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Le canzoni che (ci) fanno bene

The story of a new pandemic habit and powerful songs…


Le canzoni che (ci) fanno bene

Da quando è cominciata la seconda ondata e le limitazioni impediscono di viaggiare, ho iniziato una nuova abitudine. Tutte le domeniche mattina faccio una passeggiata nei campi dietro casa, con la nebbia o con il sole. Mi ritrovo insieme a un gruppetto di amici e familiari (piccolo, giuro) davanti al cosiddetto “baracchino del latte” (si tratta di un distributore automatico di prodotti caseari freschi, venduti direttamente dal produttore al consumatore).

Stamattina eravamo in cinque: io, Massimo, mio padre e due amiche. L’obiettivo comune è quello di fare attività fisica, ma in realtà ci riuniamo anche perché è bello stare un po’ in compagnia in questo periodo di isolamento forzato. Approfittiamo di un’oretta insieme per aggiornarci su come stanno andando le nostre vite e per scambiarci qualche consiglio, idea o anche solo un pensiero positivo.

Mentre Massimo, Martina e Sabrina chiacchieravano, io ho raccontato a mio padre una decisione difficile che ho preso riguardo al mio lavoro. La prima cosa che lui mi ha detto, dopo avermi ascoltata, è “io mi dico è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati”.

Quella frase mi è sembrata perfetta, anche se a te probabilmente non dice niente. Si tratta infatti della citazione di una canzone italiana cantata da Fabrizio De André, in cui il cantante racconta della fine di una relazione amorosa. Non ti racconterò i dettagli della fine della relazione lavorativa tra me e una certa azienda, ma posso assicurarti che è andata esattamente così.

Questo episodio mi riporta al tema di oggi: le canzoni. In particolare vorrei parlarti del potere che hanno le canzoni, anche se forse non ci pensiamo spesso. Io non sono certo un’esperta di musica, ma la musica mi piace molto. Mi piacciono soprattutto le canzoni italiane, quelle che sono come delle poesie cantate, perché il testo è scritto dallo stesso cantante. In italiano si chiamano cantautori. I miei cantautori italiani preferiti sono Fabrizio De André, Lucio Dalla, Franco Battiato, Max Gazzè, Cesare Cremonini, Antonello Venditti, Davide Van De Sfroos… Solo per citarne alcuni.

Ascoltare le loro canzoni, è come viaggiare in Italia. Con Lucio Dalla e Cesare Cremonini mi ritrovo subito a Bologna, la mia città italiana preferita. Con De André eccomi nei caruggi di Genova e con Venditti sono subito a Roma, sotto le stelle di una notte d’estate. E poi, mentre Davide Van de Sfroos canta di barche che navigano sul Lago di Como, mi sembra di essere lì.

Ma le canzoni mi aiutano anche a superare momenti difficili e a darmi la forza per prendere decisioni importanti. Nelle scorse settimane, mentre riflettevo su come risolvere un problema, ho ascoltato tutto il nuovo album di Bruce Springsteen (si chiama Letters to you), anche se non capivo proprio tutte le parole dei suoi testi. Non fa niente, la musica del Boss e della E-Street Band ha comunque sostenuto i miei pensieri.

Quando poi la decisione è stata presa, ho lasciato che fosse una canzone a dirmi “hai fatto bene”. Perché qualche volta, abbiamo bisogno di una voce nelle orecchie che continui a cantare finché non siamo noi a dirle: basta, va bene così. Ci risentiamo tra un po’.
PS. Dato che parliamo di canzoni, oggi te ne consiglio quattro, tutte italiane. Le trovi nella playlist di Spotify che ho creato per te. Oppure su YouTube:

1. Anna e Marco – Lucio Dalla
2. E ti vengo a cercare – Franco Battiato
3. Il Pescatore – Fabrizio De André
4. Lo Sciamano – Davide Van De Sfroos

Vocabolario


fare bene = “to make good” = to make feel good

farci bene = fare bene a noi = make us feel good

impediscono = they prevent
nei campi = in the fields
giuro = I swear, I assure
prodotti caseari freschi = fresh dairy products
dal produttore al consumatore = from farm to fork
Approfittiamo di = we take advantage / we make use of
un’oretta = above one hour
aggiornarci = to update / to catch up us
prendere una decisione = make a decision
a te non dice niente = it means nothing to you
una citazione = a quote
è andata così = it ended up like so
mi riporta = it brings me to
le canzoni = songs
stesso = himself
i cantautori = the song writers
caruggi = narrow streets, typical in the town of Genoa
riflettevo = I was thinking
proprio = exactly
finché = until
Dato che = As, Because


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I vestiti che indossiamo

Oggi voglio parlarti di un tema leggero, perché penso che in questo periodo ne abbiamo proprio bisogno… Di leggerezza. Parliamo quindi di vestiti!


