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Le festività in Italia

Ciao! Sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e da novembre 2020 ti racconto l’Italia dal mio punto di vista. Ora che è gennaio 2022 vorrei parlarti delle festività che ogni anno si celebrano in Italia… Pronti? Via!

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Quante feste!

Se oggi ti trovassi in Italia, potresti voler comprare un calendario del 2022. Io in casa ne tengo sempre almeno due: uno per la cucina e uno per la sala. Nei calendari italiani la settimana comincia con il lunedì e finisce con la domenica. I giorni “normali” hanno un colore diverso rispetto ai giorni “di festa”, che tradizionalmente sono rossi.

P.S. I giorni “normali” si chiamano feriali e quelli “di festa” si chiamano, appunto, festivi.

Per capirci, i giorni festivi sono normalmente tutte le domeniche: i giorni in cui non si lavora. (Ovvio, ci sono persone che lavorano anche di domenica, come i medici e gli infermieri, o chi lavora in un ristorante o in un bar).

P.P.S. Nemmeno di sabato, normalmente, si lavora in Italia. Tuttavia, il sabato è considerato feriale, anche per le regole della strada. I parcheggi stradali, quelli lungo le strade aperte al traffico, sono spesso a pagamento (lo si capisce dal colore delle strisce che delimitano i posti auto: se sono bianche il parcheggio è gratuito, se sono blu il parcheggio si paga… E di solito sono blu).

Ebbene, nei giorni festivi in Italia i parcheggi sono gratis anche nelle strisce blu. Quindi, la domenica il parcheggio non si paga perché è un giorno festivo; ma il sabato si paga perché è considerato un giorno feriale.

E poi ci sono dei giorni eccezionali, in cui si fa festa per un motivo che può essere religioso oppure laico.

Perché ti sto parlando di questo tema? Perché durante i giorni festivi italiani potrebbe essere interessante per te visitare l’Italia, altre volte invece sarebbe meglio evitare di venire qui durante quei giorni… Perché la troveresti deserta!

Fatte queste premesse, adesso possiamo vedere insieme quali sono i giorni festivi italiani (ti accorgerai che ci sono moltissime feste cattoliche che probabilmente non si celebrano nel tuo Paese).

Vocabolario 1

ne tengo sempre almeno due = I always keep with me at least two of them (two calendars)

ne = of them* (ne is always followed by a quantity)

tengo = I keep

sempre = always

almeno = at least

due = two (of them*)

le strisce = stripes (painted on the streets)

un motivo = a reason

laico = secular (not religious)

evitare = to avoid


Gennaio

A gennaio in Italia ci sono due feste:

  • il primo dell’anno (1 gennaio)
  • l’Epifania o la Befana (6 gennaio)

La festa del primo dell’anno è laica, infatti deriva da una decisione presa in epoca romana.

L’Epifania, invece, è una festa religiosa. Si tratta del momento in cui i Re Magi hanno raggiunto la capanna di Gesù bambino dopo aver seguito la stella cometa.

Nel linguaggio comune, spesso si usa l’espressione “ho avuto un’epifania” oppure “lui o lei ha avuto un’epifania”. Significa che una persona ha scoperto qualcosa di inaspettato che ha portato a un cambiamento.

Per esempio, durante il lockdown molte persone hanno avuto un’epifania: si sono rese conto che non erano felici con la loro vita e hanno deciso di lasciare il loro vecchio lavoro per dedicarsi a ciò che le rende davvero felici.

Il giorno dell’Epifania, si chiama anche “La Befana”. La Befana è una strega dall’aspetto spaventoso, che cavalca una vecchia scopa volante nella notte tra il 5 e il 6 gennaio per portare in dono ai bambini un sacco di dolciumi (caramelle, torroni, cioccolatini, e anche piccoli giocattoli).

Si tratta di una figura folcloristica tipicamente italiana la cui origine sembra essere contadina: alcuni pensano che derivi dalla dea Diana, protettrice della caccia ma anche della vegetazione, che veniva invocata la dodicesima notte dopo il solstizio invernale per celebrare la morte e la rinascita della natura.

Come si dice in questi giorni, il 6 gennaio arriva l’Epifania che tutte le feste porta via!

Vocabolario 2

il primo = the first

deriva da = comes from

hanno raggiunto = they reached / they arrived at

la capanna = hut

ha scoperto = he/she found

cavalca = rides

una scopa volante = a flying broom stick

portare in dono = bring as a gift

solstizio invernale = winter solstice, midwinter


Febbraio e marzo

Febbraio e marzo sono mesi piuttosto tranquilli, niente feste eccezionali! Colgo l’occasione di questa tranquillità per raccontarti una curiosità: se in un certo anno uno o più giorni festivi coincidono con il weekend, non esiste la possibilità di “recuperarli“.

Per esempio, nel 2021 Natale è capitato di sabato e Santo Stefano (il 26 dicembre) di domenica. Inoltre, anche il primo giorno dell’anno 2022 è stato un sabato. Cosa succede quindi? Proprio niente. Andrà meglio l’anno prossimo!

E la Pasqua?

Cavolo, mi stavo dimenticando una festa molto importante per i cristiani… la Pasqua! Il giorno di Pasqua, quello in cui si celebra la resurrezione di Gesù e quindi la scoperta della Trinità (Padre, Figlio e Spirito Santo come unica entità), è l’unico a non avere una data fissa nel calendario.

L’unica certezza è che capiterà sempre di domenica. Questo significa che il giorno di “Pasquetta” chiamato anche “Lunedì Santo” o “Lunedì dell’Angelo”, cioè il giorno dopo Pasqua, sarà sempre di lunedì e sarà sempre un giorno festivo.

Un’altra curiosità: a differenza di altri Paesi, in Italia il cosiddetto “Venerdì Santo” (quello che precede la Pasqua), è considerato feriale: cioè le persone vanno a lavorare.

Aprile

L’Italia festeggia una ricorrenza storica molto importante in questo mese: il 25 aprile, che è la Festa della Liberazione. Il 25 aprile del 1945 l’Italia è stata liberata dall’occupazione nazi-fascista grazie all’aiuto delle truppe alleate e alle azioni eroiche dei cosiddetti “partigiani”: persone comuni, che hanno combattuto sulle montagne dell’Appennino, donando la vita per salvare la patria.

Se ti capitasse di viaggiare in Italia in occasione di questa festa, ti suggerisco di visitare l’Emilia Romagna, una regione in cui le lotte partigiane hanno fatto la storia e ancora oggi se ne vedono le tracce.

