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Le festività in Italia

Ciao! Sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e da novembre 2020 ti racconto l’Italia dal mio punto di vista. Ora che è gennaio 2022 vorrei parlarti delle festività che ogni anno si celebrano in Italia… Pronti? Via!

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Quante feste!

Se oggi ti trovassi in Italia, potresti voler comprare un calendario del 2022. Io in casa ne tengo sempre almeno due: uno per la cucina e uno per la sala. Nei calendari italiani la settimana comincia con il lunedì e finisce con la domenica. I giorni “normali” hanno un colore diverso rispetto ai giorni “di festa”, che tradizionalmente sono rossi.

P.S. I giorni “normali” si chiamano feriali e quelli “di festa” si chiamano, appunto, festivi.

Per capirci, i giorni festivi sono normalmente tutte le domeniche: i giorni in cui non si lavora. (Ovvio, ci sono persone che lavorano anche di domenica, come i medici e gli infermieri, o chi lavora in un ristorante o in un bar).

P.P.S. Nemmeno di sabato, normalmente, si lavora in Italia. Tuttavia, il sabato è considerato feriale, anche per le regole della strada. I parcheggi stradali, quelli lungo le strade aperte al traffico, sono spesso a pagamento (lo si capisce dal colore delle strisce che delimitano i posti auto: se sono bianche il parcheggio è gratuito, se sono blu il parcheggio si paga… E di solito sono blu).

Ebbene, nei giorni festivi in Italia i parcheggi sono gratis anche nelle strisce blu. Quindi, la domenica il parcheggio non si paga perché è un giorno festivo; ma il sabato si paga perché è considerato un giorno feriale.

E poi ci sono dei giorni eccezionali, in cui si fa festa per un motivo che può essere religioso oppure laico.

Perché ti sto parlando di questo tema? Perché durante i giorni festivi italiani potrebbe essere interessante per te visitare l’Italia, altre volte invece sarebbe meglio evitare di venire qui durante quei giorni… Perché la troveresti deserta!

Fatte queste premesse, adesso possiamo vedere insieme quali sono i giorni festivi italiani (ti accorgerai che ci sono moltissime feste cattoliche che probabilmente non si celebrano nel tuo Paese).

Vocabolario 1

ne tengo sempre almeno due = I always keep with me at least two of them (two calendars)

ne = of them* (ne is always followed by a quantity)

tengo = I keep

sempre = always

almeno = at least

due = two (of them*)

le strisce = stripes (painted on the streets)

un motivo = a reason

laico = secular (not religious)

evitare = to avoid


Gennaio

A gennaio in Italia ci sono due feste:

  • il primo dell’anno (1 gennaio)
  • l’Epifania o la Befana (6 gennaio)

La festa del primo dell’anno è laica, infatti deriva da una decisione presa in epoca romana.

L’Epifania, invece, è una festa religiosa. Si tratta del momento in cui i Re Magi hanno raggiunto la capanna di Gesù bambino dopo aver seguito la stella cometa.

Nel linguaggio comune, spesso si usa l’espressione “ho avuto un’epifania” oppure “lui o lei ha avuto un’epifania”. Significa che una persona ha scoperto qualcosa di inaspettato che ha portato a un cambiamento.

Per esempio, durante il lockdown molte persone hanno avuto un’epifania: si sono rese conto che non erano felici con la loro vita e hanno deciso di lasciare il loro vecchio lavoro per dedicarsi a ciò che le rende davvero felici.

Il giorno dell’Epifania, si chiama anche “La Befana”. La Befana è una strega dall’aspetto spaventoso, che cavalca una vecchia scopa volante nella notte tra il 5 e il 6 gennaio per portare in dono ai bambini un sacco di dolciumi (caramelle, torroni, cioccolatini, e anche piccoli giocattoli).

Si tratta di una figura folcloristica tipicamente italiana la cui origine sembra essere contadina: alcuni pensano che derivi dalla dea Diana, protettrice della caccia ma anche della vegetazione, che veniva invocata la dodicesima notte dopo il solstizio invernale per celebrare la morte e la rinascita della natura.

Come si dice in questi giorni, il 6 gennaio arriva l’Epifania che tutte le feste porta via!

Vocabolario 2

il primo = the first

deriva da = comes from

hanno raggiunto = they reached / they arrived at

la capanna = hut

ha scoperto = he/she found

cavalca = rides

una scopa volante = a flying broom stick

portare in dono = bring as a gift

solstizio invernale = winter solstice, midwinter


Febbraio e marzo

Febbraio e marzo sono mesi piuttosto tranquilli, niente feste eccezionali! Colgo l’occasione di questa tranquillità per raccontarti una curiosità: se in un certo anno uno o più giorni festivi coincidono con il weekend, non esiste la possibilità di “recuperarli“.

Per esempio, nel 2021 Natale è capitato di sabato e Santo Stefano (il 26 dicembre) di domenica. Inoltre, anche il primo giorno dell’anno 2022 è stato un sabato. Cosa succede quindi? Proprio niente. Andrà meglio l’anno prossimo!

E la Pasqua?

Cavolo, mi stavo dimenticando una festa molto importante per i cristiani… la Pasqua! Il giorno di Pasqua, quello in cui si celebra la resurrezione di Gesù e quindi la scoperta della Trinità (Padre, Figlio e Spirito Santo come unica entità), è l’unico a non avere una data fissa nel calendario.

L’unica certezza è che capiterà sempre di domenica. Questo significa che il giorno di “Pasquetta” chiamato anche “Lunedì Santo” o “Lunedì dell’Angelo”, cioè il giorno dopo Pasqua, sarà sempre di lunedì e sarà sempre un giorno festivo.

Un’altra curiosità: a differenza di altri Paesi, in Italia il cosiddetto “Venerdì Santo” (quello che precede la Pasqua), è considerato feriale: cioè le persone vanno a lavorare.

Aprile

L’Italia festeggia una ricorrenza storica molto importante in questo mese: il 25 aprile, che è la Festa della Liberazione. Il 25 aprile del 1945 l’Italia è stata liberata dall’occupazione nazi-fascista grazie all’aiuto delle truppe alleate e alle azioni eroiche dei cosiddetti “partigiani”: persone comuni, che hanno combattuto sulle montagne dell’Appennino, donando la vita per salvare la patria.

Se ti capitasse di viaggiare in Italia in occasione di questa festa, ti suggerisco di visitare l’Emilia Romagna, una regione in cui le lotte partigiane hanno fatto la storia e ancora oggi se ne vedono le tracce.

Vocabolario 3

Colgo l’occasione = I take the opportunity

più = here means “many”

recuperarli = to “recover” them, to bring them back

è capitato = it happened, it was

Proprio niente. = Nothing at all

Andrà meglio l’anno prossimo! = Next year we’ll be luckier!

precede = anticipates, comes before

ricorrenza storica = historic anniversary

truppe alleate = allied troops

Se ti capitasse = If you happen

lotte partigiane = civil fights

se ne vedono le tracce = the consequences are visible


Maggio

Il primo maggio (1 maggio) è la festa dei lavoratori, una giornata in cui si riflette sull’importanza di condizioni di lavoro più eque, sia sul piano dell’occupazione delle minoranze, sia su quello dei salari e degli orari di lavoro.

Dal 1990 il primo maggio è anche il giorno in cui è organizzato un grande concerto con tutti i più famosi artisti italiani contemporanei.

Il concerto inizia nel pomeriggio e termina la notte, e viene trasmesso gratuitamente in televisione in diretta da piazza San Giovanni in Laterano a Roma.

Giugno

Il 2 giugno è la festa della Repubblica. Si festeggia ogni anno dal 2 giugno 1946, la data in cui gli italiani (e per la prima volta nella storia anche le italiane!) sono andati a votare a un referendum in cui hanno deciso quale forma di Stato dare al Paese.

I risultati furono: 45,7% di voti per la Monarchia e 54,3% di voti per la Repubblica. E così, l’ultimo re d’Italia Umberto II di Savoia andò in esilio in Portogallo.

Una curiosità: ai discendenti maschi del re fu proibito il ritorno in Italia fino al 2002.

Eh sì, hai capito bene… le donne in Italia hanno avuto diritto al voto solo a partire dal 2 giugno 1946.

Vocabolario 4

si riflette = people reflect upon

sul piano (di) = speaking of, regarding

termina = it ends

in diretta (da) = live from

sono andati a votare (andare a votare) = they go to vote, go to the polls

forma di Stato = form of the State (form of government)

andò in esilio = he was exiled

il ritorno = the return

il diritto al voto = the right to vote

a partire (da)= from


Luglio e agosto

A luglio in Italia non ci sono festività particolari, ma in agosto ce n’è una religiosa che ha origini pagane. Si tratta di Ferragosto, chiamata anche “La Madonna d’Agosto”.

Ferragosto era già una festa romana legata al raccolto. Deriva, infatti, dal latino Feriae Augusti (il riposo di Augusto) istituita dall’imperatore Augusto nel 18 a.C. per festeggiare la fine dei lavori agricoli.

Per la Chiesa cattolica, il 15 di agosto è il giorno dell’assunzione in cielo della Vergine Maria in anima e corpo, ovvero il giorno della sua morte terrena.

A questo punto è importante aprire una parentesi, perché la settimana di Ferragosto (quindi quella che include il 15 di agosto) è un po’ particolare per gli italiani. Ecco cosa succede in quei giorni: le città si svuotano, i negozi chiudono e le persone vanno in ferie.

Questo significa che, se decidessi di visitare una piccola città, la troveresti probabilmente deserta. Potresti avere un po’ più di fortuna con le grandi città come Roma, Firenze o Napoli: potrebbe essere interessante visitarle perché troveresti i musei liberi, ma potrebbe fare molto caldo.

Invece, le località di mare, di lago o di fiume (quindi in montagna o in campagna) sono sempre molto affollate. Trovare un hotel o un appartamento libero nei giorni intorno al 15 di agosto è sempre complicato: meglio prenotare con largo anticipo!

Settembre e ottobre

Settembre non è tempo per fare festa: per i lavoratori è sempre il mese più “incasinato” e per i genitori è tempo di ricominciare la routine della scuola!

P.S. Lo sai che gli studenti italiani rimangono a casa per un lungo periodo in estate: da giugno a settembre! Quanto era bello quel periodo… il migliore dell’anno.

Nonostante non vi siano feste, settembre e ottobre sono dei mesi perfetti per visitare l’Italia: nel nord i colori delle foglie rendono la natura molto affascinante e al sud la temperatura permette di fare ancora il bagno in mare.