I vestiti che indossiamo

Parliamo quindi di vestiti. Con questa parola, vestiti, in italiano si intende in generale la categoria “abbigliamento”. Un vestito non è solo quello lungo o corto che indossiamo noi donne quando vogliamo essere eleganti, ma può anche essere quello maschile, composto dalla giacca con i bottoni, dai pantaloni con la piega, dalla camicia e dalla cravatta. E non finisce qui. Nei vestiti ci stanno anche magliette, maglioni, tute, canottiere estive e impermeabili autunnali.

Gli italiani, si sa, sono famosi per i loro vestiti di qualità e sono famosi per il loro gusto. Insomma, per la moda italiana. Io ho sempre pensato di essere un’italiana anomala, perché a me non è mai fregato molto della moda.

Un giorno sono andata all’estero per un periodo abbastanza lungo e mi sono confrontata con ragazzi provenienti da culture diverse dalla mia. Alcuni di loro sceglievano cosa indossare semplicemente per una ragione pratica: volevano stare comodi e al caldo dato che era inverno, punto. Altri, si sforzavano di apparire classy oppure cool, ma secondo me facevano alcuni errori molto stupidi.

Ad esempio, tutti i bambini italiani imparano – volente o nolente – che non si accostano colori simili tra loro (come il rosa e il rosso) e che non si mettono vicini ad esempio il verde scuro e il verde chiaro (a meno che non si tratti di diverse tonalità dello stesso colore, che in questo caso si chiama “effetto tono-su-tono”). Oppure altre semplici regole sono “mai abbinare due fantasie diverse” o “mai superare il numero di 2 (massimo 3) colori nello stesso outfit”.

Senza che me ne fossi mai accorta, insomma, davo in realtà una certa importanza all’abbigliamento, soprattutto nel soppesare le nuove persone che conoscevo:

  • “Con quel maglione Elise avrà freddo, si vede che non è di buona fattura…”
  • “Ramzi dovrebbe proprio pulire le scarpe dal fango prima di uscire…”

Erano alcuni pensieri che mi passavano per la testa.

A proposito di scarpe, una mattina mi stavo preparando per andare a scuola e – prima di uscire dall’ostello – ho lucidato gli stivaletti di pelle che mi aveva comprato mia madre a Venezia.

This is so Italian.” mi ha detto la mia amica franco-tedesca Elise, molto molto divertita.

A me e a Elise piaceva molto passare i pomeriggi liberi nel quartiere ebraico di Cracovia, facendo shopping nei negozi di seconda mano. Io ne ero affascinata perché in Italia non avevo mai visto così tanti Second Hand Shops e pure con vestiti interessanti.

Un giorno, mentre curiosavo tra le grucce dove erano appesi vari capi di abbigliamento, Elise si è avvicinata e mi ha mostrato una maglietta che aveva appena scovato.

This is (so) you.” Mi ha detto. “This is yours“. E poi me l’ha regalata.

E tu? Dai importanza ai vestiti che indossiamo?

PS. Vorrei mostrarti la maglietta che mi ha regalato Elise, ma purtroppo l’ho messa in lavatrice (l’ho indossata questa settimana, in un giorno in cui ne avevo bisogno). Però se vuoi puoi vedere sul mio profilo Instagram la mia “maglietta della felicità”, quella che mi metto quando voglio far sapere al mondo che io la penso così. Si tratta di una maglietta con una scritta in inglese, che ho tradotto in italiano per te:

Le grandi cose hanno, spesso, piccoli inizi.