Vocabolario 3

Colgo l’occasione = I take the opportunity

più = here means “many”

recuperarli = to “recover” them, to bring them back

è capitato = it happened, it was

Proprio niente. = Nothing at all

Andrà meglio l’anno prossimo! = Next year we’ll be luckier!

precede = anticipates, comes before

ricorrenza storica = historic anniversary

truppe alleate = allied troops

Se ti capitasse = If you happen

lotte partigiane = civil fights

se ne vedono le tracce = the consequences are visible


Maggio

Il primo maggio (1 maggio) è la festa dei lavoratori, una giornata in cui si riflette sull’importanza di condizioni di lavoro più eque, sia sul piano dell’occupazione delle minoranze, sia su quello dei salari e degli orari di lavoro.

Dal 1990 il primo maggio è anche il giorno in cui è organizzato un grande concerto con tutti i più famosi artisti italiani contemporanei.

Il concerto inizia nel pomeriggio e termina la notte, e viene trasmesso gratuitamente in televisione in diretta da piazza San Giovanni in Laterano a Roma.

Giugno

Il 2 giugno è la festa della Repubblica. Si festeggia ogni anno dal 2 giugno 1946, la data in cui gli italiani (e per la prima volta nella storia anche le italiane!) sono andati a votare a un referendum in cui hanno deciso quale forma di Stato dare al Paese.

I risultati furono: 45,7% di voti per la Monarchia e 54,3% di voti per la Repubblica. E così, l’ultimo re d’Italia Umberto II di Savoia andò in esilio in Portogallo.

Una curiosità: ai discendenti maschi del re fu proibito il ritorno in Italia fino al 2002.

Eh sì, hai capito bene… le donne in Italia hanno avuto diritto al voto solo a partire dal 2 giugno 1946.

Vocabolario 4

si riflette = people reflect upon

sul piano (di) = speaking of, regarding

termina = it ends

in diretta (da) = live from

sono andati a votare (andare a votare) = they go to vote, go to the polls

forma di Stato = form of the State (form of government)

andò in esilio = he was exiled

il ritorno = the return

il diritto al voto = the right to vote

a partire (da)= from


Luglio e agosto

A luglio in Italia non ci sono festività particolari, ma in agosto ce n’è una religiosa che ha origini pagane. Si tratta di Ferragosto, chiamata anche “La Madonna d’Agosto”.

Ferragosto era già una festa romana legata al raccolto. Deriva, infatti, dal latino Feriae Augusti (il riposo di Augusto) istituita dall’imperatore Augusto nel 18 a.C. per festeggiare la fine dei lavori agricoli.

Per la Chiesa cattolica, il 15 di agosto è il giorno dell’assunzione in cielo della Vergine Maria in anima e corpo, ovvero il giorno della sua morte terrena.

A questo punto è importante aprire una parentesi, perché la settimana di Ferragosto (quindi quella che include il 15 di agosto) è un po’ particolare per gli italiani. Ecco cosa succede in quei giorni: le città si svuotano, i negozi chiudono e le persone vanno in ferie.

Questo significa che, se decidessi di visitare una piccola città, la troveresti probabilmente deserta. Potresti avere un po’ più di fortuna con le grandi città come Roma, Firenze o Napoli: potrebbe essere interessante visitarle perché troveresti i musei liberi, ma potrebbe fare molto caldo.

Invece, le località di mare, di lago o di fiume (quindi in montagna o in campagna) sono sempre molto affollate. Trovare un hotel o un appartamento libero nei giorni intorno al 15 di agosto è sempre complicato: meglio prenotare con largo anticipo!

Settembre e ottobre

Settembre non è tempo per fare festa: per i lavoratori è sempre il mese più “incasinato” e per i genitori è tempo di ricominciare la routine della scuola!

P.S. Lo sai che gli studenti italiani rimangono a casa per un lungo periodo in estate: da giugno a settembre! Quanto era bello quel periodo… il migliore dell’anno.

Nonostante non vi siano feste, settembre e ottobre sono dei mesi perfetti per visitare l’Italia: nel nord i colori delle foglie rendono la natura molto affascinante e al sud la temperatura permette di fare ancora il bagno in mare.

Vocabolario 5

pagane = pagan, heaten

il raccolto = the harvest, the crop

l’assunzione = the assumption

aprire una parentesi = make a digression (literally “to open a parenthesis)

si svuotano = they become empty

le persone vanno in ferie = people go on holiday

la fortuna = the luck

affollate = crowded

prenotare = to reserve

largo anticipo = plenty of time in advance

incasinato = messed up

rendono = make (nature fascinanting)

permette = it allows

fare il bagno = bathing


Novembre

Come ti avevo raccontato nel primo articolo del blog nella storia di Online Italian Classes, il primo novembre in Italia si celebra “Ognissanti”, che si chiama anche “Tutti i santi” o semplicemente “I Santi”.

Tra il 31 ottobre e il 2 novembre (che è la festa dei morti, ma rimane un giorno feriale) molti italiani fanno visita ai loro cari defunti nei cimiteri, altri preferiscono fare una piccola gita fuori porta in una città vicina per passare qualche giorno di festa in compagnia.

Dicembre

Ed eccoci all’ultimo mese dell’anno, che è decisamente pieno di festività da celebrare. La prima è l’8 dicembre, una festa cattolica che si chiama “Immacolata Concezione” (o anche solo “Immacolata). Si tratta del momento in cui si celebra il concepimento del figlio di Dio da parte della Vergine Maria, preservata dal peccato originale.

Nella mia famiglia, l’8 dicembre è il giorno in cui si preparano gli anolini, una pasta ripiena tipica della città di Piacenza, che si mangiano il giorno di Natale. Lo stesso giorno, approfittiamo della festa per addobbare la casa con le decorazioni natalizie: noi di solito non prepariamo il presepe, ma “facciamo l’albero“.

Gli ultimi due “giorni rossi” del calendario sono il 25 dicembre, Natale, e il 26 dicembre, Santo Stefano, il primo martire del Cristianesimo.

Il Natale è un bel periodo per visitare l’Italia, che è tutta illuminata, piena di cibo e di mercatini colorati. Tra le città che visito più volentieri sotto Natale ci sono Torino, Milano e Bologna. Un luogo che vorrei percorrere in questo periodo è la via dei presepi a Napoli: l’ho percorsa d’estate ed era carina ma con l’atmosfera natalizia dev’essere perfetta!

