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2 giugno: La festa della Repubblica Italiana

La festa della Repubblica è una delle ricorrenze italiane più importanti e una delle mie feste preferite. Forse perché è una giornata super partes, in cui la politica si fa da parte (o almeno dovrebbe), per ricordare le basi su cui la nostra società si fonda e cioè la democrazia.

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Sabato 6 maggio 2023 mi trovavo in un pub di Londra insieme a una coppia di amici – una ragazza francese e un ragazzo tedesco – per un evento eccezionale: assistere alla cerimonia d’incoronazione di Re Carlo III d’Inghilterra. Tra una pinta di birra (per noi mamme, un succo di frutta) e un piatto di patatine fritte, abbiamo girato un simpatico video in cui facevamo giocare i nostri bimbi con le bandierine della Union Jack e li facevamo ballare sulle ginocchia sulle note dell’inno nazionale “God save… the King!”. Sembravamo molto patriottici, ma la verità è che ci stavamo solo divertendo. Abbiamo pensato che fosse bello celebrare in compagnia un evento storico così rilevante… Insomma, non capita tutti i giorni – specialmente al giorno d’oggi – di assistere all’incoronazione di un re!

Tutt’attorno a noi, altri avventori seguivano le scene dagli schermi installati nel pub, seduti ai tavoli. L’atmosfera era goliardica. Un po’ come quando ci si ritrova a vedere una partita di calcio o di rugby, con la differenza che in questo caso non c’era una squadra da tifare. Non mi sembrava, infatti, di percepire un qualche spirito monarchico e ho avuto l’impressione che gli altri clienti fossero tutti stranieri come noi. Il quartiere dove viviamo, infatti, è piuttosto internazionale e probabilmente gli inglesi più “royalist” sono rimasti a casa o si sono recati nelle zone di Londra più centrali.

Quando poi ho chiesto agli amici inglesi se avessero assistito alla cerimonia e ho raccontato loro della nostra mattinata al pub, la risposta comune è stata per lo più: “che cosa anacronistica!”. Il commento non era riferito a noi, ma all’evento in sé. Tutto quello sfarzo e quella solennità provocava in loro un certo imbarazzo.

Per noi che vediamo la cosa “da fuori”, invece, è tutto piuttosto affascinante. Addirittura abbiamo dovuto acquistare un giornale cartaceo e altri souvenir da portare in Italia come ricordo dell’evento, su richiesta di due diverse persone (italiane).

Vocabolario 1

girato = past participle for “girare”. We say “girare un video” for “shooting a video”

bimbi = colloquial form for “bambini”

bandierine = little flags

rilevante = relevant, important

assistere = two meanings: to take care of/to attend (in this context, the last one).

avventori = patrons

goliardica = lighthearted

calcio = soccer

squadra = team

tifare = support, cheer

in sé = itself

sfarzo = pomp

imbarazzo = embarassement

Addirittura = even


Anche l’Italia era una monarchia

Su 195 Paesi del mondo, sono rimaste attualmente solo 29 monarchie. L’Italia, come sai, non fa parte di queste e forse è proprio per questo motivo che l’incoronazione di un nuovo re nel 2023 ha attirato la nostra attenzione, così come tutto quello che è diverso da ciò a cui siamo abituati.

Infatti, nè io, nè i miei genitori eravamo nati quando l’ultimo Re d’Italia Umberto II era in carica. Tuttavia, non si tratta di un tempo così remoto come si possa pensare. La mia nonna, per esempio, aveva 20 anni quando – il 2 giugno del 1946 – in Italia si è votato il referendum* per decidere se mantenere la monarchia o diventare una repubblica. Ora che ci penso, mia nonna non aveva potuto votare, perché non aveva ancora compiuto i 21 anni (li avrebbe fatti a settembre dello stesso anno). Oggi gli italiani possono votare a partire dai 18 anni, ma a quel tempo no e per un soffio mia nonna non ha potuto prendere parte al primo voto a suffragio universale d’Italia!

Ti ricordi cosa significa questa parola: “suffragio universale”? Significa che il diritto di voto è esteso a tutti, non solo agli uomini, ma anche alle donne! Sì, in Italia questo è successo piuttosto tardi (in Inghilterra, per esempio, il movimento delle “suffragette” è nato alla fine del 1800 e le prime donne hanno potuto votare – pur con delle limitazioni – già nel 1918).

Fatto sta che, il 2 giugno 1946, appena dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, gli italiani decisero che l’epoca della monarchia era giunta al tramonto, per far sorgere quella della repubblica. Sicuramente, la caduta del nazi-fascismo, sconfitto grazie ai movimenti di resistenza dei partigiani e alla controffensiva delle forze alleate, ha influito fortemente su questa decisione, anche se lo spoglio del risultato mostrò chiaramente che l’Italia era divisa in due metà. Nel nord Italia la repubblica vinse in quasi tutti i centri urbani principali, mentre al sud il voto fu quasi ovunque prevalente per la monarchia. La differenza dei voti fu comunque consistente – circa 2 milioni – a favore della repubblica, nonostante il mancato voto di molte persone: i sopravvissuti all’internamento in Germania, che ancora si trovavano lì, gli abitanti delle città di Pola, Fiume e Zara (che dopo la guerra erano passate alla Jugoslavia – e oggi sono parte della Croazia), gli abitanti di Trieste, città al tempo contesa che tornò italiana solo successivamente. Ma non votarono nemmeno i militari prigionieri di guerra da parte degli alleati e gli abitanti di Bolzano, che dopo la creazione della Repubblica di Salò* era stata annessa alla Germania.

*La Repubblica di Salò è stata un breve regime (dal settembre 1943 all’aprile 1945) con a capo Mussolini in collaborazione con Hitler, che aveva sede sul Lago di Garda, nato in seguito alla firma dell’Armistizio – cioè della resa dell’Italia agli alleati.

Vocabolario 2

ciò = what

era in carica = was in charge

remoto = remote, far in time

a partire da = from

per un soffio = by a whisker, by a thread

prendere parte a = take part in

è esteso a = is widespread

pur (seppure) = although, though, even though, even if

Fatto sta che = point is, fact is

era giunta a = came to

sconfitto = defeated

lo spoglio = tally the votes (in Italian we use a noun)

consistente = false friend! It doesn’t mean “consistent”, but “considerable, substantial, significant, sizeable”

mancato = missing

annessa = annexed, conjunct, combined, joined together

la firma = another false friend. It’s not a firm, it’s a signature.


Come è fatta la Repubblica Italiana?

In latino res publica significa “cosa pubblica” cioè di tutti, infatti le decisioni si prendono in forma di democrazia. L’Italia è un esempio di repubblica parlamentare. Le funzioni fondamentali sono distribuite tra cinque organi costituzionali: parlamento, presidente della repubblica, governo, magistratura, corte costituzionale.

Il parlamento esercita la funzione legislativa (approva le leggi) e di controllo sul governo. I membri del parlamento italiano sono 606 e si tratta di rappresentanti delle scelte del popolo. Il parlamento italiano è composto da due camere: la Camera dei deputati (400 membri) e il Senato (200 membri + 6 senatori a vita).

Il governo esercita la funzione esecutiva (mettere in pratica le leggi) e coincide con il consiglio dei ministri a cui fa capo il presidente del consiglio. Nel momento in cui scrivo la presidente del consiglio dei ministri è Giorgia Meloni, la prima presidente donna della storia d’Italia.

La magistratura esercita la funzione giurisdizionale, ovvero applicare e far rispettare le leggi. Sono magistrati sia i giudici, sia i pubblici ministeri (Pm). I giudici decidono sulle controversie, i Pm dirigono le indagini.

La corte costituzionale è composta da 15 giudici che controllano la costituzionalità delle leggi e le annullano se sono incostituzionali. La costituzione è la legge fondamentale dello Stato, che indica i principi fondamentali che tutte le altre leggi devono rispettare e inoltre definisce i valori su cui lo Stato si fonda e stabilisce la sua organizzazione.

La costituzione italiana fu firmata dopo la Seconda Guerra Mondiale da Enrico De Nicola come primo presidente della repubblica italiana. Quello attuale, invece, è il dodicesimo, Sergio Mattarella. Normalmente il presidente della repubblica rimane in carica 7 anni, ma eccezionalmente Sergio Mattarella si trova già al suo secondo mandato consecutivo, a causa della situazione di crisi politica e sanitaria in cui l’Italia si è ritrovata nel 2022. Il presidente della repubblica ha un potere «neutro», cioè al di fuori della tripartizione dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario). Svolge una funzione di sorveglianza e coordinamento, secondo le norme stabilite dalla costituzione italiana, di cui è garante.

Vocabolario 3

esercita = carries out, performs

la funzione = the function

ovvero = formally means “or”, but in the spoken language it means “that is”

far rispettare = make sbd respect

le controversie = controversy, dispute, disagreement

le indagini = investigations, inquiries

incostituzionali = unconstitutional

il mandato = the mandate

consecutivo = in a row

al di fuori = outside, beyond

Svolge = conducts, carries out

garante = guarantor, warrantor


Come si festeggia la Festa della Repubblica in Italia?

Innanzi tutto, si è sempre festeggiata da quel 2 giugno 1946, con poche eccezioni. Per alcuni anni fu resa una “festa mobile”, cioè non c’era una data fissa in cui celebrarla, lo si faceva la prima domenica di giugno. Inoltre, nel 1976 fu annullata a causa dell’oggi famoso terremoto nella regione dell’Italia settentrionale (del nord Italia) chiamata Friuli Venezia Giulia, nel 1977 fu annullata per non perdere un giorno di lavoro a causa della crisi economica. Nel 2000 fu ristabilita la data del 2 giugno, che rimane ancora oggi ed è particolarmente amata da chi vuole approfittarne per fare una gita fuori porta primaverile.

Come puoi immaginare, la capitale d’Italia Roma è al centro dell’attenzione per il cerimoniale ufficiale della Festa della Repubblica. Tutto il resto d’Italia – ovvero quelli che non hanno deciso di viaggiare – assiste all’evento attraverso la diretta televisiva. Oltre alla parata militare lungo i Fori Imperiali, il gesto più importante della giornata lo compie il presidente della repubblica, che depone una corona d’alloro sulla tomba del Milite Ignoto. Il Milite Ignoto (o Soldato Ignoto) è un militare italiano caduto al fronte durante la Prima Guerra Mondiale e sepolto a Roma sotto la statua della dea Roma all’Altare della Patria al Vittoriano. Ignoto significa “sconosciuto”, cioè non si conosce la sua identità. Il valore di questo monumento è simbolico e la sua storia è affascinante. Ti invito a guardare il video qui sotto per scoprirla:

Il Milite Ignoto – Francesco Oggiano

Ps. La tomba del Milite Ignoto è omaggiata in diverse occasioni, oltre che ogni 2 giugno e ogni 4 novembre, data della sepoltura (4 novembre 1921).

La Resta della Repubblica è una delle ricorrenze italiane più importanti e una delle mie feste preferite. Forse perché è una giornata super partes, in cui la politica si fa da parte (o almeno dovrebbe), per ricordare le basi su cui la nostra società si fonda e cioè la democrazia. Tuttavia, non posso fare a meno di osservare gli strati di storia che continuano a convivere nelle città italiane, anno dopo anno. Prima fra tutte Roma, che è tempestata di monumenti che raccontano la sua antica identità imperialistica, ma – a dire il vero – in qualsiasi città italiana a un certo punto ti potresti ritrovare a passeggiare per un certo “Corso Vittorio Emanuele” o una certa strada – senz’altro centrale – dedicata a un membro della dinastia dei Savoia, che ha regnato sull’Italia dall’anno dell’unificazione – il 1861 – fino al 2 giugno 1946.

Vocabolario 4

approfittarne = take advantage of

una gita fuori porta = outing, day trip, excursion

ovvero = formally means “or”, but in the spoken language it means “that is”

la diretta televisiva = tv live recording, tv live coverage

depone = puts down

la corona d’alloro = laurel wreath

la tomba = the grave

caduto = literally “fallen”, here means “dead”

al fronte = on the field (during a war)

sepolto = buried

è omaggiata = is honoured

non posso fare a meno di = I can’t help

gli strati = the layers

convivere = coexist


Il corso “Italian Folklore” – Second Term

Il primo modulo (first term) del corso online “Italian Folklore” sta andando molto bene. Le due partecipanti sono attente, curiose e si sforzano di parlare italiano tra di loro e con l’insegnante…. Bravissime! L’insegnante Laura – che è antropologa sociale – ogni volta racconta loro intriganti storie che parlano di come alcune tradizioni italiane si mescolino tra sacro e profano. Il secondo modulo (second term) del corso prosegue. L’inizio è previsto per martedì 6 giugno, con due incontri settimanali, il martedì e il giovedì. Perché non ti unisci al gruppo anche tu? Non preoccuparti, puoi iscriverti liberamente, non è necessario aver frequentato il primo modulo. Trovi tutte le informazioni qua sotto:

Inoltre, ti ricordo che stiamo per lanciare una nuova serie di incontri di conversazione in piccoli gruppi rivolti a studenti di livello pre-intermedio e intermedio, da A2 a B2. Se vuoi sapere quando comincerà, non dimenticarti di iscriverti alla newsletter!


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Storie di caffè

Noi italiani abbiamo tanti pregi. Sappiamo essere molto affettuosi, sappiamo (tendenzialmente – me esclusa) cucinare bene e produrre ingredienti di qualità, che siamo felici di diffondere con orgoglio oltre i confini nazionali. Tra gli innumerevoli nostri difetti, proprio l’orgoglio è quello che più ci rappresenta… specialmente quando si parla di cibo e dintorni.

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(Per esempio), non c’è assolutamente nessuno al mondo che sappia fare il caffè meglio di noi. Questo è quello che pensiamo, noi italiani, con davvero poche eccezioni. Infatti, quando si tratta di cibo e bevande (vino o caffè, appunto), diventiamo tutti conservatori. Nella fattispecie il caffè ci rende addirittura un po’ più immuni al campanilismo che di solito ci caratterizza… E allora possiamo anche concedere ai napoletani il primato del caffè più buono d’Italia.

Sono stata a Napoli tre volte nella mia vita e devo dire che lì il caffè è davvero un’istituzione. E non è necessario recarsi all’elegantissimo (e altrettanto famoso) Caffè Gambrinus, al lato di Piazza del Plebiscito, per assaporarne la fragranza. Ricordo ancora, sulla strada verso il Vomero, il sapore intenso di quella tazzina di caffè preparata in un piccolo baretto sconosciuto e costatomi solo 80 centesimi di Euro.

Napoli è la città dove il caffè “pure in carcere lo sanno fare”, per citare De André. E infatti ho scelto proprio Napoli per acquistare la tradizionale caffettiera napoletana (appunto) chiamata anche “cuccuma” o “cuccumella”. A differenza della moka, non fa uso della pressione generata dal vapore per spingere l’acqua attraverso il caffè, bensì esclusivamente della forza di gravità. Insomma, per far scendere il caffè bisogna girarla sottosopra e attendere qualche minuto. Questo dà tempo per stupire gli ospiti e intrattenerli con la storia per cui il caffè in questo modo è più buono perché non brucia. E il messaggio sottinteso, naturalmente è: Io sì che so fare un buon caffè, il migliore!

Don Raffaè, Fabrizio De André

Saper fare un buon caffè è, di fatto, una competenza sociale molto importante per gli italiani. Una buona tazza di caffè può creare un ambiente rilassato, far iniziare conversazioni interessanti e – soprattutto – mettere al riparo dai giudizi.

E così puoi garantirti complimenti come: “Questo sì che è un buon caffè, mica come quello che ho bevuto in…. Spagna, Germania, Inghilterra”…Scegli tu un qualsiasi luogo che non sia Italia!

Ecco, questa è una frase molto comune tra noi italiani. E tutti hanno una storia legata al caffè da raccontare in occasioni sociali, facci caso.