Vocabolario


i vestiti = the clothes
si intende = we mean
la piega = the fold
la cravatta = the tie
non finisce qui = this is not over
ci stanno = there are
la tuta, le tute = sweatshirt + sweatpants
la canottiera, le canottiere = the vest, the vests
di qualità = quality (adjective)
il gusto = the taste
anomala = unusual
non me ne frega (molto/niente) = I don’t care about
estero = abroad
al caldo = warm
punto = that’s all.
volente o nolente = like it or not
accostare = mettere vicino = abbinare = to match/to combine
fantasia = texture
accorgersi = to realize
soppesare = to ponder, to weigh up
di buona fattura = good quality
A proposito di = Speaking of
lucidare = to polish
fare shopping = to go buying clothes
la gruccia, le grucce = the hanger, the hangers
appendere = to hang
scovare = scoprire = to discover


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I lavori che gli italiani non vogliono fare

There are many old and new jobs that Italians don’t want to do. In this episode I tell you what I see every day around me, while living in a small city in the North of Italy. In the end, there are little but hopeful news about the riders…


Operai e fattorini (non) italiani

Sadik e Onyeka sono due ragazzi africani che vivono in Italia da alcuni anni. Li ho conosciuti poche settimane fa, quando ho iniziato a insegnare loro italiano nell’azienda in cui lavorano come operai.

Fanno un lavoro molto duro e, mentre io sistemo le sedie di plastica e accendo la stufetta, loro mi raggiungono nell’aula improvvisata sul soppalco di un capannone dell’azienda. Per due ore, con ancora addosso le tute da lavoro sporche di grasso, i due giovani smettono di fare fatica fisica e cominciano quella mentale, perché per loro scrivere una parola in una lingua straniera come l’italiano è come scalare una montagna. Nessuno ha mai insegnato loro come si fa, a scrivere.

L’altro giorno ho fatto loro la domanda più stupida che potessi fare.

  • Preferite studiare o lavorare?
    La risposta che mi ha dato Sadik mi ha spiazzata.
  • Io piace lavorare perché mandare soldi famiglia. No tempo studiare.
    Ma, inaspettatamente per me, non si è fermato lì. Ha proseguito.
  • Studiare bello perché se studiare lavoro in banca e in banca caldo. Qui freddo e sempre lavorare. Con pioggia, vento, sempre.

Quando prendo la macchina per ritornare a casa, al caldo della mia casa dove svolgo il resto del mio lavoro, noto tanti volti scuri, sotto la mascherina. Perché negli ultimi anni, in Italia, l’operaio è sempre più un lavoro da immigrati.

Un’altra nuova categoria di lavoratori che prima non esisteva è quella dei cosiddetti “riders” o, per dirlo in italiano, i fattorini contemporanei: quelli che, specialmente durante la pandemia, ci consegnano il cibo a casa a bordo delle loro biciclette o dei loro monopattini elettrici. Anche in questo caso, ho notato che ci sono ben pochi italiani a svolgere tale lavoro. Fa eccezione solo qualche studente universitario che vuole “arrotondare” la paghetta dei genitori prima di iniziare una carriera dopo la laurea.

Dopo aver letto diverse notizie riguardo alle numerose proteste che hanno animato le piazze italiane in questi ultimi mesi (puoi immaginare che, oltre a essere un lavoro faticoso, quello dei riders è anche un lavoro molto rischioso quando Covid-19 è ancora in circolo), beh… Mi sono informata.

Ho quindi scoperto che chi lavora per le multinazionali delle consegne a domicilio come JustEat, Uber Eats, Deliveroo, Glovo eccetera… viene pagato “a cottimo”. Questo significa che non riceve uno stipendio fisso mensile, ma un pagamento in base al numero di consegne effettuate.

Ma prenotare le consegne con è così semplice per loro: bisogna fare una gara di velocità contro gli altri riders e bisogna contemporaneamente tenere alta la qualità del servizio per cercare di guadagnarsi una valutazione positiva da parte dei clienti: insomma, più stelline = più lavoro in futuro.

Cosa ordinano gli italiani a domicilio?

Lo so che stai pensando che noi italiani amiamo cucinare in casa, fare la pasta ripiena, la pizza e tutti quegli altri fantastici piatti che si vedono nei video di YouTube. Beh, questo è vero, ma è vero anche che possiamo essere molto pigri, specialmente la sera, dopo una lunga giornata di lavoro.

Ecco allora che ci viene voglia di “giappo” e ordiniamo del sushi nel nostro ristorante giapponese preferito (il fatto che in realtà sia cinese, poco importa); oppure, nel fine settimana, ordiniamo la tipica pizza italiana rotonda e sottile, quella che in casa non riusciamo proprio a fare.