Vocabolario 6

i cari defunti = the beloved ones who passed away

gita fuori porta = a day trip out of town

il peccato originale = the original sin

pasta ripiena = stuffed pasta (like ravioli)

approfittiamo = we take advantage of the time we have (for doing something)

addobbare = to decorate

il presepe = the crib, the nativity scene

“fare l’albero”= to decorate the Christmas tree

volentieri = gladly

percorrere = to walk


La festa del patrono e altre feste folcloristiche

Il calendario è finito ma la verità è che ci sono decine di altre festività che non ti ho menzionato. Prime tra tutte, le feste del patrono. Devi sapere che ogni città italiana ha il suo patrono e nel giorno del patrono si fa sempre una grande fiera: le persone stanno a casa dal lavoro e fanno festa!

Per esempio, il santo patrono di Piacenza è Sant’Antonino, che si festeggia il 4 luglio con la fiera di Sant’Antonino.

Poi, ci sono moltissime altre tradizioni legate al folclore. Se ti interessa saperne di più, ti suggerisco di partecipare al corso “Italian Folklore” tenuto da Laura, un’insegnante di italiano esperta di antropologia sociale. Durante il corso, Laura racconta il passato e il presente di quattro diverse feste italiane che si festeggiano dal nord al sud Italia. (Leggi qui cosa hanno detto i partecipanti sul corso Folklore 1)

Vocabolario 7

decine di = tens of, dozens of

patrono = patron, protector

fiera = fair


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Cambiamenti 🔃

Ciao! Sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e da novembre 2020 ti racconto l’Italia dal mio punto di vista. Oggi, mentre fuori dalla mia finestra sta nevicando, voglio parlarti di cambiamenti

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Cambiamenti

I bambini italiani studiano molta grammatica fin dal primo anno di scuola. È una cosa a cui non avevo mai fatto caso finché qualcuno, una persona non italiana, non me l’ha fatto notare.

Ricordo le ore passate a ripetere i “pronomi personali soggetto”, uno dopo l’altro:

io
tu
egli
noi
voi
essi

E ogni volta che si imparava un nuovo tempo verbale “difficile” – come il passato remoto di “avere”, che è irregolare – di nuovo li si ripeteva uno dopo l’altro:

io ebbi
tu avesti
egli ebbe
noi avemmo
voi aveste
essi ebbero

Hai notato qualcosa di strano, vero? C’è forse qualcosa che “non ti torna”?

Immagino che si tratti di “egli” ed “essi”. Sì, perché questi due pronomi non compaiono nei libri di italiano per stranieri, a meno che tu non stia utilizzando un manuale di grammatica piuttosto vecchio.

Ma perché queste due parole sono gradualmente sparite dai libri? Semplice, perché non si usano più.

Sì, certo, puoi ancora trovarle in certi romanzi o in alcune traduzioni un po’ “datate“, ma non sentirai mai una conversazione di questo tipo tra due amici:

Ciao Maria, ti presento il mio fidanzato. Egli è Paolo.

Le parole fanno parte di una lingua per un numero limitato di anni e la cosa che forse ti sorprenderà è che questo non viene deciso né da una legge, né da un libro, né tantomeno dagli insegnanti di italiano.

Vocabolario 1

fin da = since

finché non = until (in Italian we always put it negative: “non” is always needed)

di nuovo = again

compaiono (comparire) = they appear

a meno che = unless

piuttosto = rather

sono sparite (sparire) = they have disappeared

certi = certain

datate = aged

viene deciso = passive form of decidere (= it is decided). The verb “essere” can be replaced by “venire” only in the passive form.

tantomeno = least of all

Chi decide come cambia la lingua?

Prima di rispondere a questa domanda, voglio parlarti di un’istituzione italiana che si chiama Accademia della Crusca.

L’Accademia della Crusca è nata a Firenze tra il 1582 e il 1583 e oggi è uno dei principali punti di riferimento per le ricerche sulla lingua italiana. Il ruolo di questa istituzione è principalmente di monitorare quello che accade alla lingua italiana, oltre a quello di diffonderne la conoscenza.

Per esempio, sul sito web accademiadellacrusca.it esiste una sezione dedicata alle parole nuove in cui compaiono, ad esempio, anglicismi come “lockdown” (1 giugno 2020) o altri neologismi come “badante” (4 settembre 2002), ma anche “selfie “(2012), “webinar” (2007), “whatsappare” (2011)… potrei davvero andare avanti per ore.

Ma quindi è l’Accademia della Crusca a decidere come cambia la lingua italiana? Ti svelerò un segreto, la risposta è no. Perché a decidere come cambia la lingua… siamo noi!

Sì, io, tu e tutte le altre persone che la usano. Tutti noi che parliamo la lingua italiana. E questa verità vale per tutte le lingue del mondo.

Facciamo un altro esempio, per capire meglio.

Penso fosse intorno al 2012 quando per la prima volta in televisione ho sentito la parola smartphone. Si trattava di una pubblicità in cui compariva un testimonial, un famoso calciatore italiano. Nello spot, il calciatore si ritrovava in una serie di situazioni in cui qualcuno gli insegnava che cosa fosse un innovativo strumento tecnologico chiamato smartphone. Tutti sembravano conoscerlo tranne lui (ma la verità è che anche noi spettatori non avevamo idea di che cosa fosse).

Ecco, quello è stato il momento in cui gli italiani sono stati messi di fronte a una novità: lo smartphone stava prendendo il posto del vecchio cellulare.

Quella campagna pubblicitaria, commissionata da una compagnia telefonica, ebbe una grande influenza sul linguaggio… Ma non al 100%. Nonostante oggi si continui a utilizzare la parola smartphone in contesti pubblici o in situazioni tecniche (per esempio, se andiamo in un negozio per acquistarne uno o per riparare il nostro), nelle conversazioni quotidiane lo smartphone è semplicemente “il telefono”.

Se venissi in Italia oggi, potresti ascoltare frasi come questa (soprattutto a casa mia!):

Ma dove ho messo il telefono? Non lo trovo più… Qualcuno ha visto il mio telefono? (Ecco, sono di nuovo in ritardo!)

Vocabolario 2

accade (accadere) = it happens

diffonderne (ne = of it) = to spread

compaiono (comparire) = they appear, show up

anglicismi = English words in the Italian language

neoelogismi = new words

Ti svelerò (svelare) = I will reveal (a secret) to you

vale (valere) = it goes for /it works for

tranne = except for

cellulare = mobile phone (the old one, not a smartphone)

compagnia telefonica = phone company

acquistare* = to purchase

*ne = one of them (smartphones)

riparare = to repair

Questioni di genere

Oggi in Italia è in corso un acceso dibattito sulla questione di genere nella lingua italiana.

