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Chiamami col mio nome

Ciao, sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e oggi inizio questo episodio parafrasando il titolo del film di Luca Guadagnino, “Call me by your name”. Se non l’hai già visto, ti consiglio di metterlo in lista: anche se le vacanze di Natale sono finite, il tempo per un buon film si trova sempre….

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Scegliere il nome per nostro figlio è stata una delle decisioni più difficili da prendere come genitori. Abbiamo scritto liste, su carta e sulle note del telefono, ne abbiamo parlato ogni sera a cena ma… Niente. Non riuscivamo proprio a deciderci.

Per fortuna, è venuta in nostro soccorso una coppia più o meno della nostra età, il cui termine della gravidanza era più o meno come il nostro. Unica differenza, loro aspettavano una femmina, noi un maschio. (E, sì, ci siamo accorti che i nomi femminili sono molti di più che quelli maschili!). Ad ogni modo, questa coppia ci ha raccontato la loro strategia: assegnare un nome “alla pancia”, uno diverso per ogni settimana di gravidanza. Insomma, provare. Provare concretamente a chiamare la pancia con un certo nome.

E così abbiamo fatto, coinvolgendo le persone con cui abbiamo passato il tempo in quella settimana. (Anche a costo di confondere un povero bambino che si è ritrovato in vacanza con noi per due settimane consecutive: “Saluta Leo!” gli dicevamo un giorno e il giorno dopo lo incalzavamo già con “Dov’è Diego?”. Ci avrà presi per matti).

Vocabolario 1

è venuta in nostro soccorso = (the couple) helped us / rescued us

termine della gravidanza = pregnancy due date

lo incalzavamo = we followed him closely

Ci avrà presi per matti = He probably thought we were crazy


Questa esperienza mi ha fatto capire che assegnare un nome comporta una responsabilità enorme, prima di tutto perché quel nome rimarrà per sempre, e poi perché il nome porta sempre con sé una certa identità.

E lo so che c’è chi pensa che debba solo essere un fatto estetico (“perché suona bene e mi piace, punto.”), ma io penso che ci siano motivazioni più profonde, anche magari inconsapevoli.

Perché ci piace il nome Leonardo, ad esempio? Per farcelo piacere, dobbiamo averlo sentito già da qualche parte. Magari ci ricorda una persona a cui siamo affezionati, o anche semplicemente una persona bella e affascinante. Magari ci piace l’idea che Leonardo Da Vinci è stato un genio e proiettiamo quella caratteristica sul nome. Insomma, sfido chiunque a chiamare la propria figlia (o anche solo una bambola o una cagnolina) con il nome della insegnante di matematica che ha terrorizzato la sua adolescenza e non l’ha fatto/a dormire la notte.

Giocare con nomi e personaggi è una pratica artistica antica, di cui autrici come J.K. Rowling hanno abbracciato l’eredità (ma anche i creatori dei Pokémon, se vogliamo citare un esempio di cultura pop).

E in qualche modo, questo legame tra nome e identità è entrato a far parte del nostro immaginario collettivo, tanto che in Italia si è arrivati al punto di vietare l’attribuzione di nomi ridicoli o vergognosi. Per esempio, nel caso in cui i genitori registrassero all’anagrafe il proprio figlio con il nome “Venerdì”, l’ufficiale dello stato civile potrebbe avviare la segnalazione al procuratore della Repubblica che – proprio come pare essere successo nel 2008 a Genova – chiederà ai genitori la rettifica del nome (in quel caso, modificato poi in “Gregorio”).

Sarei molto curiosa di sapere cosa dice la legge del tuo Paese a riguardo, perché diverse culture hanno in comune vissuti diversi e ciò che ha un significato per l’una, potrebbe non averlo per l’altra.

Vocabolario 2

comporta = involves, entails

porta (sempre) con sé = comes with

suona bene = sounds good

per farcelo piacere = in order to like it

a cui siamo affezionati = we are fond of

sfido chiunque a = I defy anyone to

hanno abbracciato = they embraced

vietare = to forbid

l’anagrafe = the registry office

la rettifica = the rectification

vissuti = lives


Il nome porta sempre con sé uno o più significati, tra cui anche un’identità di genere da non sottovalutare.

Pensiamo alle persone che non si riconoscono con il proprio sesso biologico: la prima cosa che vorranno cambiare è proprio il loro nome. In Italia la legge dice che “il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso”, mentre per gli adulti è possibile fare richiesta di cambiare il proprio nome o cognome presso il proprio Comune di residenza (quindi localmente) e la richiesta verrà approvata se le motivazioni saranno ritenute valide.

Il nostro sentirci maschi o femmine oppure tutti e due insieme o nessuno dei due, cambia il nostro rapporto con gli altri. Il fatto che gli altri ci riconoscano come noi vogliamo essere riconosciuti influisce sicuramente sulla nostra salute mentale ma anche sullo stato di salute della nostra società, più o meno progressista. In questo i social network aiutano: sul nostro profilo di Instagram esiste la sezione “pronomi” dove possiamo dichiarare come vogliamo che gli altri ci chiamino “he” oppure “she”oppure “they”.

Notiamo che nella lingua italiana quest’ultimo caso non esiste, ma ci sono altri modi per rendere il linguaggio più inclusivo come l’utilizzo della schwa (ə) o dell’asterisco (*) alla fine di nomi o aggettivi (carə ragazzə o car* ragazz*) oppure l’uso della forma impersonale con il “si” che permette di evitare di specificare chi è il soggetto (“si ragiona di lingua”). Molte persone considerano queste delle inutili distorsioni della lingua, altri le considerano una forma di rispetto nei confronti degli altri.