Vocabolario 1

appunto = indeed, as I said

Nella fattispecie = In the present case

campanilismo = localism, the tendency to consider everything related to your home town/region better than the rest.

concedere = to grant

il primato = the primacy

davvero = really

recarsi = to go (like ‘andare’ but more elegant)

per assaporarne la fragranza = to savor the scent

sconosciuto = unpopular

la moka = traditional Italian coffee machine

scendere = to go down

sottosopra = upside down

non brucia = doesn’t burn

sottinteso = implied

mica = not translatable in English. It’s a reinforcement.

legata al = connected to, related to


Ma perché noi italiani pensiamo che il caffè faccia così (ehm…) schifo all’estero? Dopo oltre un anno a Londra, ci ho ragionato su e ho elaborato una teoria.

Penso – e correggimi se sbaglio – che il punto sia che quando viaggiamo, cerchiamo troppo spesso di ritrovare altrove quello a cui siamo abituati. E quindi, arrivato il momento del caffè, pretendiamo di ritrovare lo stesso espresso di sempre per poi renderci conto con grande stupore che… non è uguale al nostro.

Quello che dimentichiamo di fare è – nella maggior parte dei casi – guardarci intorno per almeno sforzarci di capire… Cosa si beve di tradizionale in questo cultura? Forse non il caffè espresso a cui siamo abituati? Se si parte da questo presupposto, l’esperienza migliora notevolmente. E allora anche il caffè turco con il fondo nella tazzina (quel “residuo” che fa inorridire gli italiani) o il caffè americano (quello che gli italiani considerano “brodaglia”) potranno sorprenderci positivamente.

E, badate bene, non dico che questo atteggiamento sia una prerogativa italiana. Chiunque di noi è portato a confrontare una nuova esperienza con quelle passate, specialmente se si tratta di abitudini.

Ricordo che durante una lezione di italiano una mia studentessa mi disse che il caffè italiano è orribile. “Ha un gusto così forte e finisce subito!” era il suo punto, abituata a portare con sé il suo bicchierone di caffè americano da cui attingere per l’intera mattina.

Noi italiani siamo però forse i più bravi a ragionare per stereotipi, come quello – e qui devo chiedere scusa a tutte le persone tedesche in ascolto – secondo il quale i tedeschi amano tanto bere il cappuccino dopo cena. Ecco, devi sapere che in Italia il cappuccino è ammissibile solo per colazione, mai mai mai dopo i pasti.

Ma la sai un’altra cosa? Da quando vivo a Londra, mi sono ritrovata anch’io a bere un cappuccino dopo pranzo, diverse volte a dire il vero…E incredibilmente sono ancora viva.

Ok, non era proprio un cappuccino, ma un cosiddetto “flat white”, che di fatto è un cappuccino senza schiuma, anche se in certi posti lo preparano con la schiuma e quindi in pratica è un cappuccino. Il motivo per cui mi sono messa a bere il flat white dopo pranzo al posto dell’espresso è perché a Londra non mi piace molto come viene fatto l’espresso, però mi piace il flat white. In alcuni posti, ho scoperto di adorare anche il caffè americano, che non avrei mai pensato potesse piacermi. Insomma, mi sono adattata. Farei la stessa cosa in Italia? Mai. Non ordinerei mai un cappuccino dopo pranzo in Italia. Perché? Semplice, perché il caffè – alla fine – è una bevanda sociale e, in quanto tale, segue le regole implicite del luogo in cui la si consuma.

Vocabolario 2

(fare) schifo = to suck

quello a cui siamo abituati = what we are used to

pretendiamo = we claim, we demand

stupore = the wonder

sforzarci di capire = to strive for understanding

presupposto = assumption

il fondo = in this context (speaking of coffee) it means residue

il residuo = residue

la brodaglia = the slop

badate bene = listen to me carefully

una prerogativa = prerogative

un gusto = a taste

da cui attingere = to drawn from

secondo il quale = according to which

è ammissibile = admissible, allowed

mi sono ritrovata = I ended up with

la schiuma = the foam

in pratica = basically

in quanto tale = as such


Il ruolo sociale del caffè

La storia viene in nostro aiuto per capire il significato sociale del caffè in Italia e nel mondo.

Prima di tutto, dobbiamo ricordarci che il caffè non è nato in Europa, ma la pianta di caffè è originaria dell’Etiopia. La verità è che sono state scoperte diverse piante di caffè, piante che oggi sono coltivate quasi esclusivamente in Sud America, Africa e Asia, nonostante il caffè si venda e consumi soprattutto nei Paesi occidentali.

Secondo Wikipedia, furono i Turchi dell’Impero Ottomano a portare il caffè come bevanda in Europa, in particolare fu introdotto attraverso la schiavitù: gli schiavi musulmani turchi, che erano stati imprigionati dai Cavalieri di San Giovanni nel 1565 durante il Grande Assedio di Malta, lo usavano per preparare la loro bevanda tradizionale.

Si diffuse poi ai Balcani e al resto del continente grazie allo scambio mercantile. Fu così che arrivò nella città di Venezia, allora uno dei principali porti europei, diventando la bevanda dell’aristocrazia.

L’Italia, con la sua identità così sfaccettata, ha tante storie di caffè da raccontare.

Cominciamo con Trieste, forse la città italiana con l’identità più cosmopolita, il cui porto e ferrovia in connessione con Vienna hanno contribuito a farne, a partire dall’Ottocento, un luogo di consumo di caffè per gruppi sociali diversissimi tra loro. Le caffetterie erano davvero per tutti, infatti cambiavano spesso clientela dal giorno alla notte: di giorno rappresentavano il ritrovo di mercanti e commercianti, ma anche attori, cantanti ed esponenti della scena letteraria dell’epoca; la notte diventavano la casa di loschi personaggi, gli stessi dipinti da Saba nella sua poesia “Caffè Tergeste”.

Caffè Tergeste, ai tuoi tavoli bianchi,

ripete l’ubbriaco il suo delirio,

ed io ci scrivo i miei più allegri canti!

Caffè di ladri, di baldracche covo,

io soffersi ai tuoi tavoli il martirio;

lo soffersi a formarmi un cuore nuovo.

Pensavo: – Quando infine avrò goduto

la morte, il nulla che in lei mi predico,

che mi compenserà d’esser vissuto?

Di pensarmi magnanimo non oso,

ma – se il nascere è un fallo – io al mio nemico.

sarei, per maggior colpa, più pietoso!

Caffè di plebe, dove un dì celavo

la mia faccia, con gioia in te m’attardo;

e tu concili l’italo e lo slavo,

ad alta notte, lungo il tuo bigliardo.

Umberto Saba, Caffè Tergeste

Vocabolario 3

la schiavitù = slavery

bevanda = drink

il porto = the harbour

la ferrovia = the railway

esponenti della scena letteraria dell’epoca = members of the literary scene of that time


A proposito di giorno e notte… Tu lo sai che cos’è il bar? Questa parola potrebbe confondere gli studenti anglofoni, per cui “bar” evoca il bancone sul quale vengono spillate birre e preparati cocktails. Il bar, in Italia, è invece sia un luogo dove fare colazione con caffè o cappuccino e cornetto, sia un luogo dove mangiare un panino per pranzo, sia il luogo dove fare un aperitivo o bere un drink con gli amici dopo cena. Alcuni bar fanno tutto questo, altri aprono solo di giorno o solo di sera, ma la parola è la stessa.

Tornando alle città italiane, ce n’è un’altra il cui porto ha permesso la rapida diffusione del caffè nei bar e nelle case. Questa è Napoli, che riesce a cancellare tutte le sue contraddizioni e disuguaglianze sociali con una semplice tazzina di caffè. È infatti originaria di Napoli la tradizione del cosiddetto “caffè sospeso” che consiste nel pagare al barista un caffè in più, oltre a quello consumato, per chi non può permetterselo ma vorrebbe comunque concedersi questo piccolo piacere. Il caffè “sospeso” è quindi una donazione che si fa verso uno sconosciuto.

Di solito, il caffè “sospeso” è quello più bevuto nei bar italiani e cioè l’espresso (o il macchiato, perché l’aggiunta di latte in Italia non ha alcun sovrapprezzo). Ma tu lo sai da dove ha origine la parola espresso? Per rispondere, dobbiamo spostarci di nuovo nel nord Italia, prima a Torino e poi a Milano.

Siamo alla fine del 1800, i bar sono pieni di avventori e i baristi faticano a star dietro alla richiesta di tanti caffè da dietro il bancone del bar. Sulla scia della Seconda Rivoluzione Industriale, un ingegnere torinese chiamato Angelo Moriondo progetta uno strumento capace di erogare velocemente il caffè, in modo “espresso”, per l’appunto. Nel Novecento il brevetto di Moriondo viene acquistato prima dal tecnico milanese Luigi Bezzera, che ne migliora il funzionamento, poi dall’imprenditore milanese Desiderio Pavoni, che produrrà le prime macchine in serie per il caffè espresso, la cui estetica verrà migliorata da Pier Teresio Arduino. Siamo vicini alla rivoluzionaria macchina a pistoni che spingono l’acqua ad alta temperatura nella polvere di caffè e che ha reso il nome di (Giovanni Achille) Gaggia uno dei marchi più famosi del settore. Ma questa è un’altra storia…

Insomma, il caffè in Italia può presentarsi con alcune varianti ma la caratteristica che non manca mai in nessuna tazzina è la socialità. Il caffè italiano non è una bevanda da degustare, ma una scusa per fare una pausa con i colleghi di lavoro o per fare due chiacchiere col barista che chiamiamo per nome. Ed è forse per questo che la famosa catena americana Starbucks ha trovato e continua a trovare ostilità nel Bel Paese (è riuscita a penetrare il mercato italiano solo nel 2018 – a Milano – e nel momento in cui scrivo è presente, solamente e con pochi negozi, anche a Firenze e Torino e si appresta a instaurarsi a Bologna, con le dovute precauzioni dell’amministrazione comunale.). Perché per noi italiani il caffè è un’altra cosa. È una bevanda economica che è solitamente soddisfacente (rispetto al gusto degli italiani), anche nel più angusto baretto di periferia. Per questo la gente si aspetta che rimanga economica e anche l’aumento di qualche centesimo la fa allarmare. Perché il caffè è ed è sempre stata quella cosa che, anche solo per il tempo che basta a sorseggiarlo, accomuna uomini e donne, malavitosi e intellettuali. Siamo tutti uguali di fronte a una tazzina di caffè.

Vocabolario 4

A proposito = About, speaking of…

vengono spillate = (‘vengono’ is like ‘sono’) have been tapped

la rapida diffusione = rapid spread

non può permetterselo = can’t afford it

concedersi = treat oneself with

gli avventori = patrons

erogare = to dispense, to provide, to deliver

una tazzina = a small cup

degustare = to taste

amministrazione comunale = local council administration

sorseggiarlo = to sip


Il corso “Italian Folklore”

Maggio è alle porte e con lui l’ultimo corso primaverile di Online Italian Classes. Se vuoi partecipare, l’insegnante Laura – che è antropologa sociale – ti aspetta con intriganti storie che raccontano come alcune tradizioni italiane si mescolino tra sacro e profano. Il corso si chiama Italian Folklore e dura due settimane per un totale di quattro incontri, ciascuno dei quali costa solo 15 sterline. Trovi tutti i dettagli e il link per iscriverti qui sotto:

Inoltre, stiamo per lanciare una nuova serie di incontri di conversazione in piccoli gruppi rivolti a studenti di livello pre-intermedio e intermedio, da A2 a B2. Se vuoi sapere quando comincerà, non dimenticarti di iscriverti alla newsletter!


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In Via dei Matti numero 0

Ciao, sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e oggi voglio parlarti di salute mentale in Italia attraverso una famosa canzone italiana. Alla fine dell’episodio, condivido con te una lista di “cattive abitudini di pensiero”… Ti riconosci in qualcuna di queste?

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Ultimamente ho dovuto rispolverare nella memoria alcune canzoni dell’infanzia che credevo di aver dimenticato.

Una di queste è di un cantante che è stato protagonista della scena musicale italiana negli anni 60-70 (tra l’altro, ha vinto il Festival di Sanremo nel 1968 e gli anni successivi è arrivato secondo e terzo in classifica).

Lui si chiamava Sergio Endrigo ed era più propriamente un cantautore, cioè talvolta scriveva i testi delle sue canzoni di suo pugno o ne arrangiava la musica.

Quella che forse è la canzone più famosa di Sergio Endrigo è “Io che amo solo te”, una poesia dolcissima che parla di un amore fedele, unico e indissolubile.

Io che amo solo te, Sergio Endrigo

Ad ogni modo, oggi non voglio parlarti di questa canzone “per adulti” ma di un’altra canzone di Sergio Endrigo “per bambini”. La canzone si chiama “La casa” e, oltre a fornire un ampio vocabolario tematico appunto sulla casa, tratta, in modo molto originale, l’argomento di cui vorrei parlarti oggi: la pazzia.

Quando me la cantavano i miei genitori, trovavo questa canzone geniale e allo stesso tempo un po’ angosciante. Senti che cosa dice:

Era una casa molto carina

Senza soffitto, senza cucina

Non si poteva entrarci dentro

Perché non c’era il pavimento

Non si poteva andare a letto

In quella casa non c’era il tetto

Non si poteva fare pipì

Perché non c’era il vasino lì

Ma era bella, bella davvero

In via dei matti numero zero*

La casa, Sergio Endrigo

Vocabolario 1

rispolverare = recall (literally ‘dusting’)

l(a)’infanzia = childhood

la scena = the scene

successivi (plurale) = following

in classifica = in the chart

di suo pugno = in his own hand

arrangiava = he arranged (for music)

fedele = faithful, loyal

indissolubile = lasting, permanent

Ad ogni modo = Anyway

appunto = indeed

tratta = is about

la pazzia = insanity

il vasino = the small toilet used for training kids to use the bathroom

In via… * = In Italy addresses are written using the following order: first the street (‘via’) or piazza etc, second the name of the street, then the number (called ‘numero civico’)


Ma tu lo sai cosa vuol dire “matto”?

Secondo il vocabolario Treccani “matto” è un aggettivo che definisce una persona che non possiede l’uso della ragione, cioè un pazzo.

La cosa che probabilmente da bambina non mi quadrava è che questa parola fosse in questa canzone considerata diversamente dal solito. Era in qualche modo normalizzata. Come se fosse normale una casa senza soffitto, senza cucina, in via dei matti numero zero.

Le altre volte in cui l’avevo sentita, la parola “matto” aveva sempre avuto un’accezione negativa.

Per esempio in italiano esiste un proverbio che dice “Chi è al coperto quando piove, è ben matto se si muove” come a indicare che non è accettabile fare qualcosa che nessuno fa e farsi guidare da motivazioni passionali invece che razionali (cioè uscire sotto la pioggia per piacere).

Nella mia città si usa dire una frase dialettale che ho sentito un milione di volte: “Ma rob da matt!” cioè “robe (cose) da matti!”.

Anche questa frase, la si dice di fronte a comportamenti ritenuti strani, non comuni, come per esempio stare svegli di notte e dormire di giorno, oppure… Mettere l’ananas sulla pizza!

Vocabolario 2

non mi quadrava = It didn’t sound right to me

una accezione = meaning, sense

l(a)’ananas = pineapple


Nel tempo in cui sono cresciuta e il mio panorama musicale si è ampliato, ho scoperto che la pazzia è spesso trattata nelle canzoni. Pensiamo a “Shine on your crazy diamond” dei Pink Floyd, il brano dedicato a Syd Barrett, che aveva lasciato il gruppo a causa della sua condizione mentale. Oppure pensiamo al testo di “The Fool on the Hill” dei Beatles, che racconta la storia di un uomo emarginato dalla gente perché ritenuto folle, ma che alla fine “never listens to them, he knows that they’re the fools”.

In Italia, tra i maggiori interpreti musicali della pazzia ci sono sicuramente Fabrizio De André con i suoi personaggi ai bordi della società (basta ascoltare il meraviglioso testo della canzone “Un matto” per farsi un’idea di ciò che intendo dire) e, più recentemente, i MÃ¥neskin che hanno fieramente urlato in tutto il mondo “sono fuori di testa ma diverso da loro!”.

Un matto, Fabrizio De André
ZITTI E BUONI, MÃ¥neskin
Jenny è pazza, Vasco Rossi

Un’altra famosa canzone italiana che parla di pazzia e nello specifico di depressione è “Jenny è pazza” di Vasco Rossi, ma lascio parlare il bravissimo giornalista Francesco Oggiano a riguardo:

Vocabolario 3

si è ampliato = increased, expanded

è trattata = it is the object of (songs)

il brano = the lyrics

ritenuto = regarded as


In Italia la salute mentale sta diventando di interesse pubblico solo ultimamente e siamo ancora lontani dall’immaginare, come succede per esempio a Londra, cartelli in metropolitana che invitano a ricordare che non tutte le disabilità sono visibili agli occhi.

