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Parliamo di capelli? (Con una premessa doverosa)

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Oggi comincio questa storia con una sorta di prefazione. Ho preso in prestito questa parola dal linguaggio editoriale, perché con testa e cuore sono piuttosto immersa nel corso di scrittura creativa che sto seguendo in questo periodo a Londra.

Ebbene, mi hanno talvolta criticata – non in questo corso, eh –  perché il mio podcast è troppo poco specifico a livello di argomenti. Mi hanno detto che non c’è un tema centrale, come tutti i podcast dovrebbero avere. Insomma, non è un podcast sulla storia d’Italia, non è un podcast su personaggi italiani famosi, non è un podcast solo sulla lingua italiana.

Ci ho pensato su, ho provato a capire cosa stessi sbagliando, ho provato a raddrizzare la rotta, giuro che mi sono sforzata molto. Alla fine, ho deciso che per adesso continuerò a fare di testa mia, e cioè continuerò a proporti episodi che sembrano piuttosto sconnessi tra loro.

In realtà, lo faccio consapevolmente perché penso che i vantaggi di questa modalità siano comunque superiori agli svantaggi. Italian Stories In Italian, infatti, vuole essere un podcast prima di tutto educativo. Si rivolge specialmente a chi sta imparando l’italiano e vuole conoscere l’Italia in modo più autentico, andando oltre i manuali di grammatica e oltre gli stereotipi.

Per questo motivo, l’approccio didattico a cui mi ispiro tanto nelle lezioni di italiano quanto nella realizzazione del podcast è quello comunicativo con metodo situazionale.

In poche parole, la lingua non viene mai presentata in modo asettico (pensiamo alle inutili liste di vocaboli da imparare a memoria), ma è sempre inserita in un contesto o situazione. 

Come nella vita reale, siamo portati a imparare nuovi vocaboli più o meno tecnici quando ci troviamo ad affrontare una certa situazione (es. La prima volta dal dentista, la prima volta che facciamo fare dei lavori per ristrutturare casa, la prima volta che proviamo a cucinare una torta, la prima volta che iscriviamo nostro figlio a scuola, la prima volta che iniziamo un lavoro presso un’azienda…).

Se poi queste situazioni avvengono in un contesto in cui si parla una lingua straniera, ad esempio perché ci trasferiamo all’estero, allora le sfide linguistiche sono ancora maggiori.

Quello che cerco di fare, per concludere, è offrirti ogni volta la possibilità di scoprire un aspetto diverso della cultura italiana, non solo quella più “alta” ma anche quella più “pop”. Mi piace alternare temi più seri ad argomenti più leggeri, mi piace parlare talvolta di luoghi e altre volte di persone, mi piacciono i confronti tra la mia vita all’estero e la vita in Italia.

Spero che in questo modo tu possa, senza rendertene conto, ampliare il tuo vocabolario italiano con parole e frasi che magari avresti faticato a incontrare in un corso (o un podcast o un blog) monotematico.


Vocabolario 1

raddrizzare la rotta = Correct the course

mi sono sforzata = I made an effort

fare di testa mia = To do as I pleased

i manuali = The manuals

l’approccio didattico = The teaching approach

asettico = Aseptic

ristrutturare casa = Renovate the house

iscriviamo = We register/enroll

l’estero = Abroad (A foreign country)


Ora possiamo parlare di capelli

Ora che ho messo le mani avanti, mi sento più tranquilla nell’introdurre il tema di questo episodio, e cioè i capelli.

L’idea mi è venuta dopo che sono stata dalla parrucchiera, qui a Londra. 

Andare a farsi tagliare i capelli in un Paese straniero è davvero un’esperienza, ma te ne rendi conto solo quando ci sei dentro. Per esempio, io non mi aspettavo di dover specificare ogni singolo servizio di cui avrei voluto usufruire. Quando vado a farmi tagliare i capelli in Italia, è ovvio che prima me li lavano e poi me li asciugano, per dire.