Vocabolario 5

pagane = pagan, heaten

il raccolto = the harvest, the crop

l’assunzione = the assumption

aprire una parentesi = make a digression (literally “to open a parenthesis)

si svuotano = they become empty

le persone vanno in ferie = people go on holiday

la fortuna = the luck

affollate = crowded

prenotare = to reserve

largo anticipo = plenty of time in advance

incasinato = messed up

rendono = make (nature fascinanting)

permette = it allows

fare il bagno = bathing


Novembre

Come ti avevo raccontato nel primo articolo del blog nella storia di Online Italian Classes, il primo novembre in Italia si celebra “Ognissanti”, che si chiama anche “Tutti i santi” o semplicemente “I Santi”.

Tra il 31 ottobre e il 2 novembre (che è la festa dei morti, ma rimane un giorno feriale) molti italiani fanno visita ai loro cari defunti nei cimiteri, altri preferiscono fare una piccola gita fuori porta in una città vicina per passare qualche giorno di festa in compagnia.

Dicembre

Ed eccoci all’ultimo mese dell’anno, che è decisamente pieno di festività da celebrare. La prima è l’8 dicembre, una festa cattolica che si chiama “Immacolata Concezione” (o anche solo “Immacolata). Si tratta del momento in cui si celebra il concepimento del figlio di Dio da parte della Vergine Maria, preservata dal peccato originale.

Nella mia famiglia, l’8 dicembre è il giorno in cui si preparano gli anolini, una pasta ripiena tipica della città di Piacenza, che si mangiano il giorno di Natale. Lo stesso giorno, approfittiamo della festa per addobbare la casa con le decorazioni natalizie: noi di solito non prepariamo il presepe, ma “facciamo l’albero“.

Gli ultimi due “giorni rossi” del calendario sono il 25 dicembre, Natale, e il 26 dicembre, Santo Stefano, il primo martire del Cristianesimo.

Il Natale è un bel periodo per visitare l’Italia, che è tutta illuminata, piena di cibo e di mercatini colorati. Tra le città che visito più volentieri sotto Natale ci sono Torino, Milano e Bologna. Un luogo che vorrei percorrere in questo periodo è la via dei presepi a Napoli: l’ho percorsa d’estate ed era carina ma con l’atmosfera natalizia dev’essere perfetta!

Vocabolario 6

i cari defunti = the beloved ones who passed away

gita fuori porta = a day trip out of town

il peccato originale = the original sin

pasta ripiena = stuffed pasta (like ravioli)

approfittiamo = we take advantage of the time we have (for doing something)

addobbare = to decorate

il presepe = the crib, the nativity scene

“fare l’albero”= to decorate the Christmas tree

volentieri = gladly

percorrere = to walk


La festa del patrono e altre feste folcloristiche

Il calendario è finito ma la verità è che ci sono decine di altre festività che non ti ho menzionato. Prime tra tutte, le feste del patrono. Devi sapere che ogni città italiana ha il suo patrono e nel giorno del patrono si fa sempre una grande fiera: le persone stanno a casa dal lavoro e fanno festa!

Per esempio, il santo patrono di Piacenza è Sant’Antonino, che si festeggia il 4 luglio con la fiera di Sant’Antonino.

Poi, ci sono moltissime altre tradizioni legate al folclore. Se ti interessa saperne di più, ti suggerisco di partecipare al corso “Italian Folklore” tenuto da Laura, un’insegnante di italiano esperta di antropologia sociale. Durante il corso, Laura racconta il passato e il presente di quattro diverse feste italiane che si festeggiano dal nord al sud Italia. (Leggi qui cosa hanno detto i partecipanti sul corso Folklore 1)

Vocabolario 7

decine di = tens of, dozens of

patrono = patron, protector

fiera = fair


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Cambiamenti 🔃

Ciao! Sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e da novembre 2020 ti racconto l’Italia dal mio punto di vista. Oggi, mentre fuori dalla mia finestra sta nevicando, voglio parlarti di cambiamenti

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Cambiamenti

I bambini italiani studiano molta grammatica fin dal primo anno di scuola. È una cosa a cui non avevo mai fatto caso finché qualcuno, una persona non italiana, non me l’ha fatto notare.

Ricordo le ore passate a ripetere i “pronomi personali soggetto”, uno dopo l’altro:

io
tu
egli
noi
voi
essi

E ogni volta che si imparava un nuovo tempo verbale “difficile” – come il passato remoto di “avere”, che è irregolare – di nuovo li si ripeteva uno dopo l’altro:

io ebbi
tu avesti
egli ebbe
noi avemmo
voi aveste
essi ebbero

Hai notato qualcosa di strano, vero? C’è forse qualcosa che “non ti torna”?

Immagino che si tratti di “egli” ed “essi”. Sì, perché questi due pronomi non compaiono nei libri di italiano per stranieri, a meno che tu non stia utilizzando un manuale di grammatica piuttosto vecchio.

Ma perché queste due parole sono gradualmente sparite dai libri? Semplice, perché non si usano più.

Sì, certo, puoi ancora trovarle in certi romanzi o in alcune traduzioni un po’ “datate“, ma non sentirai mai una conversazione di questo tipo tra due amici:

Ciao Maria, ti presento il mio fidanzato. Egli è Paolo.

Le parole fanno parte di una lingua per un numero limitato di anni e la cosa che forse ti sorprenderà è che questo non viene deciso né da una legge, né da un libro, né tantomeno dagli insegnanti di italiano.

Vocabolario 1

fin da = since

finché non = until (in Italian we always put it negative: “non” is always needed)

di nuovo = again

compaiono (comparire) = they appear

a meno che = unless

piuttosto = rather

sono sparite (sparire) = they have disappeared

certi = certain

datate = aged

viene deciso = passive form of decidere (= it is decided). The verb “essere” can be replaced by “venire” only in the passive form.

tantomeno = least of all

Chi decide come cambia la lingua?

Prima di rispondere a questa domanda, voglio parlarti di un’istituzione italiana che si chiama Accademia della Crusca.

L’Accademia della Crusca è nata a Firenze tra il 1582 e il 1583 e oggi è uno dei principali punti di riferimento per le ricerche sulla lingua italiana. Il ruolo di questa istituzione è principalmente di monitorare quello che accade alla lingua italiana, oltre a quello di diffonderne la conoscenza.

Per esempio, sul sito web accademiadellacrusca.it esiste una sezione dedicata alle parole nuove in cui compaiono, ad esempio, anglicismi come “lockdown” (1 giugno 2020) o altri neologismi come “badante” (4 settembre 2002), ma anche “selfie “(2012), “webinar” (2007), “whatsappare” (2011)… potrei davvero andare avanti per ore.

Ma quindi è l’Accademia della Crusca a decidere come cambia la lingua italiana? Ti svelerò un segreto, la risposta è no. Perché a decidere come cambia la lingua… siamo noi!

Sì, io, tu e tutte le altre persone che la usano. Tutti noi che parliamo la lingua italiana. E questa verità vale per tutte le lingue del mondo.

Facciamo un altro esempio, per capire meglio.

Penso fosse intorno al 2012 quando per la prima volta in televisione ho sentito la parola smartphone. Si trattava di una pubblicità in cui compariva un testimonial, un famoso calciatore italiano. Nello spot, il calciatore si ritrovava in una serie di situazioni in cui qualcuno gli insegnava che cosa fosse un innovativo strumento tecnologico chiamato smartphone. Tutti sembravano conoscerlo tranne lui (ma la verità è che anche noi spettatori non avevamo idea di che cosa fosse).

Ecco, quello è stato il momento in cui gli italiani sono stati messi di fronte a una novità: lo smartphone stava prendendo il posto del vecchio cellulare.

Quella campagna pubblicitaria, commissionata da una compagnia telefonica, ebbe una grande influenza sul linguaggio… Ma non al 100%. Nonostante oggi si continui a utilizzare la parola smartphone in contesti pubblici o in situazioni tecniche (per esempio, se andiamo in un negozio per acquistarne uno o per riparare il nostro), nelle conversazioni quotidiane lo smartphone è semplicemente “il telefono”.

Se venissi in Italia oggi, potresti ascoltare frasi come questa (soprattutto a casa mia!):

Ma dove ho messo il telefono? Non lo trovo più… Qualcuno ha visto il mio telefono? (Ecco, sono di nuovo in ritardo!)

Vocabolario 2

accade (accadere) = it happens

diffonderne (ne = of it) = to spread

compaiono (comparire) = they appear, show up

anglicismi = English words in the Italian language

neoelogismi = new words

Ti svelerò (svelare) = I will reveal (a secret) to you

vale (valere) = it goes for /it works for

tranne = except for

cellulare = mobile phone (the old one, not a smartphone)

compagnia telefonica = phone company

acquistare* = to purchase

*ne = one of them (smartphones)

riparare = to repair

Questioni di genere

Oggi in Italia è in corso un acceso dibattito sulla questione di genere nella lingua italiana.

Non so se ci hai mai fatto caso, ma in italiano non tutte le professioni sono declinabili al femminile. È un discorso ampio, ma per farti capire ti cito “il professore” e “la professoressa” oppure “il cassiere” e “la cassiera”. Altre parole si distinguono grazie all’articolo, come “l’artista”, che al maschile è “lo artista” e al femminile è “la artista” (infatti, i plurali sono chiaramente distinti: “gli artisti” e “le artiste”). Ma posso menzionarti anche “il dipendente” e “la dipendente”, che al plurale sono “i dipendenti” e “le dipendenti”.

Eppure, nel 2022 (quasi) ancora esistono, in italiano, mestieri che si possono nominare solo alla forma maschile. È il caso di: ingegnere, medico, ministro.

Qualcuno si azzarda a dire “la ingegnera”, “la medica”, “la ministra”… Ma sono ancora tanti a ribattere che “suona male”. Insomma, che bisogno c’è di inventare nuove parole quando “si è sempre fatto così”?!

E per smartphone allora? Abbiamo accolto questa nuova parola nel nostro vocabolario e quando la sostituiamo con “telefono” è più per una facilità di pronuncia che per un rifiuto al cambiamento.

Certo, i cambiamenti fanno paura… Altrimenti non sarebbero cambiamenti. Io personalmente ne sto per vivere uno che certi giorni mi sembra molto piccolo, altri gigante. È frustrante, complicato, spaventoso, ma in fondo anche così bello.

