Posted on Leave a comment

Parliamo di capelli? (Con una premessa doverosa)

LIsten to this podcast on Spotify and also on Spreaker, Google Podcasts, Apple Podcasts, Amazon Music, YouTube or SoundCloud (only old episodes)

Oggi comincio questa storia con una sorta di prefazione. Ho preso in prestito questa parola dal linguaggio editoriale, perché con testa e cuore sono piuttosto immersa nel corso di scrittura creativa che sto seguendo in questo periodo a Londra.

Ebbene, mi hanno talvolta criticata – non in questo corso, eh –  perché il mio podcast è troppo poco specifico a livello di argomenti. Mi hanno detto che non c’è un tema centrale, come tutti i podcast dovrebbero avere. Insomma, non è un podcast sulla storia d’Italia, non è un podcast su personaggi italiani famosi, non è un podcast solo sulla lingua italiana.

Ci ho pensato su, ho provato a capire cosa stessi sbagliando, ho provato a raddrizzare la rotta, giuro che mi sono sforzata molto. Alla fine, ho deciso che per adesso continuerò a fare di testa mia, e cioè continuerò a proporti episodi che sembrano piuttosto sconnessi tra loro.

In realtà, lo faccio consapevolmente perché penso che i vantaggi di questa modalità siano comunque superiori agli svantaggi. Italian Stories In Italian, infatti, vuole essere un podcast prima di tutto educativo. Si rivolge specialmente a chi sta imparando l’italiano e vuole conoscere l’Italia in modo più autentico, andando oltre i manuali di grammatica e oltre gli stereotipi.

Per questo motivo, l’approccio didattico a cui mi ispiro tanto nelle lezioni di italiano quanto nella realizzazione del podcast è quello comunicativo con metodo situazionale.

In poche parole, la lingua non viene mai presentata in modo asettico (pensiamo alle inutili liste di vocaboli da imparare a memoria), ma è sempre inserita in un contesto o situazione. 

Come nella vita reale, siamo portati a imparare nuovi vocaboli più o meno tecnici quando ci troviamo ad affrontare una certa situazione (es. La prima volta dal dentista, la prima volta che facciamo fare dei lavori per ristrutturare casa, la prima volta che proviamo a cucinare una torta, la prima volta che iscriviamo nostro figlio a scuola, la prima volta che iniziamo un lavoro presso un’azienda…).

Se poi queste situazioni avvengono in un contesto in cui si parla una lingua straniera, ad esempio perché ci trasferiamo all’estero, allora le sfide linguistiche sono ancora maggiori.

Quello che cerco di fare, per concludere, è offrirti ogni volta la possibilità di scoprire un aspetto diverso della cultura italiana, non solo quella più “alta” ma anche quella più “pop”. Mi piace alternare temi più seri ad argomenti più leggeri, mi piace parlare talvolta di luoghi e altre volte di persone, mi piacciono i confronti tra la mia vita all’estero e la vita in Italia.

Spero che in questo modo tu possa, senza rendertene conto, ampliare il tuo vocabolario italiano con parole e frasi che magari avresti faticato a incontrare in un corso (o un podcast o un blog) monotematico.


Vocabolario 1

raddrizzare la rotta = Correct the course

mi sono sforzata = I made an effort

fare di testa mia = To do as I pleased

i manuali = The manuals

l’approccio didattico = The teaching approach

asettico = Aseptic

ristrutturare casa = Renovate the house

iscriviamo = We register/enroll

l’estero = Abroad (A foreign country)


Ora possiamo parlare di capelli

Ora che ho messo le mani avanti, mi sento più tranquilla nell’introdurre il tema di questo episodio, e cioè i capelli.

L’idea mi è venuta dopo che sono stata dalla parrucchiera, qui a Londra. 

Andare a farsi tagliare i capelli in un Paese straniero è davvero un’esperienza, ma te ne rendi conto solo quando ci sei dentro. Per esempio, io non mi aspettavo di dover specificare ogni singolo servizio di cui avrei voluto usufruire. Quando vado a farmi tagliare i capelli in Italia, è ovvio che prima me li lavano e poi me li asciugano, per dire.

Invece a Londra mi sono ritrovata in strada, con uno scontrino in mano e i capelli completamente bagnati (non è vero, qui non ti fanno mai gli scontrini di carta ma ci siamo capiti). I capelli fradici ce li avevo davvero, però. Per fortuna pioveva. O forse dovrei dire “purtroppo”? È così che ho imparato a specificare, nel momento della prenotazione, che i capelli li voglio blow dry, cioè semplicemente asciugati col phon.

Phon, mettiamo un asterisco sulla parola “phon”. Questa mi ha tratta in inganno perché ero convinta che fosse una parola inglese, ma in verità in inglese questo oggetto corrisponde alla parola hair dryer. Ma ci torniamo più avanti.

Dicevo, c’è tutto un vocabolario da imparare legato alla specifica situazione del parrucchiere. Tanto per cominciare, in italiano ci sono diversi modi per chiamare quello che in inglese è un hairdresser e se hai fatto attenzione, avrai notato che ne ho già usati due: il parrucchiere o la parrucchiera. 

In italiano, in questo come in altri casi, usiamo il nome della persona per indicare il luogo:

“Vado dal parrucchiere” oppure “vado dalla parrucchiera”. È un po’ come dire “vado dal farmacista” o “vado dal panettiere” invece di dire “vado in farmacia” o “vado in panetteria”. Solo che in questo caso non esiste una parola che definisca il luogo in sé. Non esiste la peluqueria come in spagnolo, ecco.

Possiamo anche “andare dal barbiere” (“barbiera”, invece, non si dice). Tradizionalmente la parrucchiera era solo per le donne e il barbiere solo per gli uomini, ma oggi si trovano parrucchiere o barbieri “unisex”.

Nicolò Fabi, Capelli (1997)

Vocabolario 2

ho messo le mani avanti = I’ve covered my bases

te ne rendi conto = Are you aware of it?

me li asciugano = They dry them for me

uno scontrino = A receipt

fradici = Soaked, drenched


E poi ci sono le infinite richieste che si possono fare, diciamo più infinite per le donne o per chi porta i capelli lunghi. Tutti i tagli possibili e immaginabili, dal caschetto allo scalato, dal moicano al pixie, per essere un po’ più aggiornati con la moda.

Io personalmente ho sempre difficoltà a capire la differenza tra “taglio scalato” e “sfumato” o “sfoltito”. Penso che la scalatura sia di solito più netta, in inglese infatti si parla di layers, cioè di strati. Invece quando voglio farmi accorciare la frangia, ma non con un taglio netto, qui a Londra ho imparato che devo richiedere una choppy fringe. In Italia, di solito, finisco col mostrare al parrucchiere una foto del risultato che desidero ottenere.

Qualcun altro potrebbe voler cambiare colore di capelli. In questo caso si parlerebbe di “tinta”, anche se questa è una parola un po’ in disuso. Meglio dire “colore”, che fa parte del gergo usato dagli stessi professionisti. 

“Prepara il colore per la signora Maria”, potremmo sentir dire dal proprietario all’apprendista mentre siamo seduti in attesa del nostro turno, nonostante il rumore dei phon di sottofondo.

Ok ma cosa serve a te sapere che in gergo la tinta si chiama colore, quando appunto basterebbe avere pronta una foto sul tuo smartphone senza nemmeno usare le parole?

È vero, forse questo è un vocabolario poco rilevante, però qualcosa può tornarti utile, ad esempio in viaggio. Se infatti vuoi sembrare davvero italiano, allora richiedere un asciugacapelli alla reception dell’hotel in cui alloggi non ti aiuterà. Meglio optare per una frase del tipo: “Mi scusi, potrei avere un phon?”

Un’altra differenza sostanziale con l’inglese è che “capelli”, a differenza di hair, è una parola numerabile. Sì, noi i capelli li contiamo. Possiamo avere tra le mani un solo capello o avere tanti capelli in testa. Come vedi, c’è un passaggio da singolare a plurale.

Ci sono anche tante espressioni italiane che hanno come protagonisti i capelli – che sono sulla testa – e i peli – che sono sul resto del corpo e che in italiano sono quindi distinti dai capelli (in inglese, si parla semplicemente di hair).

“Torcere un capello” è una di queste. Significa non fare il minimo male: “finché sei sotto la mia protezione, nessuno oserà torcerti un capello”.

Oppure “per un pelo!”. Significa “c’è mancato poco!”, quasi. Per esempio: “Ho preso l’autobus per un pelo! Stavo per perderlo”.

“Ti hanno visto alzare la sottana
La sottana fino al pelo, che nero!” – Lucio Dalla (1977)

Vocabolario 3

la frangia = The fringe (as in a haircut)

in disuso = Out of use, obsolete

il gergo = The slang, the language used by a particular community or in a specific job community


I capelli sono più importanti di quanto pensiamo in certi ambiti. Pensiamo alla letteratura. I capelli, nei libri, diventano un intelligente stratagemma per descrivere, attraverso le caratteristiche estetiche di un personaggio, anche la sua personalità.

In “La casa degli spiriti” di Isabel Allende, il personaggio di Rosa è accomunato al personaggio di Alba da un tratto decisamente distintivo: avere i capelli verdi. Questa qualità a dir poco inusuale è un indizio per far capire al lettore che c’è qualcosa di inusuale anche nel modo di essere di quei personaggi. Probabilmente, come presto scoprirà il lettore, saranno due donne che vivranno o faranno qualcosa di speciale, di inaspettato.

E che dire del famoso personaggio di Pippi Calzelunghe inventato dalla scrittrice svedese Astrid Lindgren, che la descrive così:

I suoi capelli color carota erano stretti in due treccioline rigide che se ne stavano dritte in fuori, di qua e di là dalla testa.

Pippi Calzelunghe, Astrid Lindgren

Inutile ricordare che il colore rosso dei capelli della bambina e il loro aspetto ribelle non fa che enfatizzare la libertà e la sovversione delle regole incarnate dal personaggio.

Primo episodio della serie su Pippi Calzelunghe (1969)

Allo stesso modo, seppur con maggiore drammaticità, nel 1880 Giovanni Verga scrive un racconto verista, “Vita dei campi”, in cui descrive il protagonista proprio in funzione dei propri capelli:

Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo.

Vita dei Campi, Giovanni Verga

Infine, forse la regina italiana che fa dei propri capelli non solo un tratto descrittivo ma anche l’ultimo baluardo della propria volontà, è il personaggio della Monaca di Monza che incontra chi legge “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni.

Nel vestire stesso c’era qua e là qualcosa di studiato e di negletto, che annunziava una monaca singolare: la vita era attillata con una certa cura secolaresca, e dalla benda usciva su una tempia una ciocchettina di neri capelli; cosa che dimostrava o dimenticanza o disprezzo della regola che prescriveva di tenerli sempre corti, da quando erano stati tagliati, nella cerimonia solenne del vestimento.

I Promessi Sposi, Alessandro Manzoni

Vocabolario 4

gli ambiti = The fields, areas

uno stratagemma = A stratagem, scheme

a dir poco inusuale = To say the least, extremely unusual

un indizio = A clue

la sovversione = The subversion

verista = Realistic (“verista” is a n Italian literary movement)

l’ultimo baluardo = The last bastion (figurative), the last defense against a change or an attack

attillata = Tight-fitting

secolaresca = Secular, not religious

la benda = The bandage (of her nun’s veil)

una ciocchettina = A little lock of hair

il disprezzo della regola = The disregard for the rule


Oggi ho tenuto questo episodio un po’ più didattico del solito. Ho scelto consapevolmente di introdurre un vocabolario piuttosto specifico, attraverso l’uso di espressioni colloquiali. Fammi sapere se ti è piaciuto tramite email o commento sul blog. Mi fa sempre piacere conoscere la tua opinione.


Subscribe to the newsletter

Have you enjoyed this story?

You are welcome to leave a comment below and, if you feel like so, you can buy me a coffee as a donation for supporting my project. Thank you!

Would you like to try an online class?

You are welcome to try an online Italian lesson with one of our professional teachers. The trial lesson is cheap and, after the purchase, you can choose the time and date that fit your schedule.

Posted on Leave a comment

Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi

LIsten to this podcast on Spotify and also on Spreaker, Google Podcasts, Apple Podcasts, Amazon Music, YouTube or SoundCloud (only old episodes)

Si avvicina quel momento dell’anno che molti amano, perché rappresenta la rinascita, la speranza, la fine del grigio inverno. Sto parlando della primavera, una stagione che in Italia è caratterizzata da diverse festività e celebrazioni.

Quest’anno si comincia con la Pasqua, che cade il 31 marzo, seguita dal lunedì di Pasquetta e poi dal 25 aprile (la Festa della Liberazione) e dal 1 maggio (la Festa dei lavoratori). Se vuoi fare un ripasso di tutte le festività italiane che ricorrono durante l’anno, ti rimando all’episodio che avevo dedicato a riguardo. (Le festività in Italia)

La primavera è il periodo in cui famiglie e gruppi di amici decidono di fare viaggi più o meno lontani, o brevi gite fuori porta, per godere delle giornate tendenzialmente più soleggiate e più “lunghe”. Naturalmente, anche a Pasqua.

Addirittura, c’è un detto che racchiude questo concetto in una riga: “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”, che in pratica significa che il Natale lo si dovrebbe passare in famiglia (“i tuoi” sono i tuoi genitori o in generale i tuoi parenti) mentre per Pasqua tutto è concesso.


Vocabolario 1

a riguardo = about

le gite fuori porta = trips out of town

tendenzialmente = normally

più soleggiate = more sunny

un detto = a saying

racchiude = holds

in pratica = basically


Ma perché? Perché in Italia il Natale e la Pasqua sono due festività religiose che sembrano avere un diverso ordine di importanza?

Per rispondere, ti racconto di quello che diceva sempre il parroco della parrocchia che frequentavo da bambina e adolescente. Lui si arrabbiava moltissimo. Si arrabbiava specialmente con – parafraso le sue parole – le signore che si agghindano con trucco, parrucco e pelliccia per partecipare alla messa di mezzanotte del 24 dicembre, manco dovessero andare a teatro, e poi la notte di Pasqua scompaiono.

“Se dovete venire a messa solo per Natale, statevene a casa!” le ammoniva con veemenza durante la messa della domenica mattina, ma loro non potevano sentirlo perché – appunto – non erano presenti.

Io, sinceramente, non capivo tutto questo accanimento. Dopotutto, il Natale è per i cristiani il giorno in cui è nato Gesù Cristo, quindi l’origine di tutto, no?

Mmm… non esattamente.

Più tardi, quando i miei genitori mi fecero iscrivere all’Università Cattolica, dove era obbligatorio sostenere ogni anno un esame di teologia, lo capii meglio.

Con una luce negli occhi che raramente mi era capitato di vedere negli uomini di Chiesa, quei professori letteralmente straordinari ricordarono a me e a tutti i presenti che risorgere dalla morte con anima e corpo non è esattamente cosa da tutti come nascere.