Be considerate to others – Foto scattata da me nella metropolitana di Londra, marzo 2023

L’ultimo rapporto sulla salute mentale prodotto dal SISM (Sistema Informativo per la Salute Mentale) promosso dal Ministero della Salute italiano mostra che nel 2021 i pazienti che sono entrati in contatto per la prima volta durante l’anno con i Dipartimenti di Salute Mentale ammontano a 289.871 unità di cui il 94,8% ha avuto un contatto con i servizi per la prima volta nella vita. Se ti sembrano dati sorprendenti, pensa che sicuramente la pandemia ha influito molto su questa scelta, ma anche che l’Italia inizia a muovere i primi passi in questa direzione solo adesso.

Considera anche il fatto che i cosiddetti “manicomi”, luoghi in cui venivano internate le persone “pazze” per curarle con tecniche quali l’elettroshock, in Italia sono stati aboliti solo nel 1978 dalla “Legge Basaglia” (ti ricordi? In Italia la legge prende il nome del suo promotore, o meglio il cognome) ma i cosiddetti “ospedali psichiatrici” ci hanno messo altri vent’anni per essere definitivamente chiusi. Inutile dire che le cure psicologiche non siano state ancora del tutto normalizzate nel Bel Paese.

Vocabolario 4

il rapporto = the report

sono entrati in contatto = came into contact

ammontano a = amount to

ha influito = influenced, affected

venivano internate = they were interned, sectioned

ci hanno messo = it took (20 more years) to them for (being closed)

Il Bel Paese = Italy (literally ‘The Nice Country”)


Io stessa faccio parte di questi “pazzi contemporanei che vanno dallo psicologo” e, per concludere questo episodio, vorrei condividere con te alcuni insegnamenti molto utili che ho portato a casa da questa mia esperienza.

Premetto che non è nulla di privato, infatti si tratta di una risorsa scaricabile gratuitamente dal sito www.getselfhelp.co.uk/unhelpful.htm

Si tratta di “Unhelpful Thinking Habits” che potremmo tradurre come “modi di pensare controproducenti“.

Negli anni, infatti, tendiamo a cadere in abitudini di pensiero che non sono solo inutili ma spesso addirittura controproducenti e dannose per noi e per gli altri. Ecco una lista delle più comuni. Potresti riconoscerti solo in alcune di esse (e pensare “cavolo, questo sono proprio io!”). Se riconosci di avere uno di questi atteggiamenti nel momento stesso in cui lo stai adottando, dovresti cercare di fermarti e dirti: ehi, forse sto adottando un modo di pensare controproducente? Prendere distanza da questi pensieri è il primo passo verso una migliore salute mentale.

Vocabolario 5

ho portato a casa = I learnt, I acknowledged, I gained (literally “I took home”)

scaricabile = downloadable

controproducenti = counter-productive

dannose = harmful, damaging

cavolo = (expression) damn it! (literally “cabbage”)

sto adottando = Am I adopting…


  1. Filtro mentale. È come indossare un paio di occhiali colorati per guardare la realtà, che ci appare quindi distorta. Se i nostri occhiali sono neri, vediamo tutto negativo. Se i nostri occhiali sono rosa, potremmo essere così infatuati di una persona da non vederne i difetti.
  2. Predizione. Immaginare il futuro e pensare che andrà esattamente così come se fossimo in grado di leggere una sfera di cristallo.
  3. Lettura della mente. Assumere di sapere quello che gli altri stanno pensando.
  4. Paragonare e disperarsi. Vedere negli altri solo gli aspetti positivi e, paragonandoci con loro, vedere in noi stessi solo quelli negativi (un esempio perfetto qui sono i social media)
  5. Autocriticarsi. Attribuire tutta la colpa a noi stessi per eventi che non dipendono totalmente da noi.
  6. Devo e dovrei. Pretendere troppo da noi stessi e non essere mai contenti dei risultati ottenuti.
  7. Giudizi. Giudicare noi e gli altri prima di descrivere semplicemente un fatto.
  8. Ragionamenti emotivi. Esagerare una situazione sulla base delle emozioni. Per esempio: sentirsi in ansia e quindi pensare di essere in pericolo, come se la realtà oggettiva dipendesse da come ci sentiamo.
  9. Fare di tutta l’erba un fascio (in inglese “making a mountain out of a molehill”). Per esempio, se abbiamo perso l’autobus di prima mattina, dichiarare che è una brutta giornata e condizionare così tutto il resto della giornata.
  10. Drammatizzare. Immaginare sempre la peggiore delle ipotesi. Per esempio: se adesso esco di casa, pioverà. Se prendo la bicicletta, cadrò e mi farò male.
  11. Bianco e nero. Pensare che qualcosa o qualcuno possa essere solo buono o cattivo, come se non esistessero sfumature o come se le cose non potessero mai evolvere.
  12. Ricordi. Riportare alla memoria situazioni spiacevoli del passato e pensare che il pericolo sia nel presente.

E con questo ti saluto, sperando che tu abbia trovato questo episodio interessante e magari utile. Se ti va, fammelo sapere in una mail! Scrivi a info@onlineitalianclasses.com

Ci vediamo alla prossima!

Vocabolario 6

infatuati = besotted

Predizione = prediction

la sfera di cristallo = the crystal ball

Paragonare = to compare

Devo e dovrei = Must and should

la realtà = the reality

di prima mattina = early in the morning

sfumature = undertones

alla prossima = See you next time!


Vuoi viaggiare in Italia a settembre?

La mia amica Jenifer di Live&Learn Italian mi ha fatto sapere che ci sono ancora alcuni posti liberi per partecipare a uno dei suoi viaggi in Italia! Le date sono 10-24 settembre e il livello di italiano richiesto è A2. Scrivimi se sei interessato o interessata a saperne di più.


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Parliamo di cinema

Ciao, sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e oggi voglio parlarti di cinema, non solo italiano. Condivido con te anche la lista dei miei film preferiti e ti chiedo… Quali sono i tuoi?

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Quando frequentavo il liceo, a un certo punto ho partecipato a un corso di cinema. Era la novità, quell’anno, e nessuno di noi studenti sapeva bene cosa aspettarsi. La prima lezione cominciò con una domanda semplice, da parte dell’insegnante che ci chiese: “Che cos’è il cinema?”. Subito, una serie di mani alzate prospettavano una altrettanto semplice risposta. Ma no, nessuno dei tentativi andò a buon fine…

Intanto che pensi a cosa avresti risposto tu alla domanda “Che cos’è il cinema?”, ti racconto qualcos’altro riguardo al cinema…

Con questa parola, cinema, in italiano si intende sia il luogo fisico (la sala o le sale dove sono proiettati i film) sia la categoria, cioè tutto quello che riguarda i film, dalla produzione alla visione. Esatto, il cinema è anche un mondo, un immaginario.

In Italia, il più famoso festival del cinema è quello di Venezia che si tiene ogni anno a settembre e di cui probabilmente hai sentito parlare. Durante l’anno, ne vengono organizzati molti altri, come il Rome Film Festival, il Torino Film Festival o il Giffoni Film Festival, quest’ultimo incentrato sui giovani registi e sulla loro spinta innovativa.

Vocabolario 1

il liceo = high school/ secondary school

altrettanto = likewise

tentativi (i) = attempts

riguarda = concerns

si tiene = takes place

registi (i) = directors

spinta (la) = boost


Se parliamo invece del cinema fisico, dall’Italia purtroppo arrivano cattive notizie. Uno studio recente ha rivelato infatti che il numero di persone che si è recato fisicamente nelle sale cinematografiche non è tornato ai livelli pre-pandemici come è accaduto in altri Paesi. Non ci si spiega il motivo, anche se si sono fatte molte ipotesi: per esempio la predilezione per le piattaforme di streaming da vedere comodamente da casa (specialmente chi ha comprato l’abbonamento proprio durante il lockdown), oppure il prezzo troppo alto dei biglietti (non so quanto costi andare al cinema da te, ma da noi in Italia siamo intorno ai 10 euro a proiezione) e così via.

In effetti, ora che vivo a Londra devo dire che qui ci sono molte più possibilità di trovare, nel cinema, un’attrattiva per tutti. Per esempio, da quando sono diventata mamma mi ero convinta che questo tipo di svago, andare a vedere un film al cinema, mi sarebbe stato impossibile e invece ho scoperto che esistono proiezioni – per di più economiche – dedicate a genitori con neonati, dove la luce soffusa e il volume basso con il supporto dei sottotitoli permettono un’esperienza accogliente dove poter allattare e non aver paura di disturbare gli altri con il pianto dei piccoli.

Vocabolario 2

Uno studio = a research

sale cinematografiche (le) = movie theaters

è accaduto = it happened

il motivo = the reason

biglietti (i) = tickets

da te = where you live

da noi = where we live

e così via = and so on

Londra = London

svago (lo) = leisure

proiezioni (le) = screenings

soffusa = dim

accogliente = welcoming, cozy

allattare = breastfeeding

il pianto = the cry


Mentre giornalisti e critici si scervellano sul mistero del calo di spettatori in Italia, ci sono una serie di cinema speciali che resistono alla crisi, perché sopravvivono grazie a fondi europei. Questi sono i miei preferiti e sono felice di parlartene qui perché penso che non si sappia mai abbastanza quanto siano eccezionali.

Si tratta del gruppo di cinema denominato “Europa Cinemas”, un’associazione creata nel 1991 a Parigi con l’obiettivo di incoraggiare la promozione, la distribuzione e la proiezione di prodotti audiovisivi provenienti da tutti i Paesi europei e dei loro partners. Attualmente la rete conta oltre 1100 cinema distribuiti in 33 Paesi e in 708 città, come si può vedere dalla mappa online. Quando viaggio in un luogo per più di una settimana, tendo sempre a cercare di vivere la vita quotidiana del posto, piuttosto che quella da turista. Parte di questa esperienza include andare al cinema e, per poter essere in grado di seguire il film, ne cerco sempre uno appartenente alla rete di “Europa Cinemas”, perché le proiezioni sono sempre accompagnate dai sottotitoli. Ho fatto così in Spagna, dove nel 2015 ho visto il film giapponese “Le ricette della signora Toku” e in Polonia, dove ho visto sia “Bohemian Rhapsody”, sia “A star is born”, la famosa versione con Lady Gaga del 2018.

Vocabolario 3

si scervellano = they are puzzling

calo (il) = the drop

spettatori (gli) = the audience

provenienti = coming from

conta = counts

tendo a = I tend to

piuttosto che = rather than

appartenente = belonging to


Nella mia città natale, Piacenza, amavo molto passare le serate invernali al Cinema Jolly, che organizza anche proiezioni dedicate ai bambini il sabato pomeriggio, incontri con autori e registi, e il fenomenale corso di cinema che ha dato la svolta alle mie domeniche mattina poco prima che la pandemia iniziasse.

È stato in questo corso che ho imparato dal mitico Roy Menarini (un brillante professore di Bologna che cura un blog sul cinema che ti consiglio caldamente di seguire) che le categorie del film (giallo, noir, commedia, cult movie ecc.) sono un’invenzione di chi, i film, vuole venderli. Perché spesso non è possibile etichettare tutto e, specialmente, non è possibile mettere sullo stesso piano opere d’arte come La Grande Bellezza e cinepanettoni come Natale a Cortina. I film sono un’invenzione e una finzione, ed eccola qua la risposta che la mia professoressa del liceo stava aspettando: il cinema è finzione.

Creare finzione presuppone un atto creativo che si distacca dalla realtà e allo stesso tempo ne rimane legato. La forza che lega cinema e realtà è duplice: la realtà ispira il cinema e il cinema plasma la realtà. I film, in altre parole, sono sia prodotti culturali sia produttori di cultura.

Vocabolario 4

natale (aggettivo) = home (eg. home town)

ha dato la svolta = marked the turning

invenzione (la) = the invention

etichettare = to label

cinepanettoni = A film genre used to identify a Christmas comedy, that is normally irreverent, flag-waver of everything that today represents the Italian middle class.


Prova a pensare ai tuoi film preferiti. Perché ti piacciono? Sono certa che ti abbiano influenzato in qualche modo, altrimenti non li riterresti tali. I miei film preferiti mi hanno portata ad azioni concrete, che sia una semplice ricerca di approfondimento di un tema di cui parlano, fino a dei veri e propri viaggi. Sono andata a Parigi per la prima volta dopo aver visto “Il favoloso mondo di Amélie” e ho iniziato a capire di volere una famiglia dopo aver guardato “Captain Fantastic“. Pensa che una mia amica ha preso svariati aerei solo per riuscire a visitare la piccola città italiana di Crema, perché “Chiamami col tuo nome” è in assoluto il suo film preferito e non le bastava più riguardarlo all’infinito, voleva andare là dove è stato girato.

Sono convinta che ognuno di noi abbia la sua lista di film che racconta qualcosa di sé. Questa è la mia, che ti invito a utilizzare per fare un esercizio di italiano creativo. Ti va? Ecco la mia proposta: leggi una trama a settimana sul sito MyMovies.it per esercitare il tuo italiano, prima o dopo aver visto il film (dipende se ti piace l’effetto sorpresa). Non capirai tutto, ma cerca di non fermarti. Nei giorni successivi, cerca le parole che non conosci sul vocabolario e poi rileggi ancora la trama. Come sai, la ripetizione aiuta a memorizzare e conoscere già la storia aiuta a comprendere più facilmente. Se ti va di provare, fammi sapere com’è andata!

Infine, se sei uno studente di Online Italian Classes, perché non scrivi anche tu la tua lista di film preferiti e la mandi alla tua insegnante? Potrete poi parlarne insieme a lezione… In italiano!

Vocabolario 5

altrimenti = otherwise

non li riterresti tali = you would not consider them like that

svariati = several

non le bastava più = she wanted more / It was not enough

è stato girato = the film was shot / the movie was filmed

una trama = one plot


Ecco la lista dei miei 5 film italiani preferiti:

  1. L’isola delle rose
  2. La vita è bella
  3. L’uomo perfetto
  4. Lo chiamavano Jeeg Robot
  5. Diabolik

E la lista dei miei 5 film internazionali preferiti:

  1. Captain Fantastic
  2. Lost in translation
  3. Walk the line
  4. ¡Atame! (in italiano “Legami”)
  5. Begin Again (in italiano “Tutto può cambiare”)

Ah, un’altra curiosità. Se per caso ti trovassi in Italia e avessi voglia di andare al cinema, preparati, perché tutti i film – non solo quelli italiani ma anche quelli internazionali – vengono proiettati nelle sale in italiano perché sono tutti doppiati. In pratica, se un film non viene doppiato, allora non viene nemmeno proposto al pubblico italiano, che non è particolarmente noto per la sua conoscenza delle lingue straniere. Magari questo ti delude, ma potresti anche vederla così: come un ottimo esercizio di comprensione che è parte dell’esperienza immersiva nella lingua. (E, fidati, il silenzio del cinema aiuta molto!).

Un’ultima cosa riguardo alla traduzione dei film in italiano. Lo stesso vale per i titoli: specialmente in passato, tutti i titoli dei film stranieri venivano proposti in italiano con una versione tradotta, spesso molto diversa dal significato originale. È questo il caso di “The Sound of Music”, che in Italia è stato diffuso con il titolo “Tutti insieme appassionatamente”. Oppure “The Holiday”, che in italiano è diventato “L’amore non va in vacanza”. O ancora “The eternal sunshine of the spotless mind”, un film dal significato profondo che nella sua traduzione italiana sembra una banale commedia romantica perché il suo titolo è diventato “Se mi lasci ti cancello”.

Che dire, pare che abbia proprio ragione Roy Menarini, è spesso tutta una questione di marketing!