Vocabolario 3

il Comune di residenza = the local council

saranno ritenute = they will be considered

influisce = has an impact on /affects

dichiarare = to declare

asterisco = star (*)

evitare = to avoid


E il punto è proprio questo: sono gli altri a definirci. Quando ci chiamano con il nostro nome o con un soprannome o con il nostro cognome, stanno evidenziando una specifica caratteristica della nostra vita.

Usare “amore” per chiamare nostro figlio o il nostro partner li fa sentire amati. Al contempo, sentirmi chiamare “Signorina Bassi”, mi ricorda che non sono sposata e in qualche modo mi fa sentire piccola (in Italiano “Signora” è riservato alle donne sposate, “Signorina” si usa per le ragazze giovani e non sposate; inoltre Bassi è il cognome di mio padre).

Sono esempi banali ma ci fanno riflettere su quanto sia importante rispettare la volontà degli altri quando si tratta del loro nome.

Tuttavia, quando Giorgia Meloni all’inizio del suo mandato ha diffuso un comunicato in cui dichiarava la sua volontà di farsi chiamare “Il Presidente” e non “La Presidente”, sono rimasta inizialmente stupita. Ma come? La prima presidentessa (un’altra declinazione femminile di questo titolo) italiana della storia non vuole evidenziare tale primato? E poi ho capito, ho capito che la sua richiesta aveva senso se si considera il contesto in cui è inserita: un governo di destra, conservatore e tradizionalista non può che ammettere una sola versione dei ruoli dirigenziali… Quella maschile. (Immagino che nessuno tra loro si preoccuperebbe troppo di cambiare “donna delle pulizie” in “uomo delle pulizie”, per esempio).

Vocabolario 4

è riservato = it is reserved for

un comunicato = a statement

la sua volontà = her will

sono rimasta stupita = I was surprised

evidenziare = to highlight

tale primato = this primacy


La nostra identità, comunque, è inevitabilmente instabile. Siamo esseri che si trasformano nel tempo e questa trasformazione passa anche e soprattutto dalle parole.

Nella vita nasciamo neonati, diventiamo bambini e “figli di”, magari anche “fratelli di”. E poi studenti, residenti, inquilini, candidati, professori, dottori, mariti e mogli.

Sono sempre gli altri a darci questi titoli, più o meno ufficialmente. È un atto del Consolato italiano a decidere che, da un certo momento in poi, Oliver può essere considerato cittadino italiano. È un atto del sindaco che definisce che, una coppia di fidanzati, a un certo punto diventano marito e moglie. E questo è uno dei poteri delle parole.

Recentemente il mondo del calcio ha ricordato il grande Pelé. Io non lo sapevo, ma Pelé non era il suo vero nome. Lui si chiamava Edson Arantes do Nascimento, ma tutti lo chiamavano Pelé poiché da piccolo era diventato il suo idolo un portiere di una squadra di calcio locale che si chiamava Bilé. I suoi compagni di scuola trasformarono tale fissazione infantile in una storpiatura del nome che era anche una presa in giro. Inutile dire che a lui il nome Pelé non piaceva, ma oggi tutto il mondo lo ricorda così. E pensare che i suoi genitori gli avevano attribuito il nome in onore di Edison, l’inventore della lampadina!

Insomma, per quanto ci impegniamo a definire noi stessi e ciò o chi pensiamo ci appartenga, spesso non possiamo indovinare l’evoluzione dei nomi.
Quello che possiamo fare è provare. Provare a farci chiamare col nostro nome, quello che scegliamo noi perché più ci rappresenta.

E tu, come vorresti farti chiamare nel 2023?

Vocabolario 5

un atto = an act

il Consolato = the Consolate

il sindaco = the mayor

un portiere = goalkeeper

tale fissazione infantile = such an childish fixation

una storpiatura = a distortion, a mispronunciation

una presa in giro = a joke, a tease

in onore di = after

ci impegniamo = we commit ourselves to

ci appartenga = belongs to us

indovinare = to guess


I corsi di gruppo 2023

Finalmente ci sono le date dei prossimi corsi di gruppo, da febbraio a maggio 2023. Attenzione! I posti sono limitati e ti consigliamo di prenotare prima che sia troppo tardi:

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This 6-stop virtual journey in Italy with teacher Sara is the course you definitely need before traveling to Italy for the first time.
Discover the personality of the Italian incredible painter Caravaggio throughout some of his masterpieces and discuss them in Italian with teacher Silvia.
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Teacher Laura will guide you into an anthropological exploration of 8 (4+4) Italian places that have very ancient and peculiar traditions.

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Le elezioni politiche in Italia

Ciao, sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e mentre scrivo mi trovo in Italia, in piena campagna elettorale. Vorrei quindi raccontarti qualcosa di più sulle elezioni politiche italiane, qualcosa che forse non sai e che magari, nel tuo Paese, funziona diversamente…

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Da quando sono nata, l’Italia ha cambiato nove (9) legislature – tra poco saranno dieci (10) – e ventun (21) Presidenti del Consiglio dei Ministri – tra poco saranno ventidue (22). Per fare un confronto con altri Paesi, basti pensare che – nello stesso lasso di tempo – in Germania si sono alternati solo quattro (4) cancellieri, in Spagna ci sono stati cinque (5) primi ministri e nel Regno Unito sei (6), sette (7) da poco.

Sono venuta al mondo in un periodo storico molto particolare per l’Italia, quello che ha portato alla fine della cosiddetta “Prima Repubblica”- dopo lo scandalo di “Tangentopoli” e l‘inchiesta giudiziaria “Mani Pulite” – e all’inizio dell’ “Era Berlusconiana”. Silvio Berlusconi, infatti, è stato l’imprenditore che negli anni Novanta (90) del secolo scorso per primo si è fatto strada nel mondo della politica grazie a una propaganda allora inedita, veicolata attraverso una potente comunicazione mediatica su televisioni e radio di sua stessa proprietà.