E c’è di più. La Pasqua cristiana porta con sé la rivelazione che ha fatto sì che il Cristianesimo fosse professato nei secoli a seguire e cioè che Gesù non solo è “il figlio di Dio”, ma Dio stesso.

Padre, Figlio e Spirito Santo sono una tri-unità, cioè una trinità che ha “un’unica natura o essenza della divinità, la quale sussiste in tre persone divine”.

Tale trinità viene rivelata nel momento in cui si scopre che Gesù Cristo non è solo morto, ma risorto con anima e corpo. In altre parole, l’origine di tutto non è il Natale, ma è in realtà la Pasqua.


Vocabolario 2

il parroco della parrocchia = the vicar of the parish church

frequentavo = I used to attend

parafraso = I’m paraphrasing, I’m realaborating

si agghindano = they dress up

(il) trucco = the makeup

(il) parrucco = the hairstyle

(la) pelliccia = the mink fur coat

manco = not even (we can also say “nemmeno”)

le ammoniva = he warned them

(la) veemenza = vehemence (force, loudness)

accanimento = obstinacy

mi fecero iscrivere = oblied me to enroll

sostenere (un esame) = to take an exam

porta con sé = it carries

fosse professato = was professed / confessed

sussiste = exists

viene rivelata = is revealed

risorto = risen


Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Dal Vangelo di Giovanni

Vocabolario 3

il sepolcro = the grave

il discepolo = the pupil

l’hanno posto = they put him

si recarono = they went

giunse = he arrived

i teli = towels, sheets

il sudario = the shroud

il capo = the head

avvolto = wrapped

risorgere dai morti = rise from the dead


Michela Murgia, una delle persone – prima di essere scrittrice e attivista – che più hanno guidato il mio pensiero critico in questi ultimi anni, nel suo libro God save the queer racconta del momento in cui è stata folgorata da un dipinto che rappresenta proprio la trinità.

Si tratta della “Trinità” di Andrej Rublëv, dipinto con tempera su legno intorno al 1420 e oggi conservato nella Galleria Tret’jakov di Mosca.

Una interpretazione, tra tante, del dipinto della Trinità di Rublëv

Il dipinto per Murgia è sorprendente perché offre una rappresentazione fluida e inclusiva di un concetto complesso, solitamente banalizzato da un’iconografia semplicistica alla portata di tutti.

Di solito, infatti, la rappresentazione della trinità include sempre tre figure facilmente identificabili con il Padre (un anziano signore con la barba bianca), il Figlio (un giovane con i capelli lunghi, color dell’oro) e lo Spirito Santo (una luminosa colomba). Si tratta di una scelta iconografica che separa i tre elementi, invece di unirli.

La trinità di Rublëv, al contrario, evita simbologie spicce in favore di figure androgine nelle quali chiunque si può identificare, disposte a semicerchio attorno a un tavolo a cui lo stesso spettatore sembra essere invitato. Con questo dipinto Rublëv sembra dire che il messaggio è rivolto proprio a te che stai guardando e che non devi solo capire, ma puoi anche partecipare attraverso la fede.


Vocabolario 4

è stata folgorata = was electrocuted (figurative)

un dipinto = a painting

(la) tempera = gouache

(la) iconografia = iconography (the visual images and symbols)

alla portata di tutti = within everyone’s reach

spicce = offhand

androgine = androgynous

lo stesso spettatore = the spectator / viewer himself

la fede = the faith


Perché quindi, nonostante la Pasqua sia evidentemente una festività così importante per i credenti rispetto al Natale, gli italiani continuano imperterriti a festeggiare il Natale in famiglia e la Pasqua con chi e dove vogliono?

Non ho una risposta certa, ma posso fare delle ipotesi. Forse, perché la religione è per la maggior parte dei miei connazionali spesso più un aspetto culturale che personale. Forse perché i riti, che hanno una valenza fondamentale per ogni società, portano le persone a farsi sempre meno domande.

D’altronde, se non ci fossero i riti e le ricorrenze, non saremmo nemmeno qui a parlare degli eventi che vogliono ricordarci a distanza di secoli e a porci domande sul loro significato.


Vocabolario 5

imperterriti = undaunted

(i) connazionali = compatriot

i riti = rituals

D’altronde = On the other hand

le ricorrenze = anniversaries

Fonti:
Enciclopedia online di Treccani , Treccani.it, https://www.treccani.it/enciclopedia/trinita/
– Chiesa Cattolica Italiana, Messa del giorno, https://www.chiesacattolica.it/liturgia-del-giorno/domenica-di-pasqua-risurrezione-del-signore-alla-messa-del-giorno/


Subscribe to the newsletter

Have you enjoyed this story?

You are welcome to leave a comment below and, if you feel like so, you can buy me a coffee as a donation for supporting my project. Thank you!

Would you like to try an online class?

You are welcome to try an online Italian lesson with one of our professional teachers. The trial lesson is cheap and, after the purchase, you can choose the time and date that fit your schedule.

Posted on 1 Comment

Le canzoni dei cartoni

LIsten to this podcast on Spotify and also on Spreaker, Google Podcasts, Apple Podcasts, Amazon Music, YouTube or SoundCloud (only old episodes)

Se mi segui da un po’, sai che non vivo in Italia da due anni. Te lo ricordo senza paura di essere considerata meno italiana per questo, dal momento che ho trascorso trent’anni (cioè il 90% della mia vita) tra Piacenza, dove sono nata e vive la mia famiglia di origine, e Milano, dove ho studiato e lavorato.

Questo significa che conosco bene quell’abitudine molto italiana di parlare di un certo passato comune, quando ci si ritrova con gli amici e i colleghi attorno a un tavolo.

Se vivi in Italia e hai amici italiani, sai di cosa sto parlando e forse ti è capitato di sentire conversazioni simili a questa:

«Ma vi ricordate quando facevamo la coda in edicola dopo scuola per comprare le figurine?»
«Mia sorella si offriva sempre di fare la coda per me, così si comprava anche il Cioè* di nascosto da mamma e papà»
«E poi via di filata a casa, che iniziava Bim Bum Bam!»

«Do you remember when we used to queue up at the newsstand after school to buy the stickers?»
«My sister always offered to stand in line for me, so we could also buy Cioè magazine without mom and dad knowing.»
«And then straight home, with Bim Bum Bam starting!»

Ti ho fatto la traduzione in inglese, perché mi chiedo cosa possa capire di queste frasi in italiano una persona che non è cresciuta in Italia. Non perché le manchino la capacità di comprensione o il lessico, ma perché le mancano – inevitabilmente – certi riferimenti culturali.

Tali riferimenti culturali sono l’eredità di un mondo in cui le abitudini mediatiche dipendevano da un’offerta circoscritta. C’erano le riviste e i giornali cartacei, la radio e, soprattutto, la televisione.


Vocabolario 1

Dal momento che = Since / Given that

di origine = of origin (birth family)

quando ci si ritrova = when there’s a gathering

ti è capitato di = it occurred to you / it happened to you

l’eredità = the heritage

le abitudini mediatiche = media habits

circoscritta = limited

le riviste = magazines


La televisione ha forgiato lingua, costumi e gusti degli abitanti del Paese fino all’arrivo di internet, dei canali digitali e delle piattaforme di streaming. Tuttavia, come ti ho raccontato nell’episodio sul Festival di Sanremo, la televisione non ha ancora smesso di esercitare la sua influenza in Italia.

Certo, quando si vive in un ambiente internazionale, come una grande metropoli, le conversazioni prendono le distanze da vissuti particolari (in inglese diremmo backgrounds). Ma dal momento che l’Italia è composta principalmente da piccoli comuni e città di provincia, saper cogliere le sfumature diventa importante.

È con questa lunga premessa che oggi voglio provare a raccontarti una storia che, spero, ti permetterà di avvicinarti a un aspetto della cosiddetta “cultura pop”, la cultura popolare contemporanea e, auspicabilmente, a prendere parte a conversazioni da cui altrimenti rimarresti escluso o esclusa.

Questa storia parla di pre-adolescenza, televisione e persino del Giappone.


Vocabolario 2

Ha forgiato = Has shaped / Has molded

non ha ancora smesso di esercitare la sua influenza = Has not yet ceased to exert its influence

un ambiente internazionale = An international environment

i comuni = the municipalities

le città di provincia = provincial towns / provincial cities

saper cogliere = To be able to grasp / to catch

la premessa = the premise

auspicabilmente = hopefully

da cui altrimenti rimarresti escluso o esclusa = From which otherwise you would remain excluded


Il fenomeno dei cartoni animati giapponesi in Italia

Dal 1981 al 2002 la rete televisiva italiana Mediaset ha trasmesso il programma televisivo dedicato ai bambini chiamato “Bim Bum Bam”. Per ben ventun anni, nella fascia pomeridiana, i bambini e i pre-adolescenti di tutta Italia rimanevano incollati alla tv per l’imperdibile appuntamento con i loro cartoni animati preferiti, cioè quelli di cui tutti avrebbero parlato il giorno dopo a scuola.

Il palinsesto era pensato bene: “Bim Bum Bam” andava in onda al rientro da scuola quando, in coincidenza con la merenda, i genitori potevano contare su due ore “libere” per poter fare le loro faccende. (Ehm… Quello sarebbe stato anche il periodo dei compiti, ma su questo punto sorvolerei).

I contenuti di questo “programma contenitore” (“Bim Bum Bam”) erano per lo più cartoni animati, talvolta inframmezzati da brevi sketch da parte di conduttori televisivi che interagivano col pupazzo animato Uan, un simpatico cane rosa. Questi cartoni animati erano tutti di origine giapponese.

Estratto di Bim Bum Bam con Paolo Bonolis e Uan 1985 in cui si possono ascoltare diversi giochi di parola

Marco Pellitteri, esperto di diffusione dell’animazione giapponese in Italia e in Occidente, scrive in un articolo:

«L’Italia è il paese occidentale che vanta la maggior distribuzione di anime, cioè film e serie televisive d’animazione giapponesi. […] Un’ampia gamma di prodotti letterari e di intrattenimento giapponesi è divenuta il centro attorno al quale un numero sempre crescente di giovani fan si riunisce e si impegna in attività culturali di socializzazione fra pari.»


Vocabolario 3

ben = even

rimanevano incollati alla tv = they remained “glued” to the TV

l’imperdibile = unmissable

Il palinsesto = the tv programming

al rientro da scuola = upon returning from school

in coincidenza con la merenda = coinciding with snack time

le loro faccende = their chores

i compiti = the homework

sorvolerei = I would overlook / I would skip

per lo più cartoni animati = mostly cartoons

inframmezzati = interspersed

il pupazzo animato = the animated puppet

un’ampia gamma = a wide range

pari = peers


Ci sono due motivi che spiegano il successo dei cartoni animati giapponesi in Italia.

Il primo è economico.

Devi sapere che in Italia la televisione pubblica, cioè la RAI, ha dominato il panorama mediatico dalla prima trasmissione andata in onda nel 1954 fino al 1976, anno della liberalizzazione delle concessioni televisive che ha portato alla nascita delle televisioni commerciali. Si trattava di reti televisive locali private, alcune delle quali sono state acquistate dal gruppo Mediaset dell’imprenditore e politico Silvio Berlusconi.

In questo periodo, queste reti televisive, per riempire i loro palinsesti, cominciarono ad acquistare numerose serie vecchie e nuove dai principali network televisivi giapponesi, che proponevano prezzi molto competitivi poiché il valore dello yen era piuttosto basso.

Una precisazione su Mediaset. Inizialmente “Bim Bum Bam” era trasmesso sull’emittente televisiva Antenna Nord, che era una di queste reti private, poi acquisita dal gruppo Fininvest di Silvio Berlusconi, di cui Mediaset fa parte dal 1993.

Il secondo motivo del successo dei cartoni animati giapponesi in Italia è legato alla frequenza.

Se quelle stesse serie in Giappone venivano mandate in onda a cadenza settimanale, in Italia, invece, le puntate andarono in onda a ritmo per lo più quotidiano.

Scrive sempre Pellitteri:

«Nei canali italiani vi fu un sovraccarico di anime: nel periodo che stiamo prendendo in esame nella maggior parte delle televisioni private – nazionali e regionali – si arrivava fino a sei-otto ore di anime trasmessi al giorno: con un simile punto di partenza, il boom italiano non poteva che diventare una dominante per almeno vent’anni. Questo genere di programmazione contava sul fatto che se il piccolo telespettatore non fosse stato in grado di vedere la puntata in onda quel giorno specifico, non avrebbe potuto recuperarla, non essendo previste repliche. L’aspetto cruciale di questa strategia fu in pratica il “qui e ora” […]»

In altre parole, Pellitteri osserva che i bambini e i ragazzi cresciuti tra la metà degli anni Settanta e i primi anni Duemila, non avevano ancora sperimentato la flessibilità della tv in streaming e sapevano bene che, se volevano prendere parte alle conversazioni tra amici, non potevano perdersi l’appuntamento quotidiano con i cartoni animati del pomeriggio.

Sigla del cartone animato “È quasi magia Johnny” cantata da Cristina D’Avena
Sigla del cartone animato “Il mistero della pietra azzurra” cantata da Cristina D’Avena
Sigla del cartone animato “Kiss me Licia” cantata da Cristina D’Avena

È così che oggi quei cartoni animati sono diventati una delle colonne portanti della cultura pop italiana contemporanea, anche e soprattutto grazie alle sigle (la sigla è la canzone introduttiva e conclusiva di ogni episodio) imparate a memoria in un tempo in cui la tv in diretta non permetteva l’opzione “salta intro” di Netflix.

Le canzoni dei cartoni animati giapponesi sono così diventate un marchio di appartenenza di generazioni che negli anni hanno riempito compilation di CD da ascoltare in vacanza con gli amici e successivamente playlist di Spotify da ballare alle feste. Con che cosa? Con le sigle dei cartoni cantati da Cristina D’Avena.


Vocabolario 4

i motivi = the reasons

il panorama mediatico = the media landscape

la liberalizzazione delle concessioni televisive = the liberalization of television concessions

limprenditore = the entrepreneur

riempire = to fill

a cadenza settimanale = at intervals /weekly

un sovraccarico = an overload

non fosse in grado di = was not able to

non avrebbe potuto recuperarla = would not have been able to recover it

le colonne portanti = the main pillars / the mainstays

salta intro = skip intro

un marchio = a brand


Cristina D’Avena inizia la sua carriera di cantante giovanissima, ma davvero giovanissima. Aveva infatti tre anni quando si è esibita davanti al pubblico televisivo della gara canora per bambini chiamata “Zecchino d’Oro” con la canzone “Il valzer del moscerino”, che ancora oggi tutti gli italiani hanno cantato ai loro bambini almeno una volta nella vita.

Ma è con le sigle dei cartoni animati che Cristina d’Avena diventa famosa, rimanendo per anni la regina italiana della musica per bambini, per poi essere affiancata dalla voce maschile di Giorgio Vanni, che comunque non le toglierà il trono.