Sono sicura che, come sempre, mi farà vedere il mondo da una nuova prospettiva.

E tu, come reagisci ai cambiamenti? Se ti va, raccontamelo in un commento.

Vocabolario 3

acceso = heated, lively

ampio = big, wide

ti cito = I quote (to you)

si distinguono = stand out

ribattere = to argue, to talk back

che bisogno c’è di = what need is there to

abbiamo accolto = we welcomed

un rifiuto = a rejection, a refusal

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La cosa più preziosa 🌈 (una storia per bambini pt. 2)

Ciao! Sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e da novembre 2020 ti racconto l’Italia dal mio punto di vista.
Prima di raccontarti come va a finire la storia per bambini che ho iniziato a leggere la scorsa settimana (qui trovi la prima parte) voglio dirti GRAZIE.
Grazie a te che hai acquistato il corso Italian Folklore (c’è ancora solo un posto libero per il turno delle 20 italiane!) e grazie a te che hai deciso di farmi una donazione. E grazie anche a te che mi hai lasciato un commento per dirmi cosa pensi di Italian Stories in Italian e di Online Italian Classes. Tutto questo significa molto per me.
Ok, adesso cominciamo. Anzi, ricominciamo!

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Ti ricordi dove eravamo rimasti?

In un tempo indefinito esiste un regno dove non succede molto. Un giorno il sindaco muore e il Re decide di organizzare una festa in suo onore. Alla festa partecipano tutti gli abitanti del regno, che sono principalmente panettieri, meccanici e sarti. A un certo punto dei festeggiamenti il Re vede qualcosa che distoglie la sua attenzione, anzi vede qualcuno…

La cosa più preziosa (seconda parte della storia)

C’era una ragazza, in mezzo alla folla, che aveva i capelli color dell’oro e indossava una lunga veste marrone. Il Re per un momento pensò che quel colore triste stonasse in mezzo a tanta luce, ma poi si ricordò che quello era il colore preferito dal suo amico (sindaco e consigliere) e gli piacque subito molto. Si avvicinò alla dama e non poté fare a meno di chiederle il motivo per cui i suoi capelli non fossero scuri come quelli di tutti gli altri.

«Sono stata fuori città per un po’, signore, a trovare una cugina. La sua casa è in mezzo al prato verde, dove il sole splende e colora i capelli come l’oro.» rispose la ragazza con il vestito marrone.

«E perché il vostro vestito è marrone?» chiese il Re alla ragazza dai capelli d’oro.

«Il mio vestito è di cioccolato, signore, lo ha cucito per me mia cugina, che di mestiere fa la pasticciera».

Il Re non aveva capito molto di quello che aveva detto la ragazza, non aveva mai sentito la parola “cioccolato” e nemmeno “pasticciera”, ma le frasi pronunciate dalla dama suonavano così belle che decise di non fare più domande. Guardò per un attimo il suo strano vestito e si accorse che era molto bello: era decorato con roselline dello stesso colore del tessuto e aveva dei bottoni molto grandi, moltissimi. La ragazza dai capelli d’oro disse che quelli erano cioccolatini.

Quando parlava muoveva con grazia le labbra, che erano anch’esse color cioccolato e quando si chiudevano assumevano la forma di un cuore. Il Re sarebbe stato tutta la sera a guardarle, ma a un certo punto si accorse che il resto degli invitati aveva interrotto le danze.

Vocabolario 1

un regno = a kingdom

il sindaco = the mayor

panettieri, meccanici e sarti = bakers, mechanics and tailors

distoglie (distogliere) = diverts, distracts

una veste = a dress (in ancient Italian)

stonasse (stonare) = sings out of tune

Si avvicinò (avvicinarsi) = moved closed

la dama = the lady

non poté fare a meno di = he could not avoid to

splende = shines

l’oro = the gold

di mestiere fa = is a (job) E.g. she’s a pastry chef.

le roselline = little roses

il tessuto = the fabric

la grazia = the grace

le labbra = the lips

esse = loro = them (in ancient Italian)

Erano tutti stanchi perché avevano ballato troppo e non rimanevano loro più energie, poiché non avevano mangiato.

Il Re diventò molto triste, perché avrebbe voluto festeggiare ancora, e la ragazza dal vestito di cioccolato subito se ne accorse. Iniziò a strapparsi via i bottoni dall’abito e a distribuirli a tutti, uomini e donne, mentre ai bambini regalava le roselline di cioccolato.

Quando qualcuno assaggiava i cioccolatini, subito iniziava a ridere e ringraziava di gran cuore la ragazza. Gli ospiti presto ripresero vigore e tornarono a ballare.

La ragazza dai capelli d’oro aveva intuito che al Re piaceva fare molte domande, così, prima che potesse aprir bocca, lo precedette e disse: «il cioccolato porta felicità a chi lo mangia, e questa è la cosa più preziosa che ho».

Ma il Re, che faceva ancora fatica a capire cosa fosse il cioccolato, non riusciva nemmeno a comprendere che significato avesse la felicità. La ragazza dal vestito di cioccolato fece per prendere uno dei suoi cioccolatini, perché voleva farlo assaggiare al Re, quando si accorse con sorpresa che erano finiti. Il suo vestito era rimasto semplice e senza decorazioni, si sentiva molto povera.

Il Re la guardò piangere, perché non era riuscita a regalare anche a lui un po’ di felicità e sentì il cuore diventare caldo perché nessuno aveva mai pianto per lui. Poi, d’un tratto, la ragazza si ricordò della sua bocca a forma di cuore, che era dipinta di cioccolato, quindi corse dal Re e lo baciò sulle labbra.

Vocabolario 2

se ne accorse = she noticed

strapparsi via = to rip out, to snatch away

ripresero vigore = gained new strength

tornarono a = they go back to

lo precedette (precedere) = preceded him

faceva ancora fatica a = he was still having trouble to

fece per = started to

erano finiti = were over

regalare = to give as a present

d’un tratto = suddenly

La cosa più preziosa (fine della storia)

Era mezzanotte e tutti rincasarono perché la festa era finita, pur sapendo che la loro vita era appena iniziata.

La ragazza dai capelli d’oro aveva chiamato la cugina che abitava fuori città e le aveva chiesto di insegnare ai panettieri a fare i dolci; lei aveva accettato perché era una donna buona.

Il Re chiese alla giovane dama di diventare la sua Regina e di aiutarlo a rendere felici le persone, perché aveva capito che non c’era cosa più preziosa.

Lei accettò con gioia e insieme decisero di trasformare il palazzo reale in una grande fabbrica di felicità, tutta colorata con i tendaggi e le tovaglie che avevano cucito i sarti del regno. Lì i panettieri potevano inventare ogni giorno un dolce diverso e i meccanici si divertivano a utilizzare il materiale di scarto delle loro riparazioni per creare opere d’arte che davano allegria a chi le guardava.

Il Re e la Regina si trasferirono in una piccola villa nel parco, perché non avevano bisogno di un grande palazzo per essere felici. Fecero costruire un lungo viale esterno per accogliere gli ospiti e un’enorme biblioteca interna dove scoprire ogni giorno cose nuove.

Grazie a essa, il Re imparò a suonare il pianoforte e si divertì a rallegrare le serate della sua famiglia con musiche sempre diverse, spesso ideate da lui. Aveva capito che essere originali era un bel modo per essere felici.

Vocabolario 3

i tendaggi e le tovaglie = curtains and table clothes

il materiale di scarto = waste material, scrap material

si trasferirono (trasferirsi) = they moved

essa = it (old Italian for “lei”)

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Una storia per bambini 🍭 (Prima parte)

Ciao! Sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e da novembre 2020 ti racconto l’Italia dal mio punto di vista. Oggi rispondo alla richiesta di Maxie, una mamma che segue le mie storie come te e mi ha detto che le piacerebbe molto leggere e ascoltare una storia per bambini. PS. Puoi leggere qui: le storie passate e il mio profilo.

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Premessa: davvero una storia per bambini?

Sì, lo so. Questa è la prima volta che ti propongo una storia per bambini. Non l’ho mai fatto per diversi motivi, che adesso provo a riassumerti. Il primo motivo è che le storie per bambini non sono affatto facili da scrivere. Possono sembrare banali ma in realtà devono racchiudere significati profondi, nascosti in una trama semplice. Le storie per bambini devono essere chiare e sintetiche, non possono essere troppo retoriche. Non devono “spiegare“, devono “mostrare”. Ok, veniamo al secondo motivo. Ti potrà sembrare strano ma, nonostante questa apparente semplicità, il linguaggio delle storie per bambini è “avanzato”. Per esempio, il tempo dei verbi di solito è il passato remoto. Tu conosci il passato remoto? Il passato remoto di solito non viene insegnato nei corsi di italiano per stranieri a livello principiante, perché si usa solo in alcune zone d’Italia e nei libri.

Ti ho fatto questa premessa non per spaventarti, ma per prepararti. Ora che sei consapevole di quello che potresti leggere e ascoltare, ti dico un’ultima cosa. Questa storia è stata scritta da una me del passato, una me che non aveva ancora fatto una serie di esperienze che hanno segnato il mio percorso personale e professionale degli ultimi anni. Una me più giovane, con degli schemi mentali che con il tempo sarebbero cambiati. Qui sotto trovi la prima parte della storia e la prossima settimana troverai la seconda. Sono molto, molto curiosa di sapere cosa ne pensi e soprattutto come è andata con il passato remoto 😉

Vocabolario (prima parte)

riassumerti = to summarize (for you)

affatto = at all

racchiudere = to contain

la trama = the plot

sintetiche = concise

retoriche = rhetorical, concerned with the art of speaking as a way to persuade or influence people

spiegare = to explain

consapevole = aware

come è andata = how it has gone

La cosa più preziosa

C’era una volta un regno dove non succedeva mai niente.

Gli abitanti, quando nascevano, pesavano tutti tre chili e due, avevano capelli e occhi scuri e imparavano uno fra i tre mestieri che si potevano conoscere: il panettiere, il meccanico, il sarto.

Le persone erano tutte piuttosto magre perché, dopo tanti secoli a mangiare solo pane, certe volte preferivano digiunare o dormire. La loro vita non aveva poi un gran bel sapore.

Un giorno il sindaco (nonché principale consigliere del Re) morì per cause sconosciute e tutto il regno lo pianse, alla mattina, prima di cominciare a lavorare. Prima di chiudere gli occhi per sempre l’uomo aveva confidato al Re una grande rivelazione, come regalo per il futuro.