Il suo governo è stato, ad oggi, il più longevo dalla Proclamazione della Repubblica Italiana: ci sono stati ben quattro (4) governi-Berlusconi per una durata complessiva di 3339 giorni, cioè nove (9) anni.

Vocabolario 1

basti pensare che = just think that

lasso di tempo = period of time

inchiesta giudiziaria = judicial inquiry

imprenditore = entrepreneur

si è fatto strada (“farsi strada”) = he made his way

inedita = unprecedented

veicolata = conveyed

longevo = long-lived, durable


Infatti, l’Italia non è particolarmente famosa per la stabilità dei suoi governi. Nel momento in cui scrivo, ci troviamo in piena campagna elettorale: tutti i cittadini italiani di età uguale o superiore a diciotto (18) anni sono “chiamati alle urne“, cioè possono andare a votare. Sì, il 25 settembre 2022 in Italia ci sono le ennesime elezioni politiche.

Vorrei quindi raccontarti qualcosa di più sulle elezioni politiche italiane, qualcosa che forse non sai e che magari nel tuo Paese funziona diversamente.

Per esempio, lo sai da quando esiste il suffragio universale in Italia? Se hai seguito gli scorsi episodi di questo blog-podcast, forse sì. Se non ti ricordi, sappi che le donne italiane hanno ottenuto il diritto al voto solo con la fine della Seconda Guerra Mondiale e il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica.

Quest’anno c’è un’altra novità: per la prima volta nella storia, i ragazzi maggiorenni di età inferiore ai venticinque (25) anni possono votare non solo per la Camera dei Deputati, ma anche per il Senato.

Vocabolario 2

campagna elettorale = election campaign

le urne (sing. l’urna) = literally “urns”, but in this context = polls

suffragio universale = universal suffrage (everybody being able to vote)

sappi (congiuntivo di sapere) = be aware

il diritto al voto = the right to vote

maggiorenni = of age (at least 18 years old)

inferiore = less than


Ok, facciamo un passo indietro. Come funziona il sistema elettorale italiano? Prendiamo il caso più imminente, quello delle elezioni politiche (ci sono anche quelle europee, quelle regionali e quelle amministrative… Ma oggi cerchiamo di complicarci la vita il meno possibile, ok?).

Dal 1946 – anno della nascita della Repubblica Italiana – fino al 1993, quindi per quasi cinquant’anni (50) si è adottata la legge proporzionale classica. Nel 1993 fu approvata la legge Mattarella (devi sapere che in Italia le leggi prendono il nome dei loro promotori), diventata famosa anche come “Mattarellum”, che introdusse per la prima volta un sistema elettorale misto, cioè in parte proporzionale e in parte maggioritario.

Seguirono la legge Calderoli (detta “Porcellum”) del 2005 e il “Rosatellum” del 2017 (dal nome del suo relatore Ettore Rosato) che è in uso ancora oggi. Si tratta sempre di un sistema misto, un po’ maggioritario (che funziona con collegi uninominali) e un po’ proporzionale (che funziona con collegi plurinominali).

È troppo complicato? Non preoccuparti, anche gli italiani fanno fatica a capire come funziona! Basta che ti immagini i collegi come delle divisioni territoriali che entrano in gioco in occasione delle elezioni: nei collegi plurinominali i seggi (cioè le “sedie” in Parlamento) sono assegnati in base alle percentuali di voto ottenute dai partiti, nei collegi uninominali ottiene il seggio il candidato più votato.

Quindi, gli elettori possono scegliere sia il nome di un candidato, sia l’intero partito. Attenzione: non è possibile fare il cosiddetto “voto disgiunto“, cioè scegliere una persona che appartiene a un partito diverso da quello votato. Sulla scheda elettorale i partiti possono presentarsi da soli, oppure in coalizioni. Le coalizioni, cioè dei raggruppamenti di partiti alleati, sono a mio parere il motivo per cui i governi italiani rischiano sempre di crollare (e spesso lo fanno!). Perché dico così? Semplice: i partiti si alleano per ottenere più voti, ma poi non vanno d’accordo su questioni importanti quando devono governare il Paese e questo… è un problema.

Vocabolario 3

imminente = upcoming

misto = mixed, joint

fanno fatica (“fare fatica”) = they struggle

entrano in gioco (“entrare in gioco”) = come into play

partito (politico) = political party

“voto disgiunto” = literally, vote splitting

appartiene = it belongs

presentarsi da soli = going solo

alleati = allies

crollare = to fall

si alleano (verbo “allearsi”) = they ally, they team up

le questioni = matters


Ah, alcune cose che forse ho dato per scontate:

  • I cittadini italiani votano per scegliere le persone che entreranno in Parlamento, ma è il Presidente della Repubblica (Sergio Mattarella, oggi) che dà l’incarico al Presidente del Consiglio di formare il Governo, cioè scegliere i ministri. Questo momento è chiamato delle “consultazioni”.
  • Il Parlamento italiano è formato da due camere: la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica. La Camera ha oggi 400 seggi (cioè “sedie”) e il Senato ne ha 200.
  • Un fatto curioso che accade in Italia in occasione delle elezioni è il cosiddetto “silenzio elettorale”. Si tratta delle 24 ore che precedono le votazioni, in cui la legge vieta alle radio e alle televisioni di parlare di politica per non influenzare gli elettori e lasciarli tranquilli a riflettere prima di andare a votare. Quindi, niente più interviste ai politici, niente più sondaggi e proiezioni di voto. Questa legge, però, risulta oggi un po’ anacronistica, un po’ “vecchia”… insomma non è più al passo coi tempi. Infatti, i social media ne sono esenti e, lo sappiamo, oggi gli elettori sono molto influenzati e influenzabili da quello che leggono e vedono su Facebook, Instagram e TikTok (ma anche dai podcast, per esempio!).

