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Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi

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Si avvicina quel momento dell’anno che molti amano, perché rappresenta la rinascita, la speranza, la fine del grigio inverno. Sto parlando della primavera, una stagione che in Italia è caratterizzata da diverse festività e celebrazioni.

Quest’anno si comincia con la Pasqua, che cade il 31 marzo, seguita dal lunedì di Pasquetta e poi dal 25 aprile (la Festa della Liberazione) e dal 1 maggio (la Festa dei lavoratori). Se vuoi fare un ripasso di tutte le festività italiane che ricorrono durante l’anno, ti rimando all’episodio che avevo dedicato a riguardo. (Le festività in Italia)

La primavera è il periodo in cui famiglie e gruppi di amici decidono di fare viaggi più o meno lontani, o brevi gite fuori porta, per godere delle giornate tendenzialmente più soleggiate e più “lunghe”. Naturalmente, anche a Pasqua.

Addirittura, c’è un detto che racchiude questo concetto in una riga: “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”, che in pratica significa che il Natale lo si dovrebbe passare in famiglia (“i tuoi” sono i tuoi genitori o in generale i tuoi parenti) mentre per Pasqua tutto è concesso.


Vocabolario 1

a riguardo = about

le gite fuori porta = trips out of town

tendenzialmente = normally

più soleggiate = more sunny

un detto = a saying

racchiude = holds

in pratica = basically


Ma perché? Perché in Italia il Natale e la Pasqua sono due festività religiose che sembrano avere un diverso ordine di importanza?

Per rispondere, ti racconto di quello che diceva sempre il parroco della parrocchia che frequentavo da bambina e adolescente. Lui si arrabbiava moltissimo. Si arrabbiava specialmente con – parafraso le sue parole – le signore che si agghindano con trucco, parrucco e pelliccia per partecipare alla messa di mezzanotte del 24 dicembre, manco dovessero andare a teatro, e poi la notte di Pasqua scompaiono.

“Se dovete venire a messa solo per Natale, statevene a casa!” le ammoniva con veemenza durante la messa della domenica mattina, ma loro non potevano sentirlo perché – appunto – non erano presenti.

Io, sinceramente, non capivo tutto questo accanimento. Dopotutto, il Natale è per i cristiani il giorno in cui è nato Gesù Cristo, quindi l’origine di tutto, no?

Mmm… non esattamente.

Più tardi, quando i miei genitori mi fecero iscrivere all’Università Cattolica, dove era obbligatorio sostenere ogni anno un esame di teologia, lo capii meglio.

Con una luce negli occhi che raramente mi era capitato di vedere negli uomini di Chiesa, quei professori letteralmente straordinari ricordarono a me e a tutti i presenti che risorgere dalla morte con anima e corpo non è esattamente cosa da tutti come nascere.

E c’è di più. La Pasqua cristiana porta con sé la rivelazione che ha fatto sì che il Cristianesimo fosse professato nei secoli a seguire e cioè che Gesù non solo è “il figlio di Dio”, ma Dio stesso.

Padre, Figlio e Spirito Santo sono una tri-unità, cioè una trinità che ha “un’unica natura o essenza della divinità, la quale sussiste in tre persone divine”.

Tale trinità viene rivelata nel momento in cui si scopre che Gesù Cristo non è solo morto, ma risorto con anima e corpo. In altre parole, l’origine di tutto non è il Natale, ma è in realtà la Pasqua.


Vocabolario 2

il parroco della parrocchia = the vicar of the parish church

frequentavo = I used to attend

parafraso = I’m paraphrasing, I’m realaborating

si agghindano = they dress up

(il) trucco = the makeup

(il) parrucco = the hairstyle

(la) pelliccia = the mink fur coat

manco = not even (we can also say “nemmeno”)

le ammoniva = he warned them

(la) veemenza = vehemence (force, loudness)

accanimento = obstinacy

mi fecero iscrivere = oblied me to enroll

sostenere (un esame) = to take an exam

porta con sé = it carries

fosse professato = was professed / confessed

sussiste = exists

viene rivelata = is revealed

risorto = risen


Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Dal Vangelo di Giovanni

Vocabolario 3

il sepolcro = the grave

il discepolo = the pupil

l’hanno posto = they put him

si recarono = they went

giunse = he arrived

i teli = towels, sheets

il sudario = the shroud

il capo = the head

avvolto = wrapped

risorgere dai morti = rise from the dead


Michela Murgia, una delle persone – prima di essere scrittrice e attivista – che più hanno guidato il mio pensiero critico in questi ultimi anni, nel suo libro God save the queer racconta del momento in cui è stata folgorata da un dipinto che rappresenta proprio la trinità.

Si tratta della “Trinità” di Andrej Rublëv, dipinto con tempera su legno intorno al 1420 e oggi conservato nella Galleria Tret’jakov di Mosca.

Una interpretazione, tra tante, del dipinto della Trinità di Rublëv

Il dipinto per Murgia è sorprendente perché offre una rappresentazione fluida e inclusiva di un concetto complesso, solitamente banalizzato da un’iconografia semplicistica alla portata di tutti.

Di solito, infatti, la rappresentazione della trinità include sempre tre figure facilmente identificabili con il Padre (un anziano signore con la barba bianca), il Figlio (un giovane con i capelli lunghi, color dell’oro) e lo Spirito Santo (una luminosa colomba). Si tratta di una scelta iconografica che separa i tre elementi, invece di unirli.

La trinità di Rublëv, al contrario, evita simbologie spicce in favore di figure androgine nelle quali chiunque si può identificare, disposte a semicerchio attorno a un tavolo a cui lo stesso spettatore sembra essere invitato. Con questo dipinto Rublëv sembra dire che il messaggio è rivolto proprio a te che stai guardando e che non devi solo capire, ma puoi anche partecipare attraverso la fede.


Vocabolario 4

è stata folgorata = was electrocuted (figurative)

un dipinto = a painting

(la) tempera = gouache

(la) iconografia = iconography (the visual images and symbols)

alla portata di tutti = within everyone’s reach

spicce = offhand

androgine = androgynous

lo stesso spettatore = the spectator / viewer himself

la fede = the faith


Perché quindi, nonostante la Pasqua sia evidentemente una festività così importante per i credenti rispetto al Natale, gli italiani continuano imperterriti a festeggiare il Natale in famiglia e la Pasqua con chi e dove vogliono?

Non ho una risposta certa, ma posso fare delle ipotesi. Forse, perché la religione è per la maggior parte dei miei connazionali spesso più un aspetto culturale che personale. Forse perché i riti, che hanno una valenza fondamentale per ogni società, portano le persone a farsi sempre meno domande.

D’altronde, se non ci fossero i riti e le ricorrenze, non saremmo nemmeno qui a parlare degli eventi che vogliono ricordarci a distanza di secoli e a porci domande sul loro significato.


Vocabolario 5

imperterriti = undaunted

(i) connazionali = compatriot

i riti = rituals

D’altronde = On the other hand

le ricorrenze = anniversaries

Fonti:
Enciclopedia online di Treccani , Treccani.it, https://www.treccani.it/enciclopedia/trinita/
– Chiesa Cattolica Italiana, Messa del giorno, https://www.chiesacattolica.it/liturgia-del-giorno/domenica-di-pasqua-risurrezione-del-signore-alla-messa-del-giorno/


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