«Nasciamo tutti originali» gli aveva detto, ma il Re non ci aveva capito molto.

La verità è che il Re era molto giovane e non aveva idea di come avrebbe dovuto comportarsi. Che cosa voleva dirgli il sindaco con quella frase? Ma soprattutto… Come si gestisce un regno senza di lui?

Decise infine di organizzare una festa in onore dell’amico defunto e, dato che il sindaco era stato prezioso per lui, scelse come tema della festa “la cosa più preziosa”. I festeggiamenti sarebbero iniziati al calar del sole e terminati a mezzanotte, perché le candele del meccanico di corte sarebbero durate fino a quell’ora.

«Portate a palazzo ciò che di più prezioso possedete!» aveva annunciato a gran voce il Re, e da quel momento finalmente successe qualcosa.

Gli abitanti cominciarono a pensare, pensavano così tanto che certe volte pareva ci fosse troppo silenzio, dato che tutti erano immersi nei propri pensieri e nessuno parlava. I meccanici aggiustavano continuamente le carrozze, perché tutti volevano essere sicuri di raggiungere il castello, la sera della festa. I sarti cucivano vestiti, ma non i soliti vestiti, bensì abiti sfavillanti, con enormi strascichi per le signore e tessuti preziosi per i signori. I panettieri non facevano nulla, perché nessuno aveva pensato a mangiare in quel clima di frenetici preparativi, così avevano abbandonato i loro forni e si erano messi a guardare il cielo.

La tanto attesa serata finalmente arrivò e tutti si recarono a palazzo con gli occhi grandi per l’attesa.

Molti di loro avevano portato un vestito ricchissimo e nient’altro, perché era quella la cosa più preziosa che avevano.

I panettieri erano tutti vestiti d’azzurro perché quello era il colore del cielo, l’unica ispirazione che erano riusciti a trovare.
I meccanici avevano abiti colorati, ma sembravano tutti argentati perché li avevano decorati con bulloni e chiodi che luccicavano sotto la luce della luna e perché i loro strumenti erano la cosa più preziosa che possedevano.

Nessuno aveva niente in mano così tutti, dame e cavalieri, si misero a ballare come non avevano mai fatto prima.
Il Re osservava con stupore quel gioco di azzurri e di argenti che lo stavano per incantare, finché qualcosa non distolse la sua attenzione.

Continua la prossima settimana! Iscriviti alla newsletter se vuoi ricevere la seconda parte della storia direttamente via email 📧

PS. Ci sono due corsi di gruppo in partenza a novembre! Dai un’occhiata se c’è qualcosa che ti interessa…

Vocabolario (seconda parte)

un regno = a kingdom

i mestieri = professions

il sarto = the tailor

digiunare = to fast

il sapore = the taste

il sindaco = the mayor

il consigliere = the advisor

si gestisce = it is supposed to be managed

i festeggiamenti = the celebrations

al calar del sole = at the sunset

a gran voce = loudly

pareva = seemed

aggiustavano = fixed

le carrozze = coaches

cucivano = sewed

sfavillanti = sparkling

gli strascichi = court-train

frenetici =hectic

si recarono = they went

bulloni = bolts

incantare = to enchant

distolse = glanced away


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10 modi per dire “Mi piace” 👍

Ciao! Sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e da novembre 2020 ti racconto l’Italia dal mio punto di vista. PS. Puoi leggere qui: le storie passate e il mio profilo. PPS. Oggi cercherò di venderti qualcosa, ma naturalmente non c’è nessun obbligo e puoi semplicemente fermarti alla storia (però la cosa che vorrei proporti è davvero figa…e pure economica!)

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I enjoyed it!

La scorsa settimana Gill mi ha chiesto di parlare dei tanti modi per dire “Mi piace” che esistono in italiano. Gill è una studentessa attenta e scrupolosa, che ama indagare le sfumature della lingua e le differenze tra “la sua”, cioè l’inglese, e l’italiano.

La richiesta di Gill mi ha spronata a fare una ricerca approfondita, specialmente dopo che mi sono resa conto della mancanza di una traduzione letterale di alcune espressioni inglesi come I enjoyed it.

Io e Gill* ci siamo accorte da un po’ che il verbo to enjoy in italiano non è traducibile in modo biunivoco, come spesso accade quando si cerca di confrontare due lingue in modo speculare: il risultato non è solo deludente, ma certe volte anche inutile.

Vocabolario (prima parte)

scrupolosa = careful

indagare = to look into, to investigate

mi ha spronata = prompted me

approfondita = thorough

mi sono resa conto di = I realized that

la mancanza = the lack

speculare = come uno specchio (like a mirror)

deludente = disappointing

inutile = useless, unnecessary

10 modi per dire “Mi piace”

Ecco quindi i 10 modi alternativi per dire “Mi piace” su cui stiamo lavorando io e Gill* durante le nostre lezioni. Provo a elencartele in una specie di gerarchia che va dall’espressione più intensa (la n.1) a quella meno intensa (la n.10).

1. “Lo amo.”

Letteralmente significa I love him ma in realtà può essere usata anche per le cose, non solo per le persone. Il pronome complemento oggetto “lo”, infatti, si riferisce a qualsiasi nome di genere maschile. Per esempio, se mi chiedessero cosa ne penso del film Captain Fantastic, io risponderei “Lo amo.” (anche se, devo confessarti che anche Viggo Mortensen “lo amo”!)

2. “Lo adoro”.

Se non vuoi rischiare fraintendimenti e vuoi evitare la sfera dell’amore, puoi sostituire l’espressione “Lo amo/ La amo” con “Lo adoro o la adoro”. Io adoro le serie tv ambientate nel passato… e tu?

3. “Che figo” / “Che figata”.

Questa espressione è molto utilizzata tra i giovani della mia generazione (anche se devo dire che anche i miei genitori la utilizzano abbastanza frequentemente. Il corrispettivo inglese sarebbe cool! Infatti, potrei dire “che figata!” di fronte a un’innovazione tecnologica o a un evento particolarmente brillante. Prendiamo come esempio i corsi di Online Italian Classes: sono indubbiamente tutti fighissimi 😉

4. “Mi fa morire” / “Mi fai morire”.

Queste espressioni possono essere facilmente interpretate come negative (letteralmente si tradurrebbero come “it makes me die” o “you make me die“). In realtà si usano quando ci troviamo di fronte a qualcosa o qualcuno molto divertente, quindi qualcosa o qualcuno che ci fa molto ridere, ci fa morire dal ridere! Per esempio la serie The big bang theory mi fa morire, ma anche alcuni dei miei studenti mi fanno davvero morir dal ridere!

5. “Mi fa impazzire…”

Proprio come “Mi fa morire”, anche questa espressione si usa in modo positivo. Attenzione, letteralmente significa “It makes me mad” ma non ha niente a che vedere con la rabbia. Al contrario, una cosa che “ti fa impazzire” è qualcosa che ti piace molto. Per esempio, la zucca mi fa impazzire… la mangerei a colazione, pranzo e cena! Invece, “mi fai impazzire” è una frase che, in un contesto intimo, potrebbe avere un significato passionale, legato alla sfera sessuale.

6. “Che forte!”.

Scendiamo un po’ nella scala di intensità e arriviamo a un’espressione molto utile se vogliamo esprimere sorpresa quando qualcuno ci racconta qualcosa. Per esempio, uno dei partecipanti al corso di Arte in italiano che sta conducendo Silvia in questo periodo potrebbe raccontare della sua esperienza a un amico. Dopo aver sentito che il corso è 100% online e coinvolge persone da tutto il mondo interessate alle opere di Leonardo da Vinci, l’amico potrebbe dire “Che forte!”. (Tu invece puoi leggere le recensioni del corso qui).

7. “Che bello!” / “È stato bello”.

Una cosa che non mi stanco mai di ripetere ai miei studenti è che noi italiani valutiamo il mondo in base all’aspetto estetico. Una giornata, più che essere buona o cattiva, è bella oppure brutta. Ecco perché, quando un bambino ci mostra un disegno diciamo “Che bello!” e quando qualcuno ci chiede come’era il nostro ultimo viaggio, rispondiamo “È stato bello”.

8. “Mi ispira”.

Mi piace molto spiegare questa espressione perché è un po’ particolare. Usiamo il verbo “ispirare” in molte occasioni: per esempio quando parliamo di cibo oppure quando parliamo di cose che potremmo comprare o di eventi a cui potremmo partecipare. Per esempio, quando vedi la vetrina di una pasticceria puoi dire alla tua amica “Mmm… mi ispira quella torta al cioccolato!”. Oppure, quando vedi il catalogo dei corsi di Online Italian Classes potresti dire: “Mi ispira molto il corso Italian Folklore che comincerà a novembre!”

9. “È carino”.

Un gattino è carino, un biglietto di auguri è carino, un nuovo collega è carino (e qui c’è un doppio senso: può essere gentile oppure può avere un bell’aspetto). Insomma, “carino” non è niente di entusiasmante ma è sicuramente piacevole. In altre parole, nice!

10. “Non mi dispiace” / “Non è male”.

Dopo queste frasi di solito compare una parolina che potrebbe essere “ma” oppure “però”. Per esempio potrei chiederti “Ti è piaciuto l’ultimo film di James Bond?” e tu potresti rispondermi “Non mi è dispiaciuto, però…”. Potresti anche dirmi “Non era male, ma…”. Insomma, il discorso non può certo cadere nel vuoto 😉

Allora, dopo questa “carrellata” dei 10 modi italiani per dire “Mi piace” hai capito cosa sto cercando di venderti? In realtà, secondo me non dovrei sforzarmi tanto per convincerti a partecipare al corso online di gruppo “Italian Folklore”, guidato dall’antropologa sociale Laura. Sì, perché quel corso è davvero figo, come puoi leggere qui 😉

PS. *Non voglio essere scortese, ma la lingua italiana è piuttosto egocentrica: prima si mette il pronome personale “io” e poi tutti gli altri!

Vocabolario (seconda parte)

la gerarchia = the hierarchy

i fraintendimenti = the misunderstandings

evitare = to avoid

la sfera = (fig.) the area of…

ambientate = located

valutiamo = we evaluate

in base a = according to

spiegare = to explain

la carrellata = the roundup of

sforzarmi = to make an effort

scortese = rude


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Le cose che (forse) non sai sui COGNOMI italiani

Ciao! Sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e scrivo storie per aiutarti a imparare l’italiano in modo autentico. Oggi voglio parlarti dei cognomi, che raccontano la storia della società italiana a partire dall’epoca dei romani. La prima parte della storia è più semplice, la seconda parte è adatta a studenti un più esperti. Sotto ogni parte c’è un piccolo vocabolario italiano-inglese.