Negli anni Ottanta, Cristina d’Avena inizia la lunga collaborazione con Mediaset, lavorando anche come attrice. Infatti, il successo dell’anime giapponese “Kiss Me Licia” (titolo originale “Ai shite Naito”, letteralmente “Amami cavaliere”) porta alla realizzazione di una serie televisiva in cui la stessa Cristina interpreta la protagonista. D’Avena lavora anche come conduttrice televisiva e radiofonica e inizia a esibirsi dal vivo, cantando le famose sigle dei cartoni giapponesi davanti a pubblici appassionati.

Nella sua lunga carriera, Cristina d’Avena ha pubblicato 313 album, tra sigle dei cartoni, canzoni scritte da lei e cover. Nel 2017 e 2018 ha inciso due dischi in collaborazione con i più famosi cantanti italiani del momento, che cantano insieme a lei le più famose sigle dei cartoni animati giapponesi. Oggi partecipa a programmi televisivi e continua a organizzare concerti in giro per l’Italia, in occasione di eventi culturali e feste aziendali.

Nel frattempo, il fenomeno degli anime giapponesi in Italia, non si esaurisce nella nostalgia delle sigle dei cartoni animati degli anni Ottanta e Novanta. Oggi trova un nuovo pubblico di giovani che, con modalità diverse rispetto al passato, fruisce di nuovi contenuti.

Queste serie animate giapponesi, a differenza del passato, sono libere dalle scelte di palinsesto delle reti televisive e libere dai numerosi adattamenti e dalle tante censure che hanno subito a causa del gusto e dei “valori” del tempo. Questi prodotti culturali giapponesi, fruibili sulle piattaforme in streaming più note come Netflix e su quelle più settoriali come Crunchyroll, rispondono ai gusti di un pubblico sempre più esigente, che oggi conosce bene la cultura giapponese e le sue sfaccettature, e che oggi sa che la ricchezza artistico-valoriale degli anime non può più essere relegata al contenitore dei cartoni animati per bambini.


Vocabolario 5

per poi essere affiancata da = to then be accompanied by

non le toglierà il trono = will not remove her from the throne

interpreta = plays the role of

la conduttrice = the host / the presenter

dal vivo = live

i pubblici appassionati = the passionate audiences / the devoted fans

due dischi = two albums

non si esaurisce nella nostalgia = does not end in nostalgia

gli adattamenti = the adaptations

le censure = the censorship

hanno subito = have undergone / have suffered

fruibili = accessible / available

esigente = demanding / rigorous

sfaccettature = facets / aspects

essere relegata = to be relegated

Approfondimenti:

Р*Cio̩: https://www.ilpost.it/2024/02/07/cioe-un-vecchio-giornale-per-giovanissime/
– **Zecchino d’Oro: https://zecchinodoro.org/chi-siamo/origine-del-nome/

– Lorenza Negri, I 30 cartoni animati giapponesi che hanno segnato gli anni ’80, Wired.it, 18 aprile 2022, https://www.wired.it/gallery/cartoni-animati-giappones-anni-80-foto/

Fonti:
– Nicola Baroni, Circuiti di mille valvole | Gli italiani hanno guardato molti più cartoni giapponesi dei loro coetanei europei, Linkiesta.it, 29 maggio 2020, https://www.linkiesta.it/2020/05/cartoni-animati-giapponesi-vedere/
– Marco Pellitteri, Il boom degli anime in Italia 1978-1984: l’eccezionale successo dell’animazione giapponese, Animata | Rete di divulgazione e ricerca sul cinema d’animazione dell’Università degli Studi di Padova, 31 maggio 2025, https://animata.beniculturali.unipd.it/wp-content/uploads/2015/09/Cabiria-179-Pellitteri.pdf
– Carlo Adriani, Le 50 peggiori censure degli anime in Italia, Wired.it, 9 aprile 2018, https://www.wired.it/play/televisione/2018/04/09/censure-anime-italia/


Subscribe to the newsletter

Have you enjoyed this story?

You are welcome to leave a comment below and, if you feel like so, you can buy me a coffee as a donation for supporting my project. Thank you!

Would you like to try an online class?

You are welcome to try an online Italian lesson with one of our professional teachers. The trial lesson is cheap and, after the purchase, you can choose the time and date that fit your schedule.

Posted on Leave a comment

Intelligenza Artificiale: perché ci interessa

Also listen to this podcast on Spreaker, Google Podcasts, Apple Podcasts, Amazon Music, YouTube or SoundCloud (only old episodes)

Esattamente un anno fa, noi insegnanti di OnlineItalianClasses.com lanciavamo il primo contest di scrittura online promosso dalla nostra scuola. Il contest si rivolgeva ai nostri studenti, ma coinvolgeva anche tutti quelli che ci seguono, a cui abbiamo chiesto di votare la loro storia preferita. E così è stato!

Ciascuno studente (ovviamente solo chi ha deciso di partecipare) ha scritto una storia a partire da un incipit comune. Ne sono risultate nove storie diverse, bellissime nella loro originalità.

Ricordo che la parte più difficile per noi insegnanti è stata l’ideazione dell’incipit. Volevamo trovare un inizio che fosse allo stesso tempo accattivante e non troppo dettagliato per lasciare la libertà di esprimersi.

Alla fine, avevamo optato per questa scelta:

L. e L. non si conoscevano finché, in una notte di metà settembre, si ritrovarono l’uno nella vita dell’altro.


Vocabolario 1

si rivolgeva = it was addressed to

Ne sono risultate = (nine different stories) were the result

accattivante = captivating, engaging


Ora che lo analizzo meglio, questo incipit aveva un difetto linguistico non banale: l’uso del maschile a discapito del femminile o di una formula più inclusiva. (“uno” e “altro” invece di “una” e “altra” oppure di “un” e “altr” o di “unə” e “altrə”). Su questo tema vorrei tornare in un altro episodio, per ora soffermiamoci sul contest.

I partecipanti del contest hanno lavorato con la loro insegnante e personalizzato il testo a loro piacimento. C’è chi ha dato vita a un personaggio femminile e a uno maschile, chi ha scelto due protagonisti animali, chi ha evitato di nominare i protagonisti perché non era importante ai fini della propria storia. Le storie sono state ambientate in diversi luoghi, addirittura su mezzi pubblici o in luoghi pubblici. Insomma è stato un successo.

A distanza di un anno, molte cose sono cambiate. Il contest di scrittura per me è stato l’ultimo lavoro di cui mi sono occupata prima di entrare in maternità. Nei mesi successivi mi sono dedicata al mio bambino e non ho avuto modo di aggiornarmi su quello che stava succedendo nel mondo del lavoro, in particolare nel mio settore lavorativo. Ora che sono tornata, mi sono improvvisamente ritrovata immersa in discussioni per me totalmente nuove.

Tra queste, c’è quella sull’Intelligenza Artificiale, in particolare nell’ambito dell’insegnamento dell’italiano a stranieri. Ho scoperto che gli insegnanti di italiano sono molto preoccupati, perché la competizione sul mercato si è fatta più spietata. I.A. è un’insegnante (o un insegnante?) instancabile, sempre disponibile, con una pronuncia perfetta e un’efficienza ineguagliabile. Esatto, sto parlando dell’Intelligenza Artificiale usata per imparare l’italiano.

Si può chattare in italiano con ChatGPT, per esempio. E su YouTube spopolano video che mostrano come sia possibile anche avere una conversazione in italiano con l’Intelligenza Artificiale.


Vocabolario 2

a discapito (di) = to the detriment of

a loro piacimento = as they wished

ai fini (di) = for the purpuse of

sono state ambientate (in) = took place in

addirittura = even

di cui mi sono occupata = I was in charged of

non ho avuto modo di = I didn’t have the chance to

aggiornarmi = keep myself up to date

nell’ambito = in the field of

spietata = cruel, unscrupulous, ruthless

spopolano = are very popular


Mi chiedo se devo preoccuparmi. Il mio lavoro da insegnante è giunto al tramonto?

Per fortuna, penso, ho sempre il piano B: posso tornare a fare la copywriter.

Per rassicurarmi, provo a chiedere a ChatGPT di scrivere un testo. Scelgo proprio l’incipit di cui ti parlavo prima, quello per il contest di scrittura.

E così chiedo a ChatGPT:

Per un contest di scrittura rivolto a un gruppo di studenti di italiano per stranieri scrivi l’incipit di una storia che i partecipanti devono proseguire a loro piacimento

Ecco cosa mi risponde:

Certamente, ecco l’incipit per il tuo contest di scrittura:

“Nella tranquilla città di Firenze, tra le ombre allungate dalle antiche mura di pietra e i profumi avvolgenti dei gelati artigianali, un gruppo eterogeneo di stranieri si riunì sotto il caldo sole toscano. La scuola di italiano per stranieri, situata in un pittoresco edificio affacciato su Piazza della Signoria, aveva programmato una lezione speciale quel pomeriggio. I volti curiosi e le voci animate provenivano da ogni angolo del mondo, ciascuno portando con sé una storia unica e il desiderio di imparare la lingua del Bel Paese. Era l’inizio di un’avventura che li avrebbe condotti in luoghi inimmaginabili, e tutto cominciò con un’inattesa sorpresa.”

Ok. Sono fregata. E lo pensi anche tu, vero?

L’Intelligenza Artificiale ha generato in una manciata di secondi un incipit che io e le insegnanti abbiamo deciso dopo almeno due settimane di riflessioni. E pare pure più bello del nostro!

Sì, però, a dire il vero, c’è qualcosa che non mi convince. ChatGPT menziona una lezione speciale nel pomeriggio, quindi immette questo primo elemento di sorpresa. Ma poi ne aggiunge un altro, perché sottolinea che ogni partecipante porta con sé una storia unica. E poi chiude con una frase che è carica di aspettative: un’avventura, luoghi inimmaginabili, un’inattesa sorpresa. Ok, mi sembra un po’ troppo.

Forse è colpa mia, non sono stata chiara nella consegna. Riproviamo.

Ok, ma potresti generalizzare di più? Senza riferimenti a luoghi specifici, per esempio. Potresti anche abbreviare il testo e lasciare più libertà creativa?

Certamente, ecco un incipit più breve e aperto:

“In una città sconosciuta, un gruppo di stranieri si ritrovò in un luogo inaspettato. La scuola di italiano aveva organizzato un incontro speciale quel pomeriggio. Ognuno portava con sé una storia unica, e tutto cominciò con una sorpresa inaspettata.”

Lo trovo ancora un po’ ridondante , digito.

E lei (o lui) risponde: Capisco, cerchiamo di semplificarlo ulteriormente:

“In una città sconosciuta, un gruppo di stranieri si ritrovò in un luogo inaspettato. Ognuno con una storia unica, tutto iniziò con una sorpresa.”


Vocabolario 3

è giunto al tramonto = has come to an end?

Sono fregata = I am swindled

in una manciata di secondi =

immette = inserts, inputs

sottolinea = underline

la consegna = the instructions

abbreviare = shorten


Ok. Ci siamo. Linguisticamente funziona, non pensi? Sì, funziona, a parte il fatto che… Non ha senso.

Non ha senso questa versione, ma nemmeno le precedenti, se devo dire la verità. Suona bene, certo. Ma logicamente non ha nè capo nè coda. La semplificazione è avvenuta nella sintassi, ma non a livello concettuale. Quella ridondanza che ostacola la mente invece di liberarla è rimasta. Città sconosciuta, stranieri, luogo inaspettato, storia unica e sorpresa. Tutti questi elementi misteriosi sono concentrati in due righe.

Ora, io non ce l’ho con ChatGPT o con l’Intelligenza Artificiale…. Anzi!

Quando sento che gli studenti stanno utilizzando tutti gli strumenti a loro disposizione per imparare o praticare l’italiano (quindi non solo ChatGPT o simili, ma anche Duolingo, per dire) sono contenta. Perché mettersi contro il cambiamento, quando può tornare utile a tutti? Viviamo in un mondo che evolve e non possiamo evitarlo. Però possiamo cavalcare l’onda.


Vocabolario 4

funziona = it works

Non ha senso = it doesn’t make sense

Suona bene = it sounds good

Non ha né capo né coda = have no beginning or end, be all over the place

la sintassi = the syntax (sentence structure, word order)

concentrati = condensed

io non ce l’ho con (avercela con ) = have it in for

mettersi contro = be against

può tornare utile = come in handy, turn out to be useful, prove to be useful

cavalcare l’onda = to ride


Cose che l’Intelligenza Artificiale può aiutare gli insegnanti a fare:

  • Creare giochi educativi per l’apprendimento linguistico
  • Creare immagini a scopo didattico per stimolare la conversazione (ad esempio con Midjourney Bot)
  • Imbastire un esercizio di comprensione linguistica
  • Tradurre un messaggio o convertire la propria voce in diverse lingue per raggiungere più studenti (ad esempio con Rask.ai)

L’Intelligenza Artificiale è molto brava (bravo? brav*?) a imitare e inventare. Perché quello che inventa dipende da quello che ha imparato masticando e digerendo i Big Data.

L’Intelligenza Artificiale sarà quindi bravissima ad aiutarci nel nostro lavoro, qualunque esso sia. È un supporto, un modo per risparmiare tempo, per toglierci un po’ di fatica. Ma non potrà mai essere originale, autentica e reale. Noi dovremo sempre verificare che quello che ha generato abbia senso. E non è un difetto, è una sua caratteristica strutturale.

Così come l’Intelligenza Artificiale non potrà mai creare una relazione umana tra studente e insegnante. Non potrà mai creare percorsi di apprendimento personalizzati come ogni giorno le nostre insegnanti si impegnano a fare con i loro studenti. Non potrà capire al volo, tramite empatia, quando la persona che ha di fronte è stanca, arrabbiata, delusa o annoiata. E non potrà mai offrirti socialità e sostituirsi a uno dei partecipanti di un corso di gruppo online. Infine, non potrà raccontarti com’è andata la sua giornata in Italia, perché in Italia non ci ha mai davvero vissuto.

Voglio lasciarti con un ultimo esempio, una dimostrazione video di un “role play” che simula la situazione di ordinare un caffè in una caffetteria.

Il risultato è sorprendente ma… ti svelo un segreto. Nel menù di un bar italiano (così chiamiamo una caffetteria) non troverai mai “latte” o “mocha” e raramente troverai “americano” o“espresso”…. Semplicemente, “caffè”.


Vocabolario 5

a scopo didattico = with an educational goal

Imbastire = the real meaning is ‘to tack’ but in this context it is figurative and it means ‘to sketch out’

Tradurre = to translate

masticando e digerendo = chewing and digesting

capire al volo = to understand quickly

annoiata = bored


Italian Conversation Sessions

Se vuoi provare l’esperienza di parlare in italiano con persone reali ma senza spostarti da casa tua, perché non partecipi a una delle sessioni di conversazione online in italiano su un tema che ti interessa?