Vocabolario 6

doppiati = dubbed / voiced

noto = famous / well-known

potresti anche vederla così = consider it this way / see it this way

fidati = trust me

vale per = it applies to

è stato diffuso = was released

una questione = a matter


Friends & Partners + Courses

Oggi abbiamo parlato di film e non posso non menzionarti una nuova collaborazione con CinemaItaliaUK, il cinema italiano di Londra. Se vivi a Londra o nei dintorni, scrivimi una email. Potrò così segnalarti i prossimi spettacoli organizzati da CinemaItaliaUK e darti uno sconto speciale.

Abbiamo anche parlato di esperienza immersiva nella lingua italiana e, parliamoci chiaro, non c’è modo migliore di imparare la lingua se non viaggiando là dove la lingua è parlata quotidianamente… in Italia. Se sei alla ricerca di un viaggio in Italia diverso dalla solita vacanza per turisti, la mia amica Jenifer ha un progetto che fa per te. Si chiama Live&Learn Italian e puoi scoprirlo visitando la sezione Friends&Partners del mio sito web OnlineItalianClasse.com

Se però non potrai fisicamente andare in Italia per tanti motivi, per esempio di lavoro, di salute o di soldi… ti invito a dare un’occhiata alla pagina Courses del sito onlineitalianclasses.com dove potrai iscriverti ai nostri corsi in piccoli gruppi che ti permettono di immergerti nella cultura italiana direttamente da casa tua, in modo comodo ed economico.


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Chiamami col mio nome

Ciao, sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e oggi inizio questo episodio parafrasando il titolo del film di Luca Guadagnino, “Call me by your name”. Se non l’hai già visto, ti consiglio di metterlo in lista: anche se le vacanze di Natale sono finite, il tempo per un buon film si trova sempre….

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Scegliere il nome per nostro figlio è stata una delle decisioni più difficili da prendere come genitori. Abbiamo scritto liste, su carta e sulle note del telefono, ne abbiamo parlato ogni sera a cena ma… Niente. Non riuscivamo proprio a deciderci.

Per fortuna, è venuta in nostro soccorso una coppia più o meno della nostra età, il cui termine della gravidanza era più o meno come il nostro. Unica differenza, loro aspettavano una femmina, noi un maschio. (E, sì, ci siamo accorti che i nomi femminili sono molti di più che quelli maschili!). Ad ogni modo, questa coppia ci ha raccontato la loro strategia: assegnare un nome “alla pancia”, uno diverso per ogni settimana di gravidanza. Insomma, provare. Provare concretamente a chiamare la pancia con un certo nome.

E così abbiamo fatto, coinvolgendo le persone con cui abbiamo passato il tempo in quella settimana. (Anche a costo di confondere un povero bambino che si è ritrovato in vacanza con noi per due settimane consecutive: “Saluta Leo!” gli dicevamo un giorno e il giorno dopo lo incalzavamo già con “Dov’è Diego?”. Ci avrà presi per matti).

Vocabolario 1

è venuta in nostro soccorso = (the couple) helped us / rescued us

termine della gravidanza = pregnancy due date

lo incalzavamo = we followed him closely

Ci avrà presi per matti = He probably thought we were crazy


Questa esperienza mi ha fatto capire che assegnare un nome comporta una responsabilità enorme, prima di tutto perché quel nome rimarrà per sempre, e poi perché il nome porta sempre con sé una certa identità.

E lo so che c’è chi pensa che debba solo essere un fatto estetico (“perché suona bene e mi piace, punto.”), ma io penso che ci siano motivazioni più profonde, anche magari inconsapevoli.

Perché ci piace il nome Leonardo, ad esempio? Per farcelo piacere, dobbiamo averlo sentito già da qualche parte. Magari ci ricorda una persona a cui siamo affezionati, o anche semplicemente una persona bella e affascinante. Magari ci piace l’idea che Leonardo Da Vinci è stato un genio e proiettiamo quella caratteristica sul nome. Insomma, sfido chiunque a chiamare la propria figlia (o anche solo una bambola o una cagnolina) con il nome della insegnante di matematica che ha terrorizzato la sua adolescenza e non l’ha fatto/a dormire la notte.

Giocare con nomi e personaggi è una pratica artistica antica, di cui autrici come J.K. Rowling hanno abbracciato l’eredità (ma anche i creatori dei Pokémon, se vogliamo citare un esempio di cultura pop).

E in qualche modo, questo legame tra nome e identità è entrato a far parte del nostro immaginario collettivo, tanto che in Italia si è arrivati al punto di vietare l’attribuzione di nomi ridicoli o vergognosi. Per esempio, nel caso in cui i genitori registrassero all’anagrafe il proprio figlio con il nome “Venerdì”, l’ufficiale dello stato civile potrebbe avviare la segnalazione al procuratore della Repubblica che – proprio come pare essere successo nel 2008 a Genova – chiederà ai genitori la rettifica del nome (in quel caso, modificato poi in “Gregorio”).

Sarei molto curiosa di sapere cosa dice la legge del tuo Paese a riguardo, perché diverse culture hanno in comune vissuti diversi e ciò che ha un significato per l’una, potrebbe non averlo per l’altra.

Vocabolario 2

comporta = involves, entails

porta (sempre) con sé = comes with

suona bene = sounds good

per farcelo piacere = in order to like it

a cui siamo affezionati = we are fond of

sfido chiunque a = I defy anyone to

hanno abbracciato = they embraced

vietare = to forbid

l’anagrafe = the registry office

la rettifica = the rectification

vissuti = lives


Il nome porta sempre con sé uno o più significati, tra cui anche un’identità di genere da non sottovalutare.

Pensiamo alle persone che non si riconoscono con il proprio sesso biologico: la prima cosa che vorranno cambiare è proprio il loro nome. In Italia la legge dice che “il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso”, mentre per gli adulti è possibile fare richiesta di cambiare il proprio nome o cognome presso il proprio Comune di residenza (quindi localmente) e la richiesta verrà approvata se le motivazioni saranno ritenute valide.

Il nostro sentirci maschi o femmine oppure tutti e due insieme o nessuno dei due, cambia il nostro rapporto con gli altri. Il fatto che gli altri ci riconoscano come noi vogliamo essere riconosciuti influisce sicuramente sulla nostra salute mentale ma anche sullo stato di salute della nostra società, più o meno progressista. In questo i social network aiutano: sul nostro profilo di Instagram esiste la sezione “pronomi” dove possiamo dichiarare come vogliamo che gli altri ci chiamino “he” oppure “she”oppure “they”.

Notiamo che nella lingua italiana quest’ultimo caso non esiste, ma ci sono altri modi per rendere il linguaggio più inclusivo come l’utilizzo della schwa (ə) o dell’asterisco (*) alla fine di nomi o aggettivi (carə ragazzə o car* ragazz*) oppure l’uso della forma impersonale con il “si” che permette di evitare di specificare chi è il soggetto (“si ragiona di lingua”). Molte persone considerano queste delle inutili distorsioni della lingua, altri le considerano una forma di rispetto nei confronti degli altri.

Vocabolario 3

il Comune di residenza = the local council

saranno ritenute = they will be considered

influisce = has an impact on /affects

dichiarare = to declare

asterisco = star (*)

evitare = to avoid


E il punto è proprio questo: sono gli altri a definirci. Quando ci chiamano con il nostro nome o con un soprannome o con il nostro cognome, stanno evidenziando una specifica caratteristica della nostra vita.

Usare “amore” per chiamare nostro figlio o il nostro partner li fa sentire amati. Al contempo, sentirmi chiamare “Signorina Bassi”, mi ricorda che non sono sposata e in qualche modo mi fa sentire piccola (in Italiano “Signora” è riservato alle donne sposate, “Signorina” si usa per le ragazze giovani e non sposate; inoltre Bassi è il cognome di mio padre).

Sono esempi banali ma ci fanno riflettere su quanto sia importante rispettare la volontà degli altri quando si tratta del loro nome.

Tuttavia, quando Giorgia Meloni all’inizio del suo mandato ha diffuso un comunicato in cui dichiarava la sua volontà di farsi chiamare “Il Presidente” e non “La Presidente”, sono rimasta inizialmente stupita. Ma come? La prima presidentessa (un’altra declinazione femminile di questo titolo) italiana della storia non vuole evidenziare tale primato? E poi ho capito, ho capito che la sua richiesta aveva senso se si considera il contesto in cui è inserita: un governo di destra, conservatore e tradizionalista non può che ammettere una sola versione dei ruoli dirigenziali… Quella maschile. (Immagino che nessuno tra loro si preoccuperebbe troppo di cambiare “donna delle pulizie” in “uomo delle pulizie”, per esempio).

Vocabolario 4

è riservato = it is reserved for

un comunicato = a statement

la sua volontà = her will

sono rimasta stupita = I was surprised

evidenziare = to highlight

tale primato = this primacy


La nostra identità, comunque, è inevitabilmente instabile. Siamo esseri che si trasformano nel tempo e questa trasformazione passa anche e soprattutto dalle parole.

Nella vita nasciamo neonati, diventiamo bambini e “figli di”, magari anche “fratelli di”. E poi studenti, residenti, inquilini, candidati, professori, dottori, mariti e mogli.

Sono sempre gli altri a darci questi titoli, più o meno ufficialmente. È un atto del Consolato italiano a decidere che, da un certo momento in poi, Oliver può essere considerato cittadino italiano. È un atto del sindaco che definisce che, una coppia di fidanzati, a un certo punto diventano marito e moglie. E questo è uno dei poteri delle parole.

Recentemente il mondo del calcio ha ricordato il grande Pelé. Io non lo sapevo, ma Pelé non era il suo vero nome. Lui si chiamava Edson Arantes do Nascimento, ma tutti lo chiamavano Pelé poiché da piccolo era diventato il suo idolo un portiere di una squadra di calcio locale che si chiamava Bilé. I suoi compagni di scuola trasformarono tale fissazione infantile in una storpiatura del nome che era anche una presa in giro. Inutile dire che a lui il nome Pelé non piaceva, ma oggi tutto il mondo lo ricorda così. E pensare che i suoi genitori gli avevano attribuito il nome in onore di Edison, l’inventore della lampadina!

Insomma, per quanto ci impegniamo a definire noi stessi e ciò o chi pensiamo ci appartenga, spesso non possiamo indovinare l’evoluzione dei nomi.
Quello che possiamo fare è provare. Provare a farci chiamare col nostro nome, quello che scegliamo noi perché più ci rappresenta.

E tu, come vorresti farti chiamare nel 2023?

Vocabolario 5

un atto = an act

il Consolato = the Consolate

il sindaco = the mayor

un portiere = goalkeeper

tale fissazione infantile = such an childish fixation

una storpiatura = a distortion, a mispronunciation

una presa in giro = a joke, a tease

in onore di = after

ci impegniamo = we commit ourselves to

ci appartenga = belongs to us

indovinare = to guess


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Le elezioni politiche in Italia

Ciao, sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e mentre scrivo mi trovo in Italia, in piena campagna elettorale. Vorrei quindi raccontarti qualcosa di più sulle elezioni politiche italiane, qualcosa che forse non sai e che magari, nel tuo Paese, funziona diversamente…

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Da quando sono nata, l’Italia ha cambiato nove (9) legislature – tra poco saranno dieci (10) – e ventun (21) Presidenti del Consiglio dei Ministri – tra poco saranno ventidue (22). Per fare un confronto con altri Paesi, basti pensare che – nello stesso lasso di tempo – in Germania si sono alternati solo quattro (4) cancellieri, in Spagna ci sono stati cinque (5) primi ministri e nel Regno Unito sei (6), sette (7) da poco.

Sono venuta al mondo in un periodo storico molto particolare per l’Italia, quello che ha portato alla fine della cosiddetta “Prima Repubblica”- dopo lo scandalo di “Tangentopoli” e l‘inchiesta giudiziaria “Mani Pulite” – e all’inizio dell’ “Era Berlusconiana”. Silvio Berlusconi, infatti, è stato l’imprenditore che negli anni Novanta (90) del secolo scorso per primo si è fatto strada nel mondo della politica grazie a una propaganda allora inedita, veicolata attraverso una potente comunicazione mediatica su televisioni e radio di sua stessa proprietà.

Il suo governo è stato, ad oggi, il più longevo dalla Proclamazione della Repubblica Italiana: ci sono stati ben quattro (4) governi-Berlusconi per una durata complessiva di 3339 giorni, cioè nove (9) anni.

Vocabolario 1

basti pensare che = just think that

lasso di tempo = period of time

inchiesta giudiziaria = judicial inquiry

imprenditore = entrepreneur

si è fatto strada (“farsi strada”) = he made his way

inedita = unprecedented

veicolata = conveyed

longevo = long-lived, durable


Infatti, l’Italia non è particolarmente famosa per la stabilità dei suoi governi. Nel momento in cui scrivo, ci troviamo in piena campagna elettorale: tutti i cittadini italiani di età uguale o superiore a diciotto (18) anni sono “chiamati alle urne“, cioè possono andare a votare. Sì, il 25 settembre 2022 in Italia ci sono le ennesime elezioni politiche.

Vorrei quindi raccontarti qualcosa di più sulle elezioni politiche italiane, qualcosa che forse non sai e che magari nel tuo Paese funziona diversamente.

Per esempio, lo sai da quando esiste il suffragio universale in Italia? Se hai seguito gli scorsi episodi di questo blog-podcast, forse sì. Se non ti ricordi, sappi che le donne italiane hanno ottenuto il diritto al voto solo con la fine della Seconda Guerra Mondiale e il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica.

Quest’anno c’è un’altra novità: per la prima volta nella storia, i ragazzi maggiorenni di età inferiore ai venticinque (25) anni possono votare non solo per la Camera dei Deputati, ma anche per il Senato.

Vocabolario 2

campagna elettorale = election campaign

le urne (sing. l’urna) = literally “urns”, but in this context = polls

suffragio universale = universal suffrage (everybody being able to vote)

sappi (congiuntivo di sapere) = be aware

il diritto al voto = the right to vote

maggiorenni = of age (at least 18 years old)

inferiore = less than


Ok, facciamo un passo indietro. Come funziona il sistema elettorale italiano? Prendiamo il caso più imminente, quello delle elezioni politiche (ci sono anche quelle europee, quelle regionali e quelle amministrative… Ma oggi cerchiamo di complicarci la vita il meno possibile, ok?).

Dal 1946 – anno della nascita della Repubblica Italiana – fino al 1993, quindi per quasi cinquant’anni (50) si è adottata la legge proporzionale classica. Nel 1993 fu approvata la legge Mattarella (devi sapere che in Italia le leggi prendono il nome dei loro promotori), diventata famosa anche come “Mattarellum”, che introdusse per la prima volta un sistema elettorale misto, cioè in parte proporzionale e in parte maggioritario.

Seguirono la legge Calderoli (detta “Porcellum”) del 2005 e il “Rosatellum” del 2017 (dal nome del suo relatore Ettore Rosato) che è in uso ancora oggi. Si tratta sempre di un sistema misto, un po’ maggioritario (che funziona con collegi uninominali) e un po’ proporzionale (che funziona con collegi plurinominali).

È troppo complicato? Non preoccuparti, anche gli italiani fanno fatica a capire come funziona! Basta che ti immagini i collegi come delle divisioni territoriali che entrano in gioco in occasione delle elezioni: nei collegi plurinominali i seggi (cioè le “sedie” in Parlamento) sono assegnati in base alle percentuali di voto ottenute dai partiti, nei collegi uninominali ottiene il seggio il candidato più votato.

Quindi, gli elettori possono scegliere sia il nome di un candidato, sia l’intero partito. Attenzione: non è possibile fare il cosiddetto “voto disgiunto“, cioè scegliere una persona che appartiene a un partito diverso da quello votato. Sulla scheda elettorale i partiti possono presentarsi da soli, oppure in coalizioni. Le coalizioni, cioè dei raggruppamenti di partiti alleati, sono a mio parere il motivo per cui i governi italiani rischiano sempre di crollare (e spesso lo fanno!). Perché dico così? Semplice: i partiti si alleano per ottenere più voti, ma poi non vanno d’accordo su questioni importanti quando devono governare il Paese e questo… è un problema.