Non so se ci hai mai fatto caso, ma in italiano non tutte le professioni sono declinabili al femminile. È un discorso ampio, ma per farti capire ti cito “il professore” e “la professoressa” oppure “il cassiere” e “la cassiera”. Altre parole si distinguono grazie all’articolo, come “l’artista”, che al maschile è “lo artista” e al femminile è “la artista” (infatti, i plurali sono chiaramente distinti: “gli artisti” e “le artiste”). Ma posso menzionarti anche “il dipendente” e “la dipendente”, che al plurale sono “i dipendenti” e “le dipendenti”.

Eppure, nel 2022 (quasi) ancora esistono, in italiano, mestieri che si possono nominare solo alla forma maschile. È il caso di: ingegnere, medico, ministro.

Qualcuno si azzarda a dire “la ingegnera”, “la medica”, “la ministra”… Ma sono ancora tanti a ribattere che “suona male”. Insomma, che bisogno c’è di inventare nuove parole quando “si è sempre fatto così”?!

E per smartphone allora? Abbiamo accolto questa nuova parola nel nostro vocabolario e quando la sostituiamo con “telefono” è più per una facilità di pronuncia che per un rifiuto al cambiamento.

Certo, i cambiamenti fanno paura… Altrimenti non sarebbero cambiamenti. Io personalmente ne sto per vivere uno che certi giorni mi sembra molto piccolo, altri gigante. È frustrante, complicato, spaventoso, ma in fondo anche così bello.

Sono sicura che, come sempre, mi farà vedere il mondo da una nuova prospettiva.

E tu, come reagisci ai cambiamenti? Se ti va, raccontamelo in un commento.

Vocabolario 3

acceso = heated, lively

ampio = big, wide

ti cito = I quote (to you)

si distinguono = stand out

ribattere = to argue, to talk back

che bisogno c’è di = what need is there to

abbiamo accolto = we welcomed

un rifiuto = a rejection, a refusal

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La cosa più preziosa 🌈 (una storia per bambini pt. 2)

Ciao! Sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e da novembre 2020 ti racconto l’Italia dal mio punto di vista.
Prima di raccontarti come va a finire la storia per bambini che ho iniziato a leggere la scorsa settimana (qui trovi la prima parte) voglio dirti GRAZIE.
Grazie a te che hai acquistato il corso Italian Folklore (c’è ancora solo un posto libero per il turno delle 20 italiane!) e grazie a te che hai deciso di farmi una donazione. E grazie anche a te che mi hai lasciato un commento per dirmi cosa pensi di Italian Stories in Italian e di Online Italian Classes. Tutto questo significa molto per me.
Ok, adesso cominciamo. Anzi, ricominciamo!

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Ti ricordi dove eravamo rimasti?

In un tempo indefinito esiste un regno dove non succede molto. Un giorno il sindaco muore e il Re decide di organizzare una festa in suo onore. Alla festa partecipano tutti gli abitanti del regno, che sono principalmente panettieri, meccanici e sarti. A un certo punto dei festeggiamenti il Re vede qualcosa che distoglie la sua attenzione, anzi vede qualcuno…

La cosa più preziosa (seconda parte della storia)

C’era una ragazza, in mezzo alla folla, che aveva i capelli color dell’oro e indossava una lunga veste marrone. Il Re per un momento pensò che quel colore triste stonasse in mezzo a tanta luce, ma poi si ricordò che quello era il colore preferito dal suo amico (sindaco e consigliere) e gli piacque subito molto. Si avvicinò alla dama e non poté fare a meno di chiederle il motivo per cui i suoi capelli non fossero scuri come quelli di tutti gli altri.

«Sono stata fuori città per un po’, signore, a trovare una cugina. La sua casa è in mezzo al prato verde, dove il sole splende e colora i capelli come l’oro.» rispose la ragazza con il vestito marrone.

«E perché il vostro vestito è marrone?» chiese il Re alla ragazza dai capelli d’oro.

«Il mio vestito è di cioccolato, signore, lo ha cucito per me mia cugina, che di mestiere fa la pasticciera».

Il Re non aveva capito molto di quello che aveva detto la ragazza, non aveva mai sentito la parola “cioccolato” e nemmeno “pasticciera”, ma le frasi pronunciate dalla dama suonavano così belle che decise di non fare più domande. Guardò per un attimo il suo strano vestito e si accorse che era molto bello: era decorato con roselline dello stesso colore del tessuto e aveva dei bottoni molto grandi, moltissimi. La ragazza dai capelli d’oro disse che quelli erano cioccolatini.

Quando parlava muoveva con grazia le labbra, che erano anch’esse color cioccolato e quando si chiudevano assumevano la forma di un cuore. Il Re sarebbe stato tutta la sera a guardarle, ma a un certo punto si accorse che il resto degli invitati aveva interrotto le danze.

Vocabolario 1

un regno = a kingdom

il sindaco = the mayor

panettieri, meccanici e sarti = bakers, mechanics and tailors

distoglie (distogliere) = diverts, distracts

una veste = a dress (in ancient Italian)

stonasse (stonare) = sings out of tune

Si avvicinò (avvicinarsi) = moved closed

la dama = the lady

non poté fare a meno di = he could not avoid to

splende = shines

l’oro = the gold

di mestiere fa = is a (job) E.g. she’s a pastry chef.

le roselline = little roses

il tessuto = the fabric

la grazia = the grace

le labbra = the lips

esse = loro = them (in ancient Italian)

Erano tutti stanchi perché avevano ballato troppo e non rimanevano loro più energie, poiché non avevano mangiato.

Il Re diventò molto triste, perché avrebbe voluto festeggiare ancora, e la ragazza dal vestito di cioccolato subito se ne accorse. Iniziò a strapparsi via i bottoni dall’abito e a distribuirli a tutti, uomini e donne, mentre ai bambini regalava le roselline di cioccolato.

Quando qualcuno assaggiava i cioccolatini, subito iniziava a ridere e ringraziava di gran cuore la ragazza. Gli ospiti presto ripresero vigore e tornarono a ballare.