Pensa che ho delle amiche che ordinano persino una piadina, qualche volta. Non sai che cos’è una piadina? Ti metto qui una foto, così puoi capire anche tu che non è niente di particolarmente difficile da cucinare (PS. Questo in realtà è un “crescione”, ma l’impasto è lo stesso).

Questa tendenza a ordinare cibo da casa è stata amplificata dalla pandemia, come ho già detto. Succede allora che molti ristoranti italiani propongano interi menù da gustare direttamente a casa, completi di vino, dolce e persino di un cocktail come aperitivo.

Io non lo so come funziona nel tuo Paese, ma posso darti una buona notizia che viene dall’Italia: JustEat Italia ha annunciato che a partire dal 2021 metterà a contratto tutti i suoi riders che, oltre ad avere tutti i diritti dei lavoratori subordinati, finalmente verranno pagati a ora.

Ps. Da oggi anche qui in Emilia Romagna siamo diventati “zona arancione”. Questo significa che tutti i ristoranti sono chiusi. Speriamo che le consegne a domicilio aiutino a sostenere le attività commerciali di baristi, camerieri e ristoratori, in un modo sempre più GIUSTO.

Vocabolario


insegnare = to teach

azienda = company

operai = workers

io sistemo = I put in order

la stufetta = the small stove

mi raggiungono = they come after me

improvvisata = improvised

soppalco = mezzanine

un capannone = a warehouse

addosso = on the body

smettono di = they stop to

la macchina = the car

la mascherina = the face mask

i fattorini = riders

monopattini elettrici = electric schooters

svolgere = to do

“arrotondare” = to round up

la paghetta = pocket money

consegne a domicilio = deliveries

uno stipendio = a salary

una gara = a competition

pigri = lazy

da gustare = to taste

GIUSTO = RIGHT


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L’autunno colorato della piccola città

During the pandemic Italy has been divided into “coloured” zones: yellow, orange and red. In Autumn 2020 the region I live in, Emilia Romagna, was “yellow” most of the time. I tell you what this means in the following episode…


Le zone colorate d’Italia

Questa settimana sono successe molte cose, tutte piuttosto straordinarie. Tanto per cominciare, gli Stati Uniti hanno eletto il loro quarantaseiesimo (46°) Presidente e questa notizia basterebbe a riempire i giornali di tutto il mondo, se ci trovassimo in una situazione ordinaria. Ma noi non ci troviamo in una situazione ordinaria.

Purtroppo non c’è niente di ordinario in una pandemia globale, che porta ciascun Paese e ciascuna piccola città a fare i conti con problemi importanti: come contenere il contagio? Come sostenere le aziende? Come mantenere calme le persone?

Per esempio, il nostro presidente Conte ha scelto di dividere l’Italia in zone colorate. In base alla gravità della situazione per Covid, le regioni italiane sono state così classificate: ci sono quelle gialle, quelle arancioni e quelle rosse.

I cambiamenti in città durante la pandemia

Piacenza, che è in Emilia Romagna, si trova in zona gialla. Questo significa che siamo tra quelli “messi meglio”, cioè che il nostro sistema sanitario riesce ancora a gestire l’emergenza… Per ora. Sebbene questa divisione durerà fino al 3 dicembre, non è detto che rimanga stabile: la classificazione può sempre cambiare.

Ma cosa vuole dire davvero essere in zona gialla? Beh, la verità è che sono molto fortunata. Posso ancora spostarmi liberamente in città, non solo per andare a lavorare, ma anche per fare due passi. Devo solo rientrare in casa entro le 22, perché da quell’ora inizia il coprifuoco. Inoltre, non posso fare molta vita sociale: dopo le 18 tutti i ristoranti e i bar sono chiusi, tranne che per l’asporto.

In questa situazione difficile, dove tutti ci sentiamo un po’ più soli, sto osservando con più attenzione ciò che cambia intorno a me. Ieri, per esempio, mi sono imbattuta in due cartelloni pubblicitari. Uno di loro diceva:

Cartellone pubblicitario in una strada di Piacenza

Devi sapere che il monopattino elettrico è una conseguenza della pandemia, perché le persone non vogliono più prendere i mezzi pubblici e preferiscono utilizzare mezzi privati. Inoltre, proprio all’inizio della settimana, sono stati erogati duecentoquindici (215) milioni di euro per dei “bonus bicicletta”: le persone che in questo periodo hanno acquistato una bici o un monopattino elettrico, sono state rimborsate!