Vocabolario 3

imminente = upcoming

misto = mixed, joint

fanno fatica (“fare fatica”) = they struggle

entrano in gioco (“entrare in gioco”) = come into play

partito (politico) = political party

“voto disgiunto” = literally, vote splitting

appartiene = it belongs

presentarsi da soli = going solo

alleati = allies

crollare = to fall

si alleano (verbo “allearsi”) = they ally, they team up

le questioni = matters


Ah, alcune cose che forse ho dato per scontate:

  • I cittadini italiani votano per scegliere le persone che entreranno in Parlamento, ma è il Presidente della Repubblica (Sergio Mattarella, oggi) che dà l’incarico al Presidente del Consiglio di formare il Governo, cioè scegliere i ministri. Questo momento è chiamato delle “consultazioni”.
  • Il Parlamento italiano è formato da due camere: la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica. La Camera ha oggi 400 seggi (cioè “sedie”) e il Senato ne ha 200.
  • Un fatto curioso che accade in Italia in occasione delle elezioni è il cosiddetto “silenzio elettorale”. Si tratta delle 24 ore che precedono le votazioni, in cui la legge vieta alle radio e alle televisioni di parlare di politica per non influenzare gli elettori e lasciarli tranquilli a riflettere prima di andare a votare. Quindi, niente più interviste ai politici, niente più sondaggi e proiezioni di voto. Questa legge, però, risulta oggi un po’ anacronistica, un po’ “vecchia”… insomma non è più al passo coi tempi. Infatti, i social media ne sono esenti e, lo sappiamo, oggi gli elettori sono molto influenzati e influenzabili da quello che leggono e vedono su Facebook, Instagram e TikTok (ma anche dai podcast, per esempio!).

Vocabolario 4

dà l’incarico (“dare l’incarico”) = he entrusts

precedono = they precede, they come before

vieta (dal verbo vietare) = it forbids

anacronistica = anachronistic, not up-to-date

ne sono esenti = they are exempt from this law

gli elettori = voters

non è (più) al passo coi tempi (non essere “al passo coi tempi”= not being in line with the time


Ma torniamo alle elezioni… Che cosa succede in quei giorni? Per raccontartelo, prendo in prestito le parole del “grande” Giorgio Gaber, che ci ha fatto su una canzone.

Giorgio Gaber – Le elezioni (1991)

Generalmente mi ricordo
Una domenica di sole
Una mattina molto bella
Un’aria già primaverile
In cui ti senti più pulito
Anche la strada è più pulita
Senza schiamazzi e senza suoni
Chissà perché non piove mai
Quando ci sono le elezioni
Una curiosa sensazione
Che rassomiglia un po’ a un esame
Di cui non senti la paura
Ma una dolcissima emozione
E poi la gente per la strada
Li vedo tutti più educati
Sembrano anche un po’ più buoni
Ed è più bella anche la scuola
Quando ci sono le elezioni
Persino nei carabinieri
C’è un’aria più rassicurante
Ma mi ci vuole un certo sforzo
Per presentarmi con coraggio
C’è un gran silenzio nel mio seggio
Un senso d’ordine e di pulizia
Democrazia
Mi danno in mano un paio di schede
E una bellissima matita
Lunga, sottile, marroncina
Perfettamente temperata
E vado verso la cabina
Volutamente disinvolto
Per non tradire le emozioni
E faccio un segno sul mio segno
Come son giuste le elezioni
È proprio vero che fa bene
Un po’ di partecipazione
Con cura piego le due schede
E guardo ancora la matita
Così perfetta e temperata
Io quasi quasi me la porto via
Democrazia

Giorgio Gaber – Le elezioni

Se leggiamo il testo di questa canzone, saltano all’occhio subito alcuni elementi. Gaber, prima, parla del tempo cioè di “una domenica di sole, una mattina molto bella, un’aria già primaverile”. Le elezioni infatti, come ti ho accennato, avvengono sempre nel fine settimana, ma qui il cantautore descrive anche una stagione particolare: la primavera. Effettivamente, solitamente le elezioni politiche italiane si svolgono tra febbraio e giugno. Per la prima volta dal 1948 ad oggi, le elezioni del 25 settembre 2022 sono state organizzate (con molta fretta) in autunno.

Poi Gaber nomina la scuola. Dice infatti che “è più bella anche la scuola quando ci sono le elezioni”. Perché? Devi sapere che in Italia si vota sempre nelle scuole. Ricordo ancora, quando ero un’alunna, il fermento che si percepiva per l’organizzazione di questo grande evento. Spesso le lezioni venivano interrotte i giorni prima delle elezioni per permettere al personale addetto di togliere i banchi dalle aule e di allestire le cabine di voto. Anche il lunedì, capitava di non andare a scuola per permettere agli scrutinatori di terminare “lo spoglio delle schede”, cioè il conteggio dei voti.

Infine, Gaber dice: “con cura piego le due schede”. Perché due? Semplice, alle elezioni politiche i cittadini sono chiamati a votare due volte: un voto per la Camera dei deputati e un voto per il Senato.

Le due schede di cui parla Gaber: quella per votare la Camera e quella per votare il Senato. Foto scattata alle mie schede ricevute per posta (voto dall’estero) prima di votare.

Vocabolario 5

prendo in prestito (“prendere in prestito”) = borrow

ci ha fatto su (“farci su”) = makes up

saltano all’occhio (“saltare all’occhio”) = they stand out, they catch the eye

come ti ho accennato (dal verbo accennare) = like I mentioned to you

si svolgono (“svolgersi”) = are held, take place

alunna = pupil

la fretta = hurry

il fermento = excitement

venivano interrotte = erano interrotte = were stopped

il personale addetto = the (school) staff

i banchi = school desks

le aule = school rooms

allestire = to arrange, to set up

le cabine di voto = voting booths

capitava = it happened

scrutinatori = scrutatori = evaluators (people in charge of counting the votes)

“lo spoglio delle schede” = the opening of votes

il conteggio dei voti = the counting of votes

piego (dal verbo piegare) = I bend, I fold


Ma chi sono gli scrutinatori che ti ho nominato prima? Queste persone, chiamate anche semplicemente “scrutatori”, sono dei cittadini che decidono volontariamente di lavorare all’organizzazione e gestione delle elezioni politiche. Per poterlo fare, devono semplicemente iscriversi alla lista degli scrutatori del loro Comune di residenza e rispondere alla chiamata nel caso di necessità per le prossime elezioni (ovviamente possono sempre dire di no). Gli scrutatori che lavorano alle elezioni hanno diritto a un compenso economico per questo servizio e all’esenzione dal loro lavoro ordinario nei giorni in cui sono impegnati per prestare servizio allo Stato.

Vorrei concludere questo episodio con una canzone che parla proprio degli scrutatori. È una canzone ironica, scritta e cantata dall’eccentrico Samuele Bersani, che racconta in modo brillante le contraddizioni che caratterizzano alcuni italiani. Spero così di strapparti un sorriso, mentre ascolti “Lo scrutatore non votante”, una persona che vive la vita come un “ateo praticante“, perché “prepara un viaggio ma non parte” e “pulisce casa ma non ospita”.

Hai mai conosciuto qualcuno così? 😉

Samuele Bersani – Lo scrutatore non votante

Vocabolario 6

la gestione = the management

iscriversi = to subscribe, to enroll

Comune di residenza = municipality of residence

l’esenzione = the exemption

sono impegnati = are busy with

strapparti un sorriso = to snatch a smile

un ateo praticante (ossimoro) = an atheist who goes to Church


Se tutto questo parlare di votazioni ti ha fatto venire voglia di votare… C’è una buona notizia: Puoi votare anche tu! Ma, no… Ovviamente non puoi votare alle elezioni politiche italiane (che a quest’ora sono già concluse da tempo!) ma puoi votare qualcosa di molto più interessante… puoi votare una storia 🙂


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Chi era Piero Angela per gli italiani

Ciao, sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e oggi ti racconto chi era Piero Angela. Se non sei cresciuto o cresciuta in Italia, forse questo nome non ti dice niente. Ed è per questo che oggi sono felice di raccontarti chi era Piero Angela per gli italiani.

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La mattina del 13 agosto 2022 molti italiani, come prima cosa, avranno iniziato a consultare i social media. A un certo punto, quasi sicuramente la metà di loro avrà esclamato: “Noooo….”.

Quel giorno io mi trovavo in vacanza in Scozia. Ero seduta sul sedile posteriore di un’auto a noleggio, quando ho avuto esattamente quella reazione. Lo schermo del mio telefono mi aveva appena mostrato un signore con i capelli bianchi, la giacca elegante scura, la camicia azzurra senza una piega e la cravatta di un bel rosso intenso. Sotto la foto, una semplice didascalia riportava: “Buon viaggio papà.”. Lo aveva scritto Alberto Angela.

Se non sei cresciuto o cresciuta in Italia, forse il nome Piero Angela, il padre di Alberto, non ti dice niente. Ed è per questo che oggi sono felice di raccontarti chi era Piero Angela per gli italiani.

Vocabolario 1

avranno iniziato/ avrà esclamato = why I used the future (futuro anteriore) for telling a past event? It is called “futuro nel passato” and it’s used for hypothesis, something that you think other people would have done or think in the past.

il sedile posteriore = the back seat

Un’auto a noleggio = a rental car

lo schermo = the screen

una piega = a fold

una didascalia = a caption

non ti dice niente = don’t ring any bell for you


Piero Angela, nato il 22 dicembre del 1928, era innanzitutto un piemontese, anzi un torinese. Devi sapere che, per quanto un italiano possa costruirsi una vita lontano dalla sua città natale, quest’ultima esercita sempre una grande influenza sulla propria identità. L’Italia, d’altronde, è uno Stato relativamente recente, costituito dall’unione di diversi territori che continuano a mantenere una certa autonomia amministrativa e culturale, se così possiamo definirla.

A Torino, il giovane Piero è diventato prima di tutto un musicista: suonava il pianoforte e gli piaceva prendere parte a jam session nei jazz-club torinesi e più avanti si è esibito persino insieme al suo gruppo jazz in diverse occasioni e città. Erano gli anni Cinquanta.

Tuttavia, non continuò la carriera da musicista professionista ma fu la musica che lo fece transitare verso la carriera di giornalista. Infatti, il suo primo incarico fu quello di collaborare alla realizzazione di un programma sulla musica jazz per la RAI, la Radiotelevisione Italiana.

Nel 1952 diventò giornalista a tempo pieno e il suo lavoro lo portò a viaggiare prima a Parigi, dove rimase 9 anni e dove nacque il figlio Alberto, poi a Bruxelles per quattro anni, oltre ad aver fatto diverse corrispondenze dagli Stati Uniti.

Vocabolario 2

innanzitutto (o innanzi tutto) = first of all

piemontese = a person who is born in the Italian region Piemonte (Piedmont)

la città natale = hometown

esercita = exerts

persino = even

sulla = (in this context) about

a tempo pieno = full time

oltre = plus

le corrispondenze = the correspondences


Fu alla fine degli anni Sessanta che Piero Angela iniziò, per sua volontà, a dedicarsi al giornalismo scientifico. Per la televisione italiana, realizzò una serie di documentari per raccontare alle persone comuni quello che accade nello Spazio: raccontò del programma Apollo che portò i primi uomini sulla Luna. Era iniziato il suo immenso lavoro di divulgazione scientifica, che andava dallo Spazio alla storia, dalla microbiologia alla psicologia.

Ma il programma televisivo più famoso, quello con cui Piero Angela è passato alla storia, è certamente Quark, iniziato per la prima volta nel 1981 e diventato poi Superquark nel 1995. La formula del programma era al tempo particolarmente innovativa e tecnologicamente avanzata: c’era sempre una spiegazione in studio da parte del conduttore, lo stesso Piero Angela, e poi dei documentari di alta qualità come quelli a cura di David Attenborough della BBC, ma anche i cartoni animati di Bruno Bozzetto usati per spiegare i concetti più difficili.

La cura per la comunicazione è stata probabilmente la chiave del successo del programma: Quark e Superquark hanno tenuto milioni di italiani incollati alla televisione perché sapevano spiegare temi complessi con un linguaggio semplice, senza mai banalizzarli.

Vocabolario 3

immenso = huge

la divulgazione scientifica = scientific dissemination, divulgation

è passato alla storia = he went down in history

la formula = (in this context) the format

una spiegazione = an explanation

il conduttore (televisivo) = the television presenter, the tv host

incollati = literaly “glued”


Ciò che più ammiro di Piero Angela oggi è la sua capacità di informare senza far sentire gli altri inferiori. Non so se ti è mai capitato di conoscere qualcuno così… Secondo me è molto difficile. Tuttavia, Piero Angela ha dimostrato anche di avere il coraggio di prendere posizione quando lo ha ritenuto importante. È accaduto, per esempio, quando ha difeso pubblicamente Enzo Tortora, con la sua inimitabile delicatezza.

Enzo Tortora è stato un conduttore televisivo e giornalista italiano, collega e amico di Piero Angela. Purtroppo il suo nome è ricordato a causa di una triste storia di ingiustizia per cui nel 1983 fu arrestato e successivamente condannato a dieci anni di carcere (prigione). La sua innocenza fu dimostrata e riconosciuta solo nel 1986, confermata nel 1987, un anno prima della sua morte.

C’è una registrazione televisiva in cui Piero Angela difende il suo amico Enzo Tortora che ti voglio mostrare, come ho già detto, per la delicatezza e al contempo incisività delle sue parole. La trovi qui:

Piero Angela difende pubblicamente Enzo Tortora

L’attivismo di Piero Angela continua a esistere anche dopo la sua morte attraverso il CICAP, l’associazione, da lui fondata, che combatte le pseudoscienze e promuove lo spirito critico.

Vocabolario 4

ti è mai capitato = that ever happen to you

inimitabile delicatezza = inimitable delicacy

un conduttore televisivo = the television presenter

il carcere / la prigione = the prison, the jail

al contempo = at the same time

l’incisività = incisiveness


Negli anni, Piero Angela ha scritto molti libri e ottenuto numerosi riconoscimenti per il suo lavoro, ma penso che il ricordo più autentico di questo grande uomo sia quello trasmesso dal meraviglioso discorso, un po’ commosso, pronunciato dal figlio Alberto in occasione dei funerali del padre.

Discorso di Alberto Angela ai funerali del padre

Alberto dice che suo padre è riuscito a unire, non a dividere, pur mantenendo le sue opinioni a volte ferree. E che l’ultimo insegnamento glielo ha fatto, non con le parole, ma con l’esempio. Alberto racconta che il padre gli ha insegnato, negli ultimi giorni, a non avere paura della morte, morte che ha affrontato con una serenità che l’ha sconvolto. In queste parole c’è questa idea di andarsene dalla vita con il sorriso, con la consapevolezza di aver fatto così tante ricche esperienze. Questa idea di amare la vita e di non temere la morte mi ha fatto domandare a me stessa se anch’io ne sarò mai capace.

Infine, vorrei parlare della grande attenzione che Piero Angela ha dedicato ai giovani e ai cambiamenti climatici che si trovano e troveranno ad affrontare nel loro futuro, loro malgrado. Lo ha fatto nell’ultima serie di Superquark che è andata da poco in onda su Rai 1 (e se hai una connessione VPN, puoi guardarla anche tu su Rai Play, collegandoti dall’Italia). Se non hai una connessione VPN, non preoccuparti, puoi sempre guardare l’illuminante video del Ted Talk che Piero Angela ha tenuto l’8 ottobre 2016 a Roma.

Ted Talk di Piero Angela – ottobre 2016, Roma

Vocabolario 5

i riconoscimenti = awards

commosso = moved

ferree = di ferro = irony (in the sense they are fierce, strong decisions)

l’ha sconvolto = astonished him

il sorriso = the smile

la consapevolezza = the awareness

temere = to fear

i giovani = the youth generation

loro malgrado = against their will, in spite of themselves

ha tenuto = held (a speech)


Con questo discorso, Piero Angela mi ha fatto riflettere sul ruolo dei media. Di questi tempi, spesso si dice che i social media “sono il male”. Se ne parla tanto, di come influenzano negativamente i ragazzi, provocando ansia e depressione. Spesso sono veicolatori di forme di bullismo, di discriminazioni, di messaggi di odio e istigazione alla violenza. Ma se ci penso su bene, non è lo stesso che si diceva della televisione, non molti anni fa? Ecco, io penso che Piero Angela sia stato il più grande esempio positivo di come lo strumento non sia sempre la causa del problema, ma di come – se usato bene – possa diventarne la soluzione.

