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Chiamami col mio nome

Ciao, sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e oggi inizio questo episodio parafrasando il titolo del film di Luca Guadagnino, “Call me by your name”. Se non l’hai già visto, ti consiglio di metterlo in lista: anche se le vacanze di Natale sono finite, il tempo per un buon film si trova sempre….

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Scegliere il nome per nostro figlio è stata una delle decisioni più difficili da prendere come genitori. Abbiamo scritto liste, su carta e sulle note del telefono, ne abbiamo parlato ogni sera a cena ma… Niente. Non riuscivamo proprio a deciderci.

Per fortuna, è venuta in nostro soccorso una coppia più o meno della nostra età, il cui termine della gravidanza era più o meno come il nostro. Unica differenza, loro aspettavano una femmina, noi un maschio. (E, sì, ci siamo accorti che i nomi femminili sono molti di più che quelli maschili!). Ad ogni modo, questa coppia ci ha raccontato la loro strategia: assegnare un nome “alla pancia”, uno diverso per ogni settimana di gravidanza. Insomma, provare. Provare concretamente a chiamare la pancia con un certo nome.

E così abbiamo fatto, coinvolgendo le persone con cui abbiamo passato il tempo in quella settimana. (Anche a costo di confondere un povero bambino che si è ritrovato in vacanza con noi per due settimane consecutive: “Saluta Leo!” gli dicevamo un giorno e il giorno dopo lo incalzavamo già con “Dov’è Diego?”. Ci avrà presi per matti).

Vocabolario 1

è venuta in nostro soccorso = (the couple) helped us / rescued us

termine della gravidanza = pregnancy due date

lo incalzavamo = we followed him closely

Ci avrà presi per matti = He probably thought we were crazy


Questa esperienza mi ha fatto capire che assegnare un nome comporta una responsabilità enorme, prima di tutto perché quel nome rimarrà per sempre, e poi perché il nome porta sempre con sé una certa identità.

E lo so che c’è chi pensa che debba solo essere un fatto estetico (“perché suona bene e mi piace, punto.”), ma io penso che ci siano motivazioni più profonde, anche magari inconsapevoli.

Perché ci piace il nome Leonardo, ad esempio? Per farcelo piacere, dobbiamo averlo sentito già da qualche parte. Magari ci ricorda una persona a cui siamo affezionati, o anche semplicemente una persona bella e affascinante. Magari ci piace l’idea che Leonardo Da Vinci è stato un genio e proiettiamo quella caratteristica sul nome. Insomma, sfido chiunque a chiamare la propria figlia (o anche solo una bambola o una cagnolina) con il nome della insegnante di matematica che ha terrorizzato la sua adolescenza e non l’ha fatto/a dormire la notte.

Giocare con nomi e personaggi è una pratica artistica antica, di cui autrici come J.K. Rowling hanno abbracciato l’eredità (ma anche i creatori dei Pokémon, se vogliamo citare un esempio di cultura pop).

E in qualche modo, questo legame tra nome e identità è entrato a far parte del nostro immaginario collettivo, tanto che in Italia si è arrivati al punto di vietare l’attribuzione di nomi ridicoli o vergognosi. Per esempio, nel caso in cui i genitori registrassero all’anagrafe il proprio figlio con il nome “Venerdì”, l’ufficiale dello stato civile potrebbe avviare la segnalazione al procuratore della Repubblica che – proprio come pare essere successo nel 2008 a Genova – chiederà ai genitori la rettifica del nome (in quel caso, modificato poi in “Gregorio”).

Sarei molto curiosa di sapere cosa dice la legge del tuo Paese a riguardo, perché diverse culture hanno in comune vissuti diversi e ciò che ha un significato per l’una, potrebbe non averlo per l’altra.

Vocabolario 2

comporta = involves, entails

porta (sempre) con sé = comes with

suona bene = sounds good

per farcelo piacere = in order to like it

a cui siamo affezionati = we are fond of

sfido chiunque a = I defy anyone to

hanno abbracciato = they embraced

vietare = to forbid

l’anagrafe = the registry office

la rettifica = the rectification

vissuti = lives


Il nome porta sempre con sé uno o più significati, tra cui anche un’identità di genere da non sottovalutare.

Pensiamo alle persone che non si riconoscono con il proprio sesso biologico: la prima cosa che vorranno cambiare è proprio il loro nome. In Italia la legge dice che “il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso”, mentre per gli adulti è possibile fare richiesta di cambiare il proprio nome o cognome presso il proprio Comune di residenza (quindi localmente) e la richiesta verrà approvata se le motivazioni saranno ritenute valide.

Il nostro sentirci maschi o femmine oppure tutti e due insieme o nessuno dei due, cambia il nostro rapporto con gli altri. Il fatto che gli altri ci riconoscano come noi vogliamo essere riconosciuti influisce sicuramente sulla nostra salute mentale ma anche sullo stato di salute della nostra società, più o meno progressista. In questo i social network aiutano: sul nostro profilo di Instagram esiste la sezione “pronomi” dove possiamo dichiarare come vogliamo che gli altri ci chiamino “he” oppure “she”oppure “they”.