Conoscerai così una delle nostre insegnanti e potresti anche fare nuove amicizie con persone provenienti da tutto il mondo. Vai su OnlineItalianClasses.com e seleziona “Italian Conversation Sessions” nel menù.

Ehm… Ho chiesto a ChatGPT di tradurre questo per me. Dimmi cosa ne pensi:

If you want to experience speaking Italian with real people without leaving your home, why not participate in one of the online Italian conversation sessions on a topic that interests you? This way, you’ll get to know one of our teachers and might even make new friends with people from all over the world. Go to OnlineItalianClasses.com and select “Italian Conversation Sessions” from the menu.


Subscribe to the newsletter

Have you enjoyed this story?

You are welcome to leave a comment below and, if you feel like so, you can buy me a coffee as a donation for supporting my project. Thank you!

Would you like to try an online class?

You are welcome to try an online Italian lesson with one of our professional teachers. The trial lesson is cheap and, after the purchase, you can choose the time and date that fit your schedule.

Posted on Leave a comment

15 agosto: Un Ferragosto Italiano

Ferragosto è la giornata che rappresenta il culmine dell’estate italiana. Una festa pagana di origine romana, che è poi stata adottata e modificata dalla tradizione cristiana. Ti racconto qui come si festeggia oggi il 15 agosto in Italia e perché è importante che tu lo sappia…

Also listen to this podcast on Spreaker, Google Podcasts, Apple Podcasts, Amazon Music, YouTube or SoundCloud (only old episodes)

Domenica sono uscita con un’amica italiana che vive a Londra come me. Chiacchieravamo di questa estate molto inglese, fresca e piovosa come ci si aspetterebbe qui (e, che – tra parentesi – inizia a piacermi assai, dopo aver passato due mesi nella torrida Italia. Ma se iniziamo a parlare di cambiamenti climatici, dovremmo aprire un capitolo a parte quindi ritorniamo sui binari).

La mia amica non ne può più. “Questa non è estate!” mi ha detto, sconsolata. “Ho voglia di mare, di sole, di caldo…insomma, ho voglia della classica estate italiana”.

Ma che cosa si intende esattamente per questa tanto idealizzata estate italiana?

Devi sapere che le vacanze estive, quelle in cui la scuola è chiusa per intenderci, in Italia durano quasi tre mesi. Sì, sono lunghissime rispetto a quello che succede negli altri Paesi europei, ad eccezione solo di Lettonia e Lituania (persino in Spagna, che agli occhi degli italiani è il Paese dove è estate tutto l’anno, durano una settimana di meno). Per esempio, quelle attualmente in corso in Italia sono cominciate tra la prima e la seconda settimana di giugno (a seconda della regione) e termineranno tra la seconda e la terza settimana di settembre.

Vocabolario 1

Chiacchieravamo = we chatted
assai = a lot
torrida = baking hot

a parte = one more, another
non ne può più = she can’t stand it anymore
sconsolata = sorrowful

insomma = therefore
persino = even
a seconda = according to


Il motivo è principalmente climatico: con il caldo che avanza e la mancanza di aria condizionata nelle scuole – la maggior parte delle quali hanno sede in edifici che risalgono all’epoca del fascismo – diventerebbe impossibile svolgere le lezioni in condizioni di sicurezza.

Questo comporta che l’intera società si sia adattata a concentrare le ferie (in gergo, si tratta dei giorni in cui i lavoratori si prendono una pausa dal lavoro) in questo lungo lasso di tempo.

Giugno e settembre sono tendenzialmente considerati “bassa stagione”, cioè quando l’affluenza di turisti non è così alta e quindi i prezzi delle strutture di ricezione turistica sono più bassi. Il picco, cioè quella che è considerata “alta stagione”, si ha in agosto e in particolare nella “settimana di ferragosto”, che è quella che include la giornata di ferragosto, che cade sempre il 15 agosto.

Vocabolario 2

hanno sede = take place
risalgono = belong
svolgere = carry out

le ferie = holidays, days off
in gergo = in the slang

(il) lasso = laps
l’affluenza = the flow (of tourists)


La settimana di ferragosto sono in realtà le settimane di ferragosto, cioè le due settimane più vicine a tale data. Per intenderci, quest’anno ferragosto cade di martedì e quindi il periodo probabilmente più gettonato dagli italiani che andranno in vacanza va dal venerdì 11 fino alla domenica 20 agosto.

Se ti trovassi in Italia in questi giorni e ti capitasse di accendere la radio o la televisione, è altamente probabile che tu ti possa imbattere nell’espressione “bollino rosso”. Si tratta di un’indicazione del livello del traffico sulle autostrade italiane, frequentatissime dai numerosi vacanzieri che – per spostarsi da una zona all’altra d’Italia – scelgono di viaggiare in automobile. Normalmente, i flussi di automobilisti con il bagagliaio pieno e l’aria condizionata “a balla” si spostano in massa dalle città alle località balneari oppure alla montagna. Tendenzialmente questi flussi vanno quindi da nord a sud e viceversa. Raramente gli italiani attraversano l’Italia in orizzontale, anche se l’entroterra italiano sarebbe tanto sorprendente quanto è snobbato (come ha fatto notare la scrittrice e regista Alice Rohrwacher in un’intervista che ho ascoltato di recente).

Vocabolario 3

gettonato = popular
(il) bollino = the mark
il bagagliaio = the trunk

“a balla” = at a high power
in massa = all together at the same time

le località balneari = seaside resort
di recente = recently


Che cosa si intende per Ferragosto?

Si tratta di una festa pagana di origine romana, che è poi stata adottata e modificata dalla tradizione cristiana, come spesso accade (e lo sanno bene gli studenti di Laura che hanno seguito il suo corso di gruppo Italian Folklore!).

Il nome ferragosto deriva dal latino feriae Augusti, che significa “riposo di Augusto”. Augusto è stato il primo imperatore romano, Ottaviano Augusto, che ha dato il nome anche al mese di agosto. Siamo nel 18 a.C. e Augusto istituì un periodo di riposo e di festeggiamenti per celebrare la fine dei lavori agricoli che durava, in realtà, tutto il mese di agosto.

La giornata del 15 agosto fu stabilita dalla Chiesa, assimilando tali festeggiamenti romani alla celebrazione dell’assunzione della Vergine Maria. Il dogma dell’Assunzione stabilisce che Maria, nel momento della sua morte, sia stata assunta (cioè accolta) in cielo sia con l’anima sia con il corpo. Per questo motivo molti italiani si riferiscono alla festa di ferragosto anche con l’espressione “la Madonna d’agosto”.

Come si festeggia oggi il Ferragosto in Italia?

Come detto, molti italiani scelgono di passare le vacanze di ferragosto al mare o in montagna, anche se consapevoli che andranno incontro a grandi code ovunque: per trovare un tavolo in un ristorante, per prendere un gelato in gelateria, per entrare in una discoteca, per prenotare un campo da beach volley, per trovare un posto a sedere e assistere a un evento all’aperto e così via. Ci sono quelli che proprio non possono fare altrimenti, perché l’azienda in cui lavorano chiude per una o due settimane e sono quindi costretti a fare queste “ferie forzate” proprio nel periodo di ferragosto.

Con un contratto a tempo pieno di 40 ore, ogni mese un lavoratore italiano dipendente matura 2.33 giorni di ferie, che sono circa 28 giorni all’anno, quindi circa quattro settimane. E durante l’anno ci sono poche altre occasioni per andare in vacanza (mettiamo il caso che due settimane “vanno via” in agosto, una per Natale e magari qualche altro giorno per Pasqua) e in quest’occasione molti si rassegnano a viaggiare, anche se è alta stagione.

Vocabolario 4

pagana = pagan, not christian
istituì (passato remoto)= established
Il dogma = dogma, gospel

stabilisce = establishes
(le) code = the queues
e così via = and so on

a tempo pieno = full time
dipendente = employee


E poi ci sono quelli che restano. Restano nelle città svuotate, nelle campagne ripopolate ma sempre meno affollate delle località di mare e di montagna.

E cosa fanno? Organizzano pranzi per mangiare insieme, che domande!

In particolare, la grigliata di ferragosto è imprescindibile, un vero “must”.

Normalmente ci si ritrova con la famiglia o con gli amici, ognuno porta qualcosa da accompagnare alla carne (torte salate, torte dolci, vino e birra fresca) e… si griglia! Il dress code della giornata è solitamente maglietta e pantaloncini con sotto, pronto da sfoggiare, il costume da bagno. E i più fortunati possono effettivamente trovare un po’ di refrigerio nella piscina di un amico o in uno dei tanti fiumi e laghi lungo i quali le grigliate all’aperto sono permesse (spesso infatti c’è il divieto, per via del rischio di incendi).

Il più sfortunato? Il grigliatore, che tendenzialmente è il padrone di casa e che si ritrova a passare tutto il giorno a preparare salamelle e hamburger per gli amici, avvolto in una nuvola di fumo e sotto il sole cocente. Però poi i complimenti per la buona riuscita della giornata (in cui, come sai, la qualità del cibo per gli italiani ha un peso notevole) cancella in un attimo tutta la fatica… immagino.

Lo so, forse non ti aspettavi questo racconto della famosa “estate italiana”. Forse ti immaginavi un po’ meno afa, un po’ meno confusione. Una spiaggia tutta per tè o quasi, un aperitivo al tramonto, un giro in bicicletta (quella col cestino, mentre tu indossi un abito a fiori e un cappello di paglia). Ok, ok forse sto esagerando con gli stereotipi. Però non esagero col dirti che andare in Italia a ferragosto può essere un delirio. Sono però anche convinta che a molta gente piaccia la confusione. Trovarsi lì, esattamente lì dove sono tutti, fa sentire al centro di dove “le cose succedono”, dando l’idea che anche quest’anno quella famosa estate italiana si sia svolta nel modo giusto, così come dev’essere. Perché alla fine, ci innamoriamo delle idee così come ci innamoriamo delle persone. Con la differenza che le idee… possiamo comprarle 😉

Vocabolario 5

imprescindibile = essential
(le) torte salate = quiches
sfoggiare = show off
il costume da bagno = swim suit

il divieto = the ban
il più sfortunato = the unluckiest
cocente = burning
notevole = remarkable

immagino = I guess
l’afa = the heat
(il) cestino = the basket
un delirio = a mess
si sia svolta (congiuntivo) = happened


New Referral Program: Parla di noi e ti regaliamo una lezione di italiano!

Photo by Ben White on Unsplash

Siamo molto orgogliosi dei nostri studenti. Vengono da ogni parte del mondo e arricchiscono la nostra scuola con le loro storie di vita così diverse, così interessanti. Alcuni hanno coinvolto amici e familiari, che ora sono diventati studenti della nostra scuola. E così la nostra “famiglia internazionale” si allaga 🙂

Per ringraziarli, abbiamo deciso di regalare loro una lezione di 30 minuti, in aggiunta a quelle già acquistate.

Se sei uno studente di OnlineItalianClasses.com puoi partecipare al nostro Referral Program: parla di noi ad amici e parenti e ti regaleremo una lezione per ogni persona che diventerà nostro studente.

Come? Parlane con la tua insegnante o scrivimi una email con il nome della persona che vorrebbe provare una lezione di italiano!

Inoltre, ti ricordo che stiamo per lanciare una nuova serie di incontri di conversazione in piccoli gruppi rivolti a studenti di livello pre-intermedio e intermedio, da A2 a B2. Se vuoi sapere quando comincerà, non dimenticarti di iscriverti alla newsletter!


Subscribe to the newsletter

Have you enjoyed this story?

You are welcome to leave a comment below and, if you feel like so, you can buy me a coffee as a donation for supporting my project. Thank you!

Would you like to try an online class?

You are welcome to try an online Italian lesson with one of our professional teachers. The trial lesson is cheap and, after the purchase, you can choose the time and date that fit your schedule.

Posted on 2 Comments

2 giugno: La festa della Repubblica Italiana

La festa della Repubblica è una delle ricorrenze italiane più importanti e una delle mie feste preferite. Forse perché è una giornata super partes, in cui la politica si fa da parte (o almeno dovrebbe), per ricordare le basi su cui la nostra società si fonda e cioè la democrazia.

Also listen to this podcast on Spreaker, Google Podcasts, Apple Podcasts, Amazon Music, YouTube or SoundCloud (only old episodes)

Sabato 6 maggio 2023 mi trovavo in un pub di Londra insieme a una coppia di amici – una ragazza francese e un ragazzo tedesco – per un evento eccezionale: assistere alla cerimonia d’incoronazione di Re Carlo III d’Inghilterra. Tra una pinta di birra (per noi mamme, un succo di frutta) e un piatto di patatine fritte, abbiamo girato un simpatico video in cui facevamo giocare i nostri bimbi con le bandierine della Union Jack e li facevamo ballare sulle ginocchia sulle note dell’inno nazionale “God save… the King!”. Sembravamo molto patriottici, ma la verità è che ci stavamo solo divertendo. Abbiamo pensato che fosse bello celebrare in compagnia un evento storico così rilevante… Insomma, non capita tutti i giorni – specialmente al giorno d’oggi – di assistere all’incoronazione di un re!

Tutt’attorno a noi, altri avventori seguivano le scene dagli schermi installati nel pub, seduti ai tavoli. L’atmosfera era goliardica. Un po’ come quando ci si ritrova a vedere una partita di calcio o di rugby, con la differenza che in questo caso non c’era una squadra da tifare. Non mi sembrava, infatti, di percepire un qualche spirito monarchico e ho avuto l’impressione che gli altri clienti fossero tutti stranieri come noi. Il quartiere dove viviamo, infatti, è piuttosto internazionale e probabilmente gli inglesi più “royalist” sono rimasti a casa o si sono recati nelle zone di Londra più centrali.

Quando poi ho chiesto agli amici inglesi se avessero assistito alla cerimonia e ho raccontato loro della nostra mattinata al pub, la risposta comune è stata per lo più: “che cosa anacronistica!”. Il commento non era riferito a noi, ma all’evento in sé. Tutto quello sfarzo e quella solennità provocava in loro un certo imbarazzo.

Per noi che vediamo la cosa “da fuori”, invece, è tutto piuttosto affascinante. Addirittura abbiamo dovuto acquistare un giornale cartaceo e altri souvenir da portare in Italia come ricordo dell’evento, su richiesta di due diverse persone (italiane).

Vocabolario 1

girato = past participle for “girare”. We say “girare un video” for “shooting a video”

bimbi = colloquial form for “bambini”

bandierine = little flags

rilevante = relevant, important

assistere = two meanings: to take care of/to attend (in this context, the last one).

avventori = patrons

goliardica = lighthearted

calcio = soccer

squadra = team

tifare = support, cheer

in sé = itself

sfarzo = pomp

imbarazzo = embarassement

Addirittura = even


Anche l’Italia era una monarchia

Su 195 Paesi del mondo, sono rimaste attualmente solo 29 monarchie. L’Italia, come sai, non fa parte di queste e forse è proprio per questo motivo che l’incoronazione di un nuovo re nel 2023 ha attirato la nostra attenzione, così come tutto quello che è diverso da ciò a cui siamo abituati.

