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I linguaggi dell’amore

What’s you language of love? This week we’ll find out that love doesn’t go one way, but there are many ways to love (even in Italian!)


Amore e… condizionale!

Ti sto per raccontare una storia piuttosto personale che, in realtà, è una storia che non è mai accaduta… Ma che avrebbe potuto accadere.
Oh sì, utilizzerò molti condizionali in questa storia… Io ti ho avvisato, eh?

Avevo dieci anni e “una cotta” per un bambino della mia classe. Significa che mi piaceva e un giorno decisi che glielo avrei detto.

Beh, non esattamente. Diciamo che avrei voluto dirglielo ma… Mi vergognavo.

Per fortuna un’amica decise di aiutarmi. Lei prese un pezzo di carta e ci scrisse sopra una delle domande più imbarazzanti che si possano scrivere, specialmente quando si hanno 10 anni: “Vuoi metterti con me?”
Il significato è questo: “Vuoi stare con me?”, “Vuoi essere il mio fidanzato?” (Sì, quando si è bambini si pensa in grande).

Dopo la domanda, la mia amica aveva disegnato due piccoli quadrati. Sotto il primo aveva scritto “Sì” e sotto il secondo aveva scritto “No”. Lo scopo era chiaramente ottenere una risposta precisa.

Mentre quel bigliettino (cioè quel piccolo pezzo di carta) passava di mano in mano fino a raggiungere il destinatario, io tremavo di paura. Quando arrivò al banco in prima fila dove era seduto il bambino, lui lo aprì, lo lesse e poi si girò verso di me, che ero seduta in ultima fila. Naturalmente, la mia amica lo aveva firmato con il mio nome.

Il bambino scrisse la risposta e la mandò indietro al mittente (cioè me). Quando la aprii, rimasi senza parole. Ecco cosa c’era scritto:

“Cara Barbara,
tu mi piaci molto ma penso che siamo ancora piccoli per queste cose. Quando saremo grandi, sarò felice di rispondere SI.

L.

La campanella suonò in quel momento.


Questa storia non è finita, ma dobbiamo fare un salto nel tempo di dieci anni in avanti.

Era estate, faceva caldo e mi trovavo insieme a degli amici in un locale all’aperto nella mia città. L’atmosfera era allegra e io mi sforzavo di ridere, ma in realtà ero molto triste. La settimana prima il mio ragazzo mi aveva lasciata… Per un’altra (ragazza).

Avevo 20 anni, il cuore spezzato e l’autostima sotto i piedi.

In quel momento entrò lui, quel bambino (ora ragazzo) che aveva fatto la scuola con me e a cui io avevo mandato il “famoso” bigliettino.

Lo riconobbi, ma non ci feci molto caso. Sapevo che aveva vinto una borsa di studio per una prestigiosa Università degli Stati Uniti e poi… Non lo so, non mi ricordo. In quel momento riuscivo solo a pensare alle mie pene d’amore e a quel cocktail che avevo davanti a me.

Insieme a lui c’era una ragazza che conoscevo e, quando ci incrociammo nel bagno del locale, lei mi disse che lui avrebbe voluto uscire con me.

“Posso dargli il tuo numero di telefono?” mi chiese la mia amica, e io risposi che sì, non c’era problema.

Il giorno dopo lui mi diede un appuntamento e poi un altro e poi un altro ancora. In quelle poche settimane in cui rimase in Italia, uscimmo diverse volte. Mi veniva a prendere con la macchina e mi portava a vedere le colline illuminate dal sole in quell’estate così bella. Mi invitò anche nella sua bella casa nel centro di Piacenza e non disse mai di no quando io, invece, solamente gli dicevo se voleva uscire con me e i miei amici.

Un pomeriggio tra noi si creò un silenzio imbarazzante e io, quando tornai a casa, feci una cosa un po’ meschina…Anzi, un po’ codarda.