Proprio sui social media è circolato il suo ultimo messaggio che ha voluto lasciare a tutti i suoi follower. Te lo vorrei leggere per intero, perché penso sia il modo più bello di concludere questo episodio.

Vocabolario 5

mi ha fatto riflettere = made me think

sono il male = they are evil

veicolatori = drivers

l’istigazione = instigation, incitement

se ci penso su bene = if I come to better think of it

lo strumento = the tool

è circolato = was circulated, was shared

per intero = entirely


Anche noi di Online Italian Classes, nel nostro piccolo, vogliamo dare un contributo alla diffusione della cultura. Per questo ci piace organizzare corsi di italiano che non hanno solo lo scopo di insegnare la lingua, ma di insegnare la lingua attraverso la cultura. Ecco quali sono i prossimi in programma, a cui puoi ancora iscriverti, se vuoi:

September 19-22-26, October 3 | Time: 8pm (20) Italy time
The Italian Folklore

September 22-29, October 6-13 | Time: 5 pm (17) Italy time
The Visionary Fellini

October 17-20-24-27 | Time: 9-10 pm (21-22) Italy time
Caravaggio’s Art

***

Noi ci sentiamo presto, ma ricorda che se vuoi scrivermi qualcosa puoi sempre farlo all’indirizzo info @ onlineitalianclasses.com


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Il contest di scrittura: l’incipit e le storie dei partecipanti 🖊

Incipit: “L. e L. non si conoscevano finché, in una notte di metà settembre, si ritrovarono l’uno nella vita dell’altro.”

Quello che leggi sopra è l’inizio delle storie che i partecipanti al contest di scrittura 2022 hanno scritto, lavorando con la loro insegnante per tutto il mese di settembre 2022. Le loro storie sono pubblicate qui sotto. Anche tu puoi votare la tua preferita con un commento (c’è tempo fino a domenica 23 ottobre 2022)!

Come si vota

  1. Controlla le regole del contest
  2. Leggi tutte le storie pubblicate in questa pagina
  3. Scegli la tua preferita (una sola!)
  4. Attenzione: gli autori non hanno tutti lo stesso livello di italiano. Alcuni sono principianti, altri più esperti. Per favore concentrati sull’originalità dell’idea e sulle emozioni che ti suscita.
  5. Lascia un commento in fondo a questa pagina con il titolo della storia che hai scelto

Aggiornamento

  • Il contest si è concluso in data 24.10.2022 e i commenti sono stati chiusi
  • Puoi leggere qui tutti i commenti ricevuti
  • La storia che ha vinto è questa
  • I titoli delle storie sono stai aggiornati con i nomi degli autori, secondo le loro preferenze

Le storie dei partecipanti al contest di scrittura

Un incontro imprevisto

Il primo ballo

Il suo primo incontro

Un’esperienza scioccante

Il potere di un’idea

Le avventure dei due amici blu

Le fuggitive di Starbucks

Lui e Lei

Il musicista


Leggi tutte le storie

Un incontro imprevisto di Gill

Luigi e Livia non si conoscevano finché, in una notte di metà settembre, si ritrovarono l’uno nella vita dell’altra.

Fuori era buio e pioveva a dirotto, ma dentro il treno della metropolitana, nonostante fosse affollato, almeno era asciutto e caldo. Luigi si agitava nel suo posto, cercava di mettersi comodo. Per fortuna quella sera era seduto, anche se alla sua destra c’era un uomo che leggeva un quotidiano (uno grande che aveva bisogno di spazio per sfogliare le pagine e che occupava anche lo spazio che Luigi considerava di essere il suo) e alla sinistra c’era una donna dagli occhi stanchi che aveva così tante borse in grembo che ogni tanto una scivolava e si appoggiava su di lui.   

Luigi sentiva gli occhi diventare pesanti e la stanchezza crescere e, cullato dal movimento del treno, quasi si addormentò quando, all’improvviso, con uno stridio di freni, il treno si fermò, le luci si spensero e una cappa di silenzio avvolse il vagone prima che fosse rotto dalle voci dei pendolari. 
  
“Ma, che cazz…?”, 

“Noo, non stasera! Sarò nei guai! Ho promesso di tornare a casa presto…”. 

Nel buio, Luigi si accorse di un movimento vicino, era la donna al suo fianco che provava a raccogliere il contenuto delle sue borse che erano cadute per terra a causa della fermata imprevista.  

“Posso esserle utile?” 

“Sì, per favore, ho perso i regali per i miei nipoti. Avevo promesso a mia sorella che li avrei comprati e non posso permettermi di comprarne altri anche se avessi tempo di farlo.”

Desideroso di aiutarla, Luigi si inginocchiò e combatté contro i piedi degli altri passeggeri per trovare i giocattoli, riuscì finalmente a tornare trionfalmente con il suo tesoro e con la ferita di battaglia che non era altro che una mano pestata sotto una scarpa. La donna, adesso sollevata, si rilassò un po’ e mentre aspettavano che il treno riprendesse il suo viaggio, passarono il tempo a chiacchierare tra loro. A Luigi di solito non piaceva parlare della sua vita personale, ma parlare con una sconosciuta… quanto era facile raccontarle di come aveva traslocato a Londra per lavoro e di come, nonostante quanto interessante e affascinante trovasse quel lavoro, la vita al di fuori non andasse così bene!
  
Dopo una trentina di minuti, le luci si accesero, e lentamente, rumorosamente, come se richiedesse un gran sforzo, il treno cominciò a muoversi di nuovo. La prossima fermata era quella della donna e anche per caso quella di Luigi, che quando se ne rese conto, si offrì di aiutarla con le sue borse.  Stavano chiacchierando come se fossero vecchi amici mentre uscivano dalla stazione, poi la donna salutò qualcuno che la stava aspettando. Era una donna dell’età di Luigi, con i capelli rossi e gli occhi ridenti, il cui sorriso le illuminava il viso.

“Luigi,” disse la donna dal treno, “lascia che ti presenti mi figlia, Livia.”


Il primo ballo di Caroline R. dagli Stati Uniti

Carolina e Pasquale non si conoscevano finché, in una notte di metà settembre, si ritrovarono l’uno nella vita dell’altro.

Carolina è venuta al matrimonio da sola, la sua amica Erika, con cui lei ha studiato in Italia molti anni prima, era la sposa. Le ragazze non si sono viste per molto tempo, ma Carolina ha voluto vedere la sua amica sposarsi. Quindi, Carolina non conosceva molte persone al matrimonio. Il matrimonio era sulle colline del Vermont, un posto bellissimo, ma un po’ solitario per Carolina.

Dopo la cerimonia e la cena, il gruppo ha cominciato a suonare. Carolina era seduta da sola quando uno straniero le ha chiesto di ballare.

Carolina lo ha seguito sulla pista da ballo e rapidamente ha realizzato che lui non era un buon ballerino. Fortunatamente, lei ha notato qualcun altro che si stava muovendo a ritmo di musica guardando verso di lei. Lei lo ricordava dai discorsi, lui era il testimone, si chiamava Pasquale. Loro si sorrisero l’un l’altro dall’altra parte della pista da ballo. Quando la canzone è finita, lo straniero ha continuato a tenere la mano di Carolina, ma il testimone stava già camminando verso di lei. Carolina ha lasciato la mano dello straniero, e senza parole, Pasquale l’ha presa.

Loro hanno ballato insieme per tutta la notte, e ancora dopo che la festa era finita. Pasquale e Carolina non hanno dormito niente, loro hanno passeggiato sulle colline e hanno fatto un fuoco vicino al quale si sono seduti e hanno parlato per tutta la notte. Hanno imparato che abitavano lontani l’uno dall’altra circa quattro ore in macchina. Inoltre, Carolina stava progettando di partire per un viaggio per i prossimi mesi. Nonostante le circostanze, sapevano che avrebbero trovato un modo per incontrarsi di nuovo.

All’alba, con la magia della notte insieme nelle loro menti, hanno cercato per un posto per dormire per un po’. Molti degli ospiti si erano accampati in tende. Presumendo che ogni tenda fosse già occupata, Carolina e Pasquale hanno guardato attentamente in ciascuna. Carolina era sicura che non avrebbero avuto fortuna, ma Pasquale insisteva che avrebbero trovato un posto. Arrivando all’ultima tenda, hanno scoperto che era in realtà vuota! Si stesero a riposare mentre il sole sorgeva quieto sulle colline. Presto si sarebbero risvegliati al resto della loro vita e avrebbero trovato un modo per stare insieme.


Il suo primo incontro di John Shortall dall’Inghilterra

L. e L. non si conoscevano finché, in una notte di metà settembre, si ritrovarono l’uno nella vita dell’altro.

“Una retta è la distanza più breve tra due punti. Chi l’ha detto?” mormorò Leonora, fissando cupamente attraverso il finestrino del treno regionale che andava da Firenze a Roma. “Perché esiste una stazione chiamata Montepulciano se non è lì che il treno arriva?”.

Doveva arrivare a Montepulciano oggi, di domenica, per non essere in ritardo per la scuola di musica che si tiene ogni estate per giovani studenti tedeschi di talento. Ma tutto quello che riusciva a pensare, ora, era quando il suo treno sarebbe arrivato a Chiusi. Da lì, ci sarebbe stato ancora un viaggio in autobus.

“Permesso?” disse una voce maschile dietro di lei, chiara e sicura di sé. Qualcuno stava cercando di entrare nella carrozza, ma Leonora non riuscì a voltarsi perché i fili delle sue cuffie si erano impigliati al sedile. Per qualche motivo Leonora iniziò a respirare più velocemente, sentendo un momento di panico in arrivo. Ridicolo! Comportarsi come una bambina nervosa quando aveva quasi 18 anni!

“Mi dispiace davvero disturbarti, ma…” Una piccola risata. “Non posso passare”.

Leonora vide che il suo violoncello era scivolato in mezzo al corridoio e stava bloccando completamente il passaggio.

“Per favore, signorina, mi permetta” disse l’uomo, mentre afferrava il manico della custodia dello strumento e lo spostava sui sedili dall’altra parte del corridoio. Tutto ciò che Leonora poteva vedere era la sua schiena. Poi l’uomo si girò sorridendo. Un giovane, a prima vista. Capelli scuri, un viso abbronzato e occhi azzurri incredibilmente vividi. Ma qualcosa in lui tradiva una certa maturità.

“Meglio qui, signorina. Vero?” disse, mentre Leonora meditava sul suo uso della parola “signorina”. Non le piaceva.

“Grazie…grazie mille…
“Di niente” la interruppe. “Se mi siedo qui posso tenerlo d’occhio” aggiunse, sedendosi di fronte a Leonora.

Leonora non sapeva cosa dire. C’erano molti altri posti liberi, perché si era seduto proprio lì? Si guardò intorno, la carrozza era vuota. Guardò di nuovo attraverso il finestrino, la luce stava ormai iniziando a svanire. Leonora prese una rivista, fece finta di leggerla. Ogni volta che guardava l’uomo, temeva che lui avrebbe alzato lo sguardo e incontrato i suoi occhi nello stesso momento. Decise di rimanere tranquilla e di prendere nota di ciò che poteva vedere. Era vestito in modo casual ma ‘trendy’: pantaloni bianchi, una giacca da baseball in stile americano e una maglia con un logo universitario. Tutto era molto pulito e in ordine. L’uomo sorrideva, ma era un sorriso che non si estendeva ai suoi occhi, che erano freddi e ora saldamente fissi su Leonora.

“Sei una studentessa di musica?”
“Sì.”
“So qualcosa di musica. Stai andando a Montepulciano per il workshop?”
“Sì… Sì… Io…”
“Da quanto tempo studi il violoncello, Leonora?”
Lei rimase senza fiato. “Come fai a sapere il mio nome?
“È sull’etichetta della tua custodia.” Sorrise. Lei lo fissò sospettosa.

Dopo quella che sembrava un’eternità, il treno rallentò fino a fermarsi.

“Eccoci a Chiusi. Anche io scendo qui.” disse l’uomo.
La aiutò a scendere, e Leonora gli rivolse un rapido “grazie e arrivederci” lasciando il binario. Ma presto si rese conto che la stazione era deserta.
L’uomo – non sapeva ancora il suo nome – era dietro di lei.

“Nessun autobus per Montepulciano di domenica, purtroppo” Fece una pausa. “Vado anch’io al workshop, sarò il tuo insegnante di composizione, mi chiamo Luigi Arragone.”

Leonora era molto stupita. Solo ora glielo diceva?

Lui continuò “Si sta facendo notte, posso darti un passaggio. La mia macchina è proprio qui” e si avviò bruscamente.

Molte volte nel futuro Leonora immaginò quanto sarebbe stata diversa la sua vita se non lo avesse seguito.


Un’esperienza scioccante di Wendelyn Piquette dagli Stati Uniti

Luigi e Leonardo non si conoscevano finché, in una notte di metà settembre, si ritrovarono l’uno nella vita dell’altro.

Era una notte buia e tempestosa. Leonardo da Vinci smise di dipingere il murale della chiesa per mancanza di luce. Ritornò a un’altra sua invenzione: una macchina del tempo le cui parti erano già a posto, mancava solo come alimentarla. Purtroppo non poteva utilizzare i cavalli perché non sarebbero stati abbastanza veloci… 

Quasi trecento anni dopo, un altro scienziato, di nome Luigi Galvani, stava sperimentando con sua moglie Lucia gli effetti dell’elettricità sugli animali: rane per l’esattezza. “Succederà la stessa cosa sui corpi umani?” si chiedevano.

Decisero quindi di provare ad applicare una scarica elettrica ad un cadavere che Luigi e i suoi assistenti avevano dissotterrato dalla tomba.

Boom! 

“È una tempesta fortissima!” pensò Luigi. Verificò che le sue bottiglie di Leida tenessero la carica e raccolse gli elettrodi per dare la scossa al cadavere. 

Boom!
  
Un gigantesco fulmine colpì gli elettrodi mentre li stava tenendo: una scarica fortissima lo gettò a terra!
 
In un’altra dimensione spazio-temporale, Leonardo stava toccando la macchina del tempo.
 
Boom!  

Una scossa forte lo stese.

Luigi aveva un enorme mal di testa. Si ritrovò davanti al murale di Leonardo. Si chiese: “Ma dove mi trovo?! Sto sognando? Forse ho colpito la testa troppo forte!”. 
 
Anche Leonardo aveva un bernoccolo in testa e le orecchie gli fischiavano. Peggio, un odoraccio proveniva dal tavolo. Vide il cadavere— “Oh mio Dio!” Fece il segno della croce.  
 
“Luigi, stai bene? Il fulmine ti ha colpito!” una donna di mezza età gli corse incontro.

“Signora, chi è Lei? Non mi chiamo Luigi!!” scattò all’indietro Leonardo.   

“Ma come?! Ma sono io, Lucia! Non mi riconosci?!” 

Tre secoli prima, Luigi si ritrovava invece nel corpo di Leonardo. Incuriosito, esaminò la stanza con occhio indagatore.
“Questo posto è bello e pieno di ispirazioni. Cosa sto facendo io con la mia vita? Il mio lavoro è terribile!” pensò Luigi invidioso della bellezza in cui viveva Leonardo.
 
Nel futuro, Leonardo stava lottando con la nuova realtà. Non era nel suo corpo, nella sua chiesa, neanche nella sua città e una strana donna continuava a chiamarlo con un altro nome. E quel posto, con il cadavere… “Dio salvami, per piacere!” 

La tempesta fuori continuava, più forte che mai.

“Che bravata è mai questa? Perché questo cadavere è qui sul tavolo?” chiese. 
Sorpresa, Lucia rispose: “Ma come?! Era tua l’idea di trovare l’elettricità negli umani!”

Leonardo era sbalordito. “Io?! Non è possibile! Lascia riposare in pace i morti!”. Però, incuriosito dall’esperimento, iniziò a interrogare Lucia la quale rispose a tutte le sue domande.

Nel tempo di Leonardo, Luigi stava male da quanto gli mancava Lucia! Forse sarebbe riuscito a sopravvivere in un altro tempo e in un altro corpo, ma come avrebbe fatto senza di lei? ‘Se mai tornerò a casa, non lavorerò più con i cadaveri e tornerò al mio lavoro con le rane!’ si ripromise. 

Kraaak! 

