiosa sensazione
    Che rassomiglia un po’ a un esame
    Di cui non senti la paura
    Ma una dolcissima emozione
    E poi la gente per la strada
    Li vedo tutti più educati
    Sembrano anche un po’ più buoni
    Ed è più bella anche la scuola
    Quando ci sono le elezioni
    Persino nei carabinieri
    C’è un’aria più rassicurante
    Ma mi ci vuole un certo sforzo
    Per presentarmi con coraggio
    C’è un gran silenzio nel mio seggio
    Un senso d’ordine e di pulizia
    Democrazia
    Mi danno in mano un paio di schede
    E una bellissima matita
    Lunga, sottile, marroncina
    Perfettamente temperata
    E vado verso la cabina
    Volutamente disinvolto
    Per non tradire le emozioni
    E faccio un segno sul mio segno
    Come son giuste le elezioni
    È proprio vero che fa bene
    Un po’ di partecipazione
    Con cura piego le due schede
    E guardo ancora la matita
    Così perfetta e temperata
    Io quasi quasi me la porto via
    Democrazia

    Giorgio Gaber – Le elezioni

    Se leggiamo il testo di questa canzone, saltano all’occhio subito alcuni elementi. Gaber, prima, parla del tempo cioè di “una domenica di sole, una mattina molto bella, un’aria già primaverile”. Le elezioni infatti, come ti ho accennato, avvengono sempre nel fine settimana, ma qui il cantautore descrive anche una stagione particolare: la primavera. Effettivamente, solitamente le elezioni politiche italiane si svolgono tra febbraio e giugno. Per la prima volta dal 1948 ad oggi, le elezioni del 25 settembre 2022 sono state organizzate (con molta fretta) in autunno.

    Poi Gaber nomina la scuola. Dice infatti che “è più bella anche la scuola quando ci sono le elezioni”. Perché? Devi sapere che in Italia si vota sempre nelle scuole. Ricordo ancora, quando ero un’alunna, il fermento che si percepiva per l’organizzazione di questo grande evento. Spesso le lezioni venivano interrotte i giorni prima delle elezioni per permettere al personale addetto di togliere i banchi dalle aule e di allestire le cabine di voto. Anche il lunedì, capitava di non andare a scuola per permettere agli scrutinatori di terminare “lo spoglio delle schede”, cioè il conteggio dei voti.

    Infine, Gaber dice: “con cura piego le due schede”. Perché due? Semplice, alle elezioni politiche i cittadini sono chiamati a votare due volte: un voto per la Camera dei deputati e un voto per il Senato.

    Le due schede di cui parla Gaber: quella per votare la Camera e quella per votare il Senato. Foto scattata alle mie schede ricevute per posta (voto dall’estero) prima di votare.

    Vocabolario 5

    prendo in prestito (“prendere in prestito”) = borrow

    ci ha fatto su (“farci su”) = makes up

    saltano all’occhio (“saltare all’occhio”) = they stand out, they catch the eye

    come ti ho accennato (dal verbo accennare) = like I mentioned to you

    si svolgono (“svolgersi”) = are held, take place

    alunna = pupil

    la fretta = hurry

    il fermento = excitement

    venivano interrotte = erano interrotte = were stopped

    il personale addetto = the (school) staff

    i banchi = school desks

    le aule = school rooms

    allestire = to arrange, to set up

    le cabine di voto = voting booths

    capitava = it happened

    scrutinatori = scrutatori = evaluators (people in charge of counting the votes)

    “lo spoglio delle schede” = the opening of votes

    il conteggio dei voti = the counting of votes

    piego (dal verbo piegare) = I bend, I fold


    Ma chi sono gli scrutinatori che ti ho nominato prima? Queste persone, chiamate anche semplicemente “scrutatori”, sono dei cittadini che decidono volontariamente di lavorare all’organizzazione e gestione delle elezioni politiche. Per poterlo fare, devono semplicemente iscriversi alla lista degli scrutatori del loro Comune di residenza e rispondere alla chiamata nel caso di necessità per le prossime elezioni (ovviamente possono sempre dire di no). Gli scrutatori che lavorano alle elezioni hanno diritto a un compenso economico per questo servizio e all’esenzione dal loro lavoro ordinario nei giorni in cui sono impegnati per prestare servizio allo Stato.