Gli scrissi un fiume di parole piuttosto stupide su Messenger di Facebook (all’ora WhatsApp non c’era ancora e i bigliettini erano un po’ passati di moda) in cui fondamentalmente gli chiedevo se saremmo potuti rimanere amici. Gli avevo scritto dei miei sentimenti in un modo piuttosto melodrammatico e decisamente egoistico, senza capire che non ce ne sarebbe stato bisogno perché lui…Li aveva già capiti.

L’estate finì, ma i miei malesseri no.

Intorno a Natale, il ragazzo che avevo “friend-zonato” tornò a Piacenza per le vacanze di Natale e trovò il tempo per offrirmi un aperitivo.

Fu una serata molto piacevole e…Non lo rividi mai più.

I linguaggi dell’amore

Ti ho raccontato questa storia perché si avvicina San Valentino e volevo parlarti di AMORE. O meglio…Di tutti i linguaggi dell’amore.

Secondo Gary Chapman i linguaggi dell’amore sono 5 e ognuno di noi li può utilizzare tutti, ma ce n’è uno che è il suo preferito.

  • C’è chi ama usare parole di affermazione, cioè è felice di ripetere al suo partner frasi come “sei speciale”, “ti amo”.
  • C’è chi esprime l’amore attraverso il contatto fisico: baci, abbracci, carezze…Senza tante parole.
  • C’è chi sceglie di usare il tempo per stare insieme, magari facendo un’attività come giardinaggio oppure una lezione di italiano di coppia.
  • C’è chi fa regali. Una cena nel tuo ristorante preferito o quella bicicletta che ti serviva così tanto.
  • E poi c’è chi semplicemente si mette al servizio dell’altro, ma senza sottomettersi: magari va a fare la spesa o…Aggiusta qualcosa!

Amore in Italiano

E poi c’è la lingua italiana, che l’amore lo divide in due categorie.

Da un lato c’è l’amore del “TI AMO” e dall’altro c’è quello del “TI VOGLIO BENE”. Hai mai sentito quest’ultima frase?

Devi sapere che noi italiani diciamo “ti voglio bene” ai nostri figli, ai nostri genitori, ai nostri fratelli e ai nostri amici. “Ti amo” lo riserviamo solo alle situazioni romantiche con il nostro partner.

Questo aspetto della lingua italiana mi ha sempre fatto pensare molto, perché, sinceramente, non sono convinta che si possano mettere dei limiti all’amore.

Penso, invece, che in una vita possiamo amare tante persone, in modo diverso e contemporaneamente.

Vocabolario

piuttosto = quite

non è mai accaduta = It never happened

una cotta (per qualcuno) = a crush (on someone)

Mi vergognavo = I wouldn’t dare

Vuoi metterti con me? = Would you like to stay with me?

un bigliettino = a piece of paper (in this context). Normally it means “a card”

il destinatario = the recipient

tremavo > (tremare = to shake) = I was shaking

prima fila = first line

ultima fila = last line

aveva firmato (firmare = to sign) = she signed it

la aprii = I opened it

il mittente = the sender

suonò (passato remoto) > suonare = to ring (in this context. Normally it means also “to play”).

allegra = cheerful

il mio ragazzo mi aveva lasciata = My boyfriend broke up with me

per un’altra = for another girl (He betrayed me)

avere il cuore spezzato = to be heartbroken

avere l’autostima sotto i piedi = to have very low self-esteem

non ci feci caso (non farci caso = to not pay attention) = I did not pay attention

le pene d’amore = evils of love

ci incrociammo (incrociarsi = to meet, “to cross into each other”) = we crossed into each other

Mi diede un appuntamento (dare un appuntamento a qualcuno = to ask for a date) = he asked for a date

Mi veniva a prendere (venire a prendere qualcuno = to pick someone up) = he picked someone up

meschina = mean

codarda = coward

fondamentalmente = basically

dei miei sentimenti = about my feelings

egoistico = selfish

i malesseri = sufferings

Non lo rividi mai più = I never met him again

ce n’è uno = there is one

lo riserviamo = we dedicate it (to…)

contemporaneamente = at the same time



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