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Prima parte: l’origine dei cognomi in Italia

Come sai, la lingua italiana deriva dal latino, la lingua parlata dagli antichi romani. Ugualmente, una serie di abitudini rappresentano oggi un retaggio della società romana. Una di queste eredità è il cosiddetto “cognome”, cioè il nome della famiglia a cui apparteniamo.

Nell’era romana (nello specifico a partire dalla fine del VII secolo *a.C.) per nominare una persona si utilizzava il sistema del tria nomina, ovvero dei tre nomi. Questi tre nomi in latino si chiamavano praenomen, nomen e cognomen.

Facciamo un esempio: Marco Tullio Cicerone fu un avvocato, politico e filosofo romano vissuto durante il primo secolo *a.C. (*avanti Cristo, cioè prima della nascita di Cristo).

  • Marco è il praenomen, quello che oggi chiamiamo “nome” di una persona,
  • Tullio è il nomen, quello che oggi in italiano si chiama “cognome”, cioè il nome della famiglia di appartenenza. La famiglia romana si chiamava gens.
  • Cicerone è il cognomen, quello più identificativo: infatti era legato a una certa caratteristica della persona all’interno della famiglia. Il cognomen Cicero era il soprannome (una specie di nickname) di un suo antenato che aveva un segno sul naso che ricordava un cecio (cicer in latino). Come puoi intuire, con il tempo questo soprannome veniva adottato da un certo ramo della famiglia ed ereditato così dai discendenti: durante la Repubblica e l’Impero, il cognomen si trasmetteva dal padre al figlio. Quindi all’interno della gens si formava un nuovo gruppo familiare.

Dopo un po’ di tempo, però, questo sistema di tre (o più!) nomi era diventato complicato da gestire. Così, le cose si semplificarono fino ad arrivare ai nostri attuali nome e cognome.

Il cognome, che come abbiamo detto all’inizio si riferisce alla famiglia di appartenenza di una persona, ha mantenuto la caratteristica descrittiva del cognomen romano.

Infatti, i cognomi italiani sono descrittivi, cioè descrivono alcune caratteristiche della famiglia di origine legate a:

  • la provenienza (per esempio: Dal Colle, Monti, Piacentini, …);
  • il mestiere (per esempio: Fabbri, Cacciatori, Barbieri, …);
  • l’aspetto fisico (per esempio: Biondi, Gobbi, Bassi, Mancini, …);
  • il nome del capostipite (per esempio: Di Francesco, Di Matteo, …).

Certo, in Italia ci sono moltissimi omonimi, cioè persone che hanno lo stesso nome e cognome.

Qual è il nome (e cognome) più diffuso in Italia? Tutti lo sanno: Mario Rossi! In realtà, si tratta semplicemente di una credenza condivisa da tutti, tanto che negli esempi contenuti in discorsi o libri, il Signor Mario Rossi non manca mai!

Invece l’Istat, che è l’Istituto Nazionale di Statistica, rivela che dal 1999 al 2019 i nomi maschili più frequenti in Italia sono Francesco, Alessandro, Andrea*, Lorenzo e Matteo.

*Una curiosità: Andrea in italiano è un nome principalmente maschile, molto raramente è femminile!

Quelli femminili? Sono Giulia, Sofia, Martina, Sara e Chiara. Sì, come Chiara Ferragni, la famosa influencer nota ormai in tutto il mondo. Ma anche come Chiara Francini, una bravissima attrice e scrittrice contemporanea, o come Chiara Tagliaferri, che insieme a Michela Murgia realizza un podcast stupendo che si chiama Morgana. Se siete donne, dovete proprio ascoltarlo. E se siete uomini… pure!

Vocabolario (prima parte)

rappresentano = they are/they consist of

un retaggio = a legacy

l’eredità = an heritage

cosiddetto = so colled

a cui apparteniamo = appartenere a = to belong to

la nascita = the birth

l’antenato = the ancestor

un cecio = a chickpea

un ramo = a branch (fig.)

(veniva) ereditato = was inherited

i discendenti = descendants

attuali = current

il mestiere = il lavoro = the job

il capostipite = the forefather

omonimi = homonymous (of the same name)

una credenza = a belief

i discorsi = talk

Seconda parte: come funziona la discendenza in Italia?

Quando una coppia sposata ha un bambino (o una bambina), il nuovo nato prenderà il cognome del padre.

Cominciamo subito con un esempio. Il nostro caro amico Mario Rossi è sposato con Giulia Bianchi. I due hanno un figlio, che decidono di chiamare Lorenzo. Il bambino, quindi, avrà come nome Lorenzo e come cognome Rossi, che è quello del padre.

Attualmente il codice civile prevede che in caso di matrimonio, la moglie mantenga il proprio cognome di nascita. Ecco perché la moglie di Mario, cioè il signor Rossi, continua a chiamarsi Giulia Bianchi anche se è diventata la signora Rossi.

In realtà, esiste una legge che prevede che «la moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito». Tuttavia questa norma, pur essendo prevista dalla legge, spesso non viene applicata ai documenti di identità (carta d’identità, patente, passaporto), ma è sempre possibile chiederne l’applicazione su richiesta. In altre parole, Giulia Bianchi quando si sposa con Mario Rossi diventa la Signora Rossi, ma continua a firmare i documenti come Giulia Bianchi.

Ma torniamo al caso dei figli. Cosa succede nel caso in cui i genitori non siano sposati? Se i genitori non sono coniugati, bisogna capire quale dei due detiene l’autorità parentale. Se l’autorità parentale è congiunta, i genitori decidono quale cognome riceveranno i loro figli nel momento della nascita del primogenito.

Quindi, se Mario e Giulia non fossero sposati e avessero entrambi l’autorità parentale, potrebbero scegliere di chiamare il loro primo figlio Lorenzo Rossi oppure Lorenzo Bianchi.

Recentemente la Corte di Cassazione ha riconosciuto la possibilità di dare al figlio anche il cognome della madre in aggiunta a quello del padre. Questa possibilità esiste sia per coppie sposate, sia per coppie non sposate. Attenzione! Il cognome della madre verrà riportato dopo quello del padre e mai prima. Quindi, per capirci: Mario e Giulia potrebbero decidere di chiamare loro figlio Lorenzo Rossi Bianchi.

Questo non è molto complicato: non è necessario alcun documento per dimostrare tale accordo tra i genitori, basta una dichiarazione orale, cioè basta dirlo all’ufficio competente (in caso di coppia sposata, è sufficiente la dichiarazione verbale di un solo genitore).

E se, per motivi personali, il figlio rinnegasse il cognome del padre? Una direttiva della Comunità Europea prevede la possibilità di assegnare a un figlio il cognome della madre anziché quello del padre. La procedura burocratica è lunga: bisogna fare la richiesta del cambiamento con istanza al prefetto della provincia di residenza e spiegare le motivazioni. L’istanza, cioè questa richiesta ufficiale, può essere accolta o rifiutata.

Ma non solo! Attraverso la stessa procedura, si può anche scegliere un terzo cognome. Forse però a questo punto, c’è un po’ di confusione nella tua testa ed è meglio fermarci qua.

Penso che sarai d’accordo con me: noi ci auguriamo solo che Lorenzo sia un bambino felice, indipendentemente che di cognome faccia Rossi, Rossi Bianchi o Bianchi.

E tu? Come funziona la discendenza nel tuo Paese? E quali sono i nomi e i cognomi più frequenti? Se ti va, scrivi un commento oppure prenota una lezione di prova gratuita per raccontarlo a uno dei nostri insegnanti 🙂

Vocabolario (seconda parte)

Attualmente = Currently

il codice civile = l’insieme delle leggi civili italiane in vigore dal 1942 = the set of Italian civil laws in force since 1942

prevede = it provides for, it includes

aggiunge = it adds

pur essendo prevista = although foreseen

su richiesta = on demand, upon request

firmare = to sign

coniugati = sposati = married

detiene = hold, owns

l’autorità parentale = parental authority

congiunta = shared

il primogenito = the firstborn

la Corte di Cassazione = Nell’ordinamento giudiziario vigente nella Repubblica Italiana, è il giudice di legittimità di ultima istanza delle sentenze emesse dalla magistratura ordinaria = In the judicial system in force in the Italian Republic, it is the judge of legitimacy of last resort of the sentences issued by the ordinary judiciary

per capirci = to be clear

basta = it’s enough

(lo) ufficio competente = the relevant, competent office

rinnegasse (congiuntivo imperfetto) = would renege on

una direttiva = a directive

anziché = instead of

una istanza = a motion

il prefetto = è il rappresentante del governo territoriale di province e città metropolitane = is the representative of the territorial government of provinces and metropolitan cities

la provincia = l’Italia è divisa in regioni, che sono divise in province, che sono divise in comuni = Italy is divided into regions, which are divided into provinces, which are divided into municipalities

di cognome faccia” = “fare di congnome” è un’espressione usata per chiedere il cognome di una persona. Es. “Come fai di cognome” – “Di cognome faccio Bassi”

la discendenza = the seed, the offspring


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Un alieno in Italia 👽

Ciao! Sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e scrivo storie per aiutarti a imparare l’italiano in modo autentico. Oggi voglio raccontarti la storia di Nessuno, un turista un po’ speciale che decide di fare una gita in Italia con la sua… navicella spaziale!

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Prologo

Fin dai tempi antichi, l’uomo e la donna si sono interrogati su questioni importanti, le più importanti di tutte: Perché si nasce? Perché si muore? Perché queste cose succedono proprio a me?

Alcune persone hanno trovato delle risposte, altre le stanno ancora cercando.

I cristiani, per esempio, vedono nella figura di Gesù Cristo il significato più profondo di tutto ciò che è accaduto e che accadrà, tanto che hanno deciso di vivere la loro vita in funzione di un momento che ha stravolto per sempre la storia dell’Occidente: la sua resurrezione.

Dopo quell’avvenimento, tutto è cambiato: è cambiato il modo in cui si conteggia il tempo (tutto ciò che è successo prima è diventato A.C. – Avanti Cristo – e tutto ciò che è successo dopo è diventato D.C. – Dopo Cristo) e le persone hanno inventato nuovi riti e simboli legati al loro nuovo credere.