Infatti, nè io, nè i miei genitori eravamo nati quando l’ultimo Re d’Italia Umberto II era in carica. Tuttavia, non si tratta di un tempo così remoto come si possa pensare. La mia nonna, per esempio, aveva 20 anni quando – il 2 giugno del 1946 – in Italia si è votato il referendum* per decidere se mantenere la monarchia o diventare una repubblica. Ora che ci penso, mia nonna non aveva potuto votare, perché non aveva ancora compiuto i 21 anni (li avrebbe fatti a settembre dello stesso anno). Oggi gli italiani possono votare a partire dai 18 anni, ma a quel tempo no e per un soffio mia nonna non ha potuto prendere parte al primo voto a suffragio universale d’Italia!

Ti ricordi cosa significa questa parola: “suffragio universale”? Significa che il diritto di voto è esteso a tutti, non solo agli uomini, ma anche alle donne! Sì, in Italia questo è successo piuttosto tardi (in Inghilterra, per esempio, il movimento delle “suffragette” è nato alla fine del 1800 e le prime donne hanno potuto votare – pur con delle limitazioni – già nel 1918).

Fatto sta che, il 2 giugno 1946, appena dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, gli italiani decisero che l’epoca della monarchia era giunta al tramonto, per far sorgere quella della repubblica. Sicuramente, la caduta del nazi-fascismo, sconfitto grazie ai movimenti di resistenza dei partigiani e alla controffensiva delle forze alleate, ha influito fortemente su questa decisione, anche se lo spoglio del risultato mostrò chiaramente che l’Italia era divisa in due metà. Nel nord Italia la repubblica vinse in quasi tutti i centri urbani principali, mentre al sud il voto fu quasi ovunque prevalente per la monarchia. La differenza dei voti fu comunque consistente – circa 2 milioni – a favore della repubblica, nonostante il mancato voto di molte persone: i sopravvissuti all’internamento in Germania, che ancora si trovavano lì, gli abitanti delle città di Pola, Fiume e Zara (che dopo la guerra erano passate alla Jugoslavia – e oggi sono parte della Croazia), gli abitanti di Trieste, città al tempo contesa che tornò italiana solo successivamente. Ma non votarono nemmeno i militari prigionieri di guerra da parte degli alleati e gli abitanti di Bolzano, che dopo la creazione della Repubblica di Salò* era stata annessa alla Germania.

*La Repubblica di Salò è stata un breve regime (dal settembre 1943 all’aprile 1945) con a capo Mussolini in collaborazione con Hitler, che aveva sede sul Lago di Garda, nato in seguito alla firma dell’Armistizio – cioè della resa dell’Italia agli alleati.

Vocabolario 2

ciò = what

era in carica = was in charge

remoto = remote, far in time

a partire da = from

per un soffio = by a whisker, by a thread

prendere parte a = take part in

è esteso a = is widespread

pur (seppure) = although, though, even though, even if

Fatto sta che = point is, fact is

era giunta a = came to

sconfitto = defeated

lo spoglio = tally the votes (in Italian we use a noun)

consistente = false friend! It doesn’t mean “consistent”, but “considerable, substantial, significant, sizeable”

mancato = missing

annessa = annexed, conjunct, combined, joined together

la firma = another false friend. It’s not a firm, it’s a signature.


Come è fatta la Repubblica Italiana?

In latino res publica significa “cosa pubblica” cioè di tutti, infatti le decisioni si prendono in forma di democrazia. L’Italia è un esempio di repubblica parlamentare. Le funzioni fondamentali sono distribuite tra cinque organi costituzionali: parlamento, presidente della repubblica, governo, magistratura, corte costituzionale.

Il parlamento esercita la funzione legislativa (approva le leggi) e di controllo sul governo. I membri del parlamento italiano sono 606 e si tratta di rappresentanti delle scelte del popolo. Il parlamento italiano è composto da due camere: la Camera dei deputati (400 membri) e il Senato (200 membri + 6 senatori a vita).

Il governo esercita la funzione esecutiva (mettere in pratica le leggi) e coincide con il consiglio dei ministri a cui fa capo il presidente del consiglio. Nel momento in cui scrivo la presidente del consiglio dei ministri è Giorgia Meloni, la prima presidente donna della storia d’Italia.

La magistratura esercita la funzione giurisdizionale, ovvero applicare e far rispettare le leggi. Sono magistrati sia i giudici, sia i pubblici ministeri (Pm). I giudici decidono sulle controversie, i Pm dirigono le indagini.

La corte costituzionale è composta da 15 giudici che controllano la costituzionalità delle leggi e le annullano se sono incostituzionali. La costituzione è la legge fondamentale dello Stato, che indica i principi fondamentali che tutte le altre leggi devono rispettare e inoltre definisce i valori su cui lo Stato si fonda e stabilisce la sua organizzazione.

La costituzione italiana fu firmata dopo la Seconda Guerra Mondiale da Enrico De Nicola come primo presidente della repubblica italiana. Quello attuale, invece, è il dodicesimo, Sergio Mattarella. Normalmente il presidente della repubblica rimane in carica 7 anni, ma eccezionalmente Sergio Mattarella si trova già al suo secondo mandato consecutivo, a causa della situazione di crisi politica e sanitaria in cui l’Italia si è ritrovata nel 2022. Il presidente della repubblica ha un potere «neutro», cioè al di fuori della tripartizione dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario). Svolge una funzione di sorveglianza e coordinamento, secondo le norme stabilite dalla costituzione italiana, di cui è garante.

Vocabolario 3

esercita = carries out, performs

la funzione = the function

ovvero = formally means “or”, but in the spoken language it means “that is”

far rispettare = make sbd respect

le controversie = controversy, dispute, disagreement

le indagini = investigations, inquiries

incostituzionali = unconstitutional

il mandato = the mandate

consecutivo = in a row

al di fuori = outside, beyond

Svolge = conducts, carries out

garante = guarantor, warrantor


Come si festeggia la Festa della Repubblica in Italia?

Innanzi tutto, si è sempre festeggiata da quel 2 giugno 1946, con poche eccezioni. Per alcuni anni fu resa una “festa mobile”, cioè non c’era una data fissa in cui celebrarla, lo si faceva la prima domenica di giugno. Inoltre, nel 1976 fu annullata a causa dell’oggi famoso terremoto nella regione dell’Italia settentrionale (del nord Italia) chiamata Friuli Venezia Giulia, nel 1977 fu annullata per non perdere un giorno di lavoro a causa della crisi economica. Nel 2000 fu ristabilita la data del 2 giugno, che rimane ancora oggi ed è particolarmente amata da chi vuole approfittarne per fare una gita fuori porta primaverile.

Come puoi immaginare, la capitale d’Italia Roma è al centro dell’attenzione per il cerimoniale ufficiale della Festa della Repubblica. Tutto il resto d’Italia – ovvero quelli che non hanno deciso di viaggiare – assiste all’evento attraverso la diretta televisiva. Oltre alla parata militare lungo i Fori Imperiali, il gesto più importante della giornata lo compie il presidente della repubblica, che depone una corona d’alloro sulla tomba del Milite Ignoto. Il Milite Ignoto (o Soldato Ignoto) è un militare italiano caduto al fronte durante la Prima Guerra Mondiale e sepolto a Roma sotto la statua della dea Roma all’Altare della Patria al Vittoriano. Ignoto significa “sconosciuto”, cioè non si conosce la sua identità. Il valore di questo monumento è simbolico e la sua storia è affascinante. Ti invito a guardare il video qui sotto per scoprirla:

Il Milite Ignoto – Francesco Oggiano

Ps. La tomba del Milite Ignoto è omaggiata in diverse occasioni, oltre che ogni 2 giugno e ogni 4 novembre, data della sepoltura (4 novembre 1921).

La Resta della Repubblica è una delle ricorrenze italiane più importanti e una delle mie feste preferite. Forse perché è una giornata super partes, in cui la politica si fa da parte (o almeno dovrebbe), per ricordare le basi su cui la nostra società si fonda e cioè la democrazia. Tuttavia, non posso fare a meno di osservare gli strati di storia che continuano a convivere nelle città italiane, anno dopo anno. Prima fra tutte Roma, che è tempestata di monumenti che raccontano la sua antica identità imperialistica, ma – a dire il vero – in qualsiasi città italiana a un certo punto ti potresti ritrovare a passeggiare per un certo “Corso Vittorio Emanuele” o una certa strada – senz’altro centrale – dedicata a un membro della dinastia dei Savoia, che ha regnato sull’Italia dall’anno dell’unificazione – il 1861 – fino al 2 giugno 1946.

Vocabolario 4

approfittarne = take advantage of

una gita fuori porta = outing, day trip, excursion

ovvero = formally means “or”, but in the spoken language it means “that is”

la diretta televisiva = tv live recording, tv live coverage

depone = puts down

la corona d’alloro = laurel wreath

la tomba = the grave

caduto = literally “fallen”, here means “dead”

al fronte = on the field (during a war)

sepolto = buried

è omaggiata = is honoured

non posso fare a meno di = I can’t help

gli strati = the layers

convivere = coexist


Il corso “Italian Folklore” – Second Term

Il primo modulo (first term) del corso online “Italian Folklore” sta andando molto bene. Le due partecipanti sono attente, curiose e si sforzano di parlare italiano tra di loro e con l’insegnante…. Bravissime! L’insegnante Laura – che è antropologa sociale – ogni volta racconta loro intriganti storie che parlano di come alcune tradizioni italiane si mescolino tra sacro e profano. Il secondo modulo (second term) del corso prosegue. L’inizio è previsto per martedì 6 giugno, con due incontri settimanali, il martedì e il giovedì. Perché non ti unisci al gruppo anche tu? Non preoccuparti, puoi iscriverti liberamente, non è necessario aver frequentato il primo modulo. Trovi tutte le informazioni qua sotto:

Inoltre, ti ricordo che stiamo per lanciare una nuova serie di incontri di conversazione in piccoli gruppi rivolti a studenti di livello pre-intermedio e intermedio, da A2 a B2. Se vuoi sapere quando comincerà, non dimenticarti di iscriverti alla newsletter!


Subscribe to the newsletter

Have you enjoyed this story?

You are welcome to leave a comment below and, if you feel like so, you can buy me a coffee as a donation for supporting my project. Thank you!

Would you like to try an online class?

You are welcome to try an online Italian lesson with one of our professional teachers. The trial lesson is cheap and, after the purchase, you can choose the time and date that fit your schedule.

Posted on Leave a comment

Storie di caffè

Noi italiani abbiamo tanti pregi. Sappiamo essere molto affettuosi, sappiamo (tendenzialmente – me esclusa) cucinare bene e produrre ingredienti di qualità, che siamo felici di diffondere con orgoglio oltre i confini nazionali. Tra gli innumerevoli nostri difetti, proprio l’orgoglio è quello che più ci rappresenta… specialmente quando si parla di cibo e dintorni.

Also listen to this podcast on Spreaker, Google Podcasts, Apple Podcasts, Amazon Music, YouTube or SoundCloud (only old episodes)

(Per esempio), non c’è assolutamente nessuno al mondo che sappia fare il caffè meglio di noi. Questo è quello che pensiamo, noi italiani, con davvero poche eccezioni. Infatti, quando si tratta di cibo e bevande (vino o caffè, appunto), diventiamo tutti conservatori. Nella fattispecie il caffè ci rende addirittura un po’ più immuni al campanilismo che di solito ci caratterizza… E allora possiamo anche concedere ai napoletani il primato del caffè più buono d’Italia.

Sono stata a Napoli tre volte nella mia vita e devo dire che lì il caffè è davvero un’istituzione. E non è necessario recarsi all’elegantissimo (e altrettanto famoso) Caffè Gambrinus, al lato di Piazza del Plebiscito, per assaporarne la fragranza. Ricordo ancora, sulla strada verso il Vomero, il sapore intenso di quella tazzina di caffè preparata in un piccolo baretto sconosciuto e costatomi solo 80 centesimi di Euro.

Napoli è la città dove il caffè “pure in carcere lo sanno fare”, per citare De André. E infatti ho scelto proprio Napoli per acquistare la tradizionale caffettiera napoletana (appunto) chiamata anche “cuccuma” o “cuccumella”. A differenza della moka, non fa uso della pressione generata dal vapore per spingere l’acqua attraverso il caffè, bensì esclusivamente della forza di gravità. Insomma, per far scendere il caffè bisogna girarla sottosopra e attendere qualche minuto. Questo dà tempo per stupire gli ospiti e intrattenerli con la storia per cui il caffè in questo modo è più buono perché non brucia. E il messaggio sottinteso, naturalmente è: Io sì che so fare un buon caffè, il migliore!

Don Raffaè, Fabrizio De André

Saper fare un buon caffè è, di fatto, una competenza sociale molto importante per gli italiani. Una buona tazza di caffè può creare un ambiente rilassato, far iniziare conversazioni interessanti e – soprattutto – mettere al riparo dai giudizi.

E così puoi garantirti complimenti come: “Questo sì che è un buon caffè, mica come quello che ho bevuto in…. Spagna, Germania, Inghilterra”…Scegli tu un qualsiasi luogo che non sia Italia!

Ecco, questa è una frase molto comune tra noi italiani. E tutti hanno una storia legata al caffè da raccontare in occasioni sociali, facci caso.

Vocabolario 1

appunto = indeed, as I said

Nella fattispecie = In the present case

campanilismo = localism, the tendency to consider everything related to your home town/region better than the rest.

concedere = to grant

il primato = the primacy

davvero = really

recarsi = to go (like ‘andare’ but more elegant)

per assaporarne la fragranza = to savor the scent

sconosciuto = unpopular

la moka = traditional Italian coffee machine

scendere = to go down

sottosopra = upside down

non brucia = doesn’t burn

sottinteso = implied

mica = not translatable in English. It’s a reinforcement.

legata al = connected to, related to


Ma perché noi italiani pensiamo che il caffè faccia così (ehm…) schifo all’estero? Dopo oltre un anno a Londra, ci ho ragionato su e ho elaborato una teoria.

Penso – e correggimi se sbaglio – che il punto sia che quando viaggiamo, cerchiamo troppo spesso di ritrovare altrove quello a cui siamo abituati. E quindi, arrivato il momento del caffè, pretendiamo di ritrovare lo stesso espresso di sempre per poi renderci conto con grande stupore che… non è uguale al nostro.

Quello che dimentichiamo di fare è – nella maggior parte dei casi – guardarci intorno per almeno sforzarci di capire… Cosa si beve di tradizionale in questo cultura? Forse non il caffè espresso a cui siamo abituati? Se si parte da questo presupposto, l’esperienza migliora notevolmente. E allora anche il caffè turco con il fondo nella tazzina (quel “residuo” che fa inorridire gli italiani) o il caffè americano (quello che gli italiani considerano “brodaglia”) potranno sorprenderci positivamente.