    Vorrei concludere questo episodio con una canzone che parla proprio degli scrutatori. È una canzone ironica, scritta e cantata dall’eccentrico Samuele Bersani, che racconta in modo brillante le contraddizioni che caratterizzano alcuni italiani. Spero così di strapparti un sorriso, mentre ascolti “Lo scrutatore non votante”, una persona che vive la vita come un “ateo praticante“, perché “prepara un viaggio ma non parte” e “pulisce casa ma non ospita”.

    Hai mai conosciuto qualcuno così? 😉

    Samuele Bersani – Lo scrutatore non votante

    Vocabolario 6

    la gestione = the management

    iscriversi = to subscribe, to enroll

    Comune di residenza = municipality of residence

    l’esenzione = the exemption

    sono impegnati = are busy with

    strapparti un sorriso = to snatch a smile

    un ateo praticante (ossimoro) = an atheist who goes to Church


    Se tutto questo parlare di votazioni ti ha fatto venire voglia di votare… C’è una buona notizia: Puoi votare anche tu! Ma, no… Ovviamente non puoi votare alle elezioni politiche italiane (che a quest’ora sono già concluse da tempo!) ma puoi votare qualcosa di molto più interessante… puoi votare una storia 🙂


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    Chi era Piero Angela per gli italiani

    Ciao, sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e oggi ti racconto chi era Piero Angela. Se non sei cresciuto o cresciuta in Italia, forse questo nome non ti dice niente. Ed è per questo che oggi sono felice di raccontarti chi era Piero Angela per gli italiani.

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    La mattina del 13 agosto 2022 molti italiani, come prima cosa, avranno iniziato a consultare i social media. A un certo punto, quasi sicuramente la metà di loro avrà esclamato: “Noooo….”.

    Quel giorno io mi trovavo in vacanza in Scozia. Ero seduta sul sedile posteriore di un’auto a noleggio, quando ho avuto esattamente quella reazione. Lo schermo del mio telefono mi aveva appena mostrato un signore con i capelli bianchi, la giacca elegante scura, la camicia azzurra senza una piega e la cravatta di un bel rosso intenso. Sotto la foto, una semplice didascalia riportava: “Buon viaggio papà.”. Lo aveva scritto Alberto Angela.

    Se non sei cresciuto o cresciuta in Italia, forse il nome Piero Angela, il padre di Alberto, non ti dice niente. Ed è per questo che oggi sono felice di raccontarti chi era Piero Angela per gli italiani.

    Vocabolario 1

    avranno iniziato/ avrà esclamato = why I used the future (futuro anteriore) for telling a past event? It is called “futuro nel passato” and it’s used for hypothesis, something that you think other people would have done or think in the past.

    il sedile posteriore = the back seat

    Un’auto a noleggio = a rental car

    lo schermo = the screen

    una piega = a fold

    una didascalia = a caption

    non ti dice niente = don’t ring any bell for you


    Piero Angela, nato il 22 dicembre del 1928, era innanzitutto un piemontese, anzi un torinese. Devi sapere che, per quanto un italiano possa costruirsi una vita lontano dalla sua città natale, quest’ultima esercita sempre una grande influenza sulla propria identità. L’Italia, d’altronde, è uno Stato relativamente recente, costituito dall’unione di diversi territori che continuano a mantenere una certa autonomia amministrativa e culturale, se così possiamo definirla.

    A Torino, il giovane Piero è diventato prima di tutto un musicista: suonava il pianoforte e gli piaceva prendere parte a jam session nei jazz-club torinesi e più avanti si è esibito persino insieme al suo gruppo jazz in diverse occasioni e città. Erano gli anni Cinquanta.