La ragazza dai capelli d’oro aveva intuito che al Re piaceva fare molte domande, così, prima che potesse aprir bocca, lo precedette e disse: «il cioccolato porta felicità a chi lo mangia, e questa è la cosa più preziosa che ho».

Ma il Re, che faceva ancora fatica a capire cosa fosse il cioccolato, non riusciva nemmeno a comprendere che significato avesse la felicità. La ragazza dal vestito di cioccolato fece per prendere uno dei suoi cioccolatini, perché voleva farlo assaggiare al Re, quando si accorse con sorpresa che erano finiti. Il suo vestito era rimasto semplice e senza decorazioni, si sentiva molto povera.

Il Re la guardò piangere, perché non era riuscita a regalare anche a lui un po’ di felicità e sentì il cuore diventare caldo perché nessuno aveva mai pianto per lui. Poi, d’un tratto, la ragazza si ricordò della sua bocca a forma di cuore, che era dipinta di cioccolato, quindi corse dal Re e lo baciò sulle labbra.

Vocabolario 2

se ne accorse = she noticed

strapparsi via = to rip out, to snatch away

ripresero vigore = gained new strength

tornarono a = they go back to

lo precedette (precedere) = preceded him

faceva ancora fatica a = he was still having trouble to

fece per = started to

erano finiti = were over

regalare = to give as a present

d’un tratto = suddenly

La cosa più preziosa (fine della storia)

Era mezzanotte e tutti rincasarono perché la festa era finita, pur sapendo che la loro vita era appena iniziata.

La ragazza dai capelli d’oro aveva chiamato la cugina che abitava fuori città e le aveva chiesto di insegnare ai panettieri a fare i dolci; lei aveva accettato perché era una donna buona.

Il Re chiese alla giovane dama di diventare la sua Regina e di aiutarlo a rendere felici le persone, perché aveva capito che non c’era cosa più preziosa.

Lei accettò con gioia e insieme decisero di trasformare il palazzo reale in una grande fabbrica di felicità, tutta colorata con i tendaggi e le tovaglie che avevano cucito i sarti del regno. Lì i panettieri potevano inventare ogni giorno un dolce diverso e i meccanici si divertivano a utilizzare il materiale di scarto delle loro riparazioni per creare opere d’arte che davano allegria a chi le guardava.

Il Re e la Regina si trasferirono in una piccola villa nel parco, perché non avevano bisogno di un grande palazzo per essere felici. Fecero costruire un lungo viale esterno per accogliere gli ospiti e un’enorme biblioteca interna dove scoprire ogni giorno cose nuove.

Grazie a essa, il Re imparò a suonare il pianoforte e si divertì a rallegrare le serate della sua famiglia con musiche sempre diverse, spesso ideate da lui. Aveva capito che essere originali era un bel modo per essere felici.

Vocabolario 3

i tendaggi e le tovaglie = curtains and table clothes

il materiale di scarto = waste material, scrap material

si trasferirono (trasferirsi) = they moved

essa = it (old Italian for “lei”)

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Una storia per bambini 🍭 (Prima parte)

Ciao! Sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e da novembre 2020 ti racconto l’Italia dal mio punto di vista. Oggi rispondo alla richiesta di Maxie, una mamma che segue le mie storie come te e mi ha detto che le piacerebbe molto leggere e ascoltare una storia per bambini. PS. Puoi leggere qui: le storie passate e il mio profilo.

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Premessa: davvero una storia per bambini?

Sì, lo so. Questa è la prima volta che ti propongo una storia per bambini. Non l’ho mai fatto per diversi motivi, che adesso provo a riassumerti. Il primo motivo è che le storie per bambini non sono affatto facili da scrivere. Possono sembrare banali ma in realtà devono racchiudere significati profondi, nascosti in una trama semplice. Le storie per bambini devono essere chiare e sintetiche, non possono essere troppo retoriche. Non devono “spiegare“, devono “mostrare”. Ok, veniamo al secondo motivo. Ti potrà sembrare strano ma, nonostante questa apparente semplicità, il linguaggio delle storie per bambini è “avanzato”. Per esempio, il tempo dei verbi di solito è il passato remoto. Tu conosci il passato remoto? Il passato remoto di solito non viene insegnato nei corsi di italiano per stranieri a livello principiante, perché si usa solo in alcune zone d’Italia e nei libri.

Ti ho fatto questa premessa non per spaventarti, ma per prepararti. Ora che sei consapevole di quello che potresti leggere e ascoltare, ti dico un’ultima cosa. Questa storia è stata scritta da una me del passato, una me che non aveva ancora fatto una serie di esperienze che hanno segnato il mio percorso personale e professionale degli ultimi anni. Una me più giovane, con degli schemi mentali che con il tempo sarebbero cambiati. Qui sotto trovi la prima parte della storia e la prossima settimana troverai la seconda. Sono molto, molto curiosa di sapere cosa ne pensi e soprattutto come è andata con il passato remoto 😉

Vocabolario (prima parte)

riassumerti = to summarize (for you)

affatto = at all

racchiudere = to contain

la trama = the plot

sintetiche = concise

retoriche = rhetorical, concerned with the art of speaking as a way to persuade or influence people

spiegare = to explain

consapevole = aware

come è andata = how it has gone

La cosa più preziosa

C’era una volta un regno dove non succedeva mai niente.

Gli abitanti, quando nascevano, pesavano tutti tre chili e due, avevano capelli e occhi scuri e imparavano uno fra i tre mestieri che si potevano conoscere: il panettiere, il meccanico, il sarto.

Le persone erano tutte piuttosto magre perché, dopo tanti secoli a mangiare solo pane, certe volte preferivano digiunare o dormire. La loro vita non aveva poi un gran bel sapore.

Un giorno il sindaco (nonché principale consigliere del Re) morì per cause sconosciute e tutto il regno lo pianse, alla mattina, prima di cominciare a lavorare. Prima di chiudere gli occhi per sempre l’uomo aveva confidato al Re una grande rivelazione, come regalo per il futuro.

«Nasciamo tutti originali» gli aveva detto, ma il Re non ci aveva capito molto.

La verità è che il Re era molto giovane e non aveva idea di come avrebbe dovuto comportarsi. Che cosa voleva dirgli il sindaco con quella frase? Ma soprattutto… Come si gestisce un regno senza di lui?

Decise infine di organizzare una festa in onore dell’amico defunto e, dato che il sindaco era stato prezioso per lui, scelse come tema della festa “la cosa più preziosa”. I festeggiamenti sarebbero iniziati al calar del sole e terminati a mezzanotte, perché le candele del meccanico di corte sarebbero durate fino a quell’ora.

