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Il Carnevale in Italia

Today’s topic is Carnival, a feast that belongs to the Catholic tradition and that is celebrated in Italy with some differences among the country. Italians have a saying: “during Carnival… every joke counts!” which is pretty true, actually. For example, in the Italian city of Ivrea (Piedmont) every year there’s an authentic battle of oranges! Yes, people throw oranges against each other! In the end I’ll tell you something about the typical Carnival food and I’ll offer you my mother’s recipe 😉

Il Carnevale in Italia

Il Carnevale è una festa di tradizione cattolica che non ha una data fissa nel calendario italiano: ogni anno cambia, proprio come la Pasqua, a cui è legata.

Infatti, la parola “Carnevale” deriva dal latino carnem levare, cioè “levarsi”, “allontanarsi”, “astenersi” dal mangiare la carne fino a Pasqua.

I giorni più importanti del Carnevale sono due: il “giovedì grasso” (il primo giorno) e il “martedì grasso” (l’ultimo giorno). Come puoi notare, in mezzo ci sta il weekend, cioè il fine settimana. Durante quei giorni, tutto è concesso: si mangia, si beve, si festeggia e soprattutto… si scherza.

C’è un detto molto famoso, ripetuto ogni anno in questo periodo:

A Carnevale, ogni scherzo vale!*

*during Carnival… every joke counts!

Mi ricordo ancora quando, da ragazzina, mi chiudevo in casa sperando che i festeggiamenti di Carnevale finissero presto. Non volevo uscire in strada e rischiare di incontrare altri ragazzini che mi avrebbero “presa di mira“… per non dire cose peggiori.

E poi, avevo paura dei petardi. Come a Capodanno, per Carnevale si sparano molti petardi nelle strade delle città italiane.

Il Carnevale, tuttavia, ha anche qualcosa di bello.

Per esempio, per un’intera settimana ci si può travestire come si vuole! E ci si può trasformare così in personaggi esuberanti senza paura di essere giudicati. Anzi, più il tuo costume di Carnevale è strano, più le persone ti ammireranno! (Proprio il contrario di ciò che accade normalmente, non è vero?)

Dal punto di vista sociale, il Carnevale è stato istituito come sfogo. In un unico giorno dell’anno, tutto è concesso e l’ordine sociale viene sovvertito. In passato, le differenze sociali venivano annullate: nobili e popolani si accalcavano nelle piazze cittadine per festeggiare insieme. I padroni non erano più padroni e i servi non erano più servi. Persino la giustizia “chiudeva un occhio” sulle malefatte dei cittadini.

Di fatto, si trattava di un modo per sfogare la violenza, prima di un periodo di sacrifici e penitenze (la Quaresima).

Il Carnevale è piuttosto violento. Pensa al Carnevale di Ivrea, un piccolo comune piemontese famoso proprio per il modo in cui festeggia il Carnevale. Ecco cosa succede: una vera e propria “battaglia delle arance” tra gli “aranceri a piedi” e i “tiratori di arance” che si trovano sopraelevati su carri trainati da cavalli e rappresentano i potenti. Tu sei mai stato colpito o colpita da un’arancia lanciata con forza? Secondo me, non dev’essere piacevole. Per fortuna, c’è un modo per sfuggirne, senza necessariamente chiudersi in casa: tutti coloro che indossano un berretto rosso, vengono risparmiati.

I carri del Carnevale sono famosi in tutte le città e solitamente ospitano enormi sculture di cartapesta che prendono in giro, appunto, i potenti. I politici, ovviamente, non possono mancare.

Altri “Carnevali” famosi in Italia sono quello di Venezia, con le sue maschere eleganti e raffinate, quello di Cento (in Emilia Romagna) che si chiama “delle arti e dei mestieri”, quello di Viareggio (in Toscana) che si svolge lungo il mare, quello di Fano (nelle Marche), che è il più antico d’Italia, quello di Mamoiada (in Sardegna) che ha per protagonisti misteriosi personaggi chiamati “Issohadores”, quello di Putignano (in Puglia) che si svolge ogni giovedì durante diverse settimane e dedica ogni giorno a una categoria di persone – come “I Pazzi” – e il Carnevale di Arcireale (in Sicilia) che è coloratissimo per via dei fiori che decorano alcuni carri.

Non dimentichiamoci del Carnevale Ambrosiano, che si festeggia a Milano e dura oltre il “martedì grasso”. Questo evento è legato a un episodio del passato: quando Sant’Ambrogio, che a quell’epoca era vescovo di Milano, fece richiesta alla popolazione di attendere il suo ritorno da un pellegrinaggio per poter dare inizio alla Quaresima.

Quando facevo l’Università a Milano ero felicissima: in occasione del Carnevale Ambrosiano le lezioni erano sospese per alcuni giorni!

Infine, veniamo al cibo. I piatti tipici di Carnevale sono dei dolci: le frittelle ricoperte di zucchero e le “chiacchiere”. Queste ultime possono essere fritte in una grande pentola piena di strutto oppure cotte al forno. La loro forma, così come il loro nome, cambia di luogo in luogo. A Piacenza si chiamano “sprelle” e sembrano dei fiocchi intrecciati con i bordi seghettati.

Ho chiesto a mia mamma la ricetta delle sue sprelle per condividerla con te. Ho scelto di scansionare* la versione scritta a mano su carta, perché ha un valore che nessuna ricetta digitale potrà mai avere.

(*alla fine ho preferito scattare un foto).

Ascolta la storia

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Vocabolario

deriva > derivare da = to result from

astenersi = to refrain

scherza> scherzare = to joke

un detto = a saying

presa di mira > prendere di mira = to target (to being targeted)

travestirsi = to dress up

non è vero? = isn’t it?

uno sfogo = an outlet

tutto è concesso = all’s fair/everything is allowed

viene sovvertito = is overturned

venivano annullate = they were canceled

si accalcavano = they gathered

chiudere un occhio” = to pretend not to see

le malefatte = the misdeeds

la Quaresima = Lent

sopraelevati = raised, elevated

i potenti = power people

sfuggire = to escape (ne = from there)

chiudersi in casa = to lock in the house

vengono risparmiati = they are spared

prendono in giro > prendere in giro = to make fun of

non possono mancare = they are in

per via = because of (cause)

vescovo = bishop

attendere = to wait

lo strutto = lard, animal fat

i bordi seghettati = the jagged edges



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