Vocabolario 4

dà l’incarico (“dare l’incarico”) = he entrusts

precedono = they precede, they come before

vieta (dal verbo vietare) = it forbids

anacronistica = anachronistic, not up-to-date

ne sono esenti = they are exempt from this law

gli elettori = voters

non è (più) al passo coi tempi (non essere “al passo coi tempi”= not being in line with the time


Ma torniamo alle elezioni… Che cosa succede in quei giorni? Per raccontartelo, prendo in prestito le parole del “grande” Giorgio Gaber, che ci ha fatto su una canzone.

Giorgio Gaber – Le elezioni (1991)

Generalmente mi ricordo
Una domenica di sole
Una mattina molto bella
Un’aria già primaverile
In cui ti senti più pulito
Anche la strada è più pulita
Senza schiamazzi e senza suoni
Chissà perché non piove mai
Quando ci sono le elezioni
Una curiosa sensazione
Che rassomiglia un po’ a un esame
Di cui non senti la paura
Ma una dolcissima emozione
E poi la gente per la strada
Li vedo tutti più educati
Sembrano anche un po’ più buoni
Ed è più bella anche la scuola
Quando ci sono le elezioni
Persino nei carabinieri
C’è un’aria più rassicurante
Ma mi ci vuole un certo sforzo
Per presentarmi con coraggio
C’è un gran silenzio nel mio seggio
Un senso d’ordine e di pulizia
Democrazia
Mi danno in mano un paio di schede
E una bellissima matita
Lunga, sottile, marroncina
Perfettamente temperata
E vado verso la cabina
Volutamente disinvolto
Per non tradire le emozioni
E faccio un segno sul mio segno
Come son giuste le elezioni
È proprio vero che fa bene
Un po’ di partecipazione
Con cura piego le due schede
E guardo ancora la matita
Così perfetta e temperata
Io quasi quasi me la porto via
Democrazia

Giorgio Gaber – Le elezioni

Se leggiamo il testo di questa canzone, saltano all’occhio subito alcuni elementi. Gaber, prima, parla del tempo cioè di “una domenica di sole, una mattina molto bella, un’aria già primaverile”. Le elezioni infatti, come ti ho accennato, avvengono sempre nel fine settimana, ma qui il cantautore descrive anche una stagione particolare: la primavera. Effettivamente, solitamente le elezioni politiche italiane si svolgono tra febbraio e giugno. Per la prima volta dal 1948 ad oggi, le elezioni del 25 settembre 2022 sono state organizzate (con molta fretta) in autunno.

Poi Gaber nomina la scuola. Dice infatti che “è più bella anche la scuola quando ci sono le elezioni”. Perché? Devi sapere che in Italia si vota sempre nelle scuole. Ricordo ancora, quando ero un’alunna, il fermento che si percepiva per l’organizzazione di questo grande evento. Spesso le lezioni venivano interrotte i giorni prima delle elezioni per permettere al personale addetto di togliere i banchi dalle aule e di allestire le cabine di voto. Anche il lunedì, capitava di non andare a scuola per permettere agli scrutinatori di terminare “lo spoglio delle schede”, cioè il conteggio dei voti.

Infine, Gaber dice: “con cura piego le due schede”. Perché due? Semplice, alle elezioni politiche i cittadini sono chiamati a votare due volte: un voto per la Camera dei deputati e un voto per il Senato.

Le due schede di cui parla Gaber: quella per votare la Camera e quella per votare il Senato. Foto scattata alle mie schede ricevute per posta (voto dall’estero) prima di votare.

Vocabolario 5

prendo in prestito (“prendere in prestito”) = borrow

ci ha fatto su (“farci su”) = makes up

saltano all’occhio (“saltare all’occhio”) = they stand out, they catch the eye

come ti ho accennato (dal verbo accennare) = like I mentioned to you

si svolgono (“svolgersi”) = are held, take place

alunna = pupil

la fretta = hurry

il fermento = excitement

venivano interrotte = erano interrotte = were stopped

il personale addetto = the (school) staff

i banchi = school desks

le aule = school rooms

allestire = to arrange, to set up

le cabine di voto = voting booths

capitava = it happened

scrutinatori = scrutatori = evaluators (people in charge of counting the votes)

“lo spoglio delle schede” = the opening of votes

il conteggio dei voti = the counting of votes

piego (dal verbo piegare) = I bend, I fold


Ma chi sono gli scrutinatori che ti ho nominato prima? Queste persone, chiamate anche semplicemente “scrutatori”, sono dei cittadini che decidono volontariamente di lavorare all’organizzazione e gestione delle elezioni politiche. Per poterlo fare, devono semplicemente iscriversi alla lista degli scrutatori del loro Comune di residenza e rispondere alla chiamata nel caso di necessità per le prossime elezioni (ovviamente possono sempre dire di no). Gli scrutatori che lavorano alle elezioni hanno diritto a un compenso economico per questo servizio e all’esenzione dal loro lavoro ordinario nei giorni in cui sono impegnati per prestare servizio allo Stato.

Vorrei concludere questo episodio con una canzone che parla proprio degli scrutatori. È una canzone ironica, scritta e cantata dall’eccentrico Samuele Bersani, che racconta in modo brillante le contraddizioni che caratterizzano alcuni italiani. Spero così di strapparti un sorriso, mentre ascolti “Lo scrutatore non votante”, una persona che vive la vita come un “ateo praticante“, perché “prepara un viaggio ma non parte” e “pulisce casa ma non ospita”.