«Portate a palazzo ciò che di più prezioso possedete!» aveva annunciato a gran voce il Re, e da quel momento finalmente successe qualcosa.

Gli abitanti cominciarono a pensare, pensavano così tanto che certe volte pareva ci fosse troppo silenzio, dato che tutti erano immersi nei propri pensieri e nessuno parlava. I meccanici aggiustavano continuamente le carrozze, perché tutti volevano essere sicuri di raggiungere il castello, la sera della festa. I sarti cucivano vestiti, ma non i soliti vestiti, bensì abiti sfavillanti, con enormi strascichi per le signore e tessuti preziosi per i signori. I panettieri non facevano nulla, perché nessuno aveva pensato a mangiare in quel clima di frenetici preparativi, così avevano abbandonato i loro forni e si erano messi a guardare il cielo.

La tanto attesa serata finalmente arrivò e tutti si recarono a palazzo con gli occhi grandi per l’attesa.

Molti di loro avevano portato un vestito ricchissimo e nient’altro, perché era quella la cosa più preziosa che avevano.

I panettieri erano tutti vestiti d’azzurro perché quello era il colore del cielo, l’unica ispirazione che erano riusciti a trovare.
I meccanici avevano abiti colorati, ma sembravano tutti argentati perché li avevano decorati con bulloni e chiodi che luccicavano sotto la luce della luna e perché i loro strumenti erano la cosa più preziosa che possedevano.

Nessuno aveva niente in mano così tutti, dame e cavalieri, si misero a ballare come non avevano mai fatto prima.
Il Re osservava con stupore quel gioco di azzurri e di argenti che lo stavano per incantare, finché qualcosa non distolse la sua attenzione.

Continua la prossima settimana! Iscriviti alla newsletter se vuoi ricevere la seconda parte della storia direttamente via email 📧

PS. Ci sono due corsi di gruppo in partenza a novembre! Dai un’occhiata se c’è qualcosa che ti interessa…

Vocabolario (seconda parte)

un regno = a kingdom

i mestieri = professions

il sarto = the tailor

digiunare = to fast

il sapore = the taste

il sindaco = the mayor

il consigliere = the advisor

si gestisce = it is supposed to be managed

i festeggiamenti = the celebrations

al calar del sole = at the sunset

a gran voce = loudly

pareva = seemed

aggiustavano = fixed

le carrozze = coaches

cucivano = sewed

sfavillanti = sparkling

gli strascichi = court-train

frenetici =hectic

si recarono = they went

bulloni = bolts

incantare = to enchant

distolse = glanced away


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10 modi per dire “Mi piace” 👍

Ciao! Sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e da novembre 2020 ti racconto l’Italia dal mio punto di vista. PS. Puoi leggere qui: le storie passate e il mio profilo. PPS. Oggi cercherò di venderti qualcosa, ma naturalmente non c’è nessun obbligo e puoi semplicemente fermarti alla storia (però la cosa che vorrei proporti è davvero figa…e pure economica!)

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I enjoyed it!

La scorsa settimana Gill mi ha chiesto di parlare dei tanti modi per dire “Mi piace” che esistono in italiano. Gill è una studentessa attenta e scrupolosa, che ama indagare le sfumature della lingua e le differenze tra “la sua”, cioè l’inglese, e l’italiano.

La richiesta di Gill mi ha spronata a fare una ricerca approfondita, specialmente dopo che mi sono resa conto della mancanza di una traduzione letterale di alcune espressioni inglesi come I enjoyed it.

Io e Gill* ci siamo accorte da un po’ che il verbo to enjoy in italiano non è traducibile in modo biunivoco, come spesso accade quando si cerca di confrontare due lingue in modo speculare: il risultato non è solo deludente, ma certe volte anche inutile.

Vocabolario (prima parte)

scrupolosa = careful

indagare = to look into, to investigate

mi ha spronata = prompted me

approfondita = thorough

mi sono resa conto di = I realized that

la mancanza = the lack

speculare = come uno specchio (like a mirror)

deludente = disappointing

inutile = useless, unnecessary

10 modi per dire “Mi piace”

Ecco quindi i 10 modi alternativi per dire “Mi piace” su cui stiamo lavorando io e Gill* durante le nostre lezioni. Provo a elencartele in una specie di gerarchia che va dall’espressione più intensa (la n.1) a quella meno intensa (la n.10).

1. “Lo amo.”

Letteralmente significa I love him ma in realtà può essere usata anche per le cose, non solo per le persone. Il pronome complemento oggetto “lo”, infatti, si riferisce a qualsiasi nome di genere maschile. Per esempio, se mi chiedessero cosa ne penso del film Captain Fantastic, io risponderei “Lo amo.” (anche se, devo confessarti che anche Viggo Mortensen “lo amo”!)

2. “Lo adoro”.

Se non vuoi rischiare fraintendimenti e vuoi evitare la sfera dell’amore, puoi sostituire l’espressione “Lo amo/ La amo” con “Lo adoro o la adoro”. Io adoro le serie tv ambientate nel passato… e tu?

3. “Che figo” / “Che figata”.

Questa espressione è molto utilizzata tra i giovani della mia generazione (anche se devo dire che anche i miei genitori la utilizzano abbastanza frequentemente. Il corrispettivo inglese sarebbe cool! Infatti, potrei dire “che figata!” di fronte a un’innovazione tecnologica o a un evento particolarmente brillante. Prendiamo come esempio i corsi di Online Italian Classes: sono indubbiamente tutti fighissimi 😉

4. “Mi fa morire” / “Mi fai morire”.

Queste espressioni possono essere facilmente interpretate come negative (letteralmente si tradurrebbero come “it makes me die” o “you make me die“). In realtà si usano quando ci troviamo di fronte a qualcosa o qualcuno molto divertente, quindi qualcosa o qualcuno che ci fa molto ridere, ci fa morire dal ridere! Per esempio la serie The big bang theory mi fa morire, ma anche alcuni dei miei studenti mi fanno davvero morir dal ridere!

5. “Mi fa impazzire…”

Proprio come “Mi fa morire”, anche questa espressione si usa in modo positivo. Attenzione, letteralmente significa “It makes me mad” ma non ha niente a che vedere con la rabbia. Al contrario, una cosa che “ti fa impazzire” è qualcosa che ti piace molto. Per esempio, la zucca mi fa impazzire… la mangerei a colazione, pranzo e cena! Invece, “mi fai impazzire” è una frase che, in un contesto intimo, potrebbe avere un significato passionale, legato alla sfera sessuale.