Invece a Londra mi sono ritrovata in strada, con uno scontrino in mano e i capelli completamente bagnati (non è vero, qui non ti fanno mai gli scontrini di carta ma ci siamo capiti). I capelli fradici ce li avevo davvero, però. Per fortuna pioveva. O forse dovrei dire “purtroppo”? È così che ho imparato a specificare, nel momento della prenotazione, che i capelli li voglio blow dry, cioè semplicemente asciugati col phon.

Phon, mettiamo un asterisco sulla parola “phon”. Questa mi ha tratta in inganno perché ero convinta che fosse una parola inglese, ma in verità in inglese questo oggetto corrisponde alla parola hair dryer. Ma ci torniamo più avanti.

Dicevo, c’è tutto un vocabolario da imparare legato alla specifica situazione del parrucchiere. Tanto per cominciare, in italiano ci sono diversi modi per chiamare quello che in inglese è un hairdresser e se hai fatto attenzione, avrai notato che ne ho già usati due: il parrucchiere o la parrucchiera. 

In italiano, in questo come in altri casi, usiamo il nome della persona per indicare il luogo:

“Vado dal parrucchiere” oppure “vado dalla parrucchiera”. È un po’ come dire “vado dal farmacista” o “vado dal panettiere” invece di dire “vado in farmacia” o “vado in panetteria”. Solo che in questo caso non esiste una parola che definisca il luogo in sé. Non esiste la peluqueria come in spagnolo, ecco.

Possiamo anche “andare dal barbiere” (“barbiera”, invece, non si dice). Tradizionalmente la parrucchiera era solo per le donne e il barbiere solo per gli uomini, ma oggi si trovano parrucchiere o barbieri “unisex”.

Nicolò Fabi, Capelli (1997)

Vocabolario 2

ho messo le mani avanti = I’ve covered my bases

te ne rendi conto = Are you aware of it?

me li asciugano = They dry them for me

uno scontrino = A receipt

fradici = Soaked, drenched


E poi ci sono le infinite richieste che si possono fare, diciamo più infinite per le donne o per chi porta i capelli lunghi. Tutti i tagli possibili e immaginabili, dal caschetto allo scalato, dal moicano al pixie, per essere un po’ più aggiornati con la moda.

Io personalmente ho sempre difficoltà a capire la differenza tra “taglio scalato” e “sfumato” o “sfoltito”. Penso che la scalatura sia di solito più netta, in inglese infatti si parla di layers, cioè di strati. Invece quando voglio farmi accorciare la frangia, ma non con un taglio netto, qui a Londra ho imparato che devo richiedere una choppy fringe. In Italia, di solito, finisco col mostrare al parrucchiere una foto del risultato che desidero ottenere.

Qualcun altro potrebbe voler cambiare colore di capelli. In questo caso si parlerebbe di “tinta”, anche se questa è una parola un po’ in disuso. Meglio dire “colore”, che fa parte del gergo usato dagli stessi professionisti. 

“Prepara il colore per la signora Maria”, potremmo sentir dire dal proprietario all’apprendista mentre siamo seduti in attesa del nostro turno, nonostante il rumore dei phon di sottofondo.

Ok ma cosa serve a te sapere che in gergo la tinta si chiama colore, quando appunto basterebbe avere pronta una foto sul tuo smartphone senza nemmeno usare le parole?

È vero, forse questo è un vocabolario poco rilevante, però qualcosa può tornarti utile, ad esempio in viaggio. Se infatti vuoi sembrare davvero italiano, allora richiedere un asciugacapelli alla reception dell’hotel in cui alloggi non ti aiuterà. Meglio optare per una frase del tipo: “Mi scusi, potrei avere un phon?”

Un’altra differenza sostanziale con l’inglese è che “capelli”, a differenza di hair, è una parola numerabile. Sì, noi i capelli li contiamo. Possiamo avere tra le mani un solo capello o avere tanti capelli in testa. Come vedi, c’è un passaggio da singolare a plurale.