Hai mai conosciuto qualcuno così? 😉

Samuele Bersani – Lo scrutatore non votante

Vocabolario 6

la gestione = the management

iscriversi = to subscribe, to enroll

Comune di residenza = municipality of residence

l’esenzione = the exemption

sono impegnati = are busy with

strapparti un sorriso = to snatch a smile

un ateo praticante (ossimoro) = an atheist who goes to Church


Se tutto questo parlare di votazioni ti ha fatto venire voglia di votare… C’è una buona notizia: Puoi votare anche tu! Ma, no… Ovviamente non puoi votare alle elezioni politiche italiane (che a quest’ora sono già concluse da tempo!) ma puoi votare qualcosa di molto più interessante… puoi votare una storia 🙂


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Chi era Piero Angela per gli italiani

Ciao, sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e oggi ti racconto chi era Piero Angela. Se non sei cresciuto o cresciuta in Italia, forse questo nome non ti dice niente. Ed è per questo che oggi sono felice di raccontarti chi era Piero Angela per gli italiani.

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La mattina del 13 agosto 2022 molti italiani, come prima cosa, avranno iniziato a consultare i social media. A un certo punto, quasi sicuramente la metà di loro avrà esclamato: “Noooo….”.

Quel giorno io mi trovavo in vacanza in Scozia. Ero seduta sul sedile posteriore di un’auto a noleggio, quando ho avuto esattamente quella reazione. Lo schermo del mio telefono mi aveva appena mostrato un signore con i capelli bianchi, la giacca elegante scura, la camicia azzurra senza una piega e la cravatta di un bel rosso intenso. Sotto la foto, una semplice didascalia riportava: “Buon viaggio papà.”. Lo aveva scritto Alberto Angela.

Se non sei cresciuto o cresciuta in Italia, forse il nome Piero Angela, il padre di Alberto, non ti dice niente. Ed è per questo che oggi sono felice di raccontarti chi era Piero Angela per gli italiani.

Vocabolario 1

avranno iniziato/ avrà esclamato = why I used the future (futuro anteriore) for telling a past event? It is called “futuro nel passato” and it’s used for hypothesis, something that you think other people would have done or think in the past.

il sedile posteriore = the back seat

Un’auto a noleggio = a rental car

lo schermo = the screen

una piega = a fold

una didascalia = a caption

non ti dice niente = don’t ring any bell for you


Piero Angela, nato il 22 dicembre del 1928, era innanzitutto un piemontese, anzi un torinese. Devi sapere che, per quanto un italiano possa costruirsi una vita lontano dalla sua città natale, quest’ultima esercita sempre una grande influenza sulla propria identità. L’Italia, d’altronde, è uno Stato relativamente recente, costituito dall’unione di diversi territori che continuano a mantenere una certa autonomia amministrativa e culturale, se così possiamo definirla.

A Torino, il giovane Piero è diventato prima di tutto un musicista: suonava il pianoforte e gli piaceva prendere parte a jam session nei jazz-club torinesi e più avanti si è esibito persino insieme al suo gruppo jazz in diverse occasioni e città. Erano gli anni Cinquanta.

Tuttavia, non continuò la carriera da musicista professionista ma fu la musica che lo fece transitare verso la carriera di giornalista. Infatti, il suo primo incarico fu quello di collaborare alla realizzazione di un programma sulla musica jazz per la RAI, la Radiotelevisione Italiana.

Nel 1952 diventò giornalista a tempo pieno e il suo lavoro lo portò a viaggiare prima a Parigi, dove rimase 9 anni e dove nacque il figlio Alberto, poi a Bruxelles per quattro anni, oltre ad aver fatto diverse corrispondenze dagli Stati Uniti.

Vocabolario 2

innanzitutto (o innanzi tutto) = first of all

piemontese = a person who is born in the Italian region Piemonte (Piedmont)

la città natale = hometown

esercita = exerts

persino = even

sulla = (in this context) about

a tempo pieno = full time

oltre = plus

le corrispondenze = the correspondences


Fu alla fine degli anni Sessanta che Piero Angela iniziò, per sua volontà, a dedicarsi al giornalismo scientifico. Per la televisione italiana, realizzò una serie di documentari per raccontare alle persone comuni quello che accade nello Spazio: raccontò del programma Apollo che portò i primi uomini sulla Luna. Era iniziato il suo immenso lavoro di divulgazione scientifica, che andava dallo Spazio alla storia, dalla microbiologia alla psicologia.

Ma il programma televisivo più famoso, quello con cui Piero Angela è passato alla storia, è certamente Quark, iniziato per la prima volta nel 1981 e diventato poi Superquark nel 1995. La formula del programma era al tempo particolarmente innovativa e tecnologicamente avanzata: c’era sempre una spiegazione in studio da parte del conduttore, lo stesso Piero Angela, e poi dei documentari di alta qualità come quelli a cura di David Attenborough della BBC, ma anche i cartoni animati di Bruno Bozzetto usati per spiegare i concetti più difficili.

La cura per la comunicazione è stata probabilmente la chiave del successo del programma: Quark e Superquark hanno tenuto milioni di italiani incollati alla televisione perché sapevano spiegare temi complessi con un linguaggio semplice, senza mai banalizzarli.

Vocabolario 3

immenso = huge

la divulgazione scientifica = scientific dissemination, divulgation

è passato alla storia = he went down in history

la formula = (in this context) the format

una spiegazione = an explanation

il conduttore (televisivo) = the television presenter, the tv host

incollati = literaly “glued”


Ciò che più ammiro di Piero Angela oggi è la sua capacità di informare senza far sentire gli altri inferiori. Non so se ti è mai capitato di conoscere qualcuno così… Secondo me è molto difficile. Tuttavia, Piero Angela ha dimostrato anche di avere il coraggio di prendere posizione quando lo ha ritenuto importante. È accaduto, per esempio, quando ha difeso pubblicamente Enzo Tortora, con la sua inimitabile delicatezza.