Un lampo illuminò tutto e Luigi fu catapultato attraverso la stanza e il tempo.

Intanto, nel futuro, Leonardo, oramai entusiasta dell’esperimento, stava raccogliendo gli elettrodi quando…

Boom! 

Leonardo fu buttato a terra! Aprì gli occhi, intontito: era a casa! 

Anche Luigi aprì gli occhi: Lucia era lì davanti a lui. La tirò a sé e la baciò. “Non abbandonarmi mai! La tua mancanza mi ucciderebbe! Gettiamo questo cadavere, torniamo alle rane!” esclamò Luigi. Lucia sorrise felice.

Nel passato, Leonardo si guardò intorno. Era tornato nella sua chiesa. Quella macchina del tempo era maledetta! Con molta cura, la smontò e ne distrusse tutti i disegni. Finalmente tranquillo, a casa, si mise a pensare e a bramare l’elettricità: l’idea che l’energia naturale potesse alimentare una macchina del tempo lo aveva galvanizzato!


Il potere di un’idea di Stefan Kszak dalla Svezia

Leo e Lee non si conoscevano finché, in una notte di metà settembre del 1984, si ritrovarono l’uno nella vita dell’altro…

È un sabato pomeriggio di inizio settembre 2022, il sole è basso nel cielo sereno e azzurro: il tempo è davvero bello quest’autunno. “Posso ancora guidare la mia Lambo senza tettuccio. A settembre! In Svezia!” pensa tra sé e sé Leo.

Ci sono solo 16 gradi ma Leo è sudato, dopo l’allenamento; la vista è così bella che decide di fermare l’auto e godersi il panorama, con il sole che luccica tra le onde del lago Vetter. Gli piace molto questo posto, dall’alto la vista gli ricorda il lungomare dell’autostrada adriatica, in Italia, dove guidava soltanto un mese prima.

Ripensa al suo passato, ed è grato e felice per essere stato benedetto dalla vita, anche se ha dovuto lavorare duramente e prendere decisioni difficili.
Ha sempre saputo, infatti, che “ciò che non ti distrugge, ti rende più forte”.

Leo era nato in ottobre, nel 1970, a Cracovia, un’antica e bella città, fondata all’inizio dell’anno Mille. Purtroppo il regime comunista l’aveva trasformata in una città grigia e fatiscente, abitata da gente infelice, senza speranza negli occhi – così Leo ricorda la sua infanzia. Era cresciuto in un sobborgo della città, dove suo padre aveva un’officina. Non aveva più i nonni: quelli paterni uccisi dal regime comunista prima che lui nascesse, quelli materni morti anche loro, prima della sua nascita. Leo ricorda la sua gioventù come una vita divisa tra i sogni e la realtà crudele del comunismo.

La serie televisiva Miami Vice, con l’attore Don Johnson e la sua Lamborghini bianca rappresentava la vita libera e felice a cui aspirava.

Dall’altro lato la grigia realtà; il padre che lavorava duramente per riuscire a sfamare la famiglia; gli inaspettati controlli in casa della milizia comunista, per verificare la fedeltà al regime, solo perché il papà, imprenditore, non aveva mai voluto iscriversi al partito e questo bastava per essere considerato quasi un criminale.

A quel tempo Leo non aveva nient’altro che i suoi sogni, ma dentro di sé non si arrendeva. Frequentava la scuola, come gli altri, ma aspirava a realizzare qualcosa di grande valore nella vita. Guardava in TV i film dell’Ovest e sognava…

Finché, una sera di settembre, al cinema vide “il grande maestro”; era così forte, veloce come un gatto, ma allo stesso tempo calmo, dotato di un grande autocontrollo e tutto ciò che faceva era così importante e significativo! Fu improvvisamente colpito, come da un fulmine. L’impatto emozionale fu enorme.

Quella sera la vita di Leo cambiò; lui riguardò il film diciotto volte in quel mese e ogni volta desiderava essere sempre più simile a lui – Bruce Lee.

Così, deciso a diventare cintura nera ma soprattutto una persona di grande valore, visse solo per i suoi allenamenti e per raggiungere il suo obiettivo.
Dopo sei anni ottenne la sua prima cintura nera in taekwondo e successivamente ne ottenne altre

Lavorare su se stesso divenne la sua filosofia di vita. Bruce Lee aveva rappresentato un’idea, un simbolo, a cui Leo è tuttora fedele, che gli aveva dato il coraggio di fare passi avanti, uscire dalla zona di conforto. “Grandi cose hanno spesso piccoli inizi” pensa Leo, tra sé e sé, e il suo piccolo inizio era stato proprio il film, “Enter the dragon”.

In Svezia, che ora è la sua casa e dove vive la vita dei suoi sogni, Leo ha dato vita a due aziende. “Inspire people to fullfill their life”, il suo motto, oggi è diventato anche un lavoro: come Lee ha ispirato e motivato Leo a trovare il senso della vita, ora Leo fa lo stesso per gli altri.

È il tramonto e Leo riparte verso casa.


Le avventure dei due amici blu di James Elliott

Un piccolo cavallo e un maialino non si conoscevano finché, in una notte di metà settembre, si ritrovarono l’uno nella vita dell’altro.

Era una notte buia e tempestosa quando il contadino portò i due animali nella sua casa a Capri, in Italia; i due erano ancora molto piccoli e avevano tanta paura, ma si fecero coraggio a vicenda e fu così che diventarono anime gemelle. E i due animali erano blu, sì, davvero blu!

La casa del contadino era accanto ad uno stretto sentiero che correva tra muretti e scogliere a picco sul mare. Di tanto in tanto i due amici giocavano a bloccare il passaggio e si divertivano molto nel vedere le persone che si stupivano e spaventavano nel trovarseli davanti.

Un giorno d’estate, era il primo di luglio, una vecchietta arrivò sul sentiero. I due amici, che erano impulsivi e immaturi come adolescenti, decisero di bloccare il sentiero e fare paura alla vecchia donna. Ma la donna non si spaventò e disse: “Che cosa fate, stupidi animali? Non sapete che sono una strega buona? Pensate di essere così intelligenti e furbi?”. Allora la vecchia saltò sopra gli animali e fu lei, così, a bloccargli il cammino.

“Che pensate adesso?”
“Eh, ci dispiace molto per quello che abbiamo fatto”
“Io vi do una possibilità per redimervi: dovete andarvene dall’Italia”
Il maialino disse: “Forse la Francia va bene?”
“Ma mangiano i maialini in Francia!”
“Non vi consiglio la Francia”
“Considerate gli Stati Uniti, allora: negli Stati Uniti alla gente piacciono gli animali”
“Sì, d’accordo!”
“Bene è deciso”
“Ma, buona strega, cosa mangeremo e che lavoro faremo?”
“Non preoccupatevi. Ho pensato a tutto.”
“Ciao. Bon voyage”

*

All’aeroporto Dulles una voce disse “Dove sono gli amici blu?”

Un uomo rispose: “Eccoli là nelle gabbie”.

Una persona aprì le gabbie e mise i due amici sul camion. Dopo quarantacinque minuti circa, arrivarono a Mt. Vernon. Era il primo luglio e c’era un caldo afoso.

“Non siamo più a Capri!”
Qualcuno spiegò: “Questi sono la vostra nuova casa e il vostro nuovo lavoro. Voi siete gli animali da esposizione”.
“In bocca al lupo”.
“Crepi il lupo” – pensarono i due amici.

C’erano molti altri animali: capre, pecore, vacche, asini, oche, cavalli, maiali e persino un cammello. Ma neppure un cavallo o un maialino blu.

Qualche giorno dopo il loro arrivo, i due amici stavano dormendo nel loro recinto quando ci furono molte esplosioni e vampate di luce.

“È la fine del mondo”, strillarono i due.

“No, idioti, è il quattro luglio!” – rivelarono gli altri animali.

E così, piano piano, i due si abituarono alla loro nuova casa e al loro nuovo lavoro. Il clima sembrava quello di Capri, ma più umido. Poi venne l’autunno.

“Wow guarda che colori!” esclamò il maialino. “Niente di simile è mai accaduto a Capri.”
“Si è bellissimo, ma le sere sono un po’ fredde”, precisò il maialino.
“E ora che cosa succede? Guarda queste decorazioni strane: le streghe, gli scheletri, le mummie, le lanterne fatte di zucca con i visi strani”. Gli altri animali spiegarono che era Halloween e che i bambini avrebbero indossato strani costumi e domandato caramelle.

“Che cos’altro avverrà in autunno?”, domandarono i due amici.
“Allora… ci saranno le World Series”
“Che cosa sono?”
“Le finali della stagione del baseball. Cade sempre alla fine di ottobre e quest’anno giocheranno i Nationals, la squadra locale: è veramente eccitante, ci sarà molta confusione e forse i fuochi d’artificio.”

“E poi c’è il ‘Thanksgiving’, un giorno festivo in cui si sacrifica un animale e lo si mangia per ringraziare.”
“Quale animale? Maiale? Cavallo?”
“No, no: un tacchino!”
“Il tacchino non ha niente da ringraziare” sussurrò il maialino.
“Barbarico!” gridò il cavallo.


IL VINCITORE DEL CONTEST:

Le fuggitive di Starbucks di Zach dagli Stati Uniti

Ludovica e Lulu non si conoscevano finché, in una notte di metà settembre, si ritrovarono l’una nella vita dell’altra.

Ludovica, sfinita, era da poco entrata nello Starbucks Riserva di Milano. Nonostante fosse ormai notte, il locale era ancora pieno di gente in quel caldo sabato di fine estate.

La donna prese il suo “frappuccino” e si sedette sull’ultima sedia libera nel grande Caffè. Mentre si guardava intorno con sospetto, dietro i suoi occhiali da sole, mise sul tavolo, bene in vista, il suo libro inglese “A Guide to Milan”. Fu in quel momento che sentì una voce tranquilla provenire dalla donna dietro di lei.

“So bene che non sei una turista”, affermò la donna. 
“Ma tu chi sei?! E come fai a saperlo?” reagì Ludovica.
“Perché hai rabbrividito dopo aver bevuto il tuo frappuccino. Non sei un’americana convincente”, esclamò Lulu. “Sei una spia? Sei qui per arrestarmi?” 
“Va bene, hai ragione, lo ammetto, sono italiana. Ma non sono una spia. Mi sto semplicemente nascondendo da alcune persone.”
“Anch’io”, confessò Lulu. “Dalla polizia”.
Ludovica si tolse gli occhiali da sole e guardò Lulu dritto negli occhi.
“Anch’io”.

Passarono due minuti prima che una delle donne proferisse un’altra parola. Fu Lulu a rompere il silenzio. 

“Non volevo farlo”, raccontò Lulu, “ma non ho avuto scelta. È stato più forte di me.”
“Ma cosa hai fatto? Hai ucciso qualcuno?” chiese Ludovica. 
“Dio mio no, no,” Lulu ribattè immediatamente. “Ma ho fatto di peggio: ho chiesto l’ananas sulla mia pizza.”
“Ma caspita!” urlò Ludovica e le sue mani gesticolarono selvaggiamente nell’aria.
“Shhh, shhh!” rispose Lulu. “Non parlare in italiano così ad alta voce! Si accorgerebbero tutti che ci stiamo nascondendo. Pensa che io sono rimasta dentro questo Starbucks per sei giorni e tu sei la prima italiana che ho visto!” 
 â€œHai ragione, scusami. Ma l’ananas sulla pizza?! Non ci posso credere. Che schifo! E io che pensavo fosse brutto il mio crimine: ho ordinato un cappuccino dopo pranzo!” 

Ma prima che Lulu potesse replicare, si udirono forti urla dall’ingresso di Starbucks.

“Polizia! Nessuno si muova! Mani in alto!” Le voci furiose di cinque poliziotti crearono il panico tra i tanti turisti di questo Starbucks italiano. Uno dei poliziotti, con in mano una lattina di ananas semivuota, saltò sul tavolo e iniziò a scrutare attentamente tutt’intorno, alla ricerca di italiani sospetti all’interno del locale.

Ludovica e Lulu si guardarono e nello stesso momento esclamarono: “Corriamo!” E da quel momento le vite delle due fuggitive di Starbucks sarebbero state per sempre indissolubilmente legate.


Lui e Lei di Margot Miller

Lui e Lei non si conoscevano finché, in una notte di metà settembre, si ritrovarono l’uno nella vita dell’altro.

Lui e Lei si incontrarono mentre, in fila, aspettavano di entrare alla scuola San Salvatore, per un incontro dei genitori con gli insegnanti. C’erano infatti misure eccezionali per l’ingresso nell’edificio a causa del Covid.

Lei notò che Lui aveva una macchia scura sul collo e gli disse “Scusi, ma sono un’infermiera e ho visto questa macchia sul suo collo. Dovrebbe farsi vedere da un medico”.

Lui la ringraziò attraverso la sua mascherina, trovando strano che un’infermiera non indossasse la mascherina a sua volta; poi entrarono a scuola.

Tre settimane più tardi Lui, dopo essere stato da un medico che gli aveva diagnosticato e rimosso un melanoma dal collo, domandò all’insegnante di suo figlio se conoscesse il nome della donna senza mascherina. Non sapeva nulla di lei tranne il fatto che fosse infermiera. L’insegnante tuttavia non seppe dirgli niente; non aveva nessun genitore che facesse l’infermiere.

Lui desiderava ringraziare la sconosciuta e sarebbe stato felice di invitarla a cena. Cercò allora maggiori informazioni sulla donna rivolgendosi al preside della scuola, ma neppure lui aveva conoscenza di genitori che fossero infermieri. “Inoltre” – disse il preside – “tutti portano la mascherina in questo periodo”.

Così Lui decise di osservare i genitori all’uscita da scuola in attesa dei loro figli, fino a quando non l’avesse vista.

Finalmente, un giorno in cui pioveva a dirotto – erano passate altre tre settimane – la vide, ancora senza mascherina. Sola, stava passando davanti a scuola in bicicletta, nonostante la forte pioggia. Lui la seguì in città, finché Lei lasciò la bici fuori da un bar. Lui parcheggiò ed entrò.

Nessuna donna.

Chiese al barista dove fosse la donna appena entrata.

Il barista scrollò le spalle. “Nessuna donna oggi. Non siamo nemmeno aperti!”.

“Ma l’ho vista entrare!”

Il barman scrollò nuovamente le spalle. “Non c’è nessun cliente donna. Sono solo qui, a parte il cuoco, che è un uomo”.

Allora il poveretto uscì. Era confuso.

Non pioveva più ed accanto alla sua macchina vide la figura di una donna. Lei!

Ma quando arrivò vicino all’auto Lei non c’era più. Non solo perplesso ma anche arrabbiato, tornò a casa.

Nella notte sognò l’infermiera che non esisteva. La presenza di Lei sembrava circondarlo. Sentì la sua voce che lo rassicurava: “Stai bene, adesso”. Si svegliò sudato, cercandola, ma Lei non c’era più.

Suo figlio, che aveva solo 10 anni, avendolo sentito gridare, corse in camera e chiese che cosa fosse successo. Allora lui raccontò tutto al bambino.

Quando terminò la sua storia, il figlio esclamò: “Ma quello che descrivi è il fantasma della scuola! Conosciamo tutti l’Angelo di San Salvatore!”.

E così Lui comprese che non avrebbe mai avuto la possibilità di conoscere la donna che gli aveva salvato la vita.


Il musicista di Tarik O.

L. e L. non si conoscevano finché, in una notte di metà settembre, si ritrovarono l’uno nella vita dell’altro.

Ma partiamo dall’inizio…

Leona si era trasferita in questa città perché voleva iniziare una vita diversa. Diversa da quella che aveva conosciuto, con le delusioni e le lotte infinite, nonostante tutti i suoi sforzi.

“Ora o mai più!” si disse e così, a 40 anni, fece un cambiamento drastico e si trasferì dall’altra parte del mondo.

Tuttavia la nuova vita era più difficile di quanto si aspettasse. Non si aspettava l’isolamento e la solitudine causati dal trovarsi in un paese straniero dove, nonostante ne parlasse la lingua, non capiva davvero la gente del posto. Trovava le loro abitudini sconcertanti, per esempio il fatto di bere alcolici in piedi al bar prima di cena (e le ragazze addirittura con quei tacchi alti!) o ancora il loro atteggiamento così “flessibile” nei confronti degli orari. E perché mai c’erano gatti randagi ovunque?