Nei secoli, la vita quotidiana delle persone si è intrecciata sempre più con queste allusioni al senso della vita e della morte, che compaiono in ogni angolo delle città.

Roma

È domenica mattina e Nessuno, un alieno verde con tre grandi occhi blu, decide di fare una gita in Italia. Non ci è mai stato e si perde.

La sua navicella spaziale atterra sull’eliporto di Città del Vaticano, in mezzo ai ridenti Giardini Vaticani. La prima cosa che vede quando scende è l’immenso “Cuppolone” della Basilica di San Pietro che si staglia su un cielo azzurro con soffici nuvole bianche.

“Ben arrivato!”

Una voce gentile richiama la sua attenzione. Nessuno si ritrova di fronte a un uomo anziano con una lunga tunica bianca, che lo invita a fare due passi.

I due camminano lentamente lungo un viale alberato. L’uomo vestito di bianco gli mostra gli ulivi da una parte e i lecci dall’altra.

“Vedi, qui tutto ha un significato, come nella Primavera di Botticelli. In effetti i giardinieri di questo luogo sono proprio degli artisti. L’ulivo è il simbolo della vita, perché è un rametto di ulivo che la colomba ha portato a Noè dopo il Diluvio Universale. lnvece il leccio è la pianta da cui è stata realizzata la croce di Cristo e quindi rappresenta la morte. La vita e la morte convivono in armonia.”

A un certo punto, un potente suono li interrompe. “Devi scusarmi caro amico, ma le campane mi indicano che l’ora è arrivata. Devo andare ad affacciarmi alla finestra, c’è un po’ di gente che mi aspetta in piazza. Ti auguro un piacevole soggiorno nella città eterna!”

Di Roma, Nessuno ammira ogni cosa a bocca aperta: enormi fontane, grandiose statue, preziosi dipinti, antiche rovine e alte colonne. Si domanda chi siano tutti quegli uomini in pietra che svettano dal colonnato della Chiesa dove il suo amico aveva appuntamento. Qualcuno li ha chiamati “Santi”.

Napoli

Dopo Roma, Nessuno prosegue il suo viaggio fino a Napoli. Quando la sua navicella è atterrata, si rende conto di trovarsi nel bel mezzo di un luogo chiamato “Rione Sanità”.

Mentre passeggia, si sofferma sull’enorme immagine di due uomini con il cappello nero dipinta sulle pareti di un palazzo, finché una voce femminile lo raggiunge da dietro le spalle.

“Anche sul suo pianeta trasmettono i film di Totó e Peppino?” gli chiede una donna con un foulard in testa e un mazzo di fiori in mano.

Nessuno non sa di cosa parla, ma si ricorda delle statue e degli affreschi di Roma:

“Totò e Peppino sono dei santi?” le chiede.

“Suppongo di sì.” risponde lei. “Sono morti, proprio come i santi, e hanno reso il mondo un posto migliore… o perlomeno ci hanno fatto ridere un po’ “.

Poi, mette nelle mani verdi di Nessuno i fiori, lo prende sottobraccio e gli dice: “Venga con me”.

Nessuno segue la donna fino a una cripta grande e buia. Per abituarsi all’oscurità è costretto a stropicciare tutti e tre gli occhi. È allora che li vede: migliaia di teschi e di ossa accatastati lungo le pareti di una grandissima catacomba.

“Ti presento l’anima pezzentella che ho adottato molti anni fa per proteggere il mio bambino da una brutta influenza.” gli dice la signora, mentre appoggia i fiori accanto a un cranio che lei chiama capuzzella, “Ora mio figlio è adulto e deve trovare un lavoro!”.

Poi la donna tira fuori da sotto il vestito una lunga collana fatta di piccole perle che chiama “rosario” e, tenendolo il mano, si mette a pregare nel Cimitero delle Fontanelle.

Quando ritorna alla sua navicella, Nessuno è stanco ma non riesce a dormire. Ha la testa piena di stupore e di domande. Gli italiani sembrano davvero un popolo interessante e vuole rimanere a conoscerli meglio.

Mentre scrive le cartoline alla sua famiglia, il pilota automatico lo sta già facendo volare alla velocità della luce. Prossima tappa? Nessuno non ha dubbi: deve assolutamente vedere la Primavera di Botticelli a Firenze!

Epilogo

Con questa storia, ho voluto riflettere sul senso delle cose che facciamo tutti i giorni, mentre viviamo circondati da simboli e immersi in un mondo di riti.

I simboli e i riti fanno parte della vita quotidiana delle persone da migliaia di anni, da quando gli ominidi hanno assunto una posizione eretta e iniziato a usare le mani per creare utensili, ovvero cultura.

La cultura, in senso antropologico, è infatti tutto quello che l’uomo acquisisce come membro di una società e si manifesta in varie forme: sia nell’ambiente che ci circonda, sia tramite i riti e i simboli che caratterizzano la nostra vita di tutti i giorni.

E se un alieno come Nessuno arrivasse improvvisamente nella tua vita, quale cultura lo sorprenderebbe?

E se tu venissi in Italia come Nessuno, ti piacerebbe conoscere il significato dei simboli e dei riti che fanno parte della cultura italiana?

Se la risposta è sì, vorrei invitarti a conoscere Laura, che è un’antropologa sociale e ama esplorare i luoghi e le loro popolazioni con lo stupore di un alieno che non dà nulla per scontato.

I corsi online di Italiano con metodologia CLIL

In settembre Laura terrà il corso Italian folklore“, che è pensato per studenti di italiano interessati alla cultura italiana. Il corso è online e si rivolge a studenti con livello di italiano a partire da B2.

Se il tuo livello è più basso, ci sono altri corsi per te.

Il 31 agosto inizierà il corso “Travel“, che si rivolge a studenti di livello A1 che vogliono prepararsi a un viaggio in Italia. Sara è l’insegnante di questo corso.

Il 16 settembre inizierà il corso “Art & Co.“, che si rivolge a studenti di livello A2-B1 che vogliono immergersi nel mondo di Leonardo da Vinci. Silvia è l’insegnante di questo corso.

Infine, per tutti gli appassionati di fumetto, c’è il corso “Comics“: un’immersione nella storia del fumetto italiano, in particolare le avventure di Corto Maltese ideate da Hugo Pratt. Laura è l’insegnante di questo corso.

Saranno corsi interessanti, ricchi di testimonianze autentiche e pieni di momenti in cui potrai parlare italiano con l’insegnante e con gli altri partecipanti. Se ti interessa, è meglio se ti prenoti subito, perché i posti disponibili sono solo 5.

Vocabolario


succedono > succedere = to happen

è accaduto / accadrà > accadere = to happen

tanto che = so much that

in funzione di = depending on

ha stravolto > stravolgere = to overturn, to upset

si conteggia (forma impersonale) > conteggiare = to count

legati a = related to

il loro nuovo credere = their new belief

si è intrecciata (forma riflessiva) > intrecciarsi = to intertwine

(le) allusioni = a reference

compaiono > comparire = to show up

una gita = a trip

(la) navicella spaziale = spaceship

atterra > atterrare = to land

l’eliporto = heliport

si staglia (forma riflessiva)> stagliarsi = standing out

(la) tunica = tunic, robe

fare due passi = to have a walk

gli ulivi = olive trees

i lecci = holm oak trees

un rametto (diminutivo di ramo) = a small branch

è stata realizzata (forma passiva) > realizzare = to achieve

convivono > convivere = to live with

(le) rovine = the ruins

svettano > svettare = to soar, to rise

(il) colonnato = the colonnade (the structure made of columns)

bel > rafforzativo. Es: “nel bel mezzo”, “un bel salto!”, “Una bella botta!” = in the very middle – a great jump – a real bad dump!

si sofferma > soffermarsi = to linger, to dwell

(il) teschio, (i) teschi = skull(s)

riflettere = to consider, to deep think

gli ominidi = hominims

(gli) utensili = tools

ovvero = or (but it is often used with the meaning of “cioè” = I mean)

lo stupore = the wonder


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Un concetto intraducibile (e una novità!)

Ciao! Sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e scrivo storie per aiutarti a imparare l’italiano in modo autentico. Oggi voglio parlarti della metodologia CLIL e di un progetto che sto sviluppando. Prima, però, mi aiuti a tradurre una parola in italiano?

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A lezione di italiano (online)

Tengo lezioni di italiano da tre anni ormai. Gli studenti vengono dalle più svariate parti del mondo, dentro e fuori l’Europa.

Durante le lezioni, tendo a parlare solo in italiano, ma qualche volta mi è necessario ricorrere a una lingua veicolare.

Non mi reputo una “purista” dell’italiano.

Nella pur breve esperienza che ho alle spalle, ho capito che è molto più importante riuscire a comunicare, piuttosto che essere corretti (giusti).

Capita però che gli studenti mi chiedano di tradurre per loro dei concetti che esistono nella loro lingua e che loro vorrebbero esprimere in italiano.

Uno di questi è una sensazione molto particolare.

– Barbara, come si dice “excited“?

– Barbara, quale parola si usa per “exciting“?

Le prime volte, mi arrovellavo il cervello senza trovare una soluzione. Ogni volta, nella mia testa si creava un dibattito tra me e me:

“Forse eccitato ed eccitante?” – “Mmm… no, ha una connotazione troppo sessuale”.

“Forse, esaltato ed esaltante?!” – “Eh… dove siamo, allo stadio?”

“Ce l’ho! Entusiasta ed entusiasmante!” – “No, però c’è la parola enthusiastic per quello!”

Insomma, non ne venivo a capo.

Finché un giorno, non ho provato esattamente quella sensazione…

La metodologia CLIL

Prima di proseguire, voglio farti una domanda: tu sai cos’è la CLIL?

Secondo me sì e l’hai anche provata tante volte, magari inconsapevolmente.

La metodologia CLIL si riferisce a Content and Language Integrated Learning, un modo speciale di concepire l’insegnamento delle lingue straniere.

In poche parole, significa che la lingua non è il fine, ma è il mezzo. Per imparare, ad esempio, l’italiano, non si studia la lingua in sé ma si impara a fare qualcosa in italiano.

Se ci pensi è una cosa che già succede in molti campi. Nel campo della lirica i musicisti e i cantanti studiano in italiano. Le ballerine di danza classica (del ballet) imparano i passi in francese. I medici e gli informatici studiano e scrivono in inglese.