Enzo Tortora è stato un conduttore televisivo e giornalista italiano, collega e amico di Piero Angela. Purtroppo il suo nome è ricordato a causa di una triste storia di ingiustizia per cui nel 1983 fu arrestato e successivamente condannato a dieci anni di carcere (prigione). La sua innocenza fu dimostrata e riconosciuta solo nel 1986, confermata nel 1987, un anno prima della sua morte.

C’è una registrazione televisiva in cui Piero Angela difende il suo amico Enzo Tortora che ti voglio mostrare, come ho già detto, per la delicatezza e al contempo incisività delle sue parole. La trovi qui:

Piero Angela difende pubblicamente Enzo Tortora

L’attivismo di Piero Angela continua a esistere anche dopo la sua morte attraverso il CICAP, l’associazione, da lui fondata, che combatte le pseudoscienze e promuove lo spirito critico.

Vocabolario 4

ti è mai capitato = that ever happen to you

inimitabile delicatezza = inimitable delicacy

un conduttore televisivo = the television presenter

il carcere / la prigione = the prison, the jail

al contempo = at the same time

l’incisività = incisiveness


Negli anni, Piero Angela ha scritto molti libri e ottenuto numerosi riconoscimenti per il suo lavoro, ma penso che il ricordo più autentico di questo grande uomo sia quello trasmesso dal meraviglioso discorso, un po’ commosso, pronunciato dal figlio Alberto in occasione dei funerali del padre.

Discorso di Alberto Angela ai funerali del padre

Alberto dice che suo padre è riuscito a unire, non a dividere, pur mantenendo le sue opinioni a volte ferree. E che l’ultimo insegnamento glielo ha fatto, non con le parole, ma con l’esempio. Alberto racconta che il padre gli ha insegnato, negli ultimi giorni, a non avere paura della morte, morte che ha affrontato con una serenità che l’ha sconvolto. In queste parole c’è questa idea di andarsene dalla vita con il sorriso, con la consapevolezza di aver fatto così tante ricche esperienze. Questa idea di amare la vita e di non temere la morte mi ha fatto domandare a me stessa se anch’io ne sarò mai capace.

Infine, vorrei parlare della grande attenzione che Piero Angela ha dedicato ai giovani e ai cambiamenti climatici che si trovano e troveranno ad affrontare nel loro futuro, loro malgrado. Lo ha fatto nell’ultima serie di Superquark che è andata da poco in onda su Rai 1 (e se hai una connessione VPN, puoi guardarla anche tu su Rai Play, collegandoti dall’Italia). Se non hai una connessione VPN, non preoccuparti, puoi sempre guardare l’illuminante video del Ted Talk che Piero Angela ha tenuto l’8 ottobre 2016 a Roma.

Ted Talk di Piero Angela – ottobre 2016, Roma

Vocabolario 5

i riconoscimenti = awards

commosso = moved

ferree = di ferro = irony (in the sense they are fierce, strong decisions)

l’ha sconvolto = astonished him

il sorriso = the smile

la consapevolezza = the awareness

temere = to fear

i giovani = the youth generation

loro malgrado = against their will, in spite of themselves

ha tenuto = held (a speech)


Con questo discorso, Piero Angela mi ha fatto riflettere sul ruolo dei media. Di questi tempi, spesso si dice che i social media “sono il male”. Se ne parla tanto, di come influenzano negativamente i ragazzi, provocando ansia e depressione. Spesso sono veicolatori di forme di bullismo, di discriminazioni, di messaggi di odio e istigazione alla violenza. Ma se ci penso su bene, non è lo stesso che si diceva della televisione, non molti anni fa? Ecco, io penso che Piero Angela sia stato il più grande esempio positivo di come lo strumento non sia sempre la causa del problema, ma di come – se usato bene – possa diventarne la soluzione.

Proprio sui social media è circolato il suo ultimo messaggio che ha voluto lasciare a tutti i suoi follower. Te lo vorrei leggere per intero, perché penso sia il modo più bello di concludere questo episodio.

Vocabolario 5

mi ha fatto riflettere = made me think

sono il male = they are evil

veicolatori = drivers

l’istigazione = instigation, incitement

se ci penso su bene = if I come to better think of it

lo strumento = the tool

è circolato = was circulated, was shared

per intero = entirely


Anche noi di Online Italian Classes, nel nostro piccolo, vogliamo dare un contributo alla diffusione della cultura. Per questo ci piace organizzare corsi di italiano che non hanno solo lo scopo di insegnare la lingua, ma di insegnare la lingua attraverso la cultura. Ecco quali sono i prossimi in programma, a cui puoi ancora iscriverti, se vuoi:

September 19-22-26, October 3 | Time: 8pm (20) Italy time
The Italian Folklore

September 22-29, October 6-13 | Time: 5 pm (17) Italy time
The Visionary Fellini

October 17-20-24-27 | Time: 9-10 pm (21-22) Italy time
Caravaggio’s Art

***

Noi ci sentiamo presto, ma ricorda che se vuoi scrivermi qualcosa puoi sempre farlo all’indirizzo info @ onlineitalianclasses.com


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Permesso?

Ciao, sono Barbara, insegno italiano come lingua straniera e l’articolo di oggi è davvero ricchissimo! Come sempre ci troverai un nuovo episodio del podcast, con trascrizione e vocabolario… Ma non solo! Scorri fino alla fine dell’articolo per scoprire tutti i nuovi progetti di settembre. Sono sicura che vorrai partecipare almeno a uno di questi 😉

Also listen to this podcast on Spreaker, Google Podcasts, Apple Podcasts, Amazon Music, YouTube or SoundCloud (only old episodes)

Ho appena chiuso l’ultima pagina di uno di quei libri che, quando li finisci, ti lasciano un senso di vuoto e smarrimento.