E, badate bene, non dico che questo atteggiamento sia una prerogativa italiana. Chiunque di noi è portato a confrontare una nuova esperienza con quelle passate, specialmente se si tratta di abitudini.

Ricordo che durante una lezione di italiano una mia studentessa mi disse che il caffè italiano è orribile. “Ha un gusto così forte e finisce subito!” era il suo punto, abituata a portare con sé il suo bicchierone di caffè americano da cui attingere per l’intera mattina.

Noi italiani siamo però forse i più bravi a ragionare per stereotipi, come quello – e qui devo chiedere scusa a tutte le persone tedesche in ascolto – secondo il quale i tedeschi amano tanto bere il cappuccino dopo cena. Ecco, devi sapere che in Italia il cappuccino è ammissibile solo per colazione, mai mai mai dopo i pasti.

Ma la sai un’altra cosa? Da quando vivo a Londra, mi sono ritrovata anch’io a bere un cappuccino dopo pranzo, diverse volte a dire il vero…E incredibilmente sono ancora viva.

Ok, non era proprio un cappuccino, ma un cosiddetto “flat white”, che di fatto è un cappuccino senza schiuma, anche se in certi posti lo preparano con la schiuma e quindi in pratica è un cappuccino. Il motivo per cui mi sono messa a bere il flat white dopo pranzo al posto dell’espresso è perché a Londra non mi piace molto come viene fatto l’espresso, però mi piace il flat white. In alcuni posti, ho scoperto di adorare anche il caffè americano, che non avrei mai pensato potesse piacermi. Insomma, mi sono adattata. Farei la stessa cosa in Italia? Mai. Non ordinerei mai un cappuccino dopo pranzo in Italia. Perché? Semplice, perché il caffè – alla fine – è una bevanda sociale e, in quanto tale, segue le regole implicite del luogo in cui la si consuma.

Vocabolario 2

(fare) schifo = to suck

quello a cui siamo abituati = what we are used to

pretendiamo = we claim, we demand

stupore = the wonder

sforzarci di capire = to strive for understanding

presupposto = assumption

il fondo = in this context (speaking of coffee) it means residue

il residuo = residue

la brodaglia = the slop

badate bene = listen to me carefully

una prerogativa = prerogative

un gusto = a taste

da cui attingere = to drawn from

secondo il quale = according to which

è ammissibile = admissible, allowed

mi sono ritrovata = I ended up with

la schiuma = the foam

in pratica = basically

in quanto tale = as such


Il ruolo sociale del caffè

La storia viene in nostro aiuto per capire il significato sociale del caffè in Italia e nel mondo.

Prima di tutto, dobbiamo ricordarci che il caffè non è nato in Europa, ma la pianta di caffè è originaria dell’Etiopia. La verità è che sono state scoperte diverse piante di caffè, piante che oggi sono coltivate quasi esclusivamente in Sud America, Africa e Asia, nonostante il caffè si venda e consumi soprattutto nei Paesi occidentali.

Secondo Wikipedia, furono i Turchi dell’Impero Ottomano a portare il caffè come bevanda in Europa, in particolare fu introdotto attraverso la schiavitù: gli schiavi musulmani turchi, che erano stati imprigionati dai Cavalieri di San Giovanni nel 1565 durante il Grande Assedio di Malta, lo usavano per preparare la loro bevanda tradizionale.

Si diffuse poi ai Balcani e al resto del continente grazie allo scambio mercantile. Fu così che arrivò nella città di Venezia, allora uno dei principali porti europei, diventando la bevanda dell’aristocrazia.

L’Italia, con la sua identità così sfaccettata, ha tante storie di caffè da raccontare.

Cominciamo con Trieste, forse la città italiana con l’identità più cosmopolita, il cui porto e ferrovia in connessione con Vienna hanno contribuito a farne, a partire dall’Ottocento, un luogo di consumo di caffè per gruppi sociali diversissimi tra loro. Le caffetterie erano davvero per tutti, infatti cambiavano spesso clientela dal giorno alla notte: di giorno rappresentavano il ritrovo di mercanti e commercianti, ma anche attori, cantanti ed esponenti della scena letteraria dell’epoca; la notte diventavano la casa di loschi personaggi, gli stessi dipinti da Saba nella sua poesia “Caffè Tergeste”.

Caffè Tergeste, ai tuoi tavoli bianchi,

ripete l’ubbriaco il suo delirio,

ed io ci scrivo i miei più allegri canti!

Caffè di ladri, di baldracche covo,

io soffersi ai tuoi tavoli il martirio;

lo soffersi a formarmi un cuore nuovo.

Pensavo: – Quando infine avrò goduto

la morte, il nulla che in lei mi predico,

che mi compenserà d’esser vissuto?

Di pensarmi magnanimo non oso,

ma – se il nascere è un fallo – io al mio nemico.

sarei, per maggior colpa, più pietoso!

Caffè di plebe, dove un dì celavo

la mia faccia, con gioia in te m’attardo;

e tu concili l’italo e lo slavo,

ad alta notte, lungo il tuo bigliardo.

Umberto Saba, Caffè Tergeste

Vocabolario 3

la schiavitù = slavery

bevanda = drink

il porto = the harbour

la ferrovia = the railway

esponenti della scena letteraria dell’epoca = members of the literary scene of that time


A proposito di giorno e notte… Tu lo sai che cos’è il bar? Questa parola potrebbe confondere gli studenti anglofoni, per cui “bar” evoca il bancone sul quale vengono spillate birre e preparati cocktails. Il bar, in Italia, è invece sia un luogo dove fare colazione con caffè o cappuccino e cornetto, sia un luogo dove mangiare un panino per pranzo, sia il luogo dove fare un aperitivo o bere un drink con gli amici dopo cena. Alcuni bar fanno tutto questo, altri aprono solo di giorno o solo di sera, ma la parola è la stessa.

Tornando alle città italiane, ce n’è un’altra il cui porto ha permesso la rapida diffusione del caffè nei bar e nelle case. Questa è Napoli, che riesce a cancellare tutte le sue contraddizioni e disuguaglianze sociali con una semplice tazzina di caffè. È infatti originaria di Napoli la tradizione del cosiddetto “caffè sospeso” che consiste nel pagare al barista un caffè in più, oltre a quello consumato, per chi non può permetterselo ma vorrebbe comunque concedersi questo piccolo piacere. Il caffè “sospeso” è quindi una donazione che si fa verso uno sconosciuto.

Di solito, il caffè “sospeso” è quello più bevuto nei bar italiani e cioè l’espresso (o il macchiato, perché l’aggiunta di latte in Italia non ha alcun sovrapprezzo). Ma tu lo sai da dove ha origine la parola espresso? Per rispondere, dobbiamo spostarci di nuovo nel nord Italia, prima a Torino e poi a Milano.

Siamo alla fine del 1800, i bar sono pieni di avventori e i baristi faticano a star dietro alla richiesta di tanti caffè da dietro il bancone del bar. Sulla scia della Seconda Rivoluzione Industriale, un ingegnere torinese chiamato Angelo Moriondo progetta uno strumento capace di erogare velocemente il caffè, in modo “espresso”, per l’appunto. Nel Novecento il brevetto di Moriondo viene acquistato prima dal tecnico milanese Luigi Bezzera, che ne migliora il funzionamento, poi dall’imprenditore milanese Desiderio Pavoni, che produrrà le prime macchine in serie per il caffè espresso, la cui estetica verrà migliorata da Pier Teresio Arduino. Siamo vicini alla rivoluzionaria macchina a pistoni che spingono l’acqua ad alta temperatura nella polvere di caffè e che ha reso il nome di (Giovanni Achille) Gaggia uno dei marchi più famosi del settore. Ma questa è un’altra storia…

Insomma, il caffè in Italia può presentarsi con alcune varianti ma la caratteristica che non manca mai in nessuna tazzina è la socialità. Il caffè italiano non è una bevanda da degustare, ma una scusa per fare una pausa con i colleghi di lavoro o per fare due chiacchiere col barista che chiamiamo per nome. Ed è forse per questo che la famosa catena americana Starbucks ha trovato e continua a trovare ostilità nel Bel Paese (è riuscita a penetrare il mercato italiano solo nel 2018 – a Milano – e nel momento in cui scrivo è presente, solamente e con pochi negozi, anche a Firenze e Torino e si appresta a instaurarsi a Bologna, con le dovute precauzioni dell’amministrazione comunale.). Perché per noi italiani il caffè è un’altra cosa. È una bevanda economica che è solitamente soddisfacente (rispetto al gusto degli italiani), anche nel più angusto baretto di periferia. Per questo la gente si aspetta che rimanga economica e anche l’aumento di qualche centesimo la fa allarmare. Perché il caffè è ed è sempre stata quella cosa che, anche solo per il tempo che basta a sorseggiarlo, accomuna uomini e donne, malavitosi e intellettuali. Siamo tutti uguali di fronte a una tazzina di caffè.

Vocabolario 4

A proposito = About, speaking of…

vengono spillate = (‘vengono’ is like ‘sono’) have been tapped

la rapida diffusione = rapid spread

non può permetterselo = can’t afford it

concedersi = treat oneself with

gli avventori = patrons

erogare = to dispense, to provide, to deliver

una tazzina = a small cup

degustare = to taste

amministrazione comunale = local council administration

sorseggiarlo = to sip


Il corso “Italian Folklore”

Maggio è alle porte e con lui l’ultimo corso primaverile di Online Italian Classes. Se vuoi partecipare, l’insegnante Laura – che è antropologa sociale – ti aspetta con intriganti storie che raccontano come alcune tradizioni italiane si mescolino tra sacro e profano. Il corso si chiama Italian Folklore e dura due settimane per un totale di quattro incontri, ciascuno dei quali costa solo 15 sterline. Trovi tutti i dettagli e il link per iscriverti qui sotto:

Inoltre, stiamo per lanciare una nuova serie di incontri di conversazione in piccoli gruppi rivolti a studenti di livello pre-intermedio e intermedio, da A2 a B2. Se vuoi sapere quando comincerà, non dimenticarti di iscriverti alla newsletter!


Subscribe to the newsletter

Have you enjoyed this story?

You are welcome to leave a comment below and, if you feel like so, you can buy me a coffee as a donation for supporting my project. Thank you!

Would you like to try an online class?

You are welcome to try an online Italian lesson with one of our professional teachers. The trial lesson is cheap and, after the purchase, you can choose the time and date that fit your schedule.

Posted on Leave a comment

In Via dei Matti numero 0

Ciao, sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e oggi voglio parlarti di salute mentale in Italia attraverso una famosa canzone italiana. Alla fine dell’episodio, condivido con te una lista di “cattive abitudini di pensiero”… Ti riconosci in qualcuna di queste?

Also listen to this podcast on Spreaker, Google Podcasts, Apple Podcasts, Amazon Music, YouTube or SoundCloud (only old episodes)

Ultimamente ho dovuto rispolverare nella memoria alcune canzoni dell’infanzia che credevo di aver dimenticato.

Una di queste è di un cantante che è stato protagonista della scena musicale italiana negli anni 60-70 (tra l’altro, ha vinto il Festival di Sanremo nel 1968 e gli anni successivi è arrivato secondo e terzo in classifica).

Lui si chiamava Sergio Endrigo ed era più propriamente un cantautore, cioè talvolta scriveva i testi delle sue canzoni di suo pugno o ne arrangiava la musica.

Quella che forse è la canzone più famosa di Sergio Endrigo è “Io che amo solo te”, una poesia dolcissima che parla di un amore fedele, unico e indissolubile.

Io che amo solo te, Sergio Endrigo

Ad ogni modo, oggi non voglio parlarti di questa canzone “per adulti” ma di un’altra canzone di Sergio Endrigo “per bambini”. La canzone si chiama “La casa” e, oltre a fornire un ampio vocabolario tematico appunto sulla casa, tratta, in modo molto originale, l’argomento di cui vorrei parlarti oggi: la pazzia.

Quando me la cantavano i miei genitori, trovavo questa canzone geniale e allo stesso tempo un po’ angosciante. Senti che cosa dice:

Era una casa molto carina

Senza soffitto, senza cucina

Non si poteva entrarci dentro

Perché non c’era il pavimento

Non si poteva andare a letto

In quella casa non c’era il tetto

Non si poteva fare pipì

Perché non c’era il vasino lì

Ma era bella, bella davvero

In via dei matti numero zero*

La casa, Sergio Endrigo

Vocabolario 1

rispolverare = recall (literally ‘dusting’)

l(a)’infanzia = childhood

la scena = the scene

successivi (plurale) = following

in classifica = in the chart

di suo pugno = in his own hand

arrangiava = he arranged (for music)

fedele = faithful, loyal

indissolubile = lasting, permanent

Ad ogni modo = Anyway

appunto = indeed

tratta = is about

la pazzia = insanity

il vasino = the small toilet used for training kids to use the bathroom

In via… * = In Italy addresses are written using the following order: first the street (‘via’) or piazza etc, second the name of the street, then the number (called ‘numero civico’)


Ma tu lo sai cosa vuol dire “matto”?

Secondo il vocabolario Treccani “matto” è un aggettivo che definisce una persona che non possiede l’uso della ragione, cioè un pazzo.

La cosa che probabilmente da bambina non mi quadrava è che questa parola fosse in questa canzone considerata diversamente dal solito. Era in qualche modo normalizzata. Come se fosse normale una casa senza soffitto, senza cucina, in via dei matti numero zero.

Le altre volte in cui l’avevo sentita, la parola “matto” aveva sempre avuto un’accezione negativa.

Per esempio in italiano esiste un proverbio che dice “Chi è al coperto quando piove, è ben matto se si muove” come a indicare che non è accettabile fare qualcosa che nessuno fa e farsi guidare da motivazioni passionali invece che razionali (cioè uscire sotto la pioggia per piacere).

Nella mia città si usa dire una frase dialettale che ho sentito un milione di volte: “Ma rob da matt!” cioè “robe (cose) da matti!”.

Anche questa frase, la si dice di fronte a comportamenti ritenuti strani, non comuni, come per esempio stare svegli di notte e dormire di giorno, oppure… Mettere l’ananas sulla pizza!

Vocabolario 2

non mi quadrava = It didn’t sound right to me

una accezione = meaning, sense

l(a)’ananas = pineapple


Nel tempo in cui sono cresciuta e il mio panorama musicale si è ampliato, ho scoperto che la pazzia è spesso trattata nelle canzoni. Pensiamo a “Shine on your crazy diamond” dei Pink Floyd, il brano dedicato a Syd Barrett, che aveva lasciato il gruppo a causa della sua condizione mentale. Oppure pensiamo al testo di “The Fool on the Hill” dei Beatles, che racconta la storia di un uomo emarginato dalla gente perché ritenuto folle, ma che alla fine “never listens to them, he knows that they’re the fools”.