Anche tu puoi adottare la metodologia CLIL a casa tua. Per esempio puoi decidere di leggere i libri solo in italiano. Per ottenere notizie sul mondo, puoi decidere che leggerai solo i giornali in italiano e ascolterai solo la radio in italiano. E se vorrai cucinare, potrai seguire solo ricette scritte in italiano.

Fare questa cosa da soli, però, può essere difficile e spesso c’è bisogno di una guida.

Nelle scuole italiane, dal 2010 è in vigore una normativa che prevede l’obbligo di insegnare, nel quinto anno della scuola superiore di II grado, una disciplina non linguistica (DNL) in lingua straniera secondo la metodologia CLIL (per i licei linguistici questo accade già dal terzo anno).

Io per esempio, ho un piacevole ricordo di una materia scolastica insegnata “in CLIL”: arte in inglese.

Le mie professoresse, quella di arte e quella di inglese, avevano fatto leggere alla classe il bellissimo libro di Tracy Chevalier chiamato “Girl with a Pearl Earring”. Attraverso il libro, avevamo imparato moltissime parole legate ai colori, alla frutta e alla verdura, alla vita domestica ai tempi del pittore Vermeer. Il romanzo ci aveva resi curiosi sulla vita del pittore fiammingo e sulle sue opere d’arte.

Tutto quello che so su Vermeer oggi lo devo a quel corso, attraverso il quale avevo migliorato il mio livello di inglese senza rendermene conto.

Ed è proprio questa la magia della CLIL: permettere agli studenti di imparare una lingua senza accorgersene. Ma soprattutto, di farlo senza la fatica di studiare la grammatica, ma con il piacere della curiosità.

Una novità, anzi quattro!

Ora veniamo a noi. Perché ti ho parlato di due cose così diverse? Da una parte una sensazione di “eccitamento” e dall’altra una metodologia di apprendimento linguistico.

Ebbene, perché grazie alla CLIL mi sento molto molto “excited“.

Infatti, sono molto emozionata, molto eccitata, molto esaltata (e persino un po’ spaventata) ad annunciarti che sto organizzando quattro corsi di italiano con la metodologia CLIL, insieme ai fantastici collaboratori di Online Italian Classes.

Questi corsi sono tutti online e sono pensati per chi vuole imparare o migliorare l’italiano attraverso un tema interessante.

Per esempio attraverso l’arte oppure attraverso il fumetto o attraverso l’antropologia o attraverso il viaggio.

Ogni corso è guidato da uno dei nostri insegnanti (Sara, Silvia e Laura) ed è indirizzato a studenti di italiano che si collocano allo stesso livello. I livelli vanno dall’A1 al C2 del quadro linguistico europeo (CEFR).

Se vuoi saperne di più, ti invito a compilare il questionario che abbiamo creato per capire meglio i tuoi interessi e le tue disponibilità.

Ah, dimenticavo! Si tratta di corsi di gruppo, ma i gruppi sono molto piccoli: solo 5 persone e l’insegnante. In questo modo tutti potranno partecipare attivamente. Gli incontri saranno quattro, ciascuno dei quali costerà solo 15 euro per un totale di 60 euro.

Silvia, Laura e Sara si stanno impegnando molto per preparare delle lezioni curiose, divertenti e stimolanti. Insomma, exciting.

Vocabolario


Tengo (tenere) = normally it means “to hold”, but in this context it means “to lead”

Ormai = (Oramai) = at this point, by now

lingua veicolare = the language shared between two speakers

mi reputo (reputarsi) = to consider my self

pur = seppure = despite

Capita che = It happens that

non ne venivo a capo = I wasn’t able to figure it out

finché – non (often together) = until

inconsapevolmente = unknowingly

la lingua non è il fine, ma è il mezzo =language as a means, not as an end

danza classica = ballet

i passi (di danza classica) = dance steps

è in vigore la normativa che prevede… = it is in force a legislation that provides…

materia scolastica = subject

lo devo a = I owe it to

senza rendermene conto = senza accorgersene = without realizing it

veniamo a noi = back to us

compilare il questionario = to fill the survey

si stanno impegnando molto = they are working very hard


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La vita segreta in un condominio italiano

Ciao! Sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e da novembre 2020 ti racconto l’Italia dal mio punto di vista. Oggi il nostro viaggio in Emilia Romagna si ferma in una casa. La mia! Voglio raccontarti come si vive nel mio condominio speciale, nella periferia di Piacenza…

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Un appartamento di periferia

Sono nata in un appartamento. No beh, a dire il vero sono nata in un ospedale e poi i miei genitori mi hanno portata nel loro appartamento.

Il palazzo era nuovo, appena costruito nella periferia di una piccola città dell’Emilia Romagna. Erano gli anni Novanta e Piacenza era un po’ più piccola di oggi: attorno al palazzo dove i miei genitori si erano trasferiti c’era un gran trambusto di gru e muratori impegnati a costruire edifici dove famiglie come la nostra avrebbero potuto vivere. Tutt’intorno, la campagna era ancora piuttosto estesa.

Mia madre non ha mai amato molto la periferia della nostra città: troppo grigia, troppo grande… Qualcuno dice che è persino pericolosa perché “ci vive brutta gente“. Però, nonostante tutto, è rimasta a vivere in quell’appartamento di periferia per molti anni, insieme a mio padre, a me e poi anche a mio fratello.

Cosa l’ha trattenuta? Io non ho dubbi: i vicini di casa.

Il condominio

Gli inquilini e i residenti del condominio dove sono cresciuta sono davvero speciali. In principio, si trattava di un gruppo di amici che avevano deciso di acquistare un terreno per farci costruire sopra una casa dove vivere tutti insieme.

Prova a pensare ai tuoi più grandi amici… li hai riuniti tutti nella tua testa? Ecco, ora immagina di distribuirli negli appartamenti di uno stesso palazzo e di diventare improvvisamente non solo amici, ma anche… Vicini di casa!

Il gruppo di amici si era distribuito nei 12 appartamenti che compongono il condominio: tre case per piano. Primo piano, secondo piano, terzo piano… Oltre a quello che in italiano si chiama “piano terra“, ovvero il numero 0.

Il palazzo ha anche un piccolo ascensore dove il tasto del piano terra è indicato con una grande T, un giardino d’ingresso e un ampio cortile sul retro, dove ci sono anche i garage per le automobili degli inquilini e dei residenti: a ogni appartamento corrisponde un box auto. Inoltre, c’è una cantina comune e anche le cantine private, dove – per via della temperatura fresca – i condomini conservano frutta, vino e scorte d’acqua.

Inquilini (e residenti) speciali

Ma torniamo a parlare delle persone, perché sono come i personaggi di un romanzo.

Per esempio, c’è il signor A., il burbero del palazzo. Lui è quello che si lamenta sempre di tutto: dei bambini che giocano in cortile e disturbano il suo pisolino, della porta della cantina comune che qualcuno si scorda sempre di chiudere e – quando sembra non esserci più niente di cui lamentarsi – comincia a prendersela con le campane della chiesa:

Ma è mai possibile che debbano suonare proprio a ogni ora?

La signora C., invece, è la più gentile di tutti. Quando incontra un vicino sulle scale comuni, si ferma sempre a chiacchierare e a fare mille complimenti:

“Come sei bella oggi!”

“Che bel vestito che hai!”

“Fai bene a uscire, tu che sei giovane!”

È molto facile incontrarla per le scale, perché sono la sua palestra personale: le preferisce sempre all’ascensore, anche quando deve portare a mano le pesanti borse della spesa.

La signora C. ha un unico difetto: è un po’ imbranata con la tecnologia. Spesso, la sera, suona il campanello dei suoi giovani vicini di pianerottolo per chiedere loro di aiutarla a mandare un audio al suo nipotino su WhatsApp.

Per ringraziarli dell’aiuto, si fa in quattro per loro: quando i ragazzi vanno in vacanza, si prende cura delle loro piante e le annaffia tutti i giorni. Inoltre, si occupa della loro corrispondenza e oramai il corriere sa che, quando deve consegnare un pacco ai ragazzi ma loro non sono in casa, la signora C. è pronta per ritirarlo al loro posto.

Infine, ci sono proprio questi due ragazzi. Quando M. e B. si sono trasferiti nell’appartamento, avevano intenzione di rimanerci al massimo per un anno perché volevano vedere il mondo. Poi però, le priorità hanno preso il sopravvento e, in un batter d’occhio, sono passati ben quattro anni!

Nel frattempo la loro casa si è trasformata: si è arricchita di dischi, di piante, di quadri appesi a muri che sono passati da essere grigi a… gialli e blu!

Il frigo, invece, è sempre vuoto. Sulla sua porta, ci sono moltissime calamite che testimoniano tutti i viaggi che i due ragazzi hanno fatto insieme in passato.

Presto le staccheranno per portarle in una nuova casa in cui invitare nuovi amici e raccontare loro quanto erano speciali i loro vecchi vicini di casa!

E tu? Come sono i tuoi vicini di casa? Se ti va, raccontamelo in un commento qui sotto!

And you? How are your neighbors like? If you feel like telling me something about them, feel free to leave a comment below.


Hai risolto l’enigma?

PS. L’ultima volta ti ho parlato di Bologna e alla fine ti ho chiesto perché secondo te la città è chiamata “la dotta, la grassa e la rossa”.

Come promesso, ecco la risposta:

“Dotta” significa colta, intelligente… proprio come (si spera) i laureati che escono dall’Università di Bologna, la più antica del mondo.

“Grassa” perché Bologna (e in generale tutta l’Emilia Romagna) è nota per la sua buona cucina: lasagne, salumi, tortellini, torta di riso e zuppa inglese… piatti buonissimi ma non certo leggeri!

“Rossa” perché il rosso è un colore politico con cui si identificano i simpatizzanti dei partiti di sinistra. Ma rossi sono anche i palazzi del centro storico di Bologna, proprio come quello della famosa finestrella sul canale di Via Piella che ti ho mostrato la scorsa volta.

Vocabolario


NB. Condòmini ≠ Condomìni

Condòmini = persone che vivono in un condominio

Condomìni = plurale di condominio (molti palazzi, molti condomìni)

il palazzo = the building (please, note the translation is not only “palace” like an elegant building, but includes any kind of building with apartments)

la periferia = the suburb

si erano trasferiti (verbo riflessivo) > trasferirsi = they moved > to move

il trambusto = the bustle

la gru, le gru = the crane

i muratori = the builders

Cosa l’ha trattenuta = What stopped her?