Un giorno d’estate, tornando come al solito dal lavoro in bicicletta, Leona sentì una musica celestiale provenire da una piccola piazza che le ricordò quel tempo più felice quando, ancora così giovane, sua nonna la portava nelle sale da concerto. Curiosa, si diresse verso la piazza e vide un giovane che suonava un violoncello. I biondi capelli lunghi gli ricadevano sul viso e i suoi occhi erano chiusi come in trance. Alcune persone si erano fermate ad ascoltare ma la maggior parte dei passanti, impegnata solo a tornare a casa dopo un’intensa giornata di lavoro, non prestava molta attenzione al musicista.

Leona fu come trafitta da quel suono meraviglioso. Rimase paralizzata sulla sua bicicletta e non si accorse nemmeno dei pedoni arrabbiati a cui stava bloccando il passaggio. Non avrebbe saputo dire per quanto tempo fosse rimasta lì, ma alla fine il giovane musicista, dopo aver suonato le note morbide finali del pezzo, aveva aperto gli occhi, aveva messo velocemente il violoncello nella custodia e se n’era andato, come se fosse in ritardo per un appuntamento. 

Dopo quel giorno, Leona lo vide suonare regolarmente nella piazzetta. Il momento clou della sua giornata divenne il tempo passato ad ascoltarlo. Non gli parlava mai e non era sicura che l’avesse mai notata, ma le andava bene così. Tutto ciò che voleva era ascoltare le squisite melodie e guardare il movimento sensuale dell’archetto attraverso l’elegante corpo dello strumento.

Una sera piovosa di metà settembre stava tornando a casa in bicicletta per le strade di ciottoli della città; sperava di ascoltare il giovane musicista, ma sapeva che era improbabile, a causa della pioggia. Nella sua mente stava immaginando la bella, ossessiva melodia di Saint-Saëns, Il Cigno, quando all’improvviso un gatto randagio saltò davanti alla sua bicicletta. Leona cercò di sterzare ma le pietre bagnate erano scivolose, la sua bicicletta perse aderenza e finì per terra. L’ultimo pensiero che aveva avuto mentre cadeva dalla bici era stato “grazie a Dio indosso sempre il casco!”

Quando si svegliò era confusa. Le faceva male la testa e non riusciva a girare il collo ma poteva vedere il soffitto e le inconfondibili piastrelle bianche tipiche di tutti gli ospedali del mondo. Poi si ricordò del ritorno a casa in bici sotto la pioggia e del gatto rosso.

“Ciao, stai bene?” sentì qualcuno chiedere. Lentamente si voltò verso la voce e subito riconobbe i lunghi capelli biondi del musicista.


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Permesso?

Ciao, sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e l’articolo di oggi è davvero ricchissimo! Come sempre ci troverai un nuovo episodio del podcast, con trascrizione e vocabolario… Ma non solo! Scorri fino alla fine dell’articolo per scoprire tutti i nuovi progetti di settembre. Sono sicura che vorrai partecipare almeno a uno di questi 😉

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Ho appena chiuso l’ultima pagina di uno di quei libri che, quando li finisci, ti lasciano un senso di vuoto e smarrimento.

Il libro si chiama “In altre parole” e la sua autrice è Jhumpa Lahiri. Sono certa che, se studi italiano da un po’ di tempo, ti sarà capitato di imbatterti in questo titolo (e magari più di una volta, vero?).

Ebbene, io forse arrivo tardi, ma sono comunque molto contenta di aver scoperto questa sorprendente scrittrice. Sorprendente prima di tutto perché ha avuto il coraggio di mettersi a scrivere un libro direttamente in una lingua straniera per lei, l’italiano (e questo, in altre parole, significa uscire dalla propria comfort zone). Ma sorprendente anche a livello personale, perché i suoi ragionamenti – espressi in uno stile fatto di frasi brevi ma profondissime, ricco di metafore tanto diverse quanto capaci di dettare un ritmo sinuoso – mi hanno trovata nel momento giusto.

Forse è vero che non sei tu a cercare i libri, sono loro a trovare te!

In questa fase della mia vita, i temi dell’identità e della metamorfosi trattati da Jhumpa Lahiri nel libro mi sono particolarmente cari. Per non essere troppo vaga (ti ho messo la pulce nell’orecchio e adesso ti devo una spiegazione) ho deciso di confidarti il perché. Lo faccio qui perché mi fido della community che si è creata intorno al podcast “Italian Stories In Italian” e alla scuola “Online Italian Classes“. Tu mi regali la tua fedeltà e io in cambio vorrei essere sempre onesta nei tuoi confronti.

Ecco allora che ti racconto che sto affrontando la prima gravidanza della mia vita, un momento di grande trasformazione fisica e psicologica. E lo sto affrontando… con un braccio rotto!

Vocabolario 1

smarrimento = bewilderment

Ebbene = Well

mettersi a = to engage in

ragionamenti = thinking, thoughts

brevi = corte = short

sinuoso = sinuous

trattati = discussed

mi sono cari = I cherish

vaga = vague

mettere la pulce nell’orecchio = to poke a stick in the eye

in cambio = in exchange

nei tuoi confronti = towards you

sto affrontando = I’m going through

la gravidanza = pregnancy


Questo impedimento fisico mi costringe a trovare nuovi modi per fare la cosa che penso di amare più al mondo: scrivere.

Per esempio, ho dovuto impostare la tastiera del mio smartphone per una scrittura mancina (si, mi sono rotta la mano destra, la mia mano più forte). Ma non mi bastava, perché sentivo l’esigenza di buttare giù i pensieri a mano, con una penna (trovo che digitarli su uno schermo tenda a guastare la loro spontaneità). Ho iniziato trascrivendo ricette semplici da internet al mio ricettario cartaceo, poi mi sono spinta fino a provare a scrivere pagine del mio diario personale, tutto con la mano sinistra.

È stata un’attività tanto frustrante quanto illuminante. Il cervello, specialmente la parte che concerne la logica, viene estremamente stimolato e si attiva per trovare alternative al raggiungimento dello scopo: esprimere un pensiero con efficacia, date le condizioni. E le mie condizioni non mi permettono di esprimerlo come avrei fatto prima: sarebbe troppo dispendioso in termini di energia e di tempo!

E così, ecco che mi sono riscoperta sintetica, utilizzando parole che non pensavo di ricordare. Ecco che mi sono trovata costretta a frenare l’impulsività, a rallentare i pensieri, a tenerli in memoria per più tempo e magari a modificarli in modo più semplice per non perderli.

Devo dirti, che non sono stata costante come Jhumpa Lahiri e che, più che migliorare, sono rimasta alla fase della scoperta. Ne sono ancora così affascinata che vorrei mostrarti una foto e la trascrizione di un estratto dal mio diario:

Vocabolario 2

un impedimento = an obstacle

mi costringe = it forces me, it pushes me to

impostare = to set

mancina = left hand

non mi bastava = It was not enough for me

buttare giù (i pensieri) = to write (the thoughts) down

lo schermo = the screen

guastare = to ruin

il ricettario cartaceo = paper recipe book

che concerne = that concerns

sintetica = brief

frenare = to curb, to brake

rallentare = to slow down


Ma di cosa parla il libro di cui ti sto raccontando?

Parla di tanti temi, tutti uniti da un amore spassionato per la lingua italiana. Si potrebbe dire che, nonostante si tratti di un libro autobiografico, la vera protagonista della storia non sia l’autrice ma la lingua italiana.

Intervista a Jhumpa Lahiri

Lascia che ti legga un pezzettino di “In altre parole” per rendere meglio l’idea:

L’italiano sembra già dentro di me e, al tempo stesso, del tutto esterno. Non sembra una lingua straniera, benché io sappia che lo è. Sembra, per quanto possa apparire strano, familiare. Riconosco qualche cosa, nonostante non capisca quasi nulla.

Cosa riconosco? È bella, certo, ma non c’entra la bellezza. Sembra una lingua con cui devo avere una relazione. Sembra una persona che incontro un giorno per caso, con cui sento subito un legame, un affetto. Come se la conoscessi da anni, anche se c’è ancora tutto da scoprire. So che sarei insoddisfatta, incompleta, se non la imparassi.

Jhumpa Lahiri

Qui l’autrice sta raccontando il suo primo approccio con l’italiano, in Italia. Entrare in contatto con la lingua nel luogo in cui la si parla quotidianamente, nel luogo che è più pregno della lingua stessa, è un’esperienza unica.

Con le lezioni di conversazione in italiano con un insegnante madrelingua cerchiamo di proporti un’esperienza simile, ma ci sarà sempre una zona grigia, difficile da raggiungere.

Sto pensando al lessico legato alla prossimità fisica e in particolare a parole come “permesso”. Tu sai cosa significa?

Prima di lasciarti, oggi, vorrei regalarti questa parola, che ti sarà sicuramente utile la prossima volta che viaggerai in Italia.

Anche Lahiri l’ha citata nel suo libro:

Sento l’eccitazione con cui i bambini si augurano buon Natale per la strada. Sento una mattina all’albergo la tenerezza con cui la donna che pulisce la camera mi chiede: avete dormito bene?
Quando un signore dietro di me vorrebbe passare sul marciapiede, sento la lieve impazienza con cui mi domanda: permesso?

Jhumpa Lahiri

Vocabolario 3

temi = subjects, topics

un pezzettino = a little piece

rendere l’idea = to give the idea

pregno = full of (literally it means “very wet”)

una zona grigia = a grey zone, a grey area


Cosa significa quindi “permesso”?

Come dice Jhumpa, è una parola che spesso arriva “da dietro”, pronunciata da qualcuno che vuole passare. Qualcuno che va di fretta o cammina più veloce di te e quindi ti sta chiedendo di spostarti e di lasciarlo passare.

Ecco quindi il primo significato di “permesso”, che – a seconda dell’intonazione – può essere più o meno gentile, più o meno aggressivo.

Diciamo che il suo significato va da “Posso passare?” a “Fate largo!”, “Fatemi passare!”.

“Permesso” è anche ciò che si dice quando si entra in casa di qualcuno, come ospite. In questo contesto, il significato si trasforma in “Posso entrare?”. Attenzione, però, non è necessario aspettare una risposta positiva da parte dei proprietari di casa (che probabilmente diranno “prego, entra pure). In pratica, gli italiani dicono “permesso” quando hanno già un piede oltre la porta. Ecco quindi il secondo significato di questa parola, che è più socio-relazionale, è una specie di “buongiorno” riservato agli ospitanti.

Infine, “permesso” può sentirsi in ambienti di lavoro o professionali. Per esempio, se (tu) avessi un appuntamento nell’ufficio del tuo capo in Italia o nello studio di un dottore italiano, al momento di entrare dovresti bussare alla porta e chiedere “È permesso?”. In questo caso allora sì che dovresti aspettare la risposta: “avanti“.

Come avrai forse intuito, “permesso” non è altro che l’abbreviazione di frasi più lunghe: “È permesso passare?/ È permesso entrare?” che – in altre parole – significano “Posso passare?/ Posso entrare?”

Bene, non mi resta che salutarti, ma prima vorrei solo ricordarti che sul mio blog italiano chiamato Lacittanascosta.com c’è una sezione in cui gli studenti pubblicano le loro storie, in italiano. La sezione “Storie di studenti” si è da poco arricchita di un nuovo articolo, scritto da Margot, che ha deciso di regalarci le sue riflessioni proprio sul libro “In altre parole” di Jhumpa Lahiri. Io le ho trovate molto profonde… E tu?

Vocabolario 4

andare di fretta = be on a hurry

spostarsi = to move

lasciar(lo) passare = to let (it/him) go on

a seconda = depending on

ospite = a guest (fauls friend!)

in pratica = basically

oltre = beyond

ospitanti = hosts

può sentirsi = you can hear it

bussare = to knock

avanti” = “Come in!”

salutare = to greet, to say goodbye


Il contest di scrittura in italiano âœï¸ ðŸ‡®ðŸ‡¹

Italian Writing Competition

Tutti gli studenti di Online Italian Classes possono a partecipare al primo contest di scrittura in italiano che organizziamo insieme alle insegnanti della scuola.

Nel mese di settembre, ogni partecipante lavorerà su una storia insieme alla sua insegnante e alla fine del mese la storia sarà pubblicata in forma anonima su una sezione del blog di OnlineItalianClasses.com

Ogni storia avrà la stessa partenza (dobbiamo ancora decidere quale sarà… lo scoprirai presto!) e poi ciascuno potrà svilupparla liberamente.

Il testo dovrà essere scritto, ovviamente, in italiano e dovrà essere lungo tra le 300 e le 600 parole. (Non preoccuparti, la tua insegnante ti aiuterà con grammatica, sintassi e lessico… le idee però saranno tutte tue!)

Alla fine del mese, chiederemo al pubblico di scegliere la storia preferita. Naturalmente, tutti voi siete invitati a partecipare all’elezione del vincitore!

Il vincitore (o la vincitrice) riceverà un premio e tutti gli studenti-scrittori avranno l’occasione di leggere la propria storia in un meeting online privato insieme alle insegnanti e agli altri partecipanti.

Sei già uno studente di Online Italian Classes? Chiedi alla tua insegnante di aderire al progetto!

Vuoi partecipare come scrittore o scrittrice ma non sei ancora studente? Puoi acquistare un pacchetto di 5 lezioni con una nostra insegnante per partecipare. Hai tempo fino a settembre.


A new edition of “The Visionary Fellini” online course will start in September! ðŸ–¥ 🇮🇹

This course is a journey into Federico Fellini’s movies.

Federica, Italian teacher and filmmaker, will guide you into the world of one of the most exceptional and visionary Italian movie directors.

With a focus on selected movies and recurring motifs of Fellini’s cinematographic art, you’ll have the chance to explore both his aesthetic ideas and aspects of the Italian history, society and culture as reflected in his movies.

During the lessons you will have the opportunity to watch movie scenes in Italian and dive into authentic materials that will encourage free exchanges of opinions in Italian.

Both people that are completely unfamiliar with Fellini’s cinema and those who have watched the entire filmography are welcome: this course is open to everybody!


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Il contest di scrittura: le regole ✔️✖️

Requisiti per partecipare al contest di scrittura 2022 ☑️ :

  • Essere studenti di Online Italian Classes entro il 4 settembre 2022 (per diventarlo, si può acquistare un pack di 5 lezioni qui)

Le regole del contest di scrittura per i partecipanti (autori) ✍️

  • Il testo deve avere tra le 300 e le 600 parole, incipit escluso.
  • Il testo deve essere scritto direttamente in italiano.
  • Il testo deve essere utilizzato durante le lezioni con l’insegnante (es. per la correzione della grammatica).
  • Il testo finale può essere consegnato all’insegnante a partire dal 30 settembre 2022 ed entro la fine della prima settimana di ottobre 2022.

NB. I testi dei partecipanti verranno pubblicati in forma anonima su questa sezione del blog: a ciascuna storia sarà assegnato un colore.

Le regole del contest di scrittura per i valutatori 📝

  • Chiunque sappia leggere e comprendere l’italiano può partecipare come valutatore, gratuitamente, senza iscrizione previa.
  • Le valutazioni avvengono tramite commento sotto l’articolo dove saranno pubblicate le storie: QUI.
  • Ogni valutatore, prima di commentare, deve inserire il proprio nome e, possibilmente, cognome.
  • Il commento deve contenere il titolo della storia scelta e, possibilmente, una breve motivazione.
  • Ogni utente può lasciare un unico commento con una sola scelta.
  • Le insegnanti non possono partecipare come valutatori.
  • Gli autori delle storie possono votare solo una storia diversa dalla propria.
  • Le votazioni iniziano nel momento della pubblicazione di tutte le storie (10 ottobre 2022) e si chiudono in data 23 ottobre 2022, a mezzanotte (orario italiano).

Chi vince e cosa vince ️🏆

  • Tutti i partecipanti (autori delle storie) riceveranno in regalo un incontro di gruppo gratuito con le insegnanti in cui avranno la possibilità di conoscersi e di parlare italiano.
  • L’autore della storia più votata riceverà un ulteriore premio: un Coupon del valore di 60 GBP per partecipare a un corso di gruppo tematico nel 2022/2023.