Notiamo che nella lingua italiana quest’ultimo caso non esiste, ma ci sono altri modi per rendere il linguaggio più inclusivo come l’utilizzo della schwa (ə) o dell’asterisco (*) alla fine di nomi o aggettivi (carə ragazzə o car* ragazz*) oppure l’uso della forma impersonale con il “si” che permette di evitare di specificare chi è il soggetto (“si ragiona di lingua”). Molte persone considerano queste delle inutili distorsioni della lingua, altri le considerano una forma di rispetto nei confronti degli altri.

Vocabolario 3

il Comune di residenza = the local council

saranno ritenute = they will be considered

influisce = has an impact on /affects

dichiarare = to declare

asterisco = star (*)

evitare = to avoid


E il punto è proprio questo: sono gli altri a definirci. Quando ci chiamano con il nostro nome o con un soprannome o con il nostro cognome, stanno evidenziando una specifica caratteristica della nostra vita.

Usare “amore” per chiamare nostro figlio o il nostro partner li fa sentire amati. Al contempo, sentirmi chiamare “Signorina Bassi”, mi ricorda che non sono sposata e in qualche modo mi fa sentire piccola (in Italiano “Signora” è riservato alle donne sposate, “Signorina” si usa per le ragazze giovani e non sposate; inoltre Bassi è il cognome di mio padre).

Sono esempi banali ma ci fanno riflettere su quanto sia importante rispettare la volontà degli altri quando si tratta del loro nome.

Tuttavia, quando Giorgia Meloni all’inizio del suo mandato ha diffuso un comunicato in cui dichiarava la sua volontà di farsi chiamare “Il Presidente” e non “La Presidente”, sono rimasta inizialmente stupita. Ma come? La prima presidentessa (un’altra declinazione femminile di questo titolo) italiana della storia non vuole evidenziare tale primato? E poi ho capito, ho capito che la sua richiesta aveva senso se si considera il contesto in cui è inserita: un governo di destra, conservatore e tradizionalista non può che ammettere una sola versione dei ruoli dirigenziali… Quella maschile. (Immagino che nessuno tra loro si preoccuperebbe troppo di cambiare “donna delle pulizie” in “uomo delle pulizie”, per esempio).

Vocabolario 4

è riservato = it is reserved for

un comunicato = a statement

la sua volontà = her will

sono rimasta stupita = I was surprised

evidenziare = to highlight

tale primato = this primacy


La nostra identità, comunque, è inevitabilmente instabile. Siamo esseri che si trasformano nel tempo e questa trasformazione passa anche e soprattutto dalle parole.

Nella vita nasciamo neonati, diventiamo bambini e “figli di”, magari anche “fratelli di”. E poi studenti, residenti, inquilini, candidati, professori, dottori, mariti e mogli.

Sono sempre gli altri a darci questi titoli, più o meno ufficialmente. È un atto del Consolato italiano a decidere che, da un certo momento in poi, Oliver può essere considerato cittadino italiano. È un atto del sindaco che definisce che, una coppia di fidanzati, a un certo punto diventano marito e moglie. E questo è uno dei poteri delle parole.

Recentemente il mondo del calcio ha ricordato il grande Pelé. Io non lo sapevo, ma Pelé non era il suo vero nome. Lui si chiamava Edson Arantes do Nascimento, ma tutti lo chiamavano Pelé poiché da piccolo era diventato il suo idolo un portiere di una squadra di calcio locale che si chiamava Bilé. I suoi compagni di scuola trasformarono tale fissazione infantile in una storpiatura del nome che era anche una presa in giro. Inutile dire che a lui il nome Pelé non piaceva, ma oggi tutto il mondo lo ricorda così. E pensare che i suoi genitori gli avevano attribuito il nome in onore di Edison, l’inventore della lampadina!

Insomma, per quanto ci impegniamo a definire noi stessi e ciò o chi pensiamo ci appartenga, spesso non possiamo indovinare l’evoluzione dei nomi.
Quello che possiamo fare è provare. Provare a farci chiamare col nostro nome, quello che scegliamo noi perché più ci rappresenta.

E tu, come vorresti farti chiamare nel 2023?

Vocabolario 5

un atto = an act

il Consolato = the Consolate

il sindaco = the mayor

un portiere = goalkeeper

tale fissazione infantile = such an childish fixation

una storpiatura = a distortion, a mispronunciation

una presa in giro = a joke, a tease

in onore di = after

ci impegniamo = we commit ourselves to

ci appartenga = belongs to us

indovinare = to guess


I corsi di gruppo 2023

Finalmente ci sono le date dei prossimi corsi di gruppo, da febbraio a maggio 2023. Attenzione! I posti sono limitati e ti consigliamo di prenotare prima che sia troppo tardi:

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Discover the personality of the Italian genius Leonardo Da Vinci throughout some of his masterpieces and discuss them in Italian with teacher Silvia.
This 6-stop virtual journey in Italy with teacher Sara is the course you definitely need before traveling to Italy for the first time.
Discover the personality of the Italian incredible painter Caravaggio throughout some of his masterpieces and discuss them in Italian with teacher Silvia.
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Teacher Laura will guide you into an anthropological exploration of 8 (4+4) Italian places that have very ancient and peculiar traditions.

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