Il libro si chiama “In altre parole” e la sua autrice è Jhumpa Lahiri. Sono certa che, se studi italiano da un po’ di tempo, ti sarà capitato di imbatterti in questo titolo (e magari più di una volta, vero?).

Ebbene, io forse arrivo tardi, ma sono comunque molto contenta di aver scoperto questa sorprendente scrittrice. Sorprendente prima di tutto perché ha avuto il coraggio di mettersi a scrivere un libro direttamente in una lingua straniera per lei, l’italiano (e questo, in altre parole, significa uscire dalla propria comfort zone). Ma sorprendente anche a livello personale, perché i suoi ragionamenti – espressi in uno stile fatto di frasi brevi ma profondissime, ricco di metafore tanto diverse quanto capaci di dettare un ritmo sinuoso – mi hanno trovata nel momento giusto.

Forse è vero che non sei tu a cercare i libri, sono loro a trovare te!

In questa fase della mia vita, i temi dell’identità e della metamorfosi trattati da Jhumpa Lahiri nel libro mi sono particolarmente cari. Per non essere troppo vaga (ti ho messo la pulce nell’orecchio e adesso ti devo una spiegazione) ho deciso di confidarti il perché. Lo faccio qui perché mi fido della community che si è creata intorno al podcast “Italian Stories In Italian” e alla scuola “Online Italian Classes“. Tu mi regali la tua fedeltà e io in cambio vorrei essere sempre onesta nei tuoi confronti.

Ecco allora che ti racconto che sto affrontando la prima gravidanza della mia vita, un momento di grande trasformazione fisica e psicologica. E lo sto affrontando… con un braccio rotto!

Vocabolario 1

smarrimento = bewilderment

Ebbene = Well

mettersi a = to engage in

ragionamenti = thinking, thoughts

brevi = corte = short

sinuoso = sinuous

trattati = discussed

mi sono cari = I cherish

vaga = vague

mettere la pulce nell’orecchio = to poke a stick in the eye

in cambio = in exchange

nei tuoi confronti = towards you

sto affrontando = I’m going through

la gravidanza = pregnancy


Questo impedimento fisico mi costringe a trovare nuovi modi per fare la cosa che penso di amare più al mondo: scrivere.

Per esempio, ho dovuto impostare la tastiera del mio smartphone per una scrittura mancina (si, mi sono rotta la mano destra, la mia mano più forte). Ma non mi bastava, perché sentivo l’esigenza di buttare giù i pensieri a mano, con una penna (trovo che digitarli su uno schermo tenda a guastare la loro spontaneità). Ho iniziato trascrivendo ricette semplici da internet al mio ricettario cartaceo, poi mi sono spinta fino a provare a scrivere pagine del mio diario personale, tutto con la mano sinistra.

È stata un’attività tanto frustrante quanto illuminante. Il cervello, specialmente la parte che concerne la logica, viene estremamente stimolato e si attiva per trovare alternative al raggiungimento dello scopo: esprimere un pensiero con efficacia, date le condizioni. E le mie condizioni non mi permettono di esprimerlo come avrei fatto prima: sarebbe troppo dispendioso in termini di energia e di tempo!

E così, ecco che mi sono riscoperta sintetica, utilizzando parole che non pensavo di ricordare. Ecco che mi sono trovata costretta a frenare l’impulsività, a rallentare i pensieri, a tenerli in memoria per più tempo e magari a modificarli in modo più semplice per non perderli.

Devo dirti, che non sono stata costante come Jhumpa Lahiri e che, più che migliorare, sono rimasta alla fase della scoperta. Ne sono ancora così affascinata che vorrei mostrarti una foto e la trascrizione di un estratto dal mio diario:

Vocabolario 2

un impedimento = an obstacle

mi costringe = it forces me, it pushes me to

impostare = to set

mancina = left hand

non mi bastava = It was not enough for me

buttare giù (i pensieri) = to write (the thoughts) down

lo schermo = the screen

guastare = to ruin

il ricettario cartaceo = paper recipe book

che concerne = that concerns

sintetica = brief

frenare = to curb, to brake

rallentare = to slow down


Ma di cosa parla il libro di cui ti sto raccontando?

Parla di tanti temi, tutti uniti da un amore spassionato per la lingua italiana. Si potrebbe dire che, nonostante si tratti di un libro autobiografico, la vera protagonista della storia non sia l’autrice ma la lingua italiana.

Intervista a Jhumpa Lahiri

Lascia che ti legga un pezzettino di “In altre parole” per rendere meglio l’idea:

L’italiano sembra già dentro di me e, al tempo stesso, del tutto esterno. Non sembra una lingua straniera, benché io sappia che lo è. Sembra, per quanto possa apparire strano, familiare. Riconosco qualche cosa, nonostante non capisca quasi nulla.

Cosa riconosco? È bella, certo, ma non c’entra la bellezza. Sembra una lingua con cui devo avere una relazione. Sembra una persona che incontro un giorno per caso, con cui sento subito un legame, un affetto. Come se la conoscessi da anni, anche se c’è ancora tutto da scoprire. So che sarei insoddisfatta, incompleta, se non la imparassi.

Jhumpa Lahiri

Qui l’autrice sta raccontando il suo primo approccio con l’italiano, in Italia. Entrare in contatto con la lingua nel luogo in cui la si parla quotidianamente, nel luogo che è più pregno della lingua stessa, è un’esperienza unica.