In Italia, tra i maggiori interpreti musicali della pazzia ci sono sicuramente Fabrizio De André con i suoi personaggi ai bordi della società (basta ascoltare il meraviglioso testo della canzone “Un matto” per farsi un’idea di ciò che intendo dire) e, più recentemente, i MÃ¥neskin che hanno fieramente urlato in tutto il mondo “sono fuori di testa ma diverso da loro!”.

Un matto, Fabrizio De André
ZITTI E BUONI, MÃ¥neskin
Jenny è pazza, Vasco Rossi

Un’altra famosa canzone italiana che parla di pazzia e nello specifico di depressione è “Jenny è pazza” di Vasco Rossi, ma lascio parlare il bravissimo giornalista Francesco Oggiano a riguardo:

Vocabolario 3

si è ampliato = increased, expanded

è trattata = it is the object of (songs)

il brano = the lyrics

ritenuto = regarded as


In Italia la salute mentale sta diventando di interesse pubblico solo ultimamente e siamo ancora lontani dall’immaginare, come succede per esempio a Londra, cartelli in metropolitana che invitano a ricordare che non tutte le disabilità sono visibili agli occhi.

Be considerate to others – Foto scattata da me nella metropolitana di Londra, marzo 2023

L’ultimo rapporto sulla salute mentale prodotto dal SISM (Sistema Informativo per la Salute Mentale) promosso dal Ministero della Salute italiano mostra che nel 2021 i pazienti che sono entrati in contatto per la prima volta durante l’anno con i Dipartimenti di Salute Mentale ammontano a 289.871 unità di cui il 94,8% ha avuto un contatto con i servizi per la prima volta nella vita. Se ti sembrano dati sorprendenti, pensa che sicuramente la pandemia ha influito molto su questa scelta, ma anche che l’Italia inizia a muovere i primi passi in questa direzione solo adesso.

Considera anche il fatto che i cosiddetti “manicomi”, luoghi in cui venivano internate le persone “pazze” per curarle con tecniche quali l’elettroshock, in Italia sono stati aboliti solo nel 1978 dalla “Legge Basaglia” (ti ricordi? In Italia la legge prende il nome del suo promotore, o meglio il cognome) ma i cosiddetti “ospedali psichiatrici” ci hanno messo altri vent’anni per essere definitivamente chiusi. Inutile dire che le cure psicologiche non siano state ancora del tutto normalizzate nel Bel Paese.

Vocabolario 4

il rapporto = the report

sono entrati in contatto = came into contact

ammontano a = amount to

ha influito = influenced, affected

venivano internate = they were interned, sectioned

ci hanno messo = it took (20 more years) to them for (being closed)

Il Bel Paese = Italy (literally ‘The Nice Country”)


Io stessa faccio parte di questi “pazzi contemporanei che vanno dallo psicologo” e, per concludere questo episodio, vorrei condividere con te alcuni insegnamenti molto utili che ho portato a casa da questa mia esperienza.

Premetto che non è nulla di privato, infatti si tratta di una risorsa scaricabile gratuitamente dal sito www.getselfhelp.co.uk/unhelpful.htm

Si tratta di “Unhelpful Thinking Habits” che potremmo tradurre come “modi di pensare controproducenti“.

Negli anni, infatti, tendiamo a cadere in abitudini di pensiero che non sono solo inutili ma spesso addirittura controproducenti e dannose per noi e per gli altri. Ecco una lista delle più comuni. Potresti riconoscerti solo in alcune di esse (e pensare “cavolo, questo sono proprio io!”). Se riconosci di avere uno di questi atteggiamenti nel momento stesso in cui lo stai adottando, dovresti cercare di fermarti e dirti: ehi, forse sto adottando un modo di pensare controproducente? Prendere distanza da questi pensieri è il primo passo verso una migliore salute mentale.

Vocabolario 5

ho portato a casa = I learnt, I acknowledged, I gained (literally “I took home”)

scaricabile = downloadable

controproducenti = counter-productive

dannose = harmful, damaging

cavolo = (expression) damn it! (literally “cabbage”)

sto adottando = Am I adopting…


  1. Filtro mentale. È come indossare un paio di occhiali colorati per guardare la realtà, che ci appare quindi distorta. Se i nostri occhiali sono neri, vediamo tutto negativo. Se i nostri occhiali sono rosa, potremmo essere così infatuati di una persona da non vederne i difetti.
  2. Predizione. Immaginare il futuro e pensare che andrà esattamente così come se fossimo in grado di leggere una sfera di cristallo.
  3. Lettura della mente. Assumere di sapere quello che gli altri stanno pensando.
  4. Paragonare e disperarsi. Vedere negli altri solo gli aspetti positivi e, paragonandoci con loro, vedere in noi stessi solo quelli negativi (un esempio perfetto qui sono i social media)
  5. Autocriticarsi. Attribuire tutta la colpa a noi stessi per eventi che non dipendono totalmente da noi.
  6. Devo e dovrei. Pretendere troppo da noi stessi e non essere mai contenti dei risultati ottenuti.
  7. Giudizi. Giudicare noi e gli altri prima di descrivere semplicemente un fatto.
  8. Ragionamenti emotivi. Esagerare una situazione sulla base delle emozioni. Per esempio: sentirsi in ansia e quindi pensare di essere in pericolo, come se la realtà oggettiva dipendesse da come ci sentiamo.
  9. Fare di tutta l’erba un fascio (in inglese “making a mountain out of a molehill”). Per esempio, se abbiamo perso l’autobus di prima mattina, dichiarare che è una brutta giornata e condizionare così tutto il resto della giornata.
  10. Drammatizzare. Immaginare sempre la peggiore delle ipotesi. Per esempio: se adesso esco di casa, pioverà. Se prendo la bicicletta, cadrò e mi farò male.
  11. Bianco e nero. Pensare che qualcosa o qualcuno possa essere solo buono o cattivo, come se non esistessero sfumature o come se le cose non potessero mai evolvere.
  12. Ricordi. Riportare alla memoria situazioni spiacevoli del passato e pensare che il pericolo sia nel presente.

E con questo ti saluto, sperando che tu abbia trovato questo episodio interessante e magari utile. Se ti va, fammelo sapere in una mail! Scrivi a info@onlineitalianclasses.com

Ci vediamo alla prossima!

Vocabolario 6

infatuati = besotted

Predizione = prediction

la sfera di cristallo = the crystal ball

Paragonare = to compare

Devo e dovrei = Must and should

la realtà = the reality

di prima mattina = early in the morning

sfumature = undertones

alla prossima = See you next time!


Vuoi viaggiare in Italia a settembre?

La mia amica Jenifer di Live&Learn Italian mi ha fatto sapere che ci sono ancora alcuni posti liberi per partecipare a uno dei suoi viaggi in Italia! Le date sono 10-24 settembre e il livello di italiano richiesto è A2. Scrivimi se sei interessato o interessata a saperne di più.


Subscribe to the newsletter

Have you enjoyed this story?

You are welcome to leave a comment below and, if you feel like so, you can buy me a coffee as a donation for supporting my project. Thank you!

Would you like to try an online class?

You are welcome to try an online Italian lesson with one of our professional teachers. The trial lesson is cheap and, after the purchase, you can choose the time and date that fit your schedule.

Posted on 2 Comments

Parliamo di cinema

Ciao, sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e oggi voglio parlarti di cinema, non solo italiano. Condivido con te anche la lista dei miei film preferiti e ti chiedo… Quali sono i tuoi?

Also listen to this podcast on Spreaker, Google Podcasts, Apple Podcasts, Amazon Music, YouTube or SoundCloud (only old episodes)

Quando frequentavo il liceo, a un certo punto ho partecipato a un corso di cinema. Era la novità, quell’anno, e nessuno di noi studenti sapeva bene cosa aspettarsi. La prima lezione cominciò con una domanda semplice, da parte dell’insegnante che ci chiese: “Che cos’è il cinema?”. Subito, una serie di mani alzate prospettavano una altrettanto semplice risposta. Ma no, nessuno dei tentativi andò a buon fine…

Intanto che pensi a cosa avresti risposto tu alla domanda “Che cos’è il cinema?”, ti racconto qualcos’altro riguardo al cinema…

Con questa parola, cinema, in italiano si intende sia il luogo fisico (la sala o le sale dove sono proiettati i film) sia la categoria, cioè tutto quello che riguarda i film, dalla produzione alla visione. Esatto, il cinema è anche un mondo, un immaginario.

In Italia, il più famoso festival del cinema è quello di Venezia che si tiene ogni anno a settembre e di cui probabilmente hai sentito parlare. Durante l’anno, ne vengono organizzati molti altri, come il Rome Film Festival, il Torino Film Festival o il Giffoni Film Festival, quest’ultimo incentrato sui giovani registi e sulla loro spinta innovativa.

Vocabolario 1

il liceo = high school/ secondary school

altrettanto = likewise

tentativi (i) = attempts

riguarda = concerns

si tiene = takes place

registi (i) = directors

spinta (la) = boost


Se parliamo invece del cinema fisico, dall’Italia purtroppo arrivano cattive notizie. Uno studio recente ha rivelato infatti che il numero di persone che si è recato fisicamente nelle sale cinematografiche non è tornato ai livelli pre-pandemici come è accaduto in altri Paesi. Non ci si spiega il motivo, anche se si sono fatte molte ipotesi: per esempio la predilezione per le piattaforme di streaming da vedere comodamente da casa (specialmente chi ha comprato l’abbonamento proprio durante il lockdown), oppure il prezzo troppo alto dei biglietti (non so quanto costi andare al cinema da te, ma da noi in Italia siamo intorno ai 10 euro a proiezione) e così via.

In effetti, ora che vivo a Londra devo dire che qui ci sono molte più possibilità di trovare, nel cinema, un’attrattiva per tutti. Per esempio, da quando sono diventata mamma mi ero convinta che questo tipo di svago, andare a vedere un film al cinema, mi sarebbe stato impossibile e invece ho scoperto che esistono proiezioni – per di più economiche – dedicate a genitori con neonati, dove la luce soffusa e il volume basso con il supporto dei sottotitoli permettono un’esperienza accogliente dove poter allattare e non aver paura di disturbare gli altri con il pianto dei piccoli.

Vocabolario 2

Uno studio = a research

sale cinematografiche (le) = movie theaters

è accaduto = it happened

il motivo = the reason

biglietti (i) = tickets

da te = where you live

da noi = where we live

e così via = and so on

Londra = London

svago (lo) = leisure

proiezioni (le) = screenings

soffusa = dim

accogliente = welcoming, cozy

allattare = breastfeeding

il pianto = the cry


Mentre giornalisti e critici si scervellano sul mistero del calo di spettatori in Italia, ci sono una serie di cinema speciali che resistono alla crisi, perché sopravvivono grazie a fondi europei. Questi sono i miei preferiti e sono felice di parlartene qui perché penso che non si sappia mai abbastanza quanto siano eccezionali.

Si tratta del gruppo di cinema denominato “Europa Cinemas”, un’associazione creata nel 1991 a Parigi con l’obiettivo di incoraggiare la promozione, la distribuzione e la proiezione di prodotti audiovisivi provenienti da tutti i Paesi europei e dei loro partners. Attualmente la rete conta oltre 1100 cinema distribuiti in 33 Paesi e in 708 città, come si può vedere dalla mappa online. Quando viaggio in un luogo per più di una settimana, tendo sempre a cercare di vivere la vita quotidiana del posto, piuttosto che quella da turista. Parte di questa esperienza include andare al cinema e, per poter essere in grado di seguire il film, ne cerco sempre uno appartenente alla rete di “Europa Cinemas”, perché le proiezioni sono sempre accompagnate dai sottotitoli. Ho fatto così in Spagna, dove nel 2015 ho visto il film giapponese “Le ricette della signora Toku” e in Polonia, dove ho visto sia “Bohemian Rhapsody”, sia “A star is born”, la famosa versione con Lady Gaga del 2018.

Vocabolario 3

si scervellano = they are puzzling

calo (il) = the drop

spettatori (gli) = the audience

provenienti = coming from

conta = counts

tendo a = I tend to

piuttosto che = rather than

appartenente = belonging to


Nella mia città natale, Piacenza, amavo molto passare le serate invernali al Cinema Jolly, che organizza anche proiezioni dedicate ai bambini il sabato pomeriggio, incontri con autori e registi, e il fenomenale corso di cinema che ha dato la svolta alle mie domeniche mattina poco prima che la pandemia iniziasse.

È stato in questo corso che ho imparato dal mitico Roy Menarini (un brillante professore di Bologna che cura un blog sul cinema che ti consiglio caldamente di seguire) che le categorie del film (giallo, noir, commedia, cult movie ecc.) sono un’invenzione di chi, i film, vuole venderli. Perché spesso non è possibile etichettare tutto e, specialmente, non è possibile mettere sullo stesso piano opere d’arte come La Grande Bellezza e cinepanettoni come Natale a Cortina. I film sono un’invenzione e una finzione, ed eccola qua la risposta che la mia professoressa del liceo stava aspettando: il cinema è finzione.

Creare finzione presuppone un atto creativo che si distacca dalla realtà e allo stesso tempo ne rimane legato. La forza che lega cinema e realtà è duplice: la realtà ispira il cinema e il cinema plasma la realtà. I film, in altre parole, sono sia prodotti culturali sia produttori di cultura.

Vocabolario 4

natale (aggettivo) = home (eg. home town)

ha dato la svolta = marked the turning

invenzione (la) = the invention

etichettare = to label

cinepanettoni = A film genre used to identify a Christmas comedy, that is normally irreverent, flag-waver of everything that today represents the Italian middle class.


Prova a pensare ai tuoi film preferiti. Perché ti piacciono? Sono certa che ti abbiano influenzato in qualche modo, altrimenti non li riterresti tali. I miei film preferiti mi hanno portata ad azioni concrete, che sia una semplice ricerca di approfondimento di un tema di cui parlano, fino a dei veri e propri viaggi. Sono andata a Parigi per la prima volta dopo aver visto “Il favoloso mondo di Amélie” e ho iniziato a capire di volere una famiglia dopo aver guardato “Captain Fantastic“. Pensa che una mia amica ha preso svariati aerei solo per riuscire a visitare la piccola città italiana di Crema, perché “Chiamami col tuo nome” è in assoluto il suo film preferito e non le bastava più riguardarlo all’infinito, voleva andare là dove è stato girato.

Sono convinta che ognuno di noi abbia la sua lista di film che racconta qualcosa di sé. Questa è la mia, che ti invito a utilizzare per fare un esercizio di italiano creativo. Ti va? Ecco la mia proposta: leggi una trama a settimana sul sito MyMovies.it per esercitare il tuo italiano, prima o dopo aver visto il film (dipende se ti piace l’effetto sorpresa). Non capirai tutto, ma cerca di non fermarti. Nei giorni successivi, cerca le parole che non conosci sul vocabolario e poi rileggi ancora la trama. Come sai, la ripetizione aiuta a memorizzare e conoscere già la storia aiuta a comprendere più facilmente. Se ti va di provare, fammi sapere com’è andata!