>trattenere qualcuno = to hold someone, to stop someone (something trattiene someone)

i vicini di casa = the neighbors

gli inquilini = tenants

farci costruire = to make someone (the building company) building something (the house) there (ci)

li hai riuniti > riunire = did you bring them together?

il piano, i piani = the floor(s)

piano terra = ground floor

l’ascensore = the elevator

il tasto = the button

un giardino d’ingresso = a front garden

un ampio cortile = a large yard

il retro = the back

box auto = garage

la cantina, le cantine = the basement

per via di = because of, due to

le scorte = stocks, supplies

burbero = gruff

si lamenta (verbo riflessivo) > lamentarsi = complains, to complain

il pisolino = the nap

si scorda (verbo riflessivo) > scordarsi = dimenticarsi, to forget

prendersela (verbo pronominale) = go after, picking on, complain

si ferma > fermarsi (verbo riflessivo) = she stops

la palestra = the gym

imbranata = clumsy

il campanello = the door bell (it can also be the bicycle bell)

il pianerottolo = the landing

un audio = a voice message

“si fa in quattro” (espressione) = she does everything

annaffiare = to water plants

la corrispondenza = general term for letters, postcards, postal packageg…

il corriere = the deliverer

ritirarlo > ritirare = to collect it (the package)

proprio = indeed

hanno preso il sopravvento = took over

“in un batter d’occhio” (espressione) = in the blink of an eye

ben (bene > è un rafforzativo) > it’s an intensifier

i dischi = disks

il frigo (frigorifero) = the fridge

le calamite = magnets

le staccheranno = they will remove them


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Bologna è una favola!

Ciao! Sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e da novembre 2020 ti racconto l’Italia dal mio punto di vista. Oggi continuiamo il nostro viaggio in Emilia Romagna e andiamo a Bologna, la mia città preferita. Ah, ti avviso: potrei mettermi a cantare una canzone di Lucio Dalla da un momento all’altro! Prima però, come la scorsa volta, Massimo ci aiuterà a capire qualche espressione complessa con la traduzione in inglese…

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Bologna accoglie la diversità

La prima cosa di Bologna che si vede quando si scende dal treno è la vita. Il piazzale di fronte all’uscita della stazione centrale pullula di persone che vanno e vengono: studenti, lavoratori, turisti, innamorati, donne con bambini per mano, ragazzi con le cuffie nelle orecchie, vagabondi.

Sì, a Bologna ci sono proprio tutti e specialmente i vagabondi. Da dove vengo io, spesso li chiamiamo “barboni” per via della lunga barba che, di solito, questi uomini hanno. È un termine dispregiativo e forse sarebbe meglio chiamarli “senzatetto”, ma anche questa parola non sarebbe accurata, perché loro un tetto ce l’hanno ed è il cielo di Bologna.

Io ti avviso (ancora), il mio amore per Bologna è sconfinato come la capacità di accoglienza di questa meravigliosa città: Bologna accoglie tutti, italiani e stranieri, con o senza tetto. E Bologna ha accolto anche me, più o meno una ventina di volte (non lo so più, ormai ho perso il conto!).

Lucio Dalla e Piazza Grande

Ogni volta che metto piede a Bologna comincia a ronzarmi in testa una canzone di Lucio Dalla. E non importa se Lucio non c’è più: è come se lo sentissi ancora cantare dalla finestra di casa sua in via D’Azeglio, dove oggi si può ammirare la sua immagine dipinta sulla parete dell’edificio, per ricordare che Bologna era la casa di un indimenticabile cantautore e jazzista italiano.

Poco distante dalla casa di Lucio Dalla, c’è Piazza Maggiore, che i bolognesi chiamano “Piazza Grande“. E di fatto questo luogo nel cuore della città ospita la Basilica di San Petronio che, secondo il progetto elaborato nel 1388, avrebbe dovuto essere la chiesa più grande della cristianità, superando addirittura la Basilica di San Pietro a Roma. Poco male, perché dentro alla basilica si può trovare un vero primato: la meridiana più lunga del mondo, che misura 67 metri e attraversa la chiesa dal 1657.

Le “perle” di Bologna

Il centro di Bologna nasconde delle “perle” preziose per diversi motivi. Tra queste, non posso che citarti le Due Torri. Si chiamano La Garisenda e La Torre degli Asinelli e rappresentano oggi uno dei simboli della città di Bologna, perché sono le più alte rimaste ancora in piedi. Infatti, Bologna in passato aveva un centinaio di torri che rappresentavano il potere delle varie famiglie nobiliari della città. Ora ne sono sopravvissute 24 (pensa che almeno una di queste torri è abitata da un peculiare signore che, ogni tanto, la apre al pubblico e permette a chi vuole di visitare la sua casa… senza ascensore!)

Un’altra “perla” di Bologna, secondo me, è la Basilica di Santo Stefano: in assoluto il mio posto preferito in città. Se hai visto il film “L’isola delle rose” e ti ricordi la scena in cui il vigile ferma la strana automobile con a bordo i due ragazzi, sappi che quella scena è stata girata proprio lì, davanti a Santo Stefano.

La Basilica di Santo Stefano mi piace perché non è quello che sembra: quando entri appare piccola e semplice, ma se non ti fermi alle apparenze e prosegui un po’ più avanti… scopri che in realtà nasconde ben 7 chiese al suo interno.

L’ultima volta che mi sono ritrovata in Piazza Santo Stefano, di fronte alla chiesa, una mia amica mi ha detto: “Che bello… avrei voluto fare l’università qui!”

Era un sabato pomeriggio di maggio, c’era il sole e stavamo passeggiando tra le bancarelle di un mercato all’aperto, coloratissimo e pieno di libri antichi, tazze e piatti di porcellana, dischi in vinile e gioielli artigianali.

“Sì, anch’io!” le ho risposto, pensando alla famosa Università di Bologna… lo sapevi che è la più antica del mondo?

L’università più antica del mondo

L’Università di Bologna (Alma Mater Studiorum) è stata fondata nel 1088!

Certo, all’inizio non esisteva una struttura fisica che ospitasse gli studenti. Infatti, l’università come istituzione fu creata grazie alle donazioni degli studenti che si erano organizzati in collegi. Se oggi vai a visitare il palazzo dell’Archiginnasio nel centro di Bologna, puoi vedere ancora la rappresentazione degli stemmi di questi collegi studenteschi. Il palazzo dell’Archiginnasio diventò sede fisica dell’Università dal 1563. Lì, puoi anche visitare il famoso “Teatro Anatomico”: un’elegante aula dove gli studenti si sedevano su grandi gradini (quindi dei “gradoni”) di legno per imparare l’anatomia osservando il lavoro dei medici su… dei corpi!

L’ingresso del palazzo si trova in Piazza Galvani n.1, sotto i portici.

Per quanto riguarda la piazza, mi è piaciuta così tanto che ho deciso di dipingerla. Per quanto riguarda i portici, adesso ti spiego qualcosa di molto interessante…

Bologna è la città dei portici

Leggo su Wikipedia che non esiste al mondo un’altra città che abbia tanti portici quanto Bologna: tutti insieme i porticati sono lunghi più di 38 chilometri nel centro storico e fino a 53 chilometri se si contano quelli fuori dal perimetro delle antiche mura.

I portici di Bologna sono così speciali da essere stati candidati a far parte della lista dei beni UNESCO: scopriremo a luglio se entreranno nella World Heritage List.

Una cosa è certa: grazie ai suoi portici, Bologna è la città perfetta da visitare anche con la pioggia. Si può passeggiare a lungo per le vie della città senza mai aprire l’ombrello!

Quando a Bologna c’è il sole, però, a me piace prendere la bicicletta. Uso quelle pubbliche, che sblocco con un’app che ho installato sul mio smartphone e poi comincio a pedalare. È così che un giorno mi sono ritrovata in via Piella e ho notato una cosa strana: c’era una piccola finestra ricavata in una parete rossa.

Così, mi sono avvicinata e l’ho aperta. Non potevo credere ai miei occhi: davanti a me c’era un canale d’acqua che bagnava i muri delle case proprio come a Venezia!

Più tardi, ho scoperto che la “finestrella di Via Piella” è la testimonianza più evidente di un pezzo di storia bolognese. Nel Medioevo, infatti, i bolognesi trovarono un modo per risolvere un grave problema: la mancanza di acqua in città. Infatti, Bologna non è bagnata dal mare e non è attraversata da un fiume.

Così, deviarono l’acqua del vicino fiume Reno con una diga e la fecero arrivare in città per utilizzarla a scopo commerciale e produttivo (è grazie ai mulini ad acqua che i bolognesi diventarono abili produttori di seta).

Oggi, esiste una “Bologna sotterranea” dove scorre l’acqua che rifornisce ancora buona parte delle case cittadine e, specialmente, la bellissima fontana del Nettuno che si trova vicino a Piazza Maggiore.

Potrei stare ancora ore a raccontarti Bologna. Ti parlerei della musica, delle lotte partigiane, degli episodi di terrorismo, delle ricette dei tortellini e della torta di riso. Ma il tempo, per oggi, è finito.

Facciamo così, ti dico un’ultima curiosità e – se non la capisci – te la spiego la prossima volta.

Bologna è chiamata “la dotta, la grassa e la rossa”… Secondo te, perché?

Vocabolario

si scende (dal treno)= one gets off (the train)

pullula (pullulare) = swarms

le cuffie = headphones

dispregiativo = derogatory

ti avviso = I warn you

sconfinato = boundless

(la) accoglienza = the welcome

più o meno una ventina di volte = more or less twenty times

ormai = now

metto piede a (mettere piede a) = set foot in

ronzarmi in testa (es. mi ronza in testa una canzone) = playing on my mind, playing it over in my head

superando = breaking the record

addirittura = even

Poco male (espressione) = Never mind

la meridiana = the sundial

non posso che = I can only

in piedi = standing (the meaning is the two old towers are still there)

ascensore = the lift

la scena = the scene

il vigile = the police man

a bordo (espressione) = on (the car)

sappi (imperativo di “sapere”) = be aware that

è stata girata = it was filmed

stemmi = crests

(la) sede = the seat, the “home”, the headquarters

aula = hall (in this context)

sblocco (da “sbloccare”) = unlock

pedalare = to cycle, to ride

ricavata da/in = obtained from

la mancanza = the lack

deviarono = went astrey, diverted

diga = dam

mulini = mills

seta = silk

te la spiego = I’ll explain that



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