Ci sono anche tante espressioni italiane che hanno come protagonisti i capelli – che sono sulla testa – e i peli – che sono sul resto del corpo e che in italiano sono quindi distinti dai capelli (in inglese, si parla semplicemente di hair).

“Torcere un capello” è una di queste. Significa non fare il minimo male: “finché sei sotto la mia protezione, nessuno oserà torcerti un capello”.

Oppure “per un pelo!”. Significa “c’è mancato poco!”, quasi. Per esempio: “Ho preso l’autobus per un pelo! Stavo per perderlo”.

“Ti hanno visto alzare la sottana
La sottana fino al pelo, che nero!” – Lucio Dalla (1977)

Vocabolario 3

la frangia = The fringe (as in a haircut)

in disuso = Out of use, obsolete

il gergo = The slang, the language used by a particular community or in a specific job community


I capelli sono più importanti di quanto pensiamo in certi ambiti. Pensiamo alla letteratura. I capelli, nei libri, diventano un intelligente stratagemma per descrivere, attraverso le caratteristiche estetiche di un personaggio, anche la sua personalità.

In “La casa degli spiriti” di Isabel Allende, il personaggio di Rosa è accomunato al personaggio di Alba da un tratto decisamente distintivo: avere i capelli verdi. Questa qualità a dir poco inusuale è un indizio per far capire al lettore che c’è qualcosa di inusuale anche nel modo di essere di quei personaggi. Probabilmente, come presto scoprirà il lettore, saranno due donne che vivranno o faranno qualcosa di speciale, di inaspettato.

E che dire del famoso personaggio di Pippi Calzelunghe inventato dalla scrittrice svedese Astrid Lindgren, che la descrive così:

I suoi capelli color carota erano stretti in due treccioline rigide che se ne stavano dritte in fuori, di qua e di là dalla testa.

Pippi Calzelunghe, Astrid Lindgren

Inutile ricordare che il colore rosso dei capelli della bambina e il loro aspetto ribelle non fa che enfatizzare la libertà e la sovversione delle regole incarnate dal personaggio.

Primo episodio della serie su Pippi Calzelunghe (1969)

Allo stesso modo, seppur con maggiore drammaticità, nel 1880 Giovanni Verga scrive un racconto verista, “Vita dei campi”, in cui descrive il protagonista proprio in funzione dei propri capelli:

Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo.

Vita dei Campi, Giovanni Verga

Infine, forse la regina italiana che fa dei propri capelli non solo un tratto descrittivo ma anche l’ultimo baluardo della propria volontà, è il personaggio della Monaca di Monza che incontra chi legge “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni.

Nel vestire stesso c’era qua e là qualcosa di studiato e di negletto, che annunziava una monaca singolare: la vita era attillata con una certa cura secolaresca, e dalla benda usciva su una tempia una ciocchettina di neri capelli; cosa che dimostrava o dimenticanza o disprezzo della regola che prescriveva di tenerli sempre corti, da quando erano stati tagliati, nella cerimonia solenne del vestimento.

I Promessi Sposi, Alessandro Manzoni

Vocabolario 4

gli ambiti = The fields, areas

uno stratagemma = A stratagem, scheme

a dir poco inusuale = To say the least, extremely unusual

un indizio = A clue

la sovversione = The subversion

verista = Realistic (“verista” is a n Italian literary movement)

l’ultimo baluardo = The last bastion (figurative), the last defense against a change or an attack

attillata = Tight-fitting

secolaresca = Secular, not religious

la benda = The bandage (of her nun’s veil)

una ciocchettina = A little lock of hair

il disprezzo della regola = The disregard for the rule


Oggi ho tenuto questo episodio un po’ più didattico del solito. Ho scelto consapevolmente di introdurre un vocabolario piuttosto specifico, attraverso l’uso di espressioni colloquiali. Fammi sapere se ti è piaciuto tramite email o commento sul blog. Mi fa sempre piacere conoscere la tua opinione.


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