Infine, se sei uno studente di Online Italian Classes, perché non scrivi anche tu la tua lista di film preferiti e la mandi alla tua insegnante? Potrete poi parlarne insieme a lezione… In italiano!

Vocabolario 5

altrimenti = otherwise

non li riterresti tali = you would not consider them like that

svariati = several

non le bastava più = she wanted more / It was not enough

è stato girato = the film was shot / the movie was filmed

una trama = one plot


Ecco la lista dei miei 5 film italiani preferiti:

  1. L’isola delle rose
  2. La vita è bella
  3. L’uomo perfetto
  4. Lo chiamavano Jeeg Robot
  5. Diabolik

E la lista dei miei 5 film internazionali preferiti:

  1. Captain Fantastic
  2. Lost in translation
  3. Walk the line
  4. ¡Atame! (in italiano “Legami”)
  5. Begin Again (in italiano “Tutto può cambiare”)

Ah, un’altra curiosità. Se per caso ti trovassi in Italia e avessi voglia di andare al cinema, preparati, perché tutti i film – non solo quelli italiani ma anche quelli internazionali – vengono proiettati nelle sale in italiano perché sono tutti doppiati. In pratica, se un film non viene doppiato, allora non viene nemmeno proposto al pubblico italiano, che non è particolarmente noto per la sua conoscenza delle lingue straniere. Magari questo ti delude, ma potresti anche vederla così: come un ottimo esercizio di comprensione che è parte dell’esperienza immersiva nella lingua. (E, fidati, il silenzio del cinema aiuta molto!).

Un’ultima cosa riguardo alla traduzione dei film in italiano. Lo stesso vale per i titoli: specialmente in passato, tutti i titoli dei film stranieri venivano proposti in italiano con una versione tradotta, spesso molto diversa dal significato originale. È questo il caso di “The Sound of Music”, che in Italia è stato diffuso con il titolo “Tutti insieme appassionatamente”. Oppure “The Holiday”, che in italiano è diventato “L’amore non va in vacanza”. O ancora “The eternal sunshine of the spotless mind”, un film dal significato profondo che nella sua traduzione italiana sembra una banale commedia romantica perché il suo titolo è diventato “Se mi lasci ti cancello”.

Che dire, pare che abbia proprio ragione Roy Menarini, è spesso tutta una questione di marketing!

Vocabolario 6

doppiati = dubbed / voiced

noto = famous / well-known

potresti anche vederla così = consider it this way / see it this way

fidati = trust me

vale per = it applies to

è stato diffuso = was released

una questione = a matter


Friends & Partners + Courses

Oggi abbiamo parlato di film e non posso non menzionarti una nuova collaborazione con CinemaItaliaUK, il cinema italiano di Londra. Se vivi a Londra o nei dintorni, scrivimi una email. Potrò così segnalarti i prossimi spettacoli organizzati da CinemaItaliaUK e darti uno sconto speciale.

Abbiamo anche parlato di esperienza immersiva nella lingua italiana e, parliamoci chiaro, non c’è modo migliore di imparare la lingua se non viaggiando là dove la lingua è parlata quotidianamente… in Italia. Se sei alla ricerca di un viaggio in Italia diverso dalla solita vacanza per turisti, la mia amica Jenifer ha un progetto che fa per te. Si chiama Live&Learn Italian e puoi scoprirlo visitando la sezione Friends&Partners del mio sito web OnlineItalianClasse.com

Se però non potrai fisicamente andare in Italia per tanti motivi, per esempio di lavoro, di salute o di soldi… ti invito a dare un’occhiata alla pagina Courses del sito onlineitalianclasses.com dove potrai iscriverti ai nostri corsi in piccoli gruppi che ti permettono di immergerti nella cultura italiana direttamente da casa tua, in modo comodo ed economico.


Subscribe to the newsletter

Have you enjoyed this story?

You are welcome to leave a comment below and, if you feel like so, you can buy me a coffee as a donation for supporting my project. Thank you!

Would you like to try an online class?

You are welcome to try an online Italian lesson with one of our professional teachers. The trial lesson is cheap and, after the purchase, you can choose the time and date that fit your schedule.

Posted on Leave a comment

Chiamami col mio nome

Ciao, sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e oggi inizio questo episodio parafrasando il titolo del film di Luca Guadagnino, “Call me by your name”. Se non l’hai già visto, ti consiglio di metterlo in lista: anche se le vacanze di Natale sono finite, il tempo per un buon film si trova sempre….

Also listen to this podcast on Spreaker, Google Podcasts, Apple Podcasts, Amazon Music, YouTube or SoundCloud (only old episodes)

Scegliere il nome per nostro figlio è stata una delle decisioni più difficili da prendere come genitori. Abbiamo scritto liste, su carta e sulle note del telefono, ne abbiamo parlato ogni sera a cena ma… Niente. Non riuscivamo proprio a deciderci.

Per fortuna, è venuta in nostro soccorso una coppia più o meno della nostra età, il cui termine della gravidanza era più o meno come il nostro. Unica differenza, loro aspettavano una femmina, noi un maschio. (E, sì, ci siamo accorti che i nomi femminili sono molti di più che quelli maschili!). Ad ogni modo, questa coppia ci ha raccontato la loro strategia: assegnare un nome “alla pancia”, uno diverso per ogni settimana di gravidanza. Insomma, provare. Provare concretamente a chiamare la pancia con un certo nome.

E così abbiamo fatto, coinvolgendo le persone con cui abbiamo passato il tempo in quella settimana. (Anche a costo di confondere un povero bambino che si è ritrovato in vacanza con noi per due settimane consecutive: “Saluta Leo!” gli dicevamo un giorno e il giorno dopo lo incalzavamo già con “Dov’è Diego?”. Ci avrà presi per matti).

Vocabolario 1

è venuta in nostro soccorso = (the couple) helped us / rescued us

termine della gravidanza = pregnancy due date

lo incalzavamo = we followed him closely

Ci avrà presi per matti = He probably thought we were crazy


Questa esperienza mi ha fatto capire che assegnare un nome comporta una responsabilità enorme, prima di tutto perché quel nome rimarrà per sempre, e poi perché il nome porta sempre con sé una certa identità.

E lo so che c’è chi pensa che debba solo essere un fatto estetico (“perché suona bene e mi piace, punto.”), ma io penso che ci siano motivazioni più profonde, anche magari inconsapevoli.

Perché ci piace il nome Leonardo, ad esempio? Per farcelo piacere, dobbiamo averlo sentito già da qualche parte. Magari ci ricorda una persona a cui siamo affezionati, o anche semplicemente una persona bella e affascinante. Magari ci piace l’idea che Leonardo Da Vinci è stato un genio e proiettiamo quella caratteristica sul nome. Insomma, sfido chiunque a chiamare la propria figlia (o anche solo una bambola o una cagnolina) con il nome della insegnante di matematica che ha terrorizzato la sua adolescenza e non l’ha fatto/a dormire la notte.

Giocare con nomi e personaggi è una pratica artistica antica, di cui autrici come J.K. Rowling hanno abbracciato l’eredità (ma anche i creatori dei Pokémon, se vogliamo citare un esempio di cultura pop).

E in qualche modo, questo legame tra nome e identità è entrato a far parte del nostro immaginario collettivo, tanto che in Italia si è arrivati al punto di vietare l’attribuzione di nomi ridicoli o vergognosi. Per esempio, nel caso in cui i genitori registrassero all’anagrafe il proprio figlio con il nome “Venerdì”, l’ufficiale dello stato civile potrebbe avviare la segnalazione al procuratore della Repubblica che – proprio come pare essere successo nel 2008 a Genova – chiederà ai genitori la rettifica del nome (in quel caso, modificato poi in “Gregorio”).

Sarei molto curiosa di sapere cosa dice la legge del tuo Paese a riguardo, perché diverse culture hanno in comune vissuti diversi e ciò che ha un significato per l’una, potrebbe non averlo per l’altra.

Vocabolario 2

comporta = involves, entails

porta (sempre) con sé = comes with

suona bene = sounds good

per farcelo piacere = in order to like it

a cui siamo affezionati = we are fond of

sfido chiunque a = I defy anyone to

hanno abbracciato = they embraced

vietare = to forbid

l’anagrafe = the registry office

la rettifica = the rectification

vissuti = lives


Il nome porta sempre con sé uno o più significati, tra cui anche un’identità di genere da non sottovalutare.

Pensiamo alle persone che non si riconoscono con il proprio sesso biologico: la prima cosa che vorranno cambiare è proprio il loro nome. In Italia la legge dice che “il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso”, mentre per gli adulti è possibile fare richiesta di cambiare il proprio nome o cognome presso il proprio Comune di residenza (quindi localmente) e la richiesta verrà approvata se le motivazioni saranno ritenute valide.

Il nostro sentirci maschi o femmine oppure tutti e due insieme o nessuno dei due, cambia il nostro rapporto con gli altri. Il fatto che gli altri ci riconoscano come noi vogliamo essere riconosciuti influisce sicuramente sulla nostra salute mentale ma anche sullo stato di salute della nostra società, più o meno progressista. In questo i social network aiutano: sul nostro profilo di Instagram esiste la sezione “pronomi” dove possiamo dichiarare come vogliamo che gli altri ci chiamino “he” oppure “she”oppure “they”.

Notiamo che nella lingua italiana quest’ultimo caso non esiste, ma ci sono altri modi per rendere il linguaggio più inclusivo come l’utilizzo della schwa (ə) o dell’asterisco (*) alla fine di nomi o aggettivi (carə ragazzə o car* ragazz*) oppure l’uso della forma impersonale con il “si” che permette di evitare di specificare chi è il soggetto (“si ragiona di lingua”). Molte persone considerano queste delle inutili distorsioni della lingua, altri le considerano una forma di rispetto nei confronti degli altri.

Vocabolario 3

il Comune di residenza = the local council

saranno ritenute = they will be considered

influisce = has an impact on /affects

dichiarare = to declare

asterisco = star (*)

evitare = to avoid


E il punto è proprio questo: sono gli altri a definirci. Quando ci chiamano con il nostro nome o con un soprannome o con il nostro cognome, stanno evidenziando una specifica caratteristica della nostra vita.

Usare “amore” per chiamare nostro figlio o il nostro partner li fa sentire amati. Al contempo, sentirmi chiamare “Signorina Bassi”, mi ricorda che non sono sposata e in qualche modo mi fa sentire piccola (in Italiano “Signora” è riservato alle donne sposate, “Signorina” si usa per le ragazze giovani e non sposate; inoltre Bassi è il cognome di mio padre).

Sono esempi banali ma ci fanno riflettere su quanto sia importante rispettare la volontà degli altri quando si tratta del loro nome.

Tuttavia, quando Giorgia Meloni all’inizio del suo mandato ha diffuso un comunicato in cui dichiarava la sua volontà di farsi chiamare “Il Presidente” e non “La Presidente”, sono rimasta inizialmente stupita. Ma come? La prima presidentessa (un’altra declinazione femminile di questo titolo) italiana della storia non vuole evidenziare tale primato? E poi ho capito, ho capito che la sua richiesta aveva senso se si considera il contesto in cui è inserita: un governo di destra, conservatore e tradizionalista non può che ammettere una sola versione dei ruoli dirigenziali… Quella maschile. (Immagino che nessuno tra loro si preoccuperebbe troppo di cambiare “donna delle pulizie” in “uomo delle pulizie”, per esempio).

Vocabolario 4

è riservato = it is reserved for

un comunicato = a statement

la sua volontà = her will

sono rimasta stupita = I was surprised

evidenziare = to highlight

tale primato = this primacy


La nostra identità, comunque, è inevitabilmente instabile. Siamo esseri che si trasformano nel tempo e questa trasformazione passa anche e soprattutto dalle parole.

Nella vita nasciamo neonati, diventiamo bambini e “figli di”, magari anche “fratelli di”. E poi studenti, residenti, inquilini, candidati, professori, dottori, mariti e mogli.

Sono sempre gli altri a darci questi titoli, più o meno ufficialmente. È un atto del Consolato italiano a decidere che, da un certo momento in poi, Oliver può essere considerato cittadino italiano. È un atto del sindaco che definisce che, una coppia di fidanzati, a un certo punto diventano marito e moglie. E questo è uno dei poteri delle parole.

Recentemente il mondo del calcio ha ricordato il grande Pelé. Io non lo sapevo, ma Pelé non era il suo vero nome. Lui si chiamava Edson Arantes do Nascimento, ma tutti lo chiamavano Pelé poiché da piccolo era diventato il suo idolo un portiere di una squadra di calcio locale che si chiamava Bilé. I suoi compagni di scuola trasformarono tale fissazione infantile in una storpiatura del nome che era anche una presa in giro. Inutile dire che a lui il nome Pelé non piaceva, ma oggi tutto il mondo lo ricorda così. E pensare che i suoi genitori gli avevano attribuito il nome in onore di Edison, l’inventore della lampadina!

Insomma, per quanto ci impegniamo a definire noi stessi e ciò o chi pensiamo ci appartenga, spesso non possiamo indovinare l’evoluzione dei nomi.
Quello che possiamo fare è provare. Provare a farci chiamare col nostro nome, quello che scegliamo noi perché più ci rappresenta.

E tu, come vorresti farti chiamare nel 2023?

Vocabolario 5

un atto = an act

il Consolato = the Consolate

il sindaco = the mayor

un portiere = goalkeeper

tale fissazione infantile = such an childish fixation

una storpiatura = a distortion, a mispronunciation

una presa in giro = a joke, a tease

in onore di = after

ci impegniamo = we commit ourselves to

ci appartenga = belongs to us

indovinare = to guess


I corsi di gruppo 2023

Finalmente ci sono le date dei prossimi corsi di gruppo, da febbraio a maggio 2023. Attenzione! I posti sono limitati e ti consigliamo di prenotare prima che sia troppo tardi:

A 4-stop journey with teacher Federica into the life of the great Italian film director Federico Fellini.
Italian Course about Leonardo Da Vinci
Discover the personality of the Italian genius Leonardo Da Vinci throughout some of his masterpieces and discuss them in Italian with teacher Silvia.
This 6-stop virtual journey in Italy with teacher Sara is the course you definitely need before traveling to Italy for the first time.
Discover the personality of the Italian incredible painter Caravaggio throughout some of his masterpieces and discuss them in Italian with teacher Silvia.
feste italiane
Teacher Laura will guide you into an anthropological exploration of 8 (4+4) Italian places that have very ancient and peculiar traditions.

Subscribe to the newsletter

Have you enjoyed this story?

You are welcome to leave a comment below and, if you feel like so, you can buy me a coffee as a donation for supporting my project. Thank you!

Would you like to try an online class?

You are welcome to try an online Italian lesson with one of our professional teachers. The trial lesson is cheap and, after the purchase, you can choose the time and date that fit your schedule.