Con le lezioni di conversazione in italiano con un insegnante madrelingua cerchiamo di proporti un’esperienza simile, ma ci sarà sempre una zona grigia, difficile da raggiungere.

Sto pensando al lessico legato alla prossimità fisica e in particolare a parole come “permesso”. Tu sai cosa significa?

Prima di lasciarti, oggi, vorrei regalarti questa parola, che ti sarà sicuramente utile la prossima volta che viaggerai in Italia.

Anche Lahiri l’ha citata nel suo libro:

Sento l’eccitazione con cui i bambini si augurano buon Natale per la strada. Sento una mattina all’albergo la tenerezza con cui la donna che pulisce la camera mi chiede: avete dormito bene?
Quando un signore dietro di me vorrebbe passare sul marciapiede, sento la lieve impazienza con cui mi domanda: permesso?

Jhumpa Lahiri

Vocabolario 3

temi = subjects, topics

un pezzettino = a little piece

rendere l’idea = to give the idea

pregno = full of (literally it means “very wet”)

una zona grigia = a grey zone, a grey area


Cosa significa quindi “permesso”?

Come dice Jhumpa, è una parola che spesso arriva “da dietro”, pronunciata da qualcuno che vuole passare. Qualcuno che va di fretta o cammina più veloce di te e quindi ti sta chiedendo di spostarti e di lasciarlo passare.

Ecco quindi il primo significato di “permesso”, che – a seconda dell’intonazione – può essere più o meno gentile, più o meno aggressivo.

Diciamo che il suo significato va da “Posso passare?” a “Fate largo!”, “Fatemi passare!”.

“Permesso” è anche ciò che si dice quando si entra in casa di qualcuno, come ospite. In questo contesto, il significato si trasforma in “Posso entrare?”. Attenzione, però, non è necessario aspettare una risposta positiva da parte dei proprietari di casa (che probabilmente diranno “prego, entra pure). In pratica, gli italiani dicono “permesso” quando hanno già un piede oltre la porta. Ecco quindi il secondo significato di questa parola, che è più socio-relazionale, è una specie di “buongiorno” riservato agli ospitanti.

Infine, “permesso” può sentirsi in ambienti di lavoro o professionali. Per esempio, se (tu) avessi un appuntamento nell’ufficio del tuo capo in Italia o nello studio di un dottore italiano, al momento di entrare dovresti bussare alla porta e chiedere “È permesso?”. In questo caso allora sì che dovresti aspettare la risposta: “avanti“.

Come avrai forse intuito, “permesso” non è altro che l’abbreviazione di frasi più lunghe: “È permesso passare?/ È permesso entrare?” che – in altre parole – significano “Posso passare?/ Posso entrare?”

Bene, non mi resta che salutarti, ma prima vorrei solo ricordarti che sul mio blog italiano chiamato Lacittanascosta.com c’è una sezione in cui gli studenti pubblicano le loro storie, in italiano. La sezione “Storie di studenti” si è da poco arricchita di un nuovo articolo, scritto da Margot, che ha deciso di regalarci le sue riflessioni proprio sul libro “In altre parole” di Jhumpa Lahiri. Io le ho trovate molto profonde… E tu?

Vocabolario 4

andare di fretta = be on a hurry

spostarsi = to move

lasciar(lo) passare = to let (it/him) go on

a seconda = depending on

ospite = a guest (fauls friend!)

in pratica = basically

oltre = beyond

ospitanti = hosts

può sentirsi = you can hear it

bussare = to knock

avanti” = “Come in!”

salutare = to greet, to say goodbye


Il contest di scrittura in italiano ✍️ 🇮🇹

Italian Writing Competition

Tutti gli studenti di Online Italian Classes possono a partecipare al primo contest di scrittura in italiano che organizziamo insieme alle insegnanti della scuola.

Nel mese di settembre, ogni partecipante lavorerà su una storia insieme alla sua insegnante e alla fine del mese la storia sarà pubblicata in forma anonima su una sezione del blog di OnlineItalianClasses.com

Ogni storia avrà la stessa partenza (dobbiamo ancora decidere quale sarà… lo scoprirai presto!) e poi ciascuno potrà svilupparla liberamente.

Il testo dovrà essere scritto, ovviamente, in italiano e dovrà essere lungo tra le 300 e le 600 parole. (Non preoccuparti, la tua insegnante ti aiuterà con grammatica, sintassi e lessico… le idee però saranno tutte tue!)

Alla fine del mese, chiederemo al pubblico di scegliere la storia preferita. Naturalmente, tutti voi siete invitati a partecipare all’elezione del vincitore!

Il vincitore (o la vincitrice) riceverà un premio e tutti gli studenti-scrittori avranno l’occasione di leggere la propria storia in un meeting online privato insieme alle insegnanti e agli altri partecipanti.

Sei già uno studente di Online Italian Classes? Chiedi alla tua insegnante di aderire al progetto!

Vuoi partecipare come scrittore o scrittrice ma non sei ancora studente? Puoi acquistare un pacchetto di 5 lezioni con una nostra insegnante per partecipare. Hai tempo fino a settembre.


A new edition of “The Visionary Fellini” online course will start in September! 🖥 🇮🇹

This course is a journey into Federico Fellini’s movies.

Federica, Italian teacher and filmmaker, will guide you into the world of one of the most exceptional and visionary Italian movie directors.

With a focus on selected movies and recurring motifs of Fellini’s cinematographic art, you’ll have the chance to explore both his aesthetic ideas and aspects of the Italian history, society and culture as reflected in his movies.

During the lessons you will have the opportunity to watch movie scenes in Italian and dive into authentic materials that will encourage free exchanges of opinions in Italian.

Both people that are completely unfamiliar with Fellini’s cinema and those who have watched the entire filmography are welcome: this course is open to everybody!


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