Io non ho usufruito di questo bonus, perché ho già una bicicletta che uso quotidianamente. Infatti, in una città piccola come la mia è molto facile spostarsi in bici o a piedi e si può raggiungere velocemente la campagna con la macchina.

Ieri, ad esempio, sono andata in un paesino che si chiama Travo per aiutare Massimo a dipingere una stanza della sua casa di famiglia. Mentre viaggiavamo mi sono fermata a scattare una foto ai colori dell’autunno.

Mi sono accorta che questo autunno è colorato con gli stessi colori di questa nuova Italia colorata.

Vocabolario

basterebbe = it would be enough
se ci trovassimo = if we were
ciascun, ciascuna = each
fare i conti con = to have to deal with
gravità = seriousness

siamo “messi meglio” = we are ok (on avarage)
gestire = to manage
Per ora = until now
fortunata = lucky
spostarmi = to move
fare due passi = to go for a walk
rientrare = to come back
entro = within
il coprifuoco = the curfew
l’asporto = to take away
ciò = what
mi sono imbattuta = I came across
cartelloni pubblicitari = billboards

il monopattino elettfrico = the electric scooter
sono stati erogati = have been provided
sono state rimborsate = they received a refund
non ho usufruito = I didn’t benefit
la macchina = the car (colloquial)
dipingere = to paint
scattare una foto = to take a picture



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Una gita al cimitero

Have you ever taken a trip to the cemetery? Well, in Italy this is pretty common during the lastest days of October and first days of November.

Il 31 ottobre in Italia non si festeggia Halloween. Certo, quando non c’era la pandemia venivano organizzate alcune feste, sia in casa sia in luoghi pubblici; ma ora che ci sono le restrizioni per contenere la diffusione di Covid-19, nessuno sente particolarmente la mancanza di Halloween.

Invece, ciò di cui tutti sembrano preoccuparsi è… il giro al cimitero. Nei giorni del 31 ottobre, del 1° novembre (festa religiosa di “Ognissanti” o semplicemente “i santi”) e del 2 novembre (il giorno dei morti) i cimiteri di tutta Italia sono piuttosto affollati. E non importa se là fuori c’è una pandemia in corso, il giro al cimitero insieme alla famiglia è d’obbligo.

I più giovani, qualche volta, riescono a trovare la scusa del viaggio per una fuga dal macabro impegno. Capita, infatti, che il calendario ci regali un “ponte”: quando un giorno feriale cade tra due giorni festivi e molte aziende decidono di chiudere.
“Cosa fai per i morti?” era una domanda molto frequente, quando si poteva viaggiare.

Quest’anno, purtroppo, casca male. Nessun ponte: il giorno di Ognissanti cade di domenica e il giorno dei morti di lunedì.

E così, ecco che anch’io ho trascorso la mattinata di sabato a far visita ai cari defunti, aiutando mia madre a tagliare i gambi dei fiori che mio padre era stato incaricato di comprare.

Mentre camminavo, ho sentito molti discorsi provenire da diverse signore indaffarate sulle tombe o nelle cappelle di famiglia.
Parlavano del desiderio di farsi seppellire, piuttosto che cremare. Discutevano su quale fosse il migliore fioraio della città per acquistare i crisantemi (tipico fiore destinato ai morti, qui in Italia). Si scandalizzavano se “quelli della tomba vicina” non erano ancora venuti a pulirla o non la pulivano da anni.

Insomma, parlavano di tante questioni importanti, così importanti da dimenticarsi di Covid.

L’ultima nostra visita è stata alla mia amica Eli, che guarda tutti con i suoi begli occhi brillanti.
“Hai visto? Certe cose non cambiano mai!” le ho detto. Lei ora non può rispondere, ma sono quasi certa di aver sentito una risata provenire dalla sua lapide.

Ascolta la storia

Vocabolario

sia, sia = both and
la diffusione = the spread
la mancanza = the lack
il giro al cimitero = the tour of the cemetery
piuttosto affollati = pretty crowded
in corso = in progress
una fuga = an escape
Capita = It happens
giorno feriale = weekday
giorni festivi = holidays
“casca male” (expression) = it’s not lucky
“ecco” (expression) = here I am
i gambi (or “gli steli”) = stems
era stato incaricato di = he had been in charge of
indaffarate = busy
seppellire = to bury
cremare = to cremate
crisantemi = mums (flowers)
si scandalizzavano di/se = they took offence at/if
lapide = tombstone

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