6. “Che forte!”.

Scendiamo un po’ nella scala di intensità e arriviamo a un’espressione molto utile se vogliamo esprimere sorpresa quando qualcuno ci racconta qualcosa. Per esempio, uno dei partecipanti al corso di Arte in italiano che sta conducendo Silvia in questo periodo potrebbe raccontare della sua esperienza a un amico. Dopo aver sentito che il corso è 100% online e coinvolge persone da tutto il mondo interessate alle opere di Leonardo da Vinci, l’amico potrebbe dire “Che forte!”. (Tu invece puoi leggere le recensioni del corso qui).

7. “Che bello!” / “È stato bello”.

Una cosa che non mi stanco mai di ripetere ai miei studenti è che noi italiani valutiamo il mondo in base all’aspetto estetico. Una giornata, più che essere buona o cattiva, è bella oppure brutta. Ecco perché, quando un bambino ci mostra un disegno diciamo “Che bello!” e quando qualcuno ci chiede come’era il nostro ultimo viaggio, rispondiamo “È stato bello”.

8. “Mi ispira”.

Mi piace molto spiegare questa espressione perché è un po’ particolare. Usiamo il verbo “ispirare” in molte occasioni: per esempio quando parliamo di cibo oppure quando parliamo di cose che potremmo comprare o di eventi a cui potremmo partecipare. Per esempio, quando vedi la vetrina di una pasticceria puoi dire alla tua amica “Mmm… mi ispira quella torta al cioccolato!”. Oppure, quando vedi il catalogo dei corsi di Online Italian Classes potresti dire: “Mi ispira molto il corso Italian Folklore che comincerà a novembre!”

9. “È carino”.

Un gattino è carino, un biglietto di auguri è carino, un nuovo collega è carino (e qui c’è un doppio senso: può essere gentile oppure può avere un bell’aspetto). Insomma, “carino” non è niente di entusiasmante ma è sicuramente piacevole. In altre parole, nice!

10. “Non mi dispiace” / “Non è male”.

Dopo queste frasi di solito compare una parolina che potrebbe essere “ma” oppure “però”. Per esempio potrei chiederti “Ti è piaciuto l’ultimo film di James Bond?” e tu potresti rispondermi “Non mi è dispiaciuto, però…”. Potresti anche dirmi “Non era male, ma…”. Insomma, il discorso non può certo cadere nel vuoto 😉

Allora, dopo questa “carrellata” dei 10 modi italiani per dire “Mi piace” hai capito cosa sto cercando di venderti? In realtà, secondo me non dovrei sforzarmi tanto per convincerti a partecipare al corso online di gruppo “Italian Folklore”, guidato dall’antropologa sociale Laura. Sì, perché quel corso è davvero figo, come puoi leggere qui 😉

PS. *Non voglio essere scortese, ma la lingua italiana è piuttosto egocentrica: prima si mette il pronome personale “io” e poi tutti gli altri!

Vocabolario (seconda parte)

la gerarchia = the hierarchy

i fraintendimenti = the misunderstandings

evitare = to avoid

la sfera = (fig.) the area of…

ambientate = located

valutiamo = we evaluate

in base a = according to

spiegare = to explain

la carrellata = the roundup of

sforzarmi = to make an effort

scortese = rude


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Le cose che (forse) non sai sui COGNOMI italiani

Ciao! Sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e scrivo storie per aiutarti a imparare l’italiano in modo autentico. Oggi voglio parlarti dei cognomi, che raccontano la storia della società italiana a partire dall’epoca dei romani. La prima parte della storia è più semplice, la seconda parte è adatta a studenti un più esperti. Sotto ogni parte c’è un piccolo vocabolario italiano-inglese.

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Prima parte: l’origine dei cognomi in Italia

Come sai, la lingua italiana deriva dal latino, la lingua parlata dagli antichi romani. Ugualmente, una serie di abitudini rappresentano oggi un retaggio della società romana. Una di queste eredità è il cosiddetto “cognome”, cioè il nome della famiglia a cui apparteniamo.

Nell’era romana (nello specifico a partire dalla fine del VII secolo *a.C.) per nominare una persona si utilizzava il sistema del tria nomina, ovvero dei tre nomi. Questi tre nomi in latino si chiamavano praenomen, nomen e cognomen.

Facciamo un esempio: Marco Tullio Cicerone fu un avvocato, politico e filosofo romano vissuto durante il primo secolo *a.C. (*avanti Cristo, cioè prima della nascita di Cristo).

  • Marco è il praenomen, quello che oggi chiamiamo “nome” di una persona,
  • Tullio è il nomen, quello che oggi in italiano si chiama “cognome”, cioè il nome della famiglia di appartenenza. La famiglia romana si chiamava gens.
  • Cicerone è il cognomen, quello più identificativo: infatti era legato a una certa caratteristica della persona all’interno della famiglia. Il cognomen Cicero era il soprannome (una specie di nickname) di un suo antenato che aveva un segno sul naso che ricordava un cecio (cicer in latino). Come puoi intuire, con il tempo questo soprannome veniva adottato da un certo ramo della famiglia ed ereditato così dai discendenti: durante la Repubblica e l’Impero, il cognomen si trasmetteva dal padre al figlio. Quindi all’interno della gens si formava un nuovo gruppo familiare.

Dopo un po’ di tempo, però, questo sistema di tre (o più!) nomi era diventato complicato da gestire. Così, le cose si semplificarono fino ad arrivare ai nostri attuali nome e cognome.

Il cognome, che come abbiamo detto all’inizio si riferisce alla famiglia di appartenenza di una persona, ha mantenuto la caratteristica descrittiva del cognomen romano.

Infatti, i cognomi italiani sono descrittivi, cioè descrivono alcune caratteristiche della famiglia di origine legate a:

  • la provenienza (per esempio: Dal Colle, Monti, Piacentini, …);
  • il mestiere (per esempio: Fabbri, Cacciatori, Barbieri, …);
  • l’aspetto fisico (per esempio: Biondi, Gobbi, Bassi, Mancini, …);
  • il nome del capostipite (per esempio: Di Francesco, Di Matteo, …).

Certo, in Italia ci sono moltissimi omonimi, cioè persone che hanno lo stesso nome e cognome.