    Tuttavia, non continuò la carriera da musicista professionista ma fu la musica che lo fece transitare verso la carriera di giornalista. Infatti, il suo primo incarico fu quello di collaborare alla realizzazione di un programma sulla musica jazz per la RAI, la Radiotelevisione Italiana.

    Nel 1952 diventò giornalista a tempo pieno e il suo lavoro lo portò a viaggiare prima a Parigi, dove rimase 9 anni e dove nacque il figlio Alberto, poi a Bruxelles per quattro anni, oltre ad aver fatto diverse corrispondenze dagli Stati Uniti.

    Vocabolario 2

    innanzitutto (o innanzi tutto) = first of all

    piemontese = a person who is born in the Italian region Piemonte (Piedmont)

    la città natale = hometown

    esercita = exerts

    persino = even

    sulla = (in this context) about

    a tempo pieno = full time

    oltre = plus

    le corrispondenze = the correspondences


    Fu alla fine degli anni Sessanta che Piero Angela iniziò, per sua volontà, a dedicarsi al giornalismo scientifico. Per la televisione italiana, realizzò una serie di documentari per raccontare alle persone comuni quello che accade nello Spazio: raccontò del programma Apollo che portò i primi uomini sulla Luna. Era iniziato il suo immenso lavoro di divulgazione scientifica, che andava dallo Spazio alla storia, dalla microbiologia alla psicologia.

    Ma il programma televisivo più famoso, quello con cui Piero Angela è passato alla storia, è certamente Quark, iniziato per la prima volta nel 1981 e diventato poi Superquark nel 1995. La formula del programma era al tempo particolarmente innovativa e tecnologicamente avanzata: c’era sempre una spiegazione in studio da parte del conduttore, lo stesso Piero Angela, e poi dei documentari di alta qualità come quelli a cura di David Attenborough della BBC, ma anche i cartoni animati di Bruno Bozzetto usati per spiegare i concetti più difficili.

    La cura per la comunicazione è stata probabilmente la chiave del successo del programma: Quark e Superquark hanno tenuto milioni di italiani incollati alla televisione perché sapevano spiegare temi complessi con un linguaggio semplice, senza mai banalizzarli.

    Vocabolario 3

    immenso = huge

    la divulgazione scientifica = scientific dissemination, divulgation

    è passato alla storia = he went down in history

    la formula = (in this context) the format

    una spiegazione = an explanation

    il conduttore (televisivo) = the television presenter, the tv host

    incollati = literaly “glued”


    Ciò che più ammiro di Piero Angela oggi è la sua capacità di informare senza far sentire gli altri inferiori. Non so se ti è mai capitato di conoscere qualcuno così… Secondo me è molto difficile. Tuttavia, Piero Angela ha dimostrato anche di avere il coraggio di prendere posizione quando lo ha ritenuto importante. È accaduto, per esempio, quando ha difeso pubblicamente Enzo Tortora, con la sua inimitabile delicatezza.

    Enzo Tortora è stato un conduttore televisivo e giornalista italiano, collega e amico di Piero Angela. Purtroppo il suo nome è ricordato a causa di una triste storia di ingiustizia per cui nel 1983 fu arrestato e successivamente condannato a dieci anni di carcere (prigione). La sua innocenza fu dimostrata e riconosciuta solo nel 1986, confermata nel 1987, un anno prima della sua morte.

    C’è una registrazione televisiva in cui Piero Angela difende il suo amico Enzo Tortora che ti voglio mostrare, come ho già detto, per la delicatezza e al contempo incisività delle sue parole. La trovi qui:

    Piero Angela difende pubblicamente Enzo Tortora

    L’attivismo di Piero Angela continua a esistere anche dopo la sua morte attraverso il CICAP, l’associazione, da lui fondata, che combatte le pseudoscienze e promuove lo spirito critico.

    Vocabolario 4

    ti è mai capitato = that ever happen to you

    inimitabile delicatezza = inimitable delicacy

    un conduttore televisivo = the television presenter

    il carcere / la prigione = the prison, the jail

    al contempo = at the same time

    l’incisività = incisiveness


    Negli anni, Piero Angela ha scritto molti libri e ottenuto numerosi riconoscimenti per il suo lavoro, ma penso che il ricordo più autentico di questo grande uomo sia quello trasmesso dal meraviglioso discorso, un po’ commosso, pronunciato dal figlio Alberto in occasione dei funerali del padre.

    Discorso di Alberto Angela ai funerali del padre

    Alberto dice che suo padre è riuscito a unire, non a dividere, pur mantenendo le sue opinioni a volte ferree. E che l’ultimo insegnamento glielo ha fatto, non con le parole, ma con l’esempio. Alberto racconta che il padre gli ha insegnato, negli ultimi giorni, a non avere paura della morte, morte che ha affrontato con una serenità che l’ha sconvolto. In queste parole c’è questa idea di andarsene dalla vita con il sorriso, con la consapevolezza di aver fatto così tante ricche esperienze. Questa idea di amare la vita e di non temere la morte mi ha fatto domandare a me stessa se anch’io ne sarò mai capace.

    Infine, vorrei parlare della grande attenzione che Piero Angela ha dedicato ai giovani e ai cambiamenti climatici che si trovano e troveranno ad affrontare nel loro futuro, loro malgrado. Lo ha fatto nell’ultima serie di Superquark che è andata da poco in onda su Rai 1 (e se hai una connessione VPN, puoi guardarla anche tu su Rai Play, collegandoti dall’Italia). Se non hai una connessione VPN, non preoccuparti, puoi sempre guardare l’illuminante video del Ted Talk che Piero Angela ha tenuto l’8 ottobre 2016 a Roma.

    Ted Talk di Piero Angela – ottobre 2016, Roma

    Vocabolario 5

    i riconoscimenti = awards

    commosso = moved

    ferree = di ferro = irony (in the sense they are fierce, strong decisions)

    l’ha sconvolto = astonished him

    il sorriso = the smile

    la consapevolezza = the awareness

    temere = to fear

    i giovani = the youth generation

    loro malgrado = against their will, in spite of themselves

    ha tenuto = held (a speech)


    Con questo discorso, Piero Angela mi ha fatto riflettere sul ruolo dei media. Di questi tempi, spesso si dice che i social media “sono il male”. Se ne parla tanto, di come influenzano negativamente i ragazzi, provocando ansia e depressione. Spesso sono veicolatori di forme di bullismo, di discriminazioni, di messaggi di odio e istigazione alla violenza. Ma se ci penso su bene, non è lo stesso che si diceva della televisione, non molti anni fa? Ecco, io penso che Piero Angela sia stato il più grande esempio positivo di come lo strumento non sia sempre la causa del problema, ma di come – se usato bene – possa diventarne la soluzione.

    Proprio sui social media è circolato il suo ultimo messaggio che ha voluto lasciare a tutti i suoi follower. Te lo vorrei leggere per intero, perché penso sia il modo più bello di concludere questo episodio.

    Vocabolario 5

    mi ha fatto riflettere = made me think

    sono il male = they are evil

    veicolatori = drivers

    l’istigazione = instigation, incitement

    se ci penso su bene = if I come to better think of it

    lo strumento = the tool

    è circolato = was circulated, was shared

    per intero = entirely


    Anche noi di Online Italian Classes, nel nostro piccolo, vogliamo dare un contributo alla diffusione della cultura. Per questo ci piace organizzare corsi di italiano che non hanno solo lo scopo di insegnare la lingua, ma di insegnare la lingua attraverso la cultura. Ecco quali sono i prossimi in programma, a cui puoi ancora iscriverti, se vuoi:

    September 19-22-26, October 3 | Time: 8pm (20) Italy time
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    September 22-29, October 6-13 | Time: 5 pm (17) Italy time
    The Visionary Fellini

    October 17-20-24-27 | Time: 9-10 pm (21-22) Italy time
    Caravaggio’s Art

    ***

    Noi ci sentiamo presto, ma ricorda che se vuoi scrivermi qualcosa puoi sempre farlo all’indirizzo info @ onlineitalianclasses.com


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