Qual è il nome (e cognome) più diffuso in Italia? Tutti lo sanno: Mario Rossi! In realtà, si tratta semplicemente di una credenza condivisa da tutti, tanto che negli esempi contenuti in discorsi o libri, il Signor Mario Rossi non manca mai!

Invece l’Istat, che è l’Istituto Nazionale di Statistica, rivela che dal 1999 al 2019 i nomi maschili più frequenti in Italia sono Francesco, Alessandro, Andrea*, Lorenzo e Matteo.

*Una curiosità: Andrea in italiano è un nome principalmente maschile, molto raramente è femminile!

Quelli femminili? Sono Giulia, Sofia, Martina, Sara e Chiara. Sì, come Chiara Ferragni, la famosa influencer nota ormai in tutto il mondo. Ma anche come Chiara Francini, una bravissima attrice e scrittrice contemporanea, o come Chiara Tagliaferri, che insieme a Michela Murgia realizza un podcast stupendo che si chiama Morgana. Se siete donne, dovete proprio ascoltarlo. E se siete uomini… pure!

Vocabolario (prima parte)

rappresentano = they are/they consist of

un retaggio = a legacy

l’eredità = an heritage

cosiddetto = so colled

a cui apparteniamo = appartenere a = to belong to

la nascita = the birth

l’antenato = the ancestor

un cecio = a chickpea

un ramo = a branch (fig.)

(veniva) ereditato = was inherited

i discendenti = descendants

attuali = current

il mestiere = il lavoro = the job

il capostipite = the forefather

omonimi = homonymous (of the same name)

una credenza = a belief

i discorsi = talk

Seconda parte: come funziona la discendenza in Italia?

Quando una coppia sposata ha un bambino (o una bambina), il nuovo nato prenderà il cognome del padre.

Cominciamo subito con un esempio. Il nostro caro amico Mario Rossi è sposato con Giulia Bianchi. I due hanno un figlio, che decidono di chiamare Lorenzo. Il bambino, quindi, avrà come nome Lorenzo e come cognome Rossi, che è quello del padre.

Attualmente il codice civile prevede che in caso di matrimonio, la moglie mantenga il proprio cognome di nascita. Ecco perché la moglie di Mario, cioè il signor Rossi, continua a chiamarsi Giulia Bianchi anche se è diventata la signora Rossi.

In realtà, esiste una legge che prevede che «la moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito». Tuttavia questa norma, pur essendo prevista dalla legge, spesso non viene applicata ai documenti di identità (carta d’identità, patente, passaporto), ma è sempre possibile chiederne l’applicazione su richiesta. In altre parole, Giulia Bianchi quando si sposa con Mario Rossi diventa la Signora Rossi, ma continua a firmare i documenti come Giulia Bianchi.

Ma torniamo al caso dei figli. Cosa succede nel caso in cui i genitori non siano sposati? Se i genitori non sono coniugati, bisogna capire quale dei due detiene l’autorità parentale. Se l’autorità parentale è congiunta, i genitori decidono quale cognome riceveranno i loro figli nel momento della nascita del primogenito.

Quindi, se Mario e Giulia non fossero sposati e avessero entrambi l’autorità parentale, potrebbero scegliere di chiamare il loro primo figlio Lorenzo Rossi oppure Lorenzo Bianchi.

Recentemente la Corte di Cassazione ha riconosciuto la possibilità di dare al figlio anche il cognome della madre in aggiunta a quello del padre. Questa possibilità esiste sia per coppie sposate, sia per coppie non sposate. Attenzione! Il cognome della madre verrà riportato dopo quello del padre e mai prima. Quindi, per capirci: Mario e Giulia potrebbero decidere di chiamare loro figlio Lorenzo Rossi Bianchi.

Questo non è molto complicato: non è necessario alcun documento per dimostrare tale accordo tra i genitori, basta una dichiarazione orale, cioè basta dirlo all’ufficio competente (in caso di coppia sposata, è sufficiente la dichiarazione verbale di un solo genitore).

E se, per motivi personali, il figlio rinnegasse il cognome del padre? Una direttiva della Comunità Europea prevede la possibilità di assegnare a un figlio il cognome della madre anziché quello del padre. La procedura burocratica è lunga: bisogna fare la richiesta del cambiamento con istanza al prefetto della provincia di residenza e spiegare le motivazioni. L’istanza, cioè questa richiesta ufficiale, può essere accolta o rifiutata.

Ma non solo! Attraverso la stessa procedura, si può anche scegliere un terzo cognome. Forse però a questo punto, c’è un po’ di confusione nella tua testa ed è meglio fermarci qua.

Penso che sarai d’accordo con me: noi ci auguriamo solo che Lorenzo sia un bambino felice, indipendentemente che di cognome faccia Rossi, Rossi Bianchi o Bianchi.

E tu? Come funziona la discendenza nel tuo Paese? E quali sono i nomi e i cognomi più frequenti? Se ti va, scrivi un commento oppure prenota una lezione di prova gratuita per raccontarlo a uno dei nostri insegnanti 🙂

Vocabolario (seconda parte)

Attualmente = Currently

il codice civile = l’insieme delle leggi civili italiane in vigore dal 1942 = the set of Italian civil laws in force since 1942

prevede = it provides for, it includes

aggiunge = it adds

pur essendo prevista = although foreseen

su richiesta = on demand, upon request

firmare = to sign

coniugati = sposati = married

detiene = hold, owns

l’autorità parentale = parental authority

congiunta = shared

il primogenito = the firstborn

la Corte di Cassazione = Nell’ordinamento giudiziario vigente nella Repubblica Italiana, è il giudice di legittimità di ultima istanza delle sentenze emesse dalla magistratura ordinaria = In the judicial system in force in the Italian Republic, it is the judge of legitimacy of last resort of the sentences issued by the ordinary judiciary

per capirci = to be clear

basta = it’s enough

(lo) ufficio competente = the relevant, competent office

rinnegasse (congiuntivo imperfetto) = would renege on

una direttiva = a directive

anziché = instead of

una istanza = a motion

il prefetto = è il rappresentante del governo territoriale di province e città metropolitane = is the representative of the territorial government of provinces and metropolitan cities

la provincia = l’Italia è divisa in regioni, che sono divise in province, che sono divise in comuni = Italy is divided into regions, which are divided into provinces, which are divided into municipalities

di cognome faccia” = “fare di congnome” è un’espressione usata per chiedere il cognome di una persona. Es. “Come fai di cognome” – “Di cognome faccio Bassi”

la discendenza